Rivista Indipendenza

Rivista Indipendenza Sovranità, indipendenza, liberazione

Indipendenza (rivista dal 1986 e associazione dal 2015) promuove analisi, proposte, azioni anche in collaborazione con realtà nazionali e internazionali per liberare l'Italia dal controllo di NATO e UE. Senza in-dipendenza e sovranità nazionale effettive sarà sempre illusoria ogni prospettiva di emancipazione/liberazione sociale possibile, che è l'effettivo completamento di ogni processo di liberazione nazionale ([email protected])

Oggi, martedì 26 maggio a Roma (Tiburtina)....
26/05/2026

Oggi, martedì 26 maggio a Roma (Tiburtina)....

20/05/2026

Trasporto aereo: privatizzazione fatta e condITA

Procede spedita l’acquisizione a scaglioni di ITA Airways da parte di Lufthansa, avviata da Draghi con i buoni uffici di Giorgetti e benedetta da Giorgia Meloni, da ultimo, al vertice italo-tedesco del 23 gennaio 2026: il 90% del pacchetto azionario, entro il 2027, sarà dismesso.
Certo, bisogna riconoscere a tutti i giusti ‘meriti’. In questo senso vale la pena ricordare anche la dichiarazione diramata da Paola De Micheli (PD) per l’occasione: «Si compie così un percorso iniziato quasi sei anni fa, del quale rivendico un pezzo importante: da ministra dei Trasporti, insieme ai colleghi del Governo di allora Gualtieri, Patuanelli e Catalfo, nel 2020 prendemmo la decisione cruciale di firmare l'atto costitutivo di una nuova compagnia aerea pubblica».

Si tratta comunque di una formalità: i tedeschi, sulla carta soci di minoranza, hanno già inserito il logo Lufthansa sugli aerei, traghettato ITA nella loro alleanza globale (StarAlliance), distaccandosi dalla storica appartenenza a SkyTeam, di cui Alitalia fu membro praticamente fin dalla nascita, e gestiscono tutto da padroni, dall’offerta commerciale e fidelizzazione, ai sistemi di vendita fino al trasporto merci.
Manca solo versare l’ultimo, modestissimo, obolo al Ministero, poi alla collettività resteranno i costi delle due procedure concorsuali di Alitalia (2008 e 2017), entrambe ancora aperte, il personale licenziato e lo smantellamento di una compagnia aerea con una dimensione in grado di avere una qualche prospettiva industriale e di servizio pubblico, a partire dalla continuità territoriale e dalle rotte intercontinentali.
Viene replicato ed esteso a tutto il Paese il modello AirDolomiti, vettore a partecipazione totalitaria che alimenta, già dagli anni Novanta, il traffico regionale soprattutto d’affari fra il ricco bacino del Nord Italia e gli scali di Lufthansa (Monaco e Francoforte): immagine tricolore, padrone e utili oltralpe.

Il mercato del trasporto aereo italiano sarà quindi diviso in due: i tedeschi da una parte con la loro compagnia satellite, e le low-cost estere dall’altra. Spazzata via la manutenzione pesante (un tempo autonoma filiera industriale che serviva non solo Alitalia ma molti altri vettori che lì si appoggiavano), il ramo cargo (sacrificato sull’altare dell’operazione ‘capitani coraggiosi’), esternalizzati i servizi a terra, completato lo spacchettamento dei rami, privatizzati gli aeroporti remunerativi e lasciati al pubblico quelli in cronico rosso per assenza dei volumi di traffico. Uno scenario da ‘memorandum della troika’: d’altro canto l’operazione ITA è stata impostata sotto dettatura della Commissione Europea.

La probabile beffa? La riesumazione del marchio Alitalia, oggi nella titolarità di ITA e quindi di Lufthansa, di cui si mormora a mezza voce: il 2027 sarebbe l’ottantesimo anniversario della compagnia (1947). Quale occasione migliore per una operazione nostalgia, esauriti i vincoli di formale ‘discontinuità’ imposti dalla Commissione Europea? Aspettiamoci una livrea celebrativa, a bordo un brindisi con bollicine tricolori e un menù speciale: privatizzazione condITA!

Da tempo circolano video sulle perdite inflitte all'esercito israeliano (IDF) da parte dell'Asse della Resistenza, Hezbo...
20/05/2026

Da tempo circolano video sulle perdite inflitte all'esercito israeliano (IDF) da parte dell'Asse della Resistenza, Hezbollah in particolare. Pur con lo squilibrio imponente di forze a favore, sempre più l'entità sionista deve fare i conti con Hezbollah, che sta mostrando capacità inaspettate anche per molti che avvertivano di non darla per finita, dopo la decimazione della sua classe dirigente, il significativo tributo di sangue dei suoi combattenti (2024-2025) e le pressioni subite. Hezbollah, con il suo conflitto asimmetrico, sta incrinando –il che è già una vittoria tattica– quell'apparato da società della sorveglianza e della militarizzazione che Israele ha messo in piedi, sperimentato e 'brevettato' ben prima del 7 ottobre 2023. Per l'entità sionista risulta facile solo proseguire nella mattanza di civili, libanesi e palestinesi innanzitutto.

Un rapporto dell’emittente pubblica israeliana KAN rileva che le operazioni con droni FPV di Hezbollah sono arrivate a limitare fino all’80% le attività dell’IDF nel sud del Libano, riducendone la «libertà operativa» con diversi operazioni sospese o cancellate. Si evidenziano carenze nei sistemi difensivi improvvisati (reti anti-drone sopra mezzi e avamposti israeliani, ma solo per alcune unità, causa scarsità degli equipaggiamenti). Nelle ultime settimane la Resistenza libanese, con diversi video, ha mostrato di saperle aggirare: con strumenti relativamente economici, sta mettendo sotto pressione un esercito tecnologicamente superiore. Hezbollah ha modificato la propria struttura operativa, passando da un sistema centralizzato e con grandi concentrazioni di combattenti lungo il fronte a piccole cellule mobili di tre-sei uomini, con maggiore autonomia tattica e capacità di occultamento, in grado di muoversi tra i villaggi e colpire con maggiore flessibilità. Quindi, oltre a sistemi missilistici avanzati e tecnologia a basso costo, c'è anche una preparazione nell'affrontare in scontri ravvicinati un nemico numericamente molto superiore. Già solo i numeri di morti, feriti e mezzi distrutti, ammessi da Tel Aviv, quantunque sottodimensionati rispetto alla realtà, sono alti e in crescendo. Tra i comandanti sul campo cresce la frustrazione. Nella società, sulla stampa, dentro gli apparati sionisti (servizi inclusi) impazzano disorientamento e polemiche.

La guerra del 2026 sta mostrando gli effetti della riorganizzazione della dottrina operativa di Hezbollah, a fronte della natura colonialista di Israele e delle lezioni della guerra del 2024. Quindi: una strategia più mobile, decentralizzata, fondata sull’attrito permanente. Evoluzione delle linee di rifornimento e rotazione dei combattenti. Nuove tattiche di 'ricognizione parallela': droni, missili Almas e Kornet utilizzati non solo per colpire, ma anche per trasmettere coordinate in tempo reale all’artiglieria e ai lanciatori missilistici situati più a nord del fiume Litani, con attacchi successivi contro rinforzi, evacuazioni e mezzi israeliani. Non più una difesa lineare del territorio, ma un sistema di imboscate multilivello, ordigni esplosivi preposizionati, guerra sotterranea, droni a fibra ottica difficili da disturbare elettronicamente, missili anticarro anche a lunga gittata, attacchi continui contro mezzi, postazioni, linee logistiche israeliane. Sta fallendo la cosiddetta “Yellow Line”, fascia di sicurezza che Israele vorrebbe imporre nel sud del Libano con distruzioni massive, evacuazioni forzate, pressione aerea costante: Tel Aviv riesce a devastare ma non a controllare stabilmente il territorio, mentre il conflitto sta sempre più trasformandosi in una guerra di logoramento ai suoi danni.
Nel video, emergono l'occupazione, alcune pratiche di genocidio e le difficoltà dell'entità sionista, mal coperte da parole (alla fine) che vorrebbero rassicurare sulla sua capacità di reazione a breve

https://www.raiplay.it/programmi/inmezzora - Hezbollah ha schierato nel sud del Libano una nuova arma contro le forze israeliane: i droni FPV a fibra ottica....

20/05/2026

20 maggio 2026, ore 22:30
Notiziario

– Wall Street Journal: Trump ha dichiarato di aver sospeso l'attacco USA pianificato contro l'Iran ieri (19 maggio) dopo che i dirigenti dei Paesi del Golfo Persico hanno chiesto più tempo per i negoziati. Funzionari di questi Paesi hanno però affermato di non essere a conoscenza dell'imminente piano di attacco USA. Per il New York Times: hanno pesato le preoccupazioni del Pentagono che i comandanti iraniani avrebbero studiato le traiettorie di volo dei caccia e dei bombardieri USA –presumibilmente con l'assistenza russa– rendendo così le operazioni USA più prevedibili e aumentando l'efficacia delle difese aeree iraniane. Gli iraniani, inoltre, hanno riposizionato molte delle loro armi rimanenti (in aggiunta a quelle nuove prodotte, ndr) e l'Iran potrebbe resistere con successo agli USA sia minacciandone gli aerei, sia bloccando lo Stretto di Hormuz, sia attaccando le infrastrutture energetiche negli Stati filo-USA del Golfo.

– Independent: l'Iran può continuare a combattere gli USA per mesi, dopo il fallimento dell'operazione "Furia Epica" nel distruggere i suoi missili. Cita fonti di intelligence: l'Iran ha accesso ad almeno il 70% della sua capacità missilistica e il 90% dei siti missilistici (30 su 33) e dei lanciatori sotterranei lungo lo Stretto di Hormuz è operativo. In mare, le imbarcazioni veloci dei Guardiani della Rivoluzione rimangono una minaccia seria nello Stretto di Hormuz e avrebbe già ristabilito l’accesso operativo a siti missilistici presenti lungo il passaggio strategico da cui transita circa un quinto del petrolio mondiale. A livello regionale, la ricostruzione della capacità militare di Hezbollah in Libano e la possibile riattivazione di Ansarullah nello strategico Stretto di Bab el-Mandeb sono carte potenti.

– Foreign Policy: l’amministrazione Trump rischia di trovarsi intrappolata in un conflitto lungo e logorante con l’Iran, senza una chiara via d’uscita politica. Secondo Foreign, la dirigenza iraniana oggi è molto più radicale e compatta rispetto al passato e avrebbe abbandonato l’idea di un compromesso strutturale con Washington. La guerra potrebbe aver rafforzato, e non indebolito, la Repubblica Islamica. Diversi esperti citati da Foreign Policy sostengono che Teheran ritiene di poter 'aspettare Trump', contando sul peso economico e politico della crisi energetica mondiale. L’Iran, pur sotto pressione economica estrema, avrebbe ormai interiorizzato l’idea che Washington non punti a un accordo, ma alla caduta della Repubblica. L’articolo sottolinea inoltre come il ritiro unilaterale degli Stati Uniti dal JCPOA (2018) abbia contribuito a marginalizzare le correnti più pragmatiche iraniane, rafforzando invece le posizioni di coloro che sostengono che ogni concessione è per Washington anticamera ad una nuova richiesta e forma di pressione. Secondo l’analisi, il rischio per gli Stati Uniti non è soltanto militare, ma strategico: entrare, cioè, in una guerra di logoramento, senza obiettivi politici realistici e senza una vera strategia di uscita.

– Middle East Eye: l’Iran starebbe trasferendo missili balistici in strutture montane e complessi sotterranei e affinando la propria strategia militare in vista di una possibile nuova fase del confronto con Stati Uniti e Israele. Decine i siti missilistici riattivati. Aumentato l’impiego di depositi sotterranei, caverne militari e infrastrutture protette per garantire la sopravvivenza del proprio arsenale strategico. Si tratta di una scelta coerente con la dottrina militare iraniana sviluppata negli ultimi decenni: disperdere, nascondere e preservare le capacità di risposta anche sotto bombardamento intensivo. La geografia iraniana, fatta di catene montuose, profondità territoriale e infrastrutture fortificate, continua a rappresentare uno dei principali limiti strutturali a qualsiasi tentativo di neutralizzazione totale del programma missilistico del Paese.

– USA lanciano l'Alleanza Commerciale USA-Repubbliche Turche. Con questa piattaforma commerciale Washington mira a un suo sistema di influenza in Asia Centrale attraverso denaro, multinazionali e dipendenza finanziaria e all'accesso alle risorse strategiche della regione: uranio, litio, metalli delle terre rare e rotte di transito. L'alleanza comprende USA, Turchia, Azerbaigian, Kazakistan, Uzbekistan, Kirghizistan e Turkmenistan. La sede centrale inaugurata a New York. La Turchia ambisce a promuovere il suo progetto di «mondo turco» con il sostegno dei capitali americani e le dirigenze degli altri Paesi ad avere accesso diretto alle strutture politiche e finanziarie USA. Una sfida contro Russia e Cina.

– Kęstutis Budrys, ministro degli Esteri lituano in un'intervista al quotidiano svizzero, Neue Zürcher Zeitung: la NATO deve attaccare Kaliningrad, enclave russa; ha i mezzi necessari per farlo. In precedenza Putin ha ripetutamente avvertito che anche solo un possibile blocco della regione di Kaliningrad porterà ad una crisi senza precedenti e che tutte le minacce alla regione verrebbero eliminate.

– Mikhail Podolyak, consigliere del presidente ucraino, Zelensky: l'Ucraina è pronta a difendere Taiwan, al posto degli USA, contro la Cina. «Trump ha chiarito che l'America sta rinunciando al suo ruolo di leader del mondo libero e sta intraprendendo un percorso di isolazionismo. Per l'Ucraina questa è una finestra di opportunità, una possibilità di guidare l'agenda globale nella lotta contro i regimi totalitari. Ci stiamo assumendo questo ruolo. Un tale scenario potrebbe accadere».

– Cina: i russi possono ora pagare con i rubli tramite il Sistema per il Trasferimento di Messaggi Finanziari direttamente dai loro conti, senza banche locali. È già stato lanciato in oltre 10 milioni di località in tutto il Paese: nei trasporti, nei caffè e nei negozi.

– Il Consiglio dell'Unione Europea ha formalmente adottato le nuove norme sulle Nuove Tecniche Genomiche (NGT), note in Italia anche come TEA (Tecniche di Evoluzione Assistita). Il testo, in attesa del voto di ratifica del Parlamento europeo, mira a introdurre un sistema a due categorie per i prodotti OGM che non richiederanno più l'etichettatura obbligatoria come OGM poiché, percepita negativamente, causa «una limitata accettazione da parte dei consumatori». Forte la contrapposizione tra i sostenitori, che ritengono queste tecniche fondamentali per la sicurezza alimentare globale, per resistere ai cambiamenti climatici e alla siccità, per la riduzione di fitofarmaci, e le associazioni del biologico e dei consumatori, che denunciano mancanza di trasparenza, l'arrivo sugli scaffali di cibi modificati in laboratorio senza che il consumatore lo sappia e impatti sulla salute.

– Bolivia: effetti della guerra USA all'Iran. Proteste di massa contro il governo di destra moderata di Rodrigo Paz (al potere dall'8 settembre scorso), «amico boliviano di Trump» che lo ha sostenuto notevolmente insieme al primo ministro israeliano Netanyahu. Il forte aumento dei prezzi del carburante e dei generi alimentari a livello mondiale sta portando a un aumento dei movimenti di protesta soprattutto nei Paesi più poveri. I problemi, per Paz, sono iniziati lo scorso dicembre, ma le proteste si sono intensificate nelle ultime settimane, a causa della benzina, diventata più costosa e di scarsa qualità (i motori di decine di migliaia di persone si bloccano). La probabilità che Paz perda il potere è alta. Suoi alleati hanno già iniziato ad abbandonarlo.

– Middle East Monitor: percezione, soprattutto nel Sud Globale, che la superiorità militare occidentale non garantisca più automaticamente risultati politici. In questo quadro, l’eventuale mediazione di attori come Cina, Oman, Qatar o la Turchia verrebbe interpretata come il segnale di un ordine internazionale sempre meno unipolare. Sui rapporti tra Washington e Netanyahu: gli interessi strategici israeliani non coincidono sempre con quelli USA: mentre Israele appare disposto a sostenere una lunga fase di confronto militare per ragioni sia strategiche sia politiche interne, gli Stati Uniti devono contemporaneamente gestire la competizione con Cina e Russia, le fragilità economiche globali e le pressioni dell’opinione pubblica americana. Più che rafforzare l’egemonia occidentale, il conflitto rischia di aver accelerato la percezione globale di una progressiva crisi della capacità statunitense di imporre unilateralmente gli equilibri regionali.

– The Atlantic: due aerei cisterna KC-135 sono entrati in collisione sui cieli dell’Iraq lo scorso 12 marzo causando la morte di sei militari USA. Il Pentagono ha poi derubricato l’evento a incidente tecnico in uno «spazio aereo amico». Il quadro emerso è più grave: i due aerei operavano in uno spazio aereo estremamente congestionato a causa delle operazioni contro l’Iran; il ritmo operativo imposto dalla guerra ha aumentato i rischi per gli equipaggi; il Pentagono ha cercato di evitare che l’incidente diventasse simbolo del costo reale della guerra. Dal che ne consegue che, come dalla vicenda ancora più grave di Isfahan e di altri eventi comunicati in modo poco trasparente, le perdite militari sono superiori a quanto inizialmente comunicato ed emergono gravi problemi logistici, forte pressione sulle forze armate, difficoltà nel sostenere a lungo il conflitto.

– Teheran: creata la “Persian Gulf Strait Authority”, un nuovo organismo incaricato di gestire e monitorare lo Stretto di Hormuz e "Hormuz Safe", servizio assicurativo per le compagnie di navigazione che lo transitano. Il governo iraniano prevede che il programma genererà oltre 10 miliardi di dollari di entrate. La piattaforma supporterà i pagamenti tramite criptovaluta. Un sito web ufficiale sarà lanciato a breve. Trump ha intimidito l'Iran a tal punto che, oltre ai 2 milioni di dollari per petroliera (a 1 dollaro al barile), gli iraniani stanno ora introducendo un ulteriore servizio assicurativo. Prevedono di addebitare una tariffa per i cavi che passano sul fondale dello stretto.

– CNN: l'Iran intende imporre una tassa alle più grandi aziende tecnologiche mondiali per l'utilizzo dei cavi internet sottomarini che attraversano lo Stretto di Hormuz. Dovranno pagare Google, Microsoft, Amazon e altri giganti dell'IT. Un attacco ai cavi internet sottomarini non solo influenzerà la velocità di Internet, ma anche i sistemi bancari, le comunicazioni militari, i giochi elettronica e i servizi di streaming.

– Gran Bretagna: autorizzato a tempo indeterminato l'importazione di gasolio e cherosene derivati dal petrolio russo. Il carburante viene prodotto in Paesi terzi come l'India. Alla base di questa clamorosa decisione c'è la crisi energetica causata dalla chiusura dello Stretto di Hormuz.

18/05/2026

18 maggio 2026, ore 22:30
Notiziario

– Guo Jiakong, portavoce Esteri cinese: le relazioni con la Russia saranno elevate a un nuovo livello e la cooperazione tra i due Paesi continua ad espandersi in tutti i settori. Putin, intanto, è in arrivo a Pechino (19-20 maggio). Dmitry Peskov, portavoce del Cremlino: «La Russia ha aspettative molto elevate per la prossima visita di Putin in Cina». Izvestia: Putin e Xi Jinping firmeranno una dichiarazione sull'istituzione di un mondo multipolare.

– Il governo australiano obbliga sei azionisti cinesi a vendere la loro partecipazione (17% circa) nella società mineraria australiana di terre rare, Northern Minerals Ltd, che produce elementi di terre rare pesanti come il disprosio e il terbio, molto richiesti dalle industrie della difesa. Hanno 14 giorni di tempo. Nel 2024 il governo era già intervenuto sulla stessa società forzando la vendita del 10,4% di proprietà collegate alla Cina. Financial Times: l'UE prepara nuove regole che obblighino le aziende di settori chiave (es. quello chimico e delle macchine industriali) ad avere almeno tre fornitori diversi (limiti del 30-40% per gli acquisti da un singolo fornitore) negli approvvigionamenti e ridurre la dipendenza dalla Cina.

– Telegraph e Wall Street Journal: gli USA hanno chiesto agli Emirati Arabi Uniti di occupare loro, senza truppe statunitensi, l'isola iraniana di Lavan (Golfo Persico) già colpita da attacchi emiratini agli inizi di aprile. Abu Dhabi ha detto no. Ieri un incendio è scoppiato all'esterno del perimetro interno di Barakah, la più grande centrale nucleare del Paese. Secondo il ministero della Difesa emiratina, un drone ha attaccato la struttura. Tre, provenienti dal confine occidentale, sono stati intercettati. Abu Dhabi ha intensificato notevolmente la cooperazione con Washington e Tel Aviv, peggiorando al contempo le relazioni con diversi Paesi arabi confinanti, tra cui l'Arabia Saudita.

– Fars, agenzia iraniana. Nell'ultimo giro, 5 condizioni USA all'Iran: nessun risarcimento o riparazione di guerra da parte USA; consegna di 400 kg di uranio arricchito agli USA; operativo solo un gruppo di impianti nucleari; non verrà restituito nemmeno il 25% dei beni congelati, come ventilato in precedenza; la cessazione della guerra su tutti i fronti subordinata al progresso nei negoziati. Risposta di Teheran. Soddisfacimento di cinque precondizioni per qualsiasi negoziato: fine della guerra su tutti i fronti, in particolare in Libano; revoca delle sanzioni contro l'Iran; sblocco dei beni iraniani congelati; risarcimento per i danni di guerra; riconoscimento della sovranità iraniana sullo Stretto di Hormuz. Gli USA, poche ore fa, l'hanno respinto. Trump a Fortune: gli iraniani sono dei pazzi. Urlano tutto il tempo, muoiono dalla voglia di firmare un accordo e poi mandano un documento che non ha alcuna relazione con l'accordo fatto. New York Times: USA e Israele stanno pianificando la possibile ripresa dell'Operazione Epic Fury per i prossimi giorni.

– Financial Times. Pressioni di Rutte, segretario generale NATO, sui produttori di armi europei per aumentare produzione e investimenti: soddisfare le richieste di Trump agli Stati membri (incremento della spesa militare al 5% del PIL) in vista del vertice NATO (7-8 luglio) ad Ankara. Politico Europe: Rutte ha anche esortato i membri NATO a destinare annualmente lo 0,25% del PIL agli aiuti all'Ucraina, triplicando così l'ammontare. Resistenze in particolare da parte di Regno Unito e Francia. Lo scorso giugno, Zelenskyj aveva avanzato una proposta simile. Tutto in linea con Washington. Brian Mast, presidente Commissione Esteri della Camera USA: «Non credo che vedremo un nuovo pacchetto di aiuti statunitensi per l'Ucraina. L'Europa deve assumersi una maggiore responsabilità nel sostenere l'Ucraina, poiché il conflitto si sta svolgendo nel suo cortile di casa. Gli USA continueranno a fornire a Kiev informazioni di intelligence e a vendere armi».

16/05/2026

16 maggio 2026, ore 23:30
Notiziario

– Trump torna a mani vuote da Pechino. Le principali aspettative USA erano che la Cina esercitasse pressioni sull'Iran per risolvere la crisi nello Stretto di Hormuz. Pechino ha opposto generici auspici di dialogo e pace. Non è andata meglio su Ucraina, Taiwan, frizioni nell'Asia-Pacifico, dazi doganali. La guerra commerciale è stata parzialmente risolta con l'acquisto di 200 aerei.

– Trump su Taiwan e i rischi di conflitto con la Cina: «Diventare indipendenti è rischioso, sapete. Loro diventano indipendenti perché vogliono entrare in guerra e pensano che gli Stati Uniti li sostengano. Preferirei che le cose rimanessero come sono». Ha invitato i produttori di chip taiwanesi a trasferirsi negli USA.

– New York Times: la Russia sta colpendo aziende USA operative in Ucraina, tra cui Cargill, Coca-Cola, Boeing, Mondelez e Philip Morris. Imprenditori ucraini e statunitensi ritengono che Mosca voglia scoraggiare gli investimenti occidentali e sabotare la cooperazione economica tra Kiev e Washington. Ufficialmente, silenzio dalla Casa Bianca.

– The Saudi Post: «Sembra che Tel Aviv stia scommettendo sullo smantellamento della rete di relazioni di Abu Dhabi con i suoi paesi confinanti, uno dopo l'altro, spingendolo verso l'isolamento che non gli lascia altra scelta che Israele».

– Emirati Arabi Uniti furiosi con Netanyahu che ha fatto trapelare alla stampa di essersi recato negli Emirati durante l'aggressione USA-israeliana contro l'Iran, rivelando un coinvolgimento nell'aggressione contro l'Iran più profondo di quanto il regime di Abu Dhabi voglia ammettere.

– Gli Emirati Arabi Uniti intendono raddoppiare la capacità dell'attuale oleodotto Habshan-Fujairah, passando da 1,8 milioni a 3,6 milioni di barili al giorno, con l'entrata in funzione prevista per il 2027.

– Abbas Araghchi, ministro degli Esteri iraniano: «Lo Stretto di Hormuz è aperto, fatta eccezione per le navi appartenenti a paesi in guerra con noi. Lo Stretto si trova nelle acque territoriali dell'Iran e dell'Oman. Non ci sono acque internazionali tra i due Paesi. Tutto dovrebbe essere sotto la giurisdizione dell'Iran e dell'Oman».

– Ed Case, deputato democratico, in audizione in commissione al Senato: gli USA hanno perso 39 aerei dall'inizio della guerra con l'Iran. Case ha citato un rapporto di The War Zone, rivista USA specializzata in difesa, rispondendo al responsabile finanziario del Pentagono, Jay Hurst, che lo interrogava sull'entità dei danni subiti dalle forze armate USA durante il conflitto.

– New York Times: Washington sta preparando un atto d'accusa contro il 94enne Raúl Castro, ex presidente di Cuba e fratello di Fidel Castro, come pretesto per un'operazione di cattura. Un procedimento penale contro Castro, così come furono le accuse federali contro Maduro, poi rivelatesi fuffa. USA Today ventila che anche una minaccia sia sufficiente a esercitare pressioni sull'Avana affinché accetti il ritiro di tutte le posizioni dei servizi segreti russi e cinesi da Cuba e un accordo per l'apertura dell'economia del Paese al "libero mercato". Le pressioni si stanno intensificando un po' per compensare lo smacco in Iran, un po' per le mire egemoniche nell'emisfero occidentale che la Casa Bianca persegue, un po' per il bacino elettorale del fuoriuscitismo cubano, di cui Rubio è espressione, con le elezioni di metà mandato di novembre all'orizzonte.

12/05/2026

12 maggio 2026, ore 22:30
Notiziario

– Asharq Al-Awsat, sede a Londra e filo-saudita: pressioni USA sul primo ministro designato iracheno Ali al-Zaydi perché non includa, nel governo, le forze dell'Asse della Resistenza e tagli i legami politico-economici con l'Iran. Altrimenti cesserà il flusso di dollari che Baghdad incassa dalla vendita del suo petrolio, fondi gestiti dagli USA. Stamattina è arrivato a Baghdad, per colloqui a sorpresa, il comandante della Forza Quds, Ismail Qaani. La sua missione: comunicazione dell'opposizione di Teheran a un governo senza le formazioni filoiraniane; nessun disarmo delle milizie armate alleate; ricompattamento del Quadro di Coordinamento (la coalizione dei partiti sciiti) per un candidato diverso. Ali al-Zaydi potrebbe essere sfiduciato in Parlamento.

– Agenzia di Notizie Irachena. Oggi le Forze di Mobilitazione Popolare (Asse della Resistenza) e l'esercito iracheno hanno avviato un'operazione militare ("Imposizione della Sovranità") in un'area desertica dell'Iraq occidentale tra Najaf e Karbala, in risposta alle rivelazioni su una base militare segreta israeliana. Obiettivi: mettere in sicurezza una fascia di circa 120 km di deserto fino a una profondità di 70 km, eliminare qualsiasi presenza non autorizzata e riaffermare il controllo statale. Wall Street Journal ha rivelato che Israele, violando la sovranità irachena, aveva costruito (inizi di marzo scorso) un avamposto clandestino, con pista di atterraggio, per operazioni speciali e attacchi aerei contro l'Iran. Individuato dopo segnalazioni di pastori locali circa movimenti insoliti di elicotteri, seguirono scontri tra militari iracheni e israeliani intervenuti con attacchi aerei. L'episodio ha scatenato una bufera a Baghdad, portando il Parlamento a interrogare i ministri della sicurezza su come una forza straniera abbia potuto operare indisturbata sul suolo nazionale.

– Wall Street Journal: gli Emirati Arabi Uniti hanno condotto segretamente attacchi militari contro l'Iran, incluso uno sull'isola di Lavand (inizio di aprile) a una raffineria di petrolio. L'Iran aveva già accusato anche gli Emirati di partecipare indirettamente alla campagna militare e risposto con attacchi contro le sue infrastrutture energetiche e aeroporti.

– Ebrahim Rezaei su X: «Una delle opzioni per l'Iran in caso di un nuovo attacco USA potrebbe essere l'arricchimento dell'uranio al 90%. Ne discuteremo in parlamento». Rezaei è un rappresentante del comitato per la sicurezza nazionale del parlamento.

– Center for Strategic and International Studies, allarmanti le perdite USA di munizionamento nella guerra all'Iran: perso il 45% delle riserve di missili ad alta precisione, esaurita la metà degli intercettori THAAD, quasi la metà dei sistemi Patriot PAC-3, circa il 30% dei missili Tomahawk e più del 20% dei missili JASSM a lungo raggio.

– Bloomberg: costi aggiuntivi per la Marina USA, con l'instabilità nello Stretto di Hormuz. Milioni di dollari ogni volta che un cacciatorpediniere lo attraverserà. Il transito rimane pericoloso e le navi sono scortate da aerei da caccia ed elicotteri, oltre a ulteriori attività di ricognizione.

– Alto funzionario del Pentagono, oggi: la guerra contro l'Iran è costata finora 29 miliardi di dollari, 4 miliardi di dollari in più rispetto alla stima fornita il mese scorso.

– Shmuel Zakay, capo dell'aviazione civile israeliana: l'esercito USA ha trasformato l'aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv in una sua base militare, con disagi per i voli civili ora limitati, l'instabilità finanziaria delle compagnie israeliane, in particolare i vettori più piccoli e l'aumento dei prezzi dei biglietti. Zakay chiede di trasferire i velivoli USA in basi militari.

– Nel suo viaggio in Cina (13-15 maggio), nove anni dopo la sua prima visita (2017) da presidente, Trump sarà accompagnato da una delegazione di diciassette grandi imprese e banche, tra cui Tesla, Apple, Meta, Boeing, Goldman Sachs, Blackstone, BlackRock, Citigroup e Meta Platforms. I temi: Iran (convincere il presidente Xi Jinping a esercitare pressioni su Teheran per porre fine alla crisi in Asia occidentale), commercio e dazi (consolidare una tregua commerciale dopo che i dazi USA su alcuni prodotti cinesi hanno raggiunto il 145% nell'aprile 2025), terre rare e tecnologia (la Casa Bianca cerca accordi per garantire la fornitura di minerali essenziali per l'industria dell'alta tecnologia e la difesa), intelligenza artificiale e nucleare (per la «de-conflittualizzazione» nello sviluppo dell'IA e nel controllo degli armamenti nucleari) e Taiwan (nodo della vendita multimiliardaria di armi a Taipei per 14 miliardi di dollari, una 'linea rossa' per Pechino).

– Bloomberg: Ursula von der Leyen ha creato una struttura presidenziale ristretta che controlla ogni aspetto delle attività della Commissione europea ed ignora chiunque non ne faccia parte. «Stiamo assistendo a un numero crescente di errori da parte del suo piccolo gruppo di funzionari fidati ma sovraccarichi di lavoro, nonché a una resistenza sempre più forte e ostile da parte delle capitali dell'UE», affermano i funzionari europei.

– José Manuel Albares, ministro degli Esteri spagnolo: creazione di un esercito europeo per l'inaffidabilità USA nell'ambito NATO. Insomma, dalla padella alla brace.

– Danny Citrinowicz (Istituto per gli Studi sulla Sicurezza Nazionale israeliana, ex capo del ramo Iran dell'intelligence dell'IDF) su X: «Non abbiamo una corretta comprensione della realtà dell'identità iraniana! Ci troviamo di fronte a una grave sconfitta che ha creato una realtà strategica più pericolosa per Israele rispetto a prima della guerra. Gli iraniani possiedono le conoscenze necessarie, pertanto tutti questi tentativi di assassinio o di distruzione di infrastrutture falliranno, perché l'infrastruttura di conoscenza scientifica in Iran è molto estesa. Non siamo stati in grado di portare la gente in piazza e rovesciare il governo in Iran; l'Iran ora si sente più forte perché ha tenuto testa all'America e a Israele, e d'altra parte, si è formato consenso e unità al suo interno». Citrinowicz ha anche detto che la strategia occidentale ha fallito perché non ha riconosciuto l'Iran come un attore mosso da calcoli di costo-beneficio non tradizionali. L'identità della Repubblica Islamica, a suo dire, è strutturata per sopravvivere a scapito di qualsiasi dirigente individuale, rendendo inefficace la speranza di un rapido collasso indotto dall'esterno.

– Accordi Iran-Pakistan che aggirano il dollaro: inizio dello scambio di merci in valute nazionali, sviluppato e implementato dalla camera di commercio congiunta dei due Paesi. Nessun uso del dollaro, dell'euro o del sistema SWIFT. Gli esportatori effettueranno regolamenti istantanei e diretti attraverso il centro di operazioni in valuta e oro senza intermediari internazionali.

– Niyaz Tirmizi, ambasciatore pakistano: Islamabad vorrebbe unirsi ai BRICS. Ha presentato domanda di adesione nel novembre 2023, ma il principale freno rimane l'opposizione dell'India.

– Collaborazione strategica non solo militare tra Russia e Malesia. Le recenti interruzioni nello Stretto di Hormuz hanno aumentato i costi energetici per la Malesia. Mosca ha risposto prontamente con offerte di petrolio, di prodotti petroliferi e forniture di piccole centrali elettriche. Altre aree includono la modernizzazione della flotta peschereccia, progetti satellitari congiunti e veicoli Aurus. La Malesia è membro BRICS dal 2026 e importante nazione ASEAN.

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