21/07/2026
QUINTO FABIO EUTICHIANO, DENDROFORO DI GALERIA
La statua che potete vedere nelle prime due immagini si trova "presso l’angolo occidentale del Chiostro di Michelangelo al Museo delle Terme di Diocleziano".
Priva di testa e di braccia, è entrata a far parte della collezione del Museo il 10 giugno 1932.
Essa fu ritrovata presso il santuario di Santa Maria in Celsano su via Santa Maria di Galeria.
L’iscrizione ai piedi della statua recita:
Virtuti corp(oris vel -oratorum) coll(egi) dendropho
= rum vici Cariensibus
Q(uintus) Fabius Eutychianus patronus et q(uin)q(uennalis) p(er)p(etuus) de suo posuit
Gli studiosi Marco Brunetti, Simone Ciambelli e Gianluca Gregori, al cui prezioso articolo faremo costante riferimento (“Un’inedita statua della Virtvs Corp. Coll. Dendrophorvm da Careiae (Santa Maria di Galeria)", "Papers of the British School at Rome, 2022, così traducono:
“Al Valore della collettività del collegio dei dendrofori del vicus, per gli abitanti di Careiae, Quinto Fabio Eutichiano patrono e presidente perpetuo a sue spese pose”.
E aggiungono:
“Tra le varie particolarità della nuova iscrizione vi è anche il fatto che essa contenga la prima menzione dell’etnico Carienses (in luogo della forma corretta Careienses), da riferire alla piccola comunità di Careiae, nell’Etruria meridionale, che ora apprendiamo avere avuto lo status di vicus”.
Il vicus era un villaggio rurale della Roma imperiale. In tal caso Careiae (Galeria) avrebbe vantato questo status apparendo, fra l’altro, negli itinerari più importanti del tempo (Tabula Peutingeriana, Itinerario Antonino, Codice Ravennate) lungo la via Clodia, a conferma dell’importanza che rivestiva lungo tale direttrice (senza contare che l’attuale via Santa Maria di Galeria doveva coincidere con la via Cornelia Boccea che, all’altezza del castello di Boccea, deviava seccamente a nord per congiungersi proprio con la Clodia-Braccianese e inoltrarsi poi verso Cere e la Tuscia, forse sin a Tarquinia).
Questo Eutychies, d’origine greca, forse già liberto, rivestiva il ruolo di dendroforo.
“Il sostantivo dendrophorus” continuano gli studiosi “di chiara matrice greca, è traducibile letteralmente come portatore d’albero (δένδρον “albero” e ϕέρω “porto, portare”). Questa associazione, infatti, coinvolta nel culto di Mater Magna e del suo paredro Attis, aveva il compito principale di condurre il sacro pino durante la processione dell’arbor intrat (22 marzo), albero nel quale si sarebbe trasformato Attis dopo essersi evirato ai suoi piedi … Questa dendroforia fu istituita dall’imperatore Claudio, probabilmente nel momento stesso in cui furono iscritte pubblicamente nel calendario romano le cerimonie per Attis … non sembra dunque un caso che i dendrofori di Roma celebrassero come giorno della loro nascita proprio il primo agosto, dies natalis di Claudio; è assai probabile, infatti, che anche l’introduzione di questo collegio urbano sia da connettere all’azione di governo di questo imperatore”.
Se "la statua di Virtus fu rinvenuta nei pressi del santuario di Santa Maria in Celsano, non è da escludere che proprio in questo sito fosse anticamente praticato il culto di Cibele. L’attuale santuario insiste del resto su strutture romane di epoca imperiale … Si potrebbe ipotizzare, con la dovuta cautela, che alla base della continuità funzionale di questo luogo, che avrebbe ospitato un culto per Cibele prima di divenire sede di un santuario dedicato alla Vergine Maria, possa esserci stato anche un qualche intreccio tra il culto metroaco [cioè di Cibele Magna Mater] e quello mariano in epoca tardo antica".
Il medesimo dedicante, Quinto Fabio Eutichiano, appare in un’ulteriore epigrafe di una statua di Marte (terza immagine):
Deo sancto Marti
Q. Fabius Eutychianus patron(us)
et q(uin)q(uennalis) p(er)p(etuus) de suo posuit
Questa statua, alta circa un metro, “nel Cinquecento ... appartenne alla ricca collezione del cardinale Rodolfo Pio da Carpi sul Quirinale … prima di passare a Venezia, presso i Grimani e giungere poi nella raccolta del marchese Tommaso degli Obizzi (1750-1803), presso la villa del Catajo a Battaglia Terme (in provincia di Padova) … alla fine dell’Ottocento, con gran parte di quella collezione, fu trasferita nel Kunsthistorishes Museum di Wien, dove tuttora si conserva nei depositi”.
Il rinvenimento della statuetta fu considerato di ambito urbano. L’identità del dedicante (Quintus Fabius Eutychies), però, fa sì che anche questo pezzo sia stato probabilmente ritrovato nei pressi di Santa Maria di Galeria.
Il rapporto fra Virtus, Cibele e Marte potrebbe spiegarsi in due modi: o con un culto comune fra Cibele e Ma-Bellona (Ma fu dea di origine anatolica poi associata all’italica e antichissima Bellona) oppure considerando che “la Mater Deum, rappresentata con una corona murale in testa, assume sin dal suo arrivo a Roma il ruolo di protettrice dei Romani, apportatrice di vittoria e salvezza. Nel suo ingresso a Roma, infatti, la dea segue un percorso di tipo militare, passando attraverso porta Capena, davanti sia al tempio di Marte che a quello di Honos et Virtus”.
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