29/06/2026
L’analisi di Sinistra Italiana-AVS sul Piano Rifiuti Lazio
Il nuovo Piano rifiuti per il Lazio varato dalla giunta Rocca prende innanzitutto atto del piano di Roma già approvato dal Commissario Gualtieri, e lo recepisce integralmente; coerentemente, si divide il Lazio in due ATO (Ambito territoriali Ottimali) - ATO2 per la città di Roma e ATO1 per il resto del territorio - ciascuno dei quali prevede obiettivi, modalità di gestione e impianti per garantire l’autosufficienza e chiudere il ciclo autonomamente al proprio interno.
Abbiamo innanzitutto contestato questa impostazione che risponde ad una logica centralistica, mentre invece occorrerebbe favorire il decentramento e l’attivazione di un sistema a rete: ripristinando gli ATO provinciali, e prevedendo per la città di Roma la riorganizzazione di AMA con una struttura più agile che faccia riferimento primario ai municipi o gruppi di essi.
Entrando nel merito, il piano si presenta come una giustapposizione di fatto di due piani separati e distinti, con una impostazione generale orientata alla "valorizzazione energetica" e non coerente con i principi dell'economia circolare: invece di puntare sulla diminuzione dei rifiuti prodotti e sulla massimizzazione del recupero, riuso e riciclo, si ricorre in maniera ingiustificate e abnorme alla “valorizzazione energetica”, sia bruciando rifiuti in due inceneritori, - il megaimpianto di Roma e quello di S. Vittore ulteriormente potenziato - sia destinando alla produzione di biogas quote enormi di frazione umida.
La scelta per Roma è chiara: si attua la raccolta differenziata senza ambizioni, ottenendo riciclo di materia ben al di sotto del target europeo, e si destinano tutti i rifiuti indifferenziati (600.000 tonnellate/anno per i prossimi 30 anni) all’incenerimento. E’ vero che con ciò si riduce il ricorso alla discarica, ma questo approccio lede il principio europeo della gerarchia dei rifiuti, che ammette l’incenerimento solo dopo aver massimizzato riuso e riciclo; e non rispetta politica e direttive (pacchetto del 2018) dell’economia circolare che ruota tutta sul recupero di materia e riciclaggio, e non contempla il recupero di energia.
Nel resto del lazio, ATO1 - e questa è una evidente contraddizione interna al piano regionale - i rifiuti indifferenziati vengo preventivamente trattati nei classici impianti TMB, che producono materiale da conferire in discariche e da bruciare.
La nostra proposta è di rendere omogeneo il piano adottando in tutto il Lazio il trattamento degli indifferenziati, ma in impianti ottimizzati per il recupero di materia: in tal modo aumenterebbe il tasso di riciclo, diminuendo sensibilmente il ricorso all’incenerimento e alla discarica con evidenti vantaggi in termini economici ed ambientali.
L’intero piano prevede una scarsa riduzione della produzione di rifiuti, e punta su grandi impianti e tecnologie intrinsecamente molto inquinanti: innanzitutto inceneritori, che adottando le pratiche virtuose per l’economia circolare dovrebbero essere progressivamente depotenziati (invece di ampliarli e costruirne di nuovi); ma anche i biodigestori anaerobici che stanno invadendo tutta la regione (i due di Casal Selce e Cesano, l’altro ipotizzato ad Anagni e Civitavecchia ed altri ancora), che sottraggono materia pregiata ai processi di compostaggio aerobico essenziali per l’agricoltura oltre che per l’incremento del tasso di riciclaggio, e contribuiscono in maniere insignificante alla “diversificazione” energetica.
Riteniamo che debba essere aggiornata profondamente la politica di gestione della frazione organica, per la quale abbiamo avanzato una proposta articolata che prevede compostaggio diffuso e autocompostaggio, interventi sui regolamenti edilizi, adozione dei CAM, pianificazione integrata e sistemi premiali.
In generale, riteniamo che la regione debba assumere decisioni per contrastare la proliferazione di impianti di trattamento, che già ora sono squilibrati per l’offerta considerevolmente superiore alla domanda, ed evitare di diventare da regione esportatrice a importatrice di rifiuti, organici per produrre biogas oltre che indifferenziati per gli inceneritori.
Per le discariche di ATO1 si propone di ampliare quelle di Viterbo, Aprilia (LT) e Roccasecca (FR), mentre per Roma si arriva all’assurdo di prevedere il conferimento fuori ATO2, nella discarica di Civitavecchia da ampliare: tutti siti in condizioni critiche, che insistono su territori già ampiamente compromessi. La localizzazione delle discariche è un problema serio, che non può essere affrontato con superficialità e soluzioni inadeguate: deve essere riconsiderato completamente, coinvolgendo le comunità e le Istituzioni locali.
Altro punto cruciale è l la tariffa puntuale, che il Piano prevede di estendere al 15% della popolazione entro il 2031: noi chiediamo di puntare molto più in alto, essendo uno strumento fondamentale per l’incremento della raccolta differenziata di qualità e per il conseguente incremento del tasso di riciclo.
Ora la parola passa al Consiglio regionale, che auspichiamo attivi una discussione ampia e approfondita, ascolti cittadini, comitati e Istituzioni, e favorisca un confronto politico serio al quale parteciperemo con il massimo impegno.
Sinistra Italiana Lazio