05/06/2026
Il Piano Casa del Governo riapre il tema dell’emergenza abitativa in Italia. Il punto è capire se le nuove misure riusciranno ad aumentare davvero il numero degli affitti a canone calmierato per famiglie, lavoratori, studenti e soggetti dell’economia sociale.
Il problema riguarda il costo dell’abitare: se una famiglia spende in media il 30% del reddito per l’affitto uno sconto generico sui prezzi di mercato può non bastare. Servono canoni sostenibili, regole chiare e una quota precisa di case destinate alla locazione.
Nell’intervista realizzata da Antonello De Fortuna, Rossana Zaccaria, di Legacoop Abitare, analizza il Piano Casa del Governo. Zaccaria riconosce un primo merito al provvedimento: “Questo piano ha quanto meno il merito importante di aver ripreso in mano la questione abitativa, che in Italia, come ben sappiamo, non viene affrontata con una politica strutturale”.
La critica principale riguarda l’affitto. Zaccaria spiega che il piano cita locazione e vendita, ma non indica obiettivi vincolanti: “In nessuno dei tre pilastri si stabilisce una percentuale di vendita e una percentuale di affitto da realizzare”. Il rischio è che l’intervento non aumenti abbastanza l’offerta di case in locazione.
Per Legacoop Abitare, il canone calmierato deve essere calcolato sul reddito reale delle persone non solo sullo sconto rispetto al mercato. “Un ribasso del 30% rispetto ai costi di mercato non è sufficiente a realizzare un affitto o una vendita veramente calmierati”, osserva Zaccaria. “In una città come Milano, il 33% vuol dire arrivare anche a un affitto di 1.000 o 1.200 euro”.
Puoi riascoltare l’intervista integrale on demand sul sito di Radio Radicale:
👉 https://www.radioradicale.it/scheda/790650/