09/10/2026
Dopo un mese trascorso in Lombardia a cercare lavoro con zero risultati, decisi di voltare pagina e andarmene dall’Italia, che sembrava non avesse bisogno di una giovane diplomata in turismo. Non mi rattristai, anzi guardai avanti con grande ottimismo. Salii su un treno con un biglietto per studenti, 30mila lire in tasca e il timore dell’ignoto ad attendermi. Arrivata a Londra, non sapendo ancora cosa fare nè dove andare, dormii per due notti sulle panche (allora) di legno della sala d’attesa della grande e affollata stazione Victoria. Fortunatamente, nei giorni a seguire trovai un lavoro, poi un altro e poi un altro ancora.
Dopo due anni di vita londinese, l’agenzia di viaggi che nel frattempo mi aveva assunta e che aveva sede anche in Germania, mi propose un contratto molto conveniente e il trasferimento a Monaco di Baviera. Ne fui felice e accettai pensando ad una esperienza temporanea; volevo infatti capire se ricordassi ancora la lingua tedesca studiata in Italia. Purtroppo l’impatto con questa (poi tanto amata) lingua fu faticoso e, dal momento che quasi tutti i tedeschi parlano inglese, finii per migliorare ancor di più la mia conoscenza di quest’ultima. In realtà un po’ mi preoccupava l’incontro con nuove persone sul mio futuro cammino, avendo sentito più volte che i tedeschi sono „freddi“. Non è stato affatto così: sono stata accolta bene, da subito, con gentilezza e disponibilità. Anch’io, però, ho sempre ricambiato la cordialità ricevuta, soprattutto condividendo la mia modesta conoscenza culinaria con ricette tradizionali insegnatemi da mia mamma nel mio paesello d’origine. Il mio minuscolo appartamento, quasi tutti i fine settimana, diventava open house per amici e colleghi e Monaco si trasformava nella mia città del cuore. Non so come spiegarlo, ma mi ha conquistata. Le strade, i vicoli super puliti. Il centro multicolore. I Giardini Inglesi, dove trascorro ancora, dopo tanti anni, il mio tempo libero. Non si contano i libri letti su quei prati immensi, in pace e tranquillità nonostante il viavai intorno. E poi il fiume Isar, i cui argini pedalando sembrano infiniti, il caos di persone in bici e a piedi che ti dà l’impressione di partecipare a un continuo party o barbecue all’aperto… I musei, Nymphenburg, il Municipio, il Viktualienmarkt, e chi ne ha più ne metta.
Poi ho incontrato l’uomo dei miei sogni, mio marito, un bavarese “verace”, e con lui ho imparato a conoscere a fondo il carattere e la mentalità di questa regione meravigliosa. Per non parlare delle tante possibilità lavorative che mi ha offerto questo Paese. Sono molto grata e soddisfatta di aver potuto aiutare molte persone, che tuttora mi dimostrano la loro riconoscenza. L’uomo della mia vita, purtroppo, mi ha lasciato troppo presto. Così ho dovuto imparare di nuovo a ricominciare in solitaria. Con mia figlia e il mio nipotino, spesso, on board.