Il Detenuto Ignoto

Il Detenuto Ignoto M. P.

Associazione IL DETENUTO IGNOTO
"NON MI BATTO PER IL DETENUTO ECCELLENTE, MA PER LA TUTELA DELLA VITA DEL DIRITTO NEI CONFRONTI DEL DETENUTO IGNOTO, ALLA VITA DEL DIRITTO PER IL DIRITTO ALLA VITA." Il Detenuto Ignoto nasce con l'intento di affermare e promuovere i diritti dei cittadini detenuti, in attuazione di quanto disposto dall'articolo 27 della Costituzione italiana. Il Detenuto Ignoto in qu

esti anni è stata animatrice di importanti iniziative, attraverso lo studio delle realtà e delle politiche del sistema penitenziario italiano, la consulenza e la produzione legislativa, il coordinamento di comitati, l'organizzazione di seminari, convegni, eventi e manifestazioni.

27/05/2026

Nelle carceri sarde ci sono troppe persone rispetto agli spazi disponibili. Questo rende più difficile garantire cure, assistenza e condizioni di vita dignitose. Il problema riguarda anche la salute mentale: molti detenuti vivono con disturbi psichiatrici o con “doppia diagnosi”, cioè con problemi psichiatrici e dipendenze insieme. Stipati in celle affollate, senza un numero sufficiente di medici, infermieri e psicologi, anche una visita o un colloquio possono diventare difficili da ottenere.

Antonello De Fortuna intervista Irene Testa, Garante delle persone private della libertà personale della Regione Sardegna, sulla situazione degli istituti penitenziari sardi.

Irene Testa: «Abbiamo una popolazione prevalentemente malata da disagio psichiatrico, con tantissimi casi di doppia diagnosi e pochissimo personale medico, sanitario, infermieristico in genere, che si aggiunge alla carenza del personale di polizia penitenziaria. [...] In carcere stanno tutti male. Stanno male gli agenti che lavorano nelle sezioni e che si devono accollare non solo il loro lavoro ma tutte le situazioni di disagio e di disperazione che all’interno degli istituti ci sono».

Puoi riascoltare l'intervista integrale a Irene Testa on demand sul sito di Radio Radicale:
👉 https://www.radioradicale.it/scheda/790688/

30/04/2026

Il sistema penitenziario italiano è segnato dal sovraffollamento, da carenze sanitarie e da difficoltà nel garantire percorsi di reinserimento ai detenuti. Negli ultimi anni inoltre è aumentata la presenza di persone con dipendenze o disturbi psichiatrici, mentre le strutture faticano a rispondere con strumenti adeguati. Le condizioni materiali e organizzative incidono direttamente sulla possibilità di avviare percorsi di rieducazione, previsti dalla Costituzione.

Nella rubrica “Lo stato del diritto”, a cura di Irene Testa, tesoriera del Partito Radicale, il tema è stato al centro del dibattito "Dietro le sbarre, tra speranze e diritti negati".

Irene Testa, nel suo intervento, descrive così le criticità del sistema: “Il dipartimento dell'amministrazione penitenziaria è più preoccupata a reperire brande piuttosto che a perseguire ciò che prescrive l'articolo 27 della Costituzione ovvero la rieducazione di coloro che un giorno dovranno rientrare nella società. Fino a qualche anno fa nelle carceri della Sardegna avevamo una situazione se non a norma almeno vivibile”.

Poi aggiunge: “Negli ultimi anni abbiamo visto invece come l'80% delle persone che sono rinchiuse a scontare una pena sono tossicodipendenti o con doppia diagnosi. Alcuni di questi sono ragazzi molto giovani che finiscono in carcere perché le agenzie del territorio falliscono e non riescono a farsene carico. [...] Se si visitassero le carceri ci si renderebbe conto che non si incontrano delinquenti ma persone con le storie più disparate e incredibili come un detenuto che a circa 50 anni ha tratti autistici e ha una disabilità intellettiva. Anche gli operatori si sono trovati spiazzati davanti a una situazione del genere”.

Puoi riascoltare la puntata integrale on demand sul sito di Radio Radicale:
👉 https://www.radioradicale.it/scheda/788163/

18/03/2026
08/03/2026

Ero un ragazzo e non sapevo nemmeno cosa volesse dire la parola .
Poi un giorno, dopo la sentenza, mi arrivò un foglio con scritto: 🔗“fine pena 9999”.




Beniamino Zuncheddu
Il Tempo Quotidiano
Leggi l'intervista di Irene Testa nel primo commento 👇

19/02/2026

Angela Tibullo, criminologa, è stata assolta in appello dall’accusa di concorso esterno con la ‘ndrangheta perché “il fatto non sussiste”, secondo la Corte d’Appello di Reggio Calabria.

La decisione riforma la sentenza di primo grado che l’aveva condannata a 12 anni e mezzo nell’ambito dell’inchiesta “Ares”; in secondo grado Tibullo è stata invece condannata a un anno e otto mesi di reclusione per intralcio alla giustizia e falsità ideologica, con esclusione dell’aggravante del favoreggiamento alle cosche della Piana di Gioia Tauro.

Nella rubrica “Lo stato del diritto”, curata da Irene Testa , la criminologa Angela Tibullo ripercorre la propria esperienza con la giustizia dopo l’assoluzione in secondo grado pronunciata dalla Corte d’Appello di Reggio Calabria.

«Il 2 agosto 2018 arrivano a casa mia 7, 8 carabinieri. Perquisizione, sequestri di computer e poi mi comunicano il mio arresto e mi portano a Rebibbia. Da lì è iniziato il mio incubo, la mia sofferenza, il mio dolore». Descrive l’isolamento e le perquisizioni subite: «Mi hanno fatto spogliare e fare delle flessioni nuda prima di entrare nella cella di isolamento».

Il racconto si concentra anche sulle condizioni detentive e sul reparto psichiatrico: «Mi hanno bloccato in una cella sporca dove c’era soltanto un letto e un bagno, con le telecamere anche nel bagno. Non mi sono lavata per dieci giorni perché anche lì c’erano le telecamere». E aggiunge: «Ho visto tante cose brutte e sono stata trattata malissimo. Non mi è stato concesso nulla».

Dopo la scarcerazione le misure restrittive sono proseguite: «Quando sono uscita sono uscita con i domiciliari e ci sono rimasta per 3 anni. Finito questo periodo mi hanno notificato la sorveglianza speciale. Ho fatto 2 anni con l’obbligo di presentarmi ovunque andassi». Una vicenda che, afferma, «non deve capitare a nessun altro».

Puoi riascoltare la rubrica integrale on demand sul sito di Radio Radicale.

26/01/2026

La metamorfosi nei rapporti tra sinistra e magistratura, che ha portato la prima a sacrificare, poco per volta, ogni autonomia nei confronti del potere togato

26/01/2026

Enrico Costa denuncia i processi temerari: oltre 226mila proscioglimenti in due anni e migliaia di innocenti trascinati a giudizio. Approfondimento sul sito de Il Dubbio.

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