Villa Spada, Roma

Villa Spada, Roma Quartiere di Roma Nord, Municipio 3 di Roma Capitale

27/01/2026
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22/07/2018

“Roma o morte” - Parte seconda
La caduta degli eroi e la fine della Repubblica Romana

Per la prima parte >>> (https://www.facebook.com/StoriaNostraRoma/photos/a.1351085248329404.1073741829.1348185798619349/1503045909800003/?type=3&theater)

Dopo la battaglia del Gianicolo del 3 giugno, Roma vide l'assestarsi dei bastimenti delle controparti: i romani asserragliati prevalentemente al Vascello, i francesi a villa Corsini e e Villa Pamphili.
Le truppe di Oudinot, che nel frattempo erano entrati in possesso di una testa di ponte nei pressi di Ponte Milvio, decisero di fermare gli attacchi di fanteria per iniziare a erigere le trincee e concentrarsi sui bombardamenti.

Il generale oltralpe inviò un ultimatum all'Assemblea Costituente, nel quale si chiedeva una resa incondizionata, presto rigettato dall'autogoverno capitolino.
Nel frattempo Luciano Manara, su consiglio di Garibaldi, assunse il ruolo di capo di Stato Maggiore.

Il 13 giugno Oudinot convenne fosse giunta l'ora di mostrare i muscoli.

Gustav von Hoffstetter, in “Storia della repubblica di Roma del 1849”, riporterà: “13 giugno - Il segreto di ieri fu a tutti palese coll'alba: sette batterie francesi vomitavano fuoco. Il parlamentario aveva recato un invito di capitolazione, e la costituente l'aveva rigettato all'unanimità. In questo caso Oudinot aveva promesso di smascherare le sue batterie. Questa volta egli tenne parola!”

Per sei giorni bombarde e cannoni non diedero tregua alle roccaforti romane: il Vascello, Trastevere e la via Portuense furono dilaniate dalla ferocia francese.

La notte fra il 21 e il 22 giugno la postazione di porta Portese casse sotto l'artiglieria nemica. Oudinot si trovò di fronte a sé tutta viale Trastevere ma decise intelligentemente di non ordinare l'assalto (riproponendo la tattica post 3 giugno), ma proseguì con un feroce bombardamento.
A differenza del primo, questo toccò profondamente anche la città rendendo chiaro il piano dei francesi : obbligare i repubblicani alla resa senza combattere.

Nel frattempo si rendevano sempre più palesi i contrasti fra Mazzini e Garibaldi: dopo la conquista di porta Portese, il primo richiese una immediata controffensiva. L'eroe di Nizza, in controtendenza con la tradizione che lo vuole scalmanato e non riflessivo, optava furbamente per obbligare i francesi a un restringimento del campo offensivo: una battaglia a campo aperto sarebbe stata una carneficina.

Il consenso unanime che l'eroe dei due mondi aveva sull'esercito e sui volontari portò a proseguimento dell'ipotesi bellica che permise a Roma di resiste ancora qualche giorno senza terribili spargimenti di sangue.

La difesa romana si concentrò quindi su villa Spada, al Salario, villa Savorelli e sul Vascello che, nonostante i continui attacchi francesi non era ancora caduto. Quest'ultimo resistette agli ennesimi attacchi il 28 e il 28.
Sempre von Hoffstetter: “Per quanto fosse angustiato il Vascello, pure, nel suo stato offriva lo spettacolo di una vista magnifica. L'intero piano superiore era rovinato; dei due inferiori era rovinata la parte anteriore, in modo che i bei appartamenti e il corridoio ornato di colonne e statue, stavano all'aperto.” La villa del Vascello, oramai simbolo di resistenza, non cadde mai.

La tenacia di Roma fu eroica e, in pieno stile romano, sferzante: il giorno 29, nella festività di Pietro e Paolo, l'intera cupola si San Pietro venne illuminata in sfregio agli invasori e alla loro pseudo libertà.
Si narra che oltre le trincee i romani cantavano ironicamente in direzione dei nemici la Marsigliese, recriminando ai francesi il tradimento degli ideali di libertà, uguaglianza e fratellanza, teoricamente a loro molto cari.

I disperati scherni furono, però, anche il canto del cigno dell'incommensurabile repubblica romana.
La battaglia della notte fra il 29 e il 30 giugno fu l'ultima della Repubblica.
I francesi, aiutati dal continuo e asfissiante bombardamento, attaccarono villa Savorelli, nella quale erano giunti i garibaldini arroccati al Vascello, e villa Spada, nella quale p***e la vita il Manara.

I cannoni e la superiorità numerica francese ebbero definitivamente la meglio.

Per evitare il combattimento in città e i conseguenti saccheggi e distruzioni, i repubblicani contrattarono una resa che richiedeva l'uscita di tutti i combattenti e rivoluzionari che avevano combattuto per Roma.
Garibaldi, allora, tenne il famoso discorso in piazza San Pietro: "Io esco da Roma: chi vuol continuare la guerra contro lo straniero, venga con me... non prometto paghe, non ozi molli. Acqua e pane quando se ne avrà".
All'appuntamento dato in piazza San Giovanni si presentarono circa i due terzi delle forze armate (volontarie e no) che avevano difeso Roma dai francesi. I garibaldini uscirono dalla città Eterna da sconfitti, ma marciando a testa alta verso Venezia, ultimo baluardo del '48.

I francesi entrarono a mezzogiorno occupando Trastevere, Castel Sant'Angelo e Piazza del Popolo.
Oudinot arrivò in città in serata, scortato da dodicimila uomini armati.

Terminò, così, l'immensa esperienza della Repubblica Romana.

Oggi il Gianicolo è un immenso museo a cielo aperto che ricorda gli eroi di quei giorni e la loro caduta. Sulla sommità del colle sorge un immenso monumento equestre di Garibaldi.

L'eroe dei due mondi continuò a combattere per l'unità d'Italia. Dopo la celeberrima 'spedizione dei Mille' il motto delle camicie rosse divenne: “Roma o Morte”.

Chissà i ricordi che riecheggiavano nella testa di Garibaldi, obbligato pochi mesi prima all'umiliante “Obbedisco!”, nel ricordare la sua Roma.
Libera, anticlericale, repubblicana, equa. Rivoluzionaria.

Come anche l'Italia sarebbe dovuta essere, ma che non lo sarà mai.

Nell'immagine, tratta dall'archivio di ROMA SPARITA un'incisione del casino di Villa Spada del 1849.

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10/07/2018

Tra i temi toccati nella consueta diretta del Sindaco di Roma anche la situazione della indifferenziata e le responsabilità riguardo lo smaltimento dei rifiuti, queste le sue parole.

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10/05/2018

Gli appostamenti sembrano confermare conferimenti abusivi da altri Comuni nei nostri impianti TMB di pre smaltimento, che così si riempono ben prima del limite di servizio per Roma, e non concedono ai camion di scaricare e ripartire a raccogliere dai cassonetti stradali.

Il sistema va in crisi, e collassa con le immagini che più interessano agli occhi dei cittadini: cassonetti pieni, e immondizia a terra.

Ognuno ne tragga le sue conclusioni. Massima condivisione.
grazie

21/02/2018

Dammi 50mila euro la valigetta che fa tremare la Regione Campania
il video di fanpage.it

20/02/2018

Il video di fanpage.it

06/02/2018
30/06/2017

Retweeted NoMoreOffense ():

Ma vi rendete conto di cosa viene detto? I nasoni di Roma hanno acqua corrente e potabile razza di ignoranti! Restare zitti mai è? Che pena

work in progress
23/05/2017

work in progress

22/05/2017

Una testimonianza che fa ve**re la "pelle d'oca"

22/05/2017

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Rome
00138

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