05/09/2026
𝗟𝗮 𝘀𝗮𝗹𝘂𝘁𝗲 𝗺𝗲𝗻𝘁𝗮𝗹𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝗲̀ 𝘂𝗻 𝘁𝗲𝗺𝗮 𝗽𝗿𝗶𝘃𝗮𝘁𝗼. 𝗘̀ 𝘂𝗻𝗮 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗽𝘂𝗯𝗯𝗹𝗶𝗰𝗮.
Quando una ragazza vive nell’ansia, quando un adolescente sviluppa un disturbo alimentare, quando una famiglia non riesce a trovare un sostegno psicologico accessibile, non siamo davanti a fragilità individuali da lasciare sole.
Siamo davanti a un problema di salute pubblica.
Nel Lazio la richiesta di aiuto cresce, soprattutto tra i più giovani. Ansia, depressione, disturbi della condotta alimentare, disagio relazionale, ritiro sociale: segnali diversi, ma spesso legati alla stessa cosa.
La difficoltà di essere presi in carico in tempo.
Perché la psicoterapia, per essere efficace, non può essere una risposta occasionale. Ha bisogno di continuità, ascolto, accessibilità, professionisti, servizi territoriali capaci di accompagnare le persone nel tempo.
E qui si apre una grande questione di giustizia sociale.
Chi cresce in una famiglia con meno risorse parte spesso con meno difese. Se l’aiuto psicologico arriva solo a chi può permetterselo, allora la sofferenza diventa anche una disuguaglianza.
Per questo non bastano bonus limitati, graduatorie corte o interventi una tantum.
Serve un piano vero di prevenzione, soprattutto nelle scuole, nei territori, nei servizi di prossimità. Serve un monitoraggio continuo del disagio giovanile. Serve rafforzare la neuropsichiatria, i consultori, i centri di salute mentale, il raccordo tra sanità, scuola e servizi sociali.
Nessuno dovrebbe sentirsi solo quando chiede aiuto.
La salute mentale è cura, prevenzione, dignità.
Ed è responsabilità delle istituzioni renderla accessibile, stabile e vicina alle persone.