29/05/2026
Sono nata a Roma, ma una parte fondamentale di me è cresciuta altrove. Avevo sei anni quando la mia famiglia decise di trasferirsi a Berlino, in una città che allora era ancora divisa da un muro. Noi vivevamo nella parte est e per questo dico spesso che sono cresciuta in una città che oggi non esiste più. Di quegli anni conservo ricordi potenti: atmosfere sospese, silenzi, la sensazione – anche da bambina – di vivere dentro qualcosa di più grande di me.
A dieci anni tornammo in Italia, ma il legame con la Germania non si spezzò: poco dopo iniziò un nuovo capitolo a Monaco di Baviera. Questa volta fu mio padre a trasferirsi da solo, per non stravolgere troppo il percorso scolastico mio e dei miei due fratelli. Monaco divenne così una presenza costante nella nostra vita: viaggi, attese, ritorni, una quotidianità divisa tra due Paesi.
Cosa poteva nascere da un’infanzia così, se non un rapporto profondo e naturale con la Germania? Un legame che negli anni si è trasformato e ha coinvolto anche la mia famiglia. I miei figli sono cresciuti sapendo che esisteva un filo imprescindibile con questo Paese del Nord, fino a quando, nel 2016, abbiamo deciso insieme di trasferirci a Stoccarda.
Oggi, mentre scrivo queste righe, questo percorso trova una nuova forma: abbiamo appena ottenuto tutti e quattro la doppia cittadinanza. Non è solo un atto burocratico, ma il riconoscimento di una storia personale che unisce Italia e Germania ben oltre ogni stereotipo. E so che questa storia non finisce qui: continuerà, naturalmente, con i miei figli.