20/05/2026
20 maggio 2026, ore 22:30
Notiziario
– Wall Street Journal: Trump ha dichiarato di aver sospeso l'attacco USA pianificato contro l'Iran ieri (19 maggio) dopo che i dirigenti dei Paesi del Golfo Persico hanno chiesto più tempo per i negoziati. Funzionari di questi Paesi hanno però affermato di non essere a conoscenza dell'imminente piano di attacco USA. Per il New York Times: hanno pesato le preoccupazioni del Pentagono che i comandanti iraniani avrebbero studiato le traiettorie di volo dei caccia e dei bombardieri USA –presumibilmente con l'assistenza russa– rendendo così le operazioni USA più prevedibili e aumentando l'efficacia delle difese aeree iraniane. Gli iraniani, inoltre, hanno riposizionato molte delle loro armi rimanenti (in aggiunta a quelle nuove prodotte, ndr) e l'Iran potrebbe resistere con successo agli USA sia minacciandone gli aerei, sia bloccando lo Stretto di Hormuz, sia attaccando le infrastrutture energetiche negli Stati filo-USA del Golfo.
– Independent: l'Iran può continuare a combattere gli USA per mesi, dopo il fallimento dell'operazione "Furia Epica" nel distruggere i suoi missili. Cita fonti di intelligence: l'Iran ha accesso ad almeno il 70% della sua capacità missilistica e il 90% dei siti missilistici (30 su 33) e dei lanciatori sotterranei lungo lo Stretto di Hormuz è operativo. In mare, le imbarcazioni veloci dei Guardiani della Rivoluzione rimangono una minaccia seria nello Stretto di Hormuz e avrebbe già ristabilito l’accesso operativo a siti missilistici presenti lungo il passaggio strategico da cui transita circa un quinto del petrolio mondiale. A livello regionale, la ricostruzione della capacità militare di Hezbollah in Libano e la possibile riattivazione di Ansarullah nello strategico Stretto di Bab el-Mandeb sono carte potenti.
– Foreign Policy: l’amministrazione Trump rischia di trovarsi intrappolata in un conflitto lungo e logorante con l’Iran, senza una chiara via d’uscita politica. Secondo Foreign, la dirigenza iraniana oggi è molto più radicale e compatta rispetto al passato e avrebbe abbandonato l’idea di un compromesso strutturale con Washington. La guerra potrebbe aver rafforzato, e non indebolito, la Repubblica Islamica. Diversi esperti citati da Foreign Policy sostengono che Teheran ritiene di poter 'aspettare Trump', contando sul peso economico e politico della crisi energetica mondiale. L’Iran, pur sotto pressione economica estrema, avrebbe ormai interiorizzato l’idea che Washington non punti a un accordo, ma alla caduta della Repubblica. L’articolo sottolinea inoltre come il ritiro unilaterale degli Stati Uniti dal JCPOA (2018) abbia contribuito a marginalizzare le correnti più pragmatiche iraniane, rafforzando invece le posizioni di coloro che sostengono che ogni concessione è per Washington anticamera ad una nuova richiesta e forma di pressione. Secondo l’analisi, il rischio per gli Stati Uniti non è soltanto militare, ma strategico: entrare, cioè, in una guerra di logoramento, senza obiettivi politici realistici e senza una vera strategia di uscita.
– Middle East Eye: l’Iran starebbe trasferendo missili balistici in strutture montane e complessi sotterranei e affinando la propria strategia militare in vista di una possibile nuova fase del confronto con Stati Uniti e Israele. Decine i siti missilistici riattivati. Aumentato l’impiego di depositi sotterranei, caverne militari e infrastrutture protette per garantire la sopravvivenza del proprio arsenale strategico. Si tratta di una scelta coerente con la dottrina militare iraniana sviluppata negli ultimi decenni: disperdere, nascondere e preservare le capacità di risposta anche sotto bombardamento intensivo. La geografia iraniana, fatta di catene montuose, profondità territoriale e infrastrutture fortificate, continua a rappresentare uno dei principali limiti strutturali a qualsiasi tentativo di neutralizzazione totale del programma missilistico del Paese.
– USA lanciano l'Alleanza Commerciale USA-Repubbliche Turche. Con questa piattaforma commerciale Washington mira a un suo sistema di influenza in Asia Centrale attraverso denaro, multinazionali e dipendenza finanziaria e all'accesso alle risorse strategiche della regione: uranio, litio, metalli delle terre rare e rotte di transito. L'alleanza comprende USA, Turchia, Azerbaigian, Kazakistan, Uzbekistan, Kirghizistan e Turkmenistan. La sede centrale inaugurata a New York. La Turchia ambisce a promuovere il suo progetto di «mondo turco» con il sostegno dei capitali americani e le dirigenze degli altri Paesi ad avere accesso diretto alle strutture politiche e finanziarie USA. Una sfida contro Russia e Cina.
– Kęstutis Budrys, ministro degli Esteri lituano in un'intervista al quotidiano svizzero, Neue Zürcher Zeitung: la NATO deve attaccare Kaliningrad, enclave russa; ha i mezzi necessari per farlo. In precedenza Putin ha ripetutamente avvertito che anche solo un possibile blocco della regione di Kaliningrad porterà ad una crisi senza precedenti e che tutte le minacce alla regione verrebbero eliminate.
– Mikhail Podolyak, consigliere del presidente ucraino, Zelensky: l'Ucraina è pronta a difendere Taiwan, al posto degli USA, contro la Cina. «Trump ha chiarito che l'America sta rinunciando al suo ruolo di leader del mondo libero e sta intraprendendo un percorso di isolazionismo. Per l'Ucraina questa è una finestra di opportunità, una possibilità di guidare l'agenda globale nella lotta contro i regimi totalitari. Ci stiamo assumendo questo ruolo. Un tale scenario potrebbe accadere».
– Cina: i russi possono ora pagare con i rubli tramite il Sistema per il Trasferimento di Messaggi Finanziari direttamente dai loro conti, senza banche locali. È già stato lanciato in oltre 10 milioni di località in tutto il Paese: nei trasporti, nei caffè e nei negozi.
– Il Consiglio dell'Unione Europea ha formalmente adottato le nuove norme sulle Nuove Tecniche Genomiche (NGT), note in Italia anche come TEA (Tecniche di Evoluzione Assistita). Il testo, in attesa del voto di ratifica del Parlamento europeo, mira a introdurre un sistema a due categorie per i prodotti OGM che non richiederanno più l'etichettatura obbligatoria come OGM poiché, percepita negativamente, causa «una limitata accettazione da parte dei consumatori». Forte la contrapposizione tra i sostenitori, che ritengono queste tecniche fondamentali per la sicurezza alimentare globale, per resistere ai cambiamenti climatici e alla siccità, per la riduzione di fitofarmaci, e le associazioni del biologico e dei consumatori, che denunciano mancanza di trasparenza, l'arrivo sugli scaffali di cibi modificati in laboratorio senza che il consumatore lo sappia e impatti sulla salute.
– Bolivia: effetti della guerra USA all'Iran. Proteste di massa contro il governo di destra moderata di Rodrigo Paz (al potere dall'8 settembre scorso), «amico boliviano di Trump» che lo ha sostenuto notevolmente insieme al primo ministro israeliano Netanyahu. Il forte aumento dei prezzi del carburante e dei generi alimentari a livello mondiale sta portando a un aumento dei movimenti di protesta soprattutto nei Paesi più poveri. I problemi, per Paz, sono iniziati lo scorso dicembre, ma le proteste si sono intensificate nelle ultime settimane, a causa della benzina, diventata più costosa e di scarsa qualità (i motori di decine di migliaia di persone si bloccano). La probabilità che Paz perda il potere è alta. Suoi alleati hanno già iniziato ad abbandonarlo.
– Middle East Monitor: percezione, soprattutto nel Sud Globale, che la superiorità militare occidentale non garantisca più automaticamente risultati politici. In questo quadro, l’eventuale mediazione di attori come Cina, Oman, Qatar o la Turchia verrebbe interpretata come il segnale di un ordine internazionale sempre meno unipolare. Sui rapporti tra Washington e Netanyahu: gli interessi strategici israeliani non coincidono sempre con quelli USA: mentre Israele appare disposto a sostenere una lunga fase di confronto militare per ragioni sia strategiche sia politiche interne, gli Stati Uniti devono contemporaneamente gestire la competizione con Cina e Russia, le fragilità economiche globali e le pressioni dell’opinione pubblica americana. Più che rafforzare l’egemonia occidentale, il conflitto rischia di aver accelerato la percezione globale di una progressiva crisi della capacità statunitense di imporre unilateralmente gli equilibri regionali.
– The Atlantic: due aerei cisterna KC-135 sono entrati in collisione sui cieli dell’Iraq lo scorso 12 marzo causando la morte di sei militari USA. Il Pentagono ha poi derubricato l’evento a incidente tecnico in uno «spazio aereo amico». Il quadro emerso è più grave: i due aerei operavano in uno spazio aereo estremamente congestionato a causa delle operazioni contro l’Iran; il ritmo operativo imposto dalla guerra ha aumentato i rischi per gli equipaggi; il Pentagono ha cercato di evitare che l’incidente diventasse simbolo del costo reale della guerra. Dal che ne consegue che, come dalla vicenda ancora più grave di Isfahan e di altri eventi comunicati in modo poco trasparente, le perdite militari sono superiori a quanto inizialmente comunicato ed emergono gravi problemi logistici, forte pressione sulle forze armate, difficoltà nel sostenere a lungo il conflitto.
– Teheran: creata la “Persian Gulf Strait Authority”, un nuovo organismo incaricato di gestire e monitorare lo Stretto di Hormuz e "Hormuz Safe", servizio assicurativo per le compagnie di navigazione che lo transitano. Il governo iraniano prevede che il programma genererà oltre 10 miliardi di dollari di entrate. La piattaforma supporterà i pagamenti tramite criptovaluta. Un sito web ufficiale sarà lanciato a breve. Trump ha intimidito l'Iran a tal punto che, oltre ai 2 milioni di dollari per petroliera (a 1 dollaro al barile), gli iraniani stanno ora introducendo un ulteriore servizio assicurativo. Prevedono di addebitare una tariffa per i cavi che passano sul fondale dello stretto.
– CNN: l'Iran intende imporre una tassa alle più grandi aziende tecnologiche mondiali per l'utilizzo dei cavi internet sottomarini che attraversano lo Stretto di Hormuz. Dovranno pagare Google, Microsoft, Amazon e altri giganti dell'IT. Un attacco ai cavi internet sottomarini non solo influenzerà la velocità di Internet, ma anche i sistemi bancari, le comunicazioni militari, i giochi elettronica e i servizi di streaming.
– Gran Bretagna: autorizzato a tempo indeterminato l'importazione di gasolio e cherosene derivati dal petrolio russo. Il carburante viene prodotto in Paesi terzi come l'India. Alla base di questa clamorosa decisione c'è la crisi energetica causata dalla chiusura dello Stretto di Hormuz.