14/05/2026
SIBILLA ALERAMO, DALLA PINETA SACCHETTI ALLA PINETA SACCHETTI
Sibilla Aleramo (1876-1960), pseudonimo di Marta Adelina Faccio, poetessa, scrittrice, giornalista, rimane una delle figure femminile più importanti del passato Novecento italiano, soprattutto per il suo attivismo a favore delle donne (suffragio universale, diritti del lavoro).
Nel 1892, a quindici anni, Adelina è violentata dall’uomo che sarà poi costretta a sposare e che le infliggerà ripetute umiliazioni.
A fine febbraio 1902 Sibilla trova la forza di abbandonare la casa del marito (e il figlio Walter) trasferendosi a Roma presso una delle sorelle alla Pineta Sacchetti. Qui inizierà la stesura del romanzo “Una donna”, già concepito nel giugno dell’anno precedente - romanzo che si rivelerà un grande successo internazionale (pubblicato nel 1906).
Una rara fotografia di quel periodo, infatti, riprodotta nel libro “La campagna dei Papi” la ritrae fra gli alberi della Pineta Sacchetti
Durante il periodo romano, assieme a Giovanni Cena e ai coniugi Celli (Angelo Celli fu il massimo studioso della malaria che affliggeva l’agro romano) si dedicò alla fondazione delle prime scuole nella campagna del suburbio.
Gli anni successivi la vedono in contatto con i maggiori intellettuali e artisti italiani, da Papini a Rebora, da Boccioni a Quasimodo. Intratterrà una relazione tormentata col poeta Dino Campana, autore de “Canti orfici”.
Cinquant’otto anni più tardi, alla fine della vita, Sibilla tornerà alla Pineta Sacchetti, ricoverata alla clinica “Villa Speranza” presso il Policlinico “Agostino Gemelli”.
Dei suoi ultimi giorni alla Pineta Sacchetti abbiamo alcune pagine di diario pubblicate nel 1978 dalla Feltrinelli col titolo “Diario di una donna. Inediti 1945-1960” di cui si danno alcuni stralci.
- 19 dicembre 1959, mattino
Oggi nel pomeriggio entrerò nella clinica Speranza alla Pineta Sacchetti. Vedremo se riprenderò un po’ della mia forza!
- 19 dicembre 1959, Villa Speranza, Pineta Sacchetti, ore 19
Assestata il meglio possibile la piccola stanza, vuotate le valigie, prima visita d'un medico, serio, giovane, al quale domani farà seguito il direttore della clinica.
- 20 dicembre 1959, pomeriggio
La mattinata passò, addolcita solo dalla vista del sole di là dalla finestra. Rimasi coricata, e mezzogiorno era già scoccato che arrivarono i cari e buoni Niccolò e Dinda, che attendevo dalle undici e non avevano trovato in tempo la strada esatta (chi mi verrà a trovare i giorni prossimi, cosî remota dal centro?). I due buoni amici valsero a tranquillizzarmi un po’.
- 22 dicembre 1959, ore 10,30
Il direttore della clinica, simpatico, è venuto finalmente. Poi a mezzodî giunse, trafelato e disperato, il caro Adriano, che non avendo macchina, aveva preso ben quattro tram e impiegate più di due ore nel tragitto. Ha predetto che non verrà nessuno a trovarmi, cosi lontana! M’ha invitata a pranzo a casa sua per la mattina di Natale. Prenderò un taxi. Intanto ho qui la stanza piena di fiori, rose bellissime e vasi di azalee ... Altra novità: hanno messo qui in stanza l’apparecchio televisivo. Ma io sono ugualmente disperata.
- 24 dicembre 1959, ore 9
Temporale. Il mio male cresce, senza accenno a diminuire. Mesta vigilia di Natale! Ieri varie visite: la moglie di Terracini e Maria Michi ... Poi la cara coppia Laura e Nino Sansone. Ho la piccola stanza rigurgitante di fiori.
- 26 dicembre 1959, sera
Ieri pranzo adorabilmente affettuoso da Adriano Vitali e da sua madre, la dolce e brava Esperia ... Tornata in clinica prima di notte nella macchina della cara Rumenia. Stamane mi sono svegliata ancor più debole, incapace di trangugiare il menomo boccone. Sono rimasta in camera, in vestaglia, tutta la giornata. Ma, ho paura, io Sibilla ho paura, forse la prima volta nei miei ottantatré anni.
- 27 dicembre 1959, domenica mattina
Si, ho paura ... Rimango a letto, con solo una tazzina di tè. Vedremo. Non ho forza neppure di scorrere i giornali. Vedo di là dai vetri il cielo nubiloso.
- 28 dicembre 1959, mattina
Ieri domenica solitaria
sera
Stasera invece tuona e piove ... Stamane dolcissima visita di Camilla Ravera e di sua nipote ... Si fermarono poco ma mi fece un gran bene star con loro! Faranno pubblicare nell’“Unità” la notizia della mia degenza in questa clinica, cosî molti amici che attendono vanamente da settimane mie risposte ai loro auguri capiranno il motivo del mio ritardo. Stasera sono cosî sfinita che non aprirò neanche la televisione per il giornale, e spegnerò i lumi fra poco, prima delle otto!
- 29 dicembre 1959
Ultimi sonni, potrei intitolare questi miei sonni di dodici, quattordici ore la notte senza risveglio. Anche di giorno del resto terrei sempre gli occhi chiusi. Deriva dal mio enorme stato di debolezza, neppure il braccio ho più la forza di alzare. Fosse, fosse la fine!
- Roma, 2 gennaio 1960, mattino
Né l’ultimo dell’anno né ieri trovai la forza di una parola!! C'era un magnifico mazzo di rose mandatomi la Togliatti con un suo caro biglietto a mano ... Alle ventuno chiuso la televisione, e subito addormentata sino alle otto di stamane! … Tempo chiaro. Ma fatico a tener gli occhi aperti.
La Aleramo non troverà più la forza di aggiornare il suo diario.
Morirà il 13 gennaio.
https://primavalleinrete.wordpress.com/2026/05/14/sibilla-aleramo-dalla-pineta-sacchetti-alla-pineta-sacchetti/