06/05/2026
Lavoro e Intelligenza Artificiale
📌 Martedì 12 maggio, Piazza Cinecittà 11, Roma. Ore 18.00
Trasformazioni, rischi e opportunità nell’era degli algoritmi.
L’intelligenza artificiale sta ridefinendo i rapporti economici e produttivi, spostando potere, conoscenza e capacità decisionale verso imprese, piattaforme e grandi gruppi tecnologici.
Noi non possiamo evitare di comprendere questa trasformazione, né limitarci a subirla: dobbiamo fornire soluzioni politiche, sociali ed economiche capaci di orientare l’innovazione verso l’interesse collettivo.
Nel lavoro, il rischio principale è l’aumento dell’asimmetria informativa tra impresa e lavoratore: chi controlla dati e algoritmi conosce, misura e orienta comportamenti che il singolo non può vedere né contestare.
Turni, produttività, valutazioni, incentivi, selezione del personale e carriere possono essere governati da sistemi opachi, trasformando il lavoro in una relazione sempre più squilibrata.
In un’economia globalizzata e deregolamentata, lo Stato fatica a intervenire: le tecnologie si sviluppano oltre i confini nazionali, mentre le regole pubbliche arrivano tardi, frammentate o facilmente aggirabili.
Il risultato può essere una nuova concentrazione di ricchezza e potere, dove i benefici dell’innovazione vengono privatizzati e i costi sociali ricadono su salari, diritti, welfare e qualità della vita.
Per questo una prospettiva progressista deve proporre strumenti concreti: trasparenza algoritmica, diritto alla spiegazione, controllo pubblico, contrattazione collettiva sui dati e redistribuzione dei guadagni di produttività.
L’IA può essere utile solo se viene governata democraticamente, limitando lo sfruttamento, rafforzando il lavoro umano e impedendo che l’efficienza diventi sinonimo di precarizzazione.
Ancora più radicale è il rischio dell’uso militare dell’intelligenza artificiale, fino a sistemi capaci di selezionare bersagli e decidere autonomamente chi uccidere.
La sfida, dunque, non è soltanto tecnologica: è economica, politica e democratica, e riguarda la nostra capacità di trasformare l’IA da strumento di concentrazione del potere a leva di benessere, diritti e giustizia sociale.