Giancarlo Colella

Giancarlo Colella già Presidente Commissione Patrimonio, bilancio e decentramento.

05/06/2026
05/06/2026

Non ero pronta a perderti,
vorrei sapere chi poi davvero lo è;
tu non eri pronto a prendermi
e a tenermi con te,
ma anche per questo chi davvero lo è?

Amore e dolore ci colgono entrambi
di sorpresa, siamo sempre impreparati
per accogliere i cambiamenti.

Così in un infinitesimo si sceglie
e basta un infinitesimo
a distruggere per sempre l’infinito.

Non si può più recuperare.

Questo ci ricorda ogni giorno
di quanto siamo fragili e indifesi.

Ho guidato con un’ansia diversa, ripercorrendo la strada
dello stesso viaggio per venirti a trovare.

La prima volta avevo tanta forza,
entusiasmo e splendore,
la seconda stanchezza, amarezza
e sconforto.

A volte sai già come andranno le cose
ma speri fino all’ultimo che possa cambiare persino l’evidenza.
Mi è capitato spesso di conoscere il finale
di un film ma di pensare che potesse stravolgersi, per una volta.

Sono quei piccoli pensieri ridicoli
per cui tuttora ancora sorrido,
un barlume di speranza
che nel cuore fa una luce immensa.

È molto triste lasciarsi
ma a volte è necessario,
è necessario annientare la speranza,
voltarsi e non vedere più quella montagna che sembra sorriderti e dirti:
“Torna qui”, ancora dopo chilometri di vita.

Aspetti tanto
un momento che non arriva mai.
Aspetti tanto
un risveglio in un posto che non sai.

Non mi sono voltata più perché altrimenti
non avrei mai smesso di vedere il tuo sorriso in cima alla montagna, i tuoi occhi dipinti sull’inconsistenza del futuro,
così imponenti in apparenza sulla solidità della mia immagine.

Ho voluto altro, ho amato altro,
mi sono convinta che volevo molto altro.

Si può, sai?
Possiamo ingannarci per tantissimo tempo. Poi la vita ci presenta il conto,
è un momento distratto in cui abbassiamo
la guardia.

Finalmente abbiamo scelto,
però abbiamo scelto male.
Mica ce li sputa in faccia tanto presto la vita gli errori di valutazione.
All’inizio ci accarezza, ci conforta, ci ripete che siamo pieni di input
e abbiamo così tante possibilità.

Poi ogni tanto con la coda dell’occhio
non resistiamo, guardiamo e ci accorgiamo che la montagna c’è ancora,
sembra seguirci come fa la luna.

Magari nel tempo ha schiacciato
le nostre responsabilità, creando alibi perfetti in grado di difenderci e noi li stringiamo
fra i denti.
Sempre in guerra a tutte le ore,
fra la vergogna dei rimpianti e l’inutilità
d'un finto distacco.
Vestiti a festa, da grande occasione, elegantissimi e con dentro i sentimenti
a stracci.

E mi fanno ridere quelli con il curriculum vitae pieno zeppo di informazioni irrilevanti.
Sono così pochi gli accadimenti importanti
di cui davvero ci siamo presi cura.
La vera biografia di una donna si racchiude
in poche sostanziose righe di coraggio.

Ancora oggi non porto l’orologio
e questo è solo uno dei nostri soliti addii:
Io e te mai più, io e te per sempre.

Da Core Amaro
👗💜 🎩💙

14/05/2026

BUONGIORNO…

Guardiamo profili su Social.
Guardiamo notifiche sui cellulari.
Guardiamo messaggi su WhatsApp.
Controlliamo chi visualizza, chi mette like, chi risponde, chi sparisce.
Siamo connessi con tutti… ma presenti con nessuno.
Abbiamo imparato a fissare uno schermo per ore,
ma ci imbarazza sostenere uno sguardo vero.
Ci manca il coraggio delle emozioni semplici:
guardarsi negli occhi, parlare senza filtri, ascoltare davvero qualcuno senza distrarsi ogni trenta secondi.
Oggi tutti vogliono attenzione,
ma pochi sanno dare presenza.
E forse il problema non è che non sappiamo più comunicare.
È che abbiamo sostituito il calore umano con le notifiche.

Capire non basta: il limite dell’evitamentoC’è una verità che oggi viene spesso confusa:capire un funzionamento non sign...
29/04/2026

Capire non basta: il limite dell’evitamento

C’è una verità che oggi viene spesso confusa:
capire un funzionamento non significa giustificarlo. L’evitamento è reale.
Nasce da ferite, da paure profonde, da un sistema che ha imparato a proteggersi dalla vicinanza. E questo va riconosciuto. Ma c’è un punto che non può essere aggirato. Il funzionamento non può diventare un alibi.
Non può autorizzare a smettere di essere umani. Essere evitanti non significa poter:
sparire senza dire ritirarsi senza spiegare
restare finché è facile e andarsene quando diventa reale Perché lì non c’è più solo difesa.
C’è una scelta. E ogni relazione vive dentro questa tensione: tra ciò che ci è successo
e ciò che decidiamo di fare con ciò che ci è successo. Le ferite spiegano perché facciamo fatica. Ma non cancellano la responsabilità di come trattiamo l’altro. C’è una linea sottile, ma decisiva. Da una parte c’è il limite umano.
Dall’altra c’è la disumanizzazione della relazione. Quando l’altro diventa qualcuno da evitare, da gestire, da tenere a distanza senza mai davvero incontrarlo, non siamo più nella protezione. Siamo nell’assenza. E l’assenza, se ripetuta, ferisce. Per questo capire un evitante non significa adattarsi a tutto.
Non significa ridurre se stessi per non spaventarlo. Non significa accettare silenzi che non rispettano, distanze che non spiegano, legami che non si assumono. Capire è umano. Restare senza limiti dentro ciò che non è umano, non lo è. Perché una relazione non può reggersi su uno solo che comprende
e l’altro che si sottrae. A un certo punto, anche chi evita è chiamato a un passaggio.
Non perfetto, non totale, ma reale. Stare.
Dire. Assumersi. Perché l’amore non chiede di non avere paura. Chiede di non lasciare l’altro solo dentro quella paura. E questa non è una questione di funzionamento. È una questione di umanità. Essere evitanti significa avere difficoltà con l’intimità, con la vicinanza, con l’esposizione emotiva. Ma non significa essere autorizzati a: ferire senza responsabilità, sparire senza spiegazioni, usare l’altro finché è comodo e poi ritirarsi, evitare sistematicamente il confronto umano. Perché a un certo punto non è più solo difesa. Diventa mancanza di responsabilità relazionale. L’essere umano resta. E con esso resta una verità semplice: le nostre ferite non ci autorizzano a disumanizzare l’altro. Capire un evitante non significa giustificarlo sempre. Significa riconoscere il suo limite… e allo stesso tempo non annullare il proprio bisogno di relazione, rispetto, presenza. C’è una linea sottile ma decisiva: da una parte c’è il funzionamento dall’altra c’è la scelta. E prima o poi, ognuno è chiamato a stare anche nella scelta. Perché se tutto diventa “sono fatto così”, allora non c’è più relazione, c’è solo adattamento unilaterale. E questo non è amore. E questo non è ti voglio bene. Capire le ferite dell’altro è umano. Accettare che ti feriscano senza limite, non lo è.”
✒️ Carlo D’Angelo | Voce delle Soglie

18/04/2026

Uomini e donne che non si bastano

Ci sono uomini che non si bastano.
E donne che non si bastano. Non perché manchi qualcosa fuori, ma perché qualcosa dentro non è mai stato abitato. E allora si cerca. Sempre. Un altro sguardo, un’altra presenza, un’altra possibilità. Come se, da qualche parte, ci fosse qualcuno capace di colmare ciò che non si riesce a sentire da soli.
Ma ciò che si cerca nell’altro non è l’altro. È una mancanza antica che non ha trovato parola. Così le relazioni diventano movimento.
Non incontro. Si passa da un legame all’altro,
da un desiderio all’altro, da una promessa all’altra. Sempre un passo oltre. Sempre un passo fuori. Non si resta. Non si abita.
Non si contiene. Si cerca. Ma ciò che non si trova non è l’amore. È se stessi. Perché finché non impari a stare dentro ciò che senti,
nessun altro potrà farlo per te. E allora il punto cambia. Non è trovare qualcuno
che ti basti. È diventare un luogo in cui poter restare. E solo da lì l’incontro diventa possibile. Non più bisogno. Ma scelta.

✒️ Dr. Carlo D’Angelo – Voce delle Soglie

17/04/2026

A te che ti svegli con qualcosa dentro
che ancora trattiene. Un pensiero.
Una persona. Un’idea di come doveva andare.
Lasciare andare non è dimenticare. Non è cancellare. Non è smettere di sentire. È smettere di trattenere ciò che non può più restare. Lo so, non è semplice. Perché a volte ciò che lasciamo andare non è solo qualcuno.
È una parte di noi. Un’immagine. Un progetto. Una possibilità che avevamo amato.
E allora restiamo lì, con le mani chiuse,
come se stringere più forte potesse cambiare qualcosa. Ma la vita non si trattiene. Si attraversa. E ci sono momenti in cui l’unico modo per andare avanti è aprire le mani. Non perché non ti importa. Ma perché hai capito. Che ciò che è vero non ha bisogno di essere forzato. Che ciò che resta non ha bisogno di essere trattenuto. Oggi non devi fare grandi gesti. Devi solo allentare un po’. Lasciare andare un pensiero che ti fa male. Una storia che non può più essere. Una versione di te
che non sei più. Con delicatezza.Senza violenza. Perché lasciare andare non è perdere. È fare spazio. E forse, proprio lì, dove oggi senti vuoto, sta già nascendo qualcosa che ancora non conosci. A te. Con te. Dentro questo passaggio. Per te, ogni giorno Oggi non devi essere perfetto Devi solo essere presente a me stessa. Puoi ascoltarti, anche se quello che senti è incerto. Non devi più meritarti l’amore. Puoi riceverlo senza dimostrare nulla. Se hai paura, va bene.
Puoi scegliere lo stesso, piano. Non devi compiacere per restare. Puoi restare dove sei rispettato. Anche un piccolo “no” è un grande ritorno a te. Non stai sbagliando strada.
Stai imparando a fidarti di te. Oggi non devi fare tutto. Devi solo non abbandonarti. E questo basta. A te che inizi questo giorno,
senza sapere esattamente come andrà,
ma con la possibilità di esserci davvero. Non serve avere tutto chiaro. Non serve sentirsi pronti. Basta un passo. Un respiro. E la disponibilità a restare dentro ciò che accade.
Che oggi tu possa non scappare da te. E, anche nelle piccole cose, sentirti un po’ più presente. Buon Giorno e Felice Giorno 😊❤️😘GRAZIE!

✒️ Dr. Carlo D’Angelo – Voce delle Soglie

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Rome

Telefono

3486448482

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