14/07/2026
Rottamazione dei tributi: il Comune si limita al minimo previsto dalla legge. Un’occasione persa per la giustizia sociale.
Il Consiglio comunale di Sora ha approvato l’adesione alla cosiddetta Rottamazione Quinquies, consentendo ai contribuenti di beneficiare dello stralcio di sanzioni e interessi previsto dalla normativa nazionale.
Come Rifondazione Comunista riteniamo che aiutare famiglie e imprese in difficoltà sia sempre una scelta positiva. Proprio per questo giudichiamo deludente la scelta dell’Amministrazione comunale, che ha deciso di fermarsi al minimo previsto dalla legge, rinunciando a costruire una vera politica comunale di giustizia sociale.
L’adesione alla rottamazione non era un obbligo imposto dallo Stato, ma una facoltà riconosciuta ai Comuni. Una facoltà che avrebbe potuto rappresentare l’occasione per mettere in campo strumenti comunali capaci di accompagnare le famiglie in difficoltà e trasformare una misura fiscale in una concreta politica sociale.
Nulla di tutto questo è stato fatto.
La delibera approvata si limita ad applicare quanto previsto dalla normativa nazionale e gli interventi dell’Amministrazione si concentrano quasi esclusivamente sugli effetti finanziari dell’operazione: recupero dei crediti, riduzione del contenzioso, maggiore liquidità e miglioramento degli equilibri di bilancio.
Le persone, invece, restano sullo sfondo.
Ancora più significativo è quanto emerso durante il dibattito in Consiglio comunale. È stato evidenziato il problema delle famiglie e dei pensionati che potrebbero non riuscire a sostenere nemmeno la rata minima prevista dalla rottamazione. La risposta dell’Amministrazione è stata che tale importo è fissato dalla legge nazionale e che il Comune si limiterà a promuovere la misura attraverso i propri canali informativi.
È proprio questo il punto.
Di fronte alle difficoltà sociali non basta rispondere che “lo prevede la legge”. Il compito di un’Amministrazione comunale è chiedersi che cosa possa fare in più rispetto alla legge, utilizzando la propria autonomia per aiutare chi vive una reale condizione di fragilità.
Nel provvedimento approvato non troviamo alcuna scelta politica in questa direzione.
Nessuna cabina di regia per analizzare le situazioni più delicate.
Nessun coinvolgimento dei servizi sociali.
Nessun percorso di accompagnamento per le famiglie in difficoltà.
Nessuna misura comunale capace di affiancare la rottamazione.
La proposta di Rifondazione Comunista era completamente diversa.
Avevamo proposto l’istituzione del baratto amministrativo, uno strumento che, nei limiti previsti dalla normativa vigente, consente ai cittadini in difficoltà economica di contribuire alla collettività attraverso attività di pubblica utilità, restituendo dignità alle persone e rafforzando il senso di appartenenza alla comunità.
Accanto a questo avevamo proposto una cabina di regia, con il coinvolgimento dei servizi sociali e degli uffici comunali, capace di seguire concretamente le situazioni più difficili e di accompagnare le famiglie in un percorso di regolarizzazione, anziché limitarsi ad offrire un semplice strumento amministrativo.
Per Rifondazione Comunista il baratto amministrativo non è un dettaglio tecnico, ma una precisa scelta politica: significa affermare che nessuno deve essere lasciato solo davanti ai propri debiti e che un Comune può essere rigoroso nella riscossione senza rinunciare alla solidarietà, all’equità e alla giustizia sociale.
L’Amministrazione comunale ha invece scelto la strada più semplice: applicare la legge dello Stato senza aggiungere alcun valore politico e sociale.
È anche da scelte come questa che emerge con chiarezza la distanza tra la nostra idea di città e quella dell’attuale Amministrazione distefaniana. Da una parte un modello di governo moderato, conservatore e di chiara impronta democristiana, che considera sufficiente applicare le norme e amministrare l’esistente; dall’altra la nostra idea di Comune, che mette al centro la giustizia sociale, la partecipazione, la solidarietà e la tutela delle persone più fragili.
Per questo lavoreremo con ancora maggiore determinazione alla costruzione del nostro prossimo programma amministrativo, che sarà completamente alternativo e contrapposto al modello di governo distefaniano. Una proposta fondata sulla giustizia sociale, sulla partecipazione democratica e sulla convinzione che un Comune debba fare tutto ciò che è nelle proprie possibilità per non lasciare indietro nessuno.