28/01/2022
A seguito della Giornata della Memoria vogliamo cercare di affrontare politicamente un tema così terribile e allo stesso tempo così decisivo. Abbiamo pensato di farlo organizzando una formazione che ci aiuti, almeno in minima parte, a comprendere le origini ideologiche dell'antisemitismo e le dinamiche che portano alla legittimazione di un regime che arriva a compiere un genocidio da cui l'intera umanità non potrà più tornare indietro.
Il caso Heidegger ha fatto molto parlare di sé, travalicando spesso e volentieri il dibattito accademico e filosofico: immaginiamo uno dei più grandi filosofi del ‘900, un autore studiato e affrontato in tutte le maggiori università del mondo, compromessosi con il nazionalsocialismo senza mai chiarire realmente o in maniera soddisfacente la propria posizione in merito, accampando spesso giustificazioni grottesche nel periodo del dopoguerra.
A questo quadro complesso, che manteneva aperta la possibilità di nutrire dei dubbi sul coinvolgimento con il Terzo Reich, si aggiunge la pubblicazione di una serie di quaderni dalla copertina nera, fitti di appunti la cui datazione indica vari periodi decisivi: 1931-1938, 1938/39, 1939/41, anni in cui evidentemente le questioni politiche sono drammatiche e scottanti.
I Quaderni Neri, così sono diventati famosi, racchiudono considerazioni su un’infinità di temi di carattere sia teoretico ma anche e spesso dei veri e propri commenti sulla guerra, sulla situazione politica della Germania e dell’Europa, sull’Occidente. Contengono però, ed è per questo che fanno scalpore, anche delle pesantissime considerazioni antisemite, tanto più stridenti se facciamo attenzione a cosa accadeva in quegli stessi anni agli ebrei tedeschi e non solo.
Se già a partire da questi elementi risulta chiara la gravità politica e morale delle affermazioni di Heidegger, perché allora parlarne? Perché affrontare delle pagine così oscure e controverse?
In primo luogo, per comprendere meglio la natura dell’antisemitismo heideggeriano nello specifico e, a partire da esso, dell’origine dell’antisemitismo in Europa in generale, un’origine che intreccia l’ideologia bellica e nazionalista nata nelle trincee della Prima Guerra Mondiale e un odio antigiudaico ancestrale e antichissimo. In secondo luogo, per riuscire ad uscire dalla logica per la quale razzismo, antisemitismo e fascismi sono frutto di un gruppo di folli venuti da chissà dove, occultando pericolosamente la costruzione politica dei fascismi che si servono di concetti, di immagini e di pratiche strategicamente politiche, una riduzione che giunge al risultato paradossale di far sembrare innocuo e inoffensivo chi invece dovrebbe rappresentare una minaccia concreta da combattere. In terzo luogo, perché il caso Heidegger ci mette di fronte alla possibilità che anche un gigante del pensiero, che ci fornisce peraltro parallelamente e paradossalmente tutta un’altra serie di intuizioni potenzialmente rivoluzionarie ed emancipatorie, si pieghi alle logiche del potere vigente, arrivandone addirittura a cercare di fondarne ontologicamente la legittimità.