Alleanza Nazionale - Fratelli d'Italia IX Municipio

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Alleanza Nazionale - Fratelli d'Italia IX Municipio Politica come comunità, per lasciare un segno nella storia. E’ arrivata l’ora di raccogliere sfide del ns. tempo, per rigenerare l'Italia.
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La politica non è riuscita a essere all’altezza della propria funzione, ha fallito nel compito di modernizzare l’Italia e attrezzarla per le sfide future e, sotto il ricatto della crisi economica, ha abdicato ai cosiddetti tecnici la responsabilità di governare. Siamo la sola democrazia occidentale ad avere avuto un governo non scelto dai cittadini. Si sta cercando con trucchi ridicoli di procrast

inare questa sospensione della sovranità popolare con un Presidente del consiglio che si ostina a non volersi candidare e a voler fare il premier, come se quel ruolo fosse conferito da autorità diverse dal popolo italiano. Per ripartire è necessario lanciare una sfida nuova, voltare pagina e liberare tutte le energie disponibili, talvolta sommerse, talaltra volutamente soffocate. Serve rivoluzionare l’Italia, cambiare una classe politica non per selezione anagrafica, perché si rischia di perdere forze preziose e minare quel patto tra generazioni su cui si deve fondare un progetto comunitario, ma per merito, laboriosità, passione civica, competenza. Occorre mandare in pensione chi ha fallito, non chi è anziano, chi ha imbrogliato, ha avuto l’opportunità di risolvere i problemi e non l’ha saputo fare. Non vogliamo sfasciare, vogliamo rigenerare un’Italia all’altezza delle criticità del nostro tempo. Pretendiamo che la politica torni a essere impegno civico, passione per le idee e la loro affermazione, volontà di costruire un modello sociale compatibile con i valori per cui ci si batte. Cerchiamo il confronto, ma non nascondiamo le differenze in ossequio ad un relativismo etico che annulla le identità. Vigiliamo perché l’impegno nella cosa pubblica non sia mai più veicolo per il raggiungimento di ambizioni personali. Una rivoluzione che metta lo Stato al servizio della persona per liberare energie, far emergere le volontà e investire sul talento, per abbattere le mura di quei privilegi che la prima Repubblica ha stratificato e la seconda non ha saputo scalfire. L’Italia che abbiamo ereditato è una nazione bloccata, destinata alla senilità precoce, dove merito e capacità faticano a imporsi e l’impegno raramente è premiato. Chi può realizzare questa rivoluzione? La sinistra non può restituire vitalità alla società. Il suo consenso passa tradizionalmente per l’alleanza con gruppi d’interesse (sindacati, magistratura, finanza, lobbies) che difendono chi è già garantito e vuole conservare un modello sociale che non c’è più. Il sistema dei diritti e dei doveri va riscritto sulla scorta delle modifiche epocali che hanno fatto irruzione nei vecchi riferimenti culturali del secondo dopoguerra, per ricomporre una solidarietà e un’equità tra categorie sociali e generazioni che è venuta meno con l’incalzare della crisi. Il popolarismo, inteso come sintesi tra liberalismo cattolico e conservatore, patriottismo identitario e riformismo laico ha le radici e i valori per far convivere tradizione e modernità, produzione e socialità, merito e solidarietà, ma ha mostrato fin qui tutti i suoi limiti. Nessun guizzo creativo, scarsa capacità di mettersi in gioco, assenza di stimoli per nuove elaborazioni culturali e conseguente assenza di una ‘visione’, lacci e laccioli stretti con corporazioni ingessate che hanno soffocato l’entusiasmo delle origini, in Italia scaturito dal ‘ciclone del '94’. Insomma, i difensori dello status quo hanno fatto breccia tra noi e reso impossibili le riforme. L’Europa, la casa comune in cui crediamo, è attraversata da una medesima crisi di legittimità. Gli stati nazionali hanno ceduto pezzi di sovranità, ma non sono stati compensati dall’avvento della sovranità dei popoli europei. Agisce su di noi il potere di un’Europa burocratica e oligarchica che privilegia spesso interessi distanti dal ‘bene comune’, niente a che vedere con L’Europa politica e democratica che animava i sonni dei suoi padri fondatori. Ma non dimentichiamo che ogni tempo di crisi porta con sé una possibilità nuova e unica. E’ anche per questo che la politica deve tornare credibile e riavvicinarsi ai bisogni di ciascuno, perché negli scenari di crisi si deve rifondare un’architettura, cogliere il meglio da ogni modello di società e inverarlo. L’esatto opposto della visione tecnocratica. Giovani, persone, famiglie, imprese, devono diventare capisaldi di un nuovo equilibrio fatto di innovazione e coesione. C’è bisogno di più politica, non di meno, né di antipolitica o di tecnocrazia. Politica come destino della comunità, spazio del legame e della relazione, luogo dove diverse visioni del mondo competono per lasciare un segno nella storia. E’ arrivata l’ora di raccogliere le sfide del nostro tempo, per rigenerare l’ Italia.

Indirizzo

IX MUNICIPIO
Rome
00100

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