Rivista Indipendenza

Rivista Indipendenza Sovranità, indipendenza, liberazione

Indipendenza (rivista dal 1986 e associazione dal 2015) promuove analisi, proposte, azioni anche in collaborazione con realtà nazionali e internazionali per liberare l'Italia dal controllo di NATO e UE. Senza in-dipendenza e sovranità nazionale effettive sarà sempre illusoria ogni prospettiva di emancipazione/liberazione sociale possibile, che è l'effettivo completamento di ogni processo di liberazione nazionale ([email protected])

LIBANO/ SULLE ALTURE DI ALI AL-TAHER,HEZBOLLAH CHIAMA E TEHERAN RISPONDELe forze militari di Tel Aviv premono sulle stra...
19/08/2026

LIBANO/ SULLE ALTURE DI ALI AL-TAHER,
HEZBOLLAH CHIAMA E TEHERAN RISPONDE

Le forze militari di Tel Aviv premono sulle strategiche alture di Ali al-Taher, nel sud del Libano occupato, e da settimane le bersagliano con bombardamenti aerei e di artiglieria. Affermano che vi siano un quartier generale di Hezbollah, ufficiali dei Guardiani della Rivoluzione e combattenti di altre nazionalità, oltre che depositi di armi, cliniche mediche, 'pozzi di lancio' mimetizzati. Dette alture, che dominano le importanti città di Nabatieh e Kfar Tebnit, rappresentano un punto di osservazione cruciale, a sud del fiume Litani, sulle principali vie di comunicazione. Al loro interno si snoda un massiccio e sofisticato complesso sotterraneo fortificato, descritto come una sorta di "ragnatela" scavata nella roccia. L'IDF ha stretto d'assedio l'area, tagliato le condutture dell'acqua, bloccato i tentativi di rifornimento tramite droni e, penetrando a piedi nella roccia solida, utilizza robot militari per evitare di subire perdite (che ci sarebbero state, in numero discorde quanto a morti e feriti, a seconda delle fonti di stampa). Starebbe preparandosi a dare un assalto su vasta scala per prenderne il controllo.

Stamane, un deputato di Hezbollah, Hassan Ezzeddine, dopo aver definito Ali Taher "una delle posizioni chiave della resistenza", uno dei suoi "capisaldi storici", ha dichiarato che il movimento "compirà il proprio dovere nazionale" e "farà fronte a ogni atto di aggressione". Ha quindi aggiunto un passaggio a ben vedere molto significativo, nella sua dichiarazione alla stampa: un eventuale sostegno dell'Iran, una sua assistenza strategica in questo contesto rappresenterebbe una "luce sopra la luce", cioè una fonte di forza aggiuntiva e "potrebbe stabilire una nuova equazione di deterrenza riguardo Ali Taher", analogamente a quanto fatto in passato per la periferia sud di Beirut (Dahieh). Insomma, tecnologia e sostegno missilistico di Teheran potrebbero ribaltare i piani di Israele nel settore.

Poco dopo Teheran ha fatto sapere che interverrà nel conflitto qualora le forze israeliane portassero avanti un'operazione di terra o continuassero l'assedio per prendere il controllo delle alture. Il Presidente del Parlamento iraniano, Mohammad Bagher Ghalibaf, ha dichiarato pubblicamente di essere in costante contatto con i combattenti schierati in prima linea nel sud del Libano, confermando la totale vicinanza strategica a Hezbollah.

73 ANNI DOPO IL COLPO DI STATO CONTRO MOSSADEQ Oggi ricorre l’anniversario del colpo di Stato coloniale del 19 agosto 19...
19/08/2026

73 ANNI DOPO IL COLPO DI STATO CONTRO MOSSADEQ

Oggi ricorre l’anniversario del colpo di Stato coloniale del 19 agosto 1953 in Iran. Washington e Londra rovesciarono il governo Mossadeq reo di aver voluto avviare la nazionalizzazione dell’industria petrolifera, simbolo della sovranità nazionale sulle risorse del Paese.

Divenuto primo ministro nel 1951, non rinnovò la concessione sullo sfruttamento del petrolio alla Anglo-Iranian Oil Company, che lo Scià Reza Pahlavi aveva concesso nel 1933 ai britannici. Per la maggioranza degli iraniani l'oro nero rappresentava il simbolo dell'indipendenza ed erano scesi in piazza in massa contro il suo sfruttamento da parte della compagnia britannica. Mossadeq smantellò la compagnia britannica e costituì la National Iranian Oil Company. Londra rispose bloccando i capitali iraniani in gran parte nelle sue banche, rafforzò la presenza militare nel Golfo Persico, attuò un blocco navale per impedire l'esportazione di petrolio e dispose un embargo commerciale.
Stesse misure imperiali: ieri Londra, oggi Washington!

Nel 1953 Mossadeq costrinse lo Scià a lasciare il Paese e molti temettero che volesse proclamare la repubblica. Nell'agosto il colpo di Stato: un'operazione ("Ajax") dei servizi segreti statunitensi e britannici, per portare al governo vassallo il generale Fazlollah Zahedi, mentre lo Scià Mohammad Reza Pahlavi tornò dall'esilio e consolidò il suo potere, compiacendo l'Occidente (Stati Uniti, Gran Breragna, Israele in primis).
Quell'evento fu tra le cause della radicalizzazione della Rivoluzione islamica (1979).

Ieri un colpo di Stato, 'oggi' una guerra ad intermittenza che, come i tentativi di golpe falliti dopo la Rivoluzione, vede popolo e forze armate come potente asse di resistenza. L’indipendenza politica ed economica è vista sempre come fumo agli occhi dalle potenze colonialiste e imperialiste. Vale per l'Iran, come per chiunque, Italia compresa.
Solo, però, che da allora la musica è cambiata. Perlomeno -intanto!- a Teheran!

19/08/2026

GENERALE USA: FORZE INSUFFICIENTI PER SOSTENERE ISRAELE

"La Marina non può continuare a proteggere lo spazio aereo israeliano a causa della grave carenza di missili". Questo comunicava al Pentagono, per iscritto, ai primi di agosto, il generale Alexus Grynkewich, comandante del Comando Europeo degli Stati Uniti.
I cacciatorpediniere USA hanno costituito una componente fondamentale dell'architettura di difesa missilistica a più livelli di Israele (insieme ai sistemi gestiti da Tel Aviv e ai THAAD USA in Giordania e Paesi del Golfo) fornendo un ulteriore livello di protezione contro le risposte missilistiche balistiche a lungo raggio dell'Iran all'aggressione a guida USA-Israele.
Per di più, a maggio, funzionari statunitensi riferivano al Washington Post che Tel Aviv limitava l'utilizzo delle proprie scorte di intercettori durante le ostilità con l'Iran (ma contro la yemenita Ansarallah e la libanese Hezbollah) il che ha causato maggiore pressione sulle forze USA, costrette a ricorrere ad una quota molto elevata delle scorte.

Nonostante questa significativa concentrazione di sistemi di difesa missilistica intorno a Israele, l'Iran ha mantenuto la capacità di colpire con un alto tasso di successo. Tra i fattori determinanti: distruzione dei sistemi radar avanzati USA nei Paesi del Golfo ed utilizzo (peraltro parco) di missili di ultima generazione con testate manovrabili (multiple e ipersoniche plananti).

La pressione sui cacciatorpediniere USA nel Mediterraneo orientale e nel Mar Rosso è arrivata al limite, stante un rifornimento lento e ridotto rispetto al ritmo d'impiego. Scarseggia poi il numero di cacciatorpediniere disponibili. La flotta di classe Arleigh Burke, gioiello della U.S. Navy, è impegnata simultaneamente contro i missili balistici, nella scorta alle portaerei, nella guerra antisommergibile, nelle missioni di attacco a lungo raggio e in operazioni in molteplici teatri operativi. Il mantenimento di quelli intorno a Israele va scapito delle necessità USA nel Pacifico e in Europa.

Il generale lascia intendere: o più missili intercettori e ulteriori cacciatorpediniere di classe Arleigh Burke e successori, o ritiro dalle acque prospicienti Israele.
E a Washington? Pete Hegseth, ministro della Guerra, attacca la stampa e parla di "fake news", mentre Trump è in caccia dei responsabili di queste fughe di notizie che dimostrano debolezza agli avversari. Confusione e assenza di un qualche orintamento strategico conseguentemente perseguito regnano sovrani alla Casa Bianca!

IRAQ, PER UNA SOVRANITÀ COMPLETA "La sovranità nazionale è completa non solo controllando il territorio, ma possedendo i...
18/08/2026

IRAQ, PER UNA SOVRANITÀ COMPLETA

"La sovranità nazionale è completa non solo controllando il territorio, ma possedendo il potere decisionale politico, economico e finanziario". Così il 16 agosto, su X, Abu Ala al-Walai, esponente della Resistenza Islamica irachena (Kata'ib Sayyid al-Shuhada, KSS).

Washington ha il controllo su fondi e risorse e trattiene i proventi petroliferi (presso la Federal Reserve Bank di New York) come indennizzo a tempo indeterminato delle spese della 'loro' guerra d'aggressione (2023) ed elargendo quanto e quando vogliono. Una forma di "occupazione occulta" per Al-Walai, che esorta il governo a diversificare i mercati di esportazione e i canali bancari.

Questa presa di posizione si inserisce in un momento di forte tensione, mentre il governo spinge per la scadenza (caldeggiata da Washington) del 30 settembre 2026 sul disarmo delle milizie paramilitari. Gruppi come il KSS si oppongono giustificando la resistenza armata in chiave anti-statunitense.

TRUMP MINACCIA BOMBARDAMENTI SULL'OMAN Trump su tutte le furie circa l'imminente accordo tra Oman e Iran su Hormuz. Oggi...
18/08/2026

TRUMP MINACCIA BOMBARDAMENTI SULL'OMAN

Trump su tutte le furie circa l'imminente accordo tra Oman e Iran su Hormuz.
Oggi a Fox News ha duramente contestato il ruolo di Muscat, accusando il sultanato di interferire nelle dinamiche regionali: "Se l'Oman si mette in mezzo, lo bombarderemo senza pietà".

Teheran e Muscat si accingono a rendere pubblica una dichiarazione congiunta. Dalle prime indiscrezioni, l'intesa prevederebbe un corridoio d'ingresso dal lato iraniano e d'uscita da quello omanita. Ogni nave coordinerebbe il transito con la Marina dei Guardiani della Rivoluzione. In fase di limatura la mappa di percorsi e coordinate geografiche.

Trump, che a ferragosto ha affermato che intende dichiarare lo Stretto di Hormuz come territorio USA, rifiuta che la gestione di Hormuz sia decisa escludendo supervisione e interessi statunitensi.

Per Washington non è un bel segnale che l'Oman, da sempre "partner strategico" degli Stati Uniti, assuma posizioni decisionali autonome.

EPICENTRO AL-MOKHA (YEMEN)Al-Mokha è un porto sulla costa del Mar Rosso in Yemen che, tra il XV e il XVIII secolo, deten...
18/08/2026

EPICENTRO AL-MOKHA (YEMEN)

Al-Mokha è un porto sulla costa del Mar Rosso in Yemen che, tra il XV e il XVIII secolo, deteneva il monopolio mondiale del commercio del caffè. L'associazione moderna tra il termine "Mocha" (o Mokka) e il cioccolato nasce proprio dal tentativo di imitare il sapore naturalmente cioccolatoso dei chicchi originari e lavorati lì.

In posizione strategica vicino allo stretto di Bab el-Mandeb, la città, è sinora controllata dal governo fantoccio yemenita filo-saudita, con sede ad Aden, così debole che collasserebbe se non fosse per il sostegno estero (solo Riyad garantisce il 60-70% delle entrate). Una seconda porzione di Yemen vede un altro governo fantoccio, filo-emiratino. La bandiera della sovranità, dell'indipendenza, dell'anti-imperialismo è impugnata dallo Yemen di Ansarallah (noti come Houthi), con capitale Sana'a. Sciiti (zayditi), parte dell'Asse della Resistenza, per questo malvisti da Riyadh, dai restanti Paesi del Golfo e dall'Occidente.

Dopo la guerra contro Ansarallah nel marzo 2015, USA e Arabia Saudita (al suo apice la coalizione includeva Emirati Arabi Uniti, Bahrein, Kuwait, Egitto, Giordania, Sudan, Marocco, Gran Bretagna) si sono mostrati incapaci di avere la meglio. A fronte degli attacchi ai suoi impianti petroliferi, Riyadh chiese una tregua (aprile 2022). Due distinte coalizioni navali formate da Stati Uniti e Unione Europea, per porre fine al loro blocco del Mar Rosso alle navi israeliane, sancito in solidarietà prima con la Palestina e poi con l'Iran, si sono rivelate ad oggi infruttuose.

La tregua Riyadh l'ha rotta il 13 luglio scorso, bombardando l'aeroporto di Sana'a, per impedire l'atterraggio di un aereo proveniente dall'Iran che violava il suo embargo, e la città portuale di Hodeida. Ha quindi concentrato mercenari, fazioni yemenite anti-Ansarallah legate al governo fantoccio di Aden, gruppi salafiti, e accumulato armamenti nell'area yemenita sotto il suo controllo, per un'offensiva militare via mare e via terra contro Sana'a.

Come ritorsione, il 20 luglio Ansarallah ha dichiarato un blocco navale contro l'Arabia Saudita nello Stretto di Bab el-Mandeb e nel Mar Rosso. Anticipando l'offensiva militare saudita, che si preparava a Marib e Hadramaut, ha lanciato un'offensiva con droni e missili, colpendo gli impianti petroliferi di Saudi Aramco e attaccando a più riprese (9, 11, 14, 15 e 16 agosto) Mokha, con gravi danni a depositi di armi, navi da guerra, infrastrutture energetiche ed idriche, magazzini con scorte alimentari e causando morte e ferimento di decine di mercenari e di ufficiali di alto rango saudita. Obiettivi ben mirati, segno che Ansarallah dispone di ottime informazioni d'intelligence. Nelle ultime settimane, l'Iran ha fornito moduli del sistema globale di navigazione satellitare (GNSS) nonché dispositivi di contrasto alle interferenze radioelettroniche per l'equipaggiamento dei missili balistici. Questi moduli GNSS a 4 stadi utilizzano una combinazione di satelliti russi e iraniani per fornire maggiore precisione nella fase finale di guida dei missili. Combattimenti intensi anche nelle province di Hadramaut, Marib e a sud di Hodeida.

Il porto di Mokha ha sospeso, a tempo indeterminato, tutte le attività a causa dei ripetuti attacchi e qui sta puntando l'offensiva terrestre di Ansarallah. Prenderla rafforzerebbe il suo controllo sul Mar Rosso (dove è dirottato gran parte del petrolio saudita) e sullo stretto di Bab-el-Mandeb. Si tratta di zone di transito non solo di petrolio e gas, ma anche di altri minerali, fertilizzanti agricoli e altre merci; le interruzioni stanno già producendo criticità sulle economie dei Paesi del Golfo Golfo. Peraltro, questa continua oscillazione di guerra a bassa, poi alta, poi media, poi bassa, poi alta, ecc. intensità, danneggia ulteriormente la loro normale attività economica e la stessa normalità di vita delle rispettive popolazioni. È davvero loro interesse suicidarsi, veder distrutte le proprie economie, in nome delle guerre imperiali e coloniali di Stati Uniti e Israele nella regione?

15/08/2026

BOSFORO E DARDANELLI CHIAMANO HORMUZ

Per entrare o uscire dallo Stretto di Hormuz, Teheran è decisa sull'intenzione di formalizzare la riscossione di pagamenti, peraltro già in essere, dalle navi che vi transitano. Il ministero degli Esteri iraniano ha precisato di intenderli non come pedaggio di transito (illegale per i canali naturali, secondo il diritto marittimo) ma come tariffe obbligatorie per i costi dei servizi reali forniti alla navigazione (assistenza, operazioni di sminamento, sicurezza marittima, misure di protezione ambientale). Del resto si tratta di acque non internazionali, ma di pertinenza delle sovranità omanita e iraniana. L'aggressione statunitense-israeliana ha modificato la prassi precedente di libero e gratuito transito, che Teheran sta mantenendo per il naviglio collegato a Paesi come Cina, Russia, eccetera.
Dal punto di vista iraniano ci sono due ragioni nel voler far valere questo loro diritto, mutando posizione rispetto alla prassi antecedente: l'aggressione ha prodotto danni economici (sommati a quelli dell'illegale embargo pluridecennale euro-statunitense) e quindi si tratta di conseguire in tempi non lunghi legittime compensazioni; in secondo luogo si vuole evitare che navigli militari occidentali abbiano libero accesso nel Golfo, alla luce proprio della guerra che hanno poi portato contro l'Iran, anche dalle basi dei Paesi del Golfo riforniti soprattutto via mare.

Ciononostante, alti lai si levano dalle cancellerie occidentali, da quella imperiale (Washington) a quelle periferiche dei suoi vassalli.
Ora, si viene a sapere che il costo di transito delle navi attraverso il Canale di Panama è aumentato di 16 volte, con aste giornaliere, ad agosto, che hanno raggiunto 1,1 milioni di dollari, con impennate superiori negli ultimi giorni. Ad esempio, la nave portacontainer Seaspan Benefactor ha pagato ben 4 milioni di dollari in un'unica asta solo per saltare la fila.
Gli aumenti hanno una duplice causa: 1. il cambiamento dei flussi globali di merci dovuto alla chiusura dello Stretto di Hormuz ha costretto le compagnie di navigazione a cercare rotte alternative, concentrando il traffico globale verso Panama; 2. l'abbassamento del livello delle acque del canale, a causa del rafforzamento del fenomeno El Niño, sta limitando la capacità e il numero di transiti giornalieri del canale. Per evitare tempi di attesa di svariati giorni, i grandi armatori partecipano a sovrapprezzi d'asta folli per saltare la coda.
Ma come, e il libero transito invocato dall'Occidente contro l'Iran?

Si dirà: pedaggi marittimi obbligatori e strutturati si pagano nei canali artificiali (Panama, Suez) mentre, per i veri e propri stretti marittimi naturali, il diritto internazionale garantisce il transito libero e gratuito. Ah!
Si scopre però che Danimarca e Svezia applicano tariffe per il transito delle navi attraverso le acque strette che si trovano all'interno dei loro territori marittimi. Per gli Stretti naturali del Bosforo e dei Dardanelli, la Turchia riscuote una tassa sul transito in base alla stazza delle navi e per servizi obbligatori come il controllo sanitario, i fari, il salvataggio e il pilotaggio tecnico, tutto normato dalla Convenzione di Montreux (1936).
Ah! Allora, sulla base delle legittime esigenze di Teheran (vedi sopra), perché non stipulare un analogo, bel Trattato?

L'ULTIMA VITTORIA VIRTUALE DI TRUMPContinua la sequela di vittorie che Trump virtualmente consegue 'in casa' e nel mondo...
15/08/2026

L'ULTIMA VITTORIA VIRTUALE DI TRUMP

Continua la sequela di vittorie che Trump virtualmente consegue 'in casa' e nel mondo. Parlando in un'accademia di polizia nello Stato di New York, ha dichiarato che "dopo aver sconfitto definitivamente l'Iran, che sta subendo una pesante sconfitta, molto presto dichiarerò lo Stretto di Hormuz territorio degli Stati Uniti".

In conclamata patologia psichiatrica che da tempo ne altera pensiero, emozioni, comportamento, nella notte ha elaborato e diffuso sulla sua piattaforma personale l'immagine di cui sopra.

Da Teheran il vice ministro degli Esteri, Gharibabadi, con tono comprensivo di chi sa di rivolgersi a persona psichicamente disturbata, parlando a nuora perché suocera intenda, ha ricordato che lo Stretto di Hormuz non può essere conquistato con un tweet o una portaerei, un decreto presidenziale o un discorso di campagna elettorale.
"Accettate la realtà una volta per tutte: finora avete subito gravi sconfitte strategiche. Lo Stretto di Hormuz è e rimarrà iraniano".

14/08/2026

MOSCA, SULLA PIRATERIA OCCIDENTALE

È arrivata ieri la risposta-annuncio del Cremlino ai ripetuti atti di pirateria di Stati Uniti e alcuni Paesi europei al naviglio russo o a Mosca collegato. A bordo dell'incrociatore lanciamissili Varyag, a Yuzhno-Sakhalinsk, dove era in corso la fase finale delle esercitazioni della Flotta del Pacifico, Putin, con indosso un'uniforme navale, ha lanciato un avvertimento ai Paesi occidentali: se continuerà la pirateria, la Russia risponderà in modo simmetrico, al momento ritenuto opportuno, "ovunque" nelle acque internazionali, colpendo navigli di bandiera propria o di comodo (per aggirare tasse e regolamenti) dei Paesi interessati.

L'Unione Europea ha innalzato ulteriormente l'asticella verso una guerra diretta alla Russia con il suo 21° pacchetto di sanzioni (23 luglio): tra le misure varate, è stato predisposto un meccanismo legale che, oltre agli abbordaggi e ai sequestri di navi mercantili, permette agli Stati membri anche la confisca e la vendita all'asta del petrolio e dei beni sequestrati.
A queste violazioni sempre più sfacciate del diritto marittimo internazionale, equiparate a veri e propri atti pirateschi, il presidente russo ha posto di fatto un aut aut: immediata cessazione o risposta simmetrica. Questa scatterà anche se l'Unione Europea dovesse procedere con la vendita dei carichi sequestrati e non si limiterà necessariamente ai mari in cui sono avvenuti detti sequestri.
L'ammiraglio Viktor Liina, comandante in capo della Flotta del Pacifico russa, ha assicurato la piena prontezza delle forze militari e speciali per tali compiti.

Intanto, nei giorni scorsi, con un'operazione senza precedenti e ad una latitudine nord (oltre gli 81 gradi) considerata ad alto rischio nell'Artico, un convoglio di circa 20 petroliere della "flotta ombra" russa è in viaggio alla volta della Cina e dell'India, a meno di 500 miglia nautiche dal Polo Nord, lungo la Rotta del Mare del Nord. La stima totale del trasporto è di circa 8 milioni di barili di greggio, il che è reso possibile grazie ai potenti rompighiaccio nucleari di cui Mosca, unica al mondo, è dotata.

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