Assange Libero

Assange Libero Lun 4 Feb 2013 -

New York - JULIAN ASSANGE riceve “in contumacia” il Courage Award (premio al coraggio) per le Arti 2013.

... VALE QUANTO MAI LA PENA "RIPUBBLICARLO"!!!
27/12/2023

... VALE QUANTO MAI LA PENA "RIPUBBLICARLO"!!!

27/12/2023
MAGNIFICA NOTIZIA, "ANCHE" PERCHÉ, OCCORRE SOTTOLINEARE, «TRATTAVASI DI "GRAVE ATTENTATO ALLA COSTITUZIONE BOLIVIANA"»!!...
27/12/2023

MAGNIFICA NOTIZIA, "ANCHE" PERCHÉ, OCCORRE SOTTOLINEARE, «TRATTAVASI DI "GRAVE ATTENTATO ALLA COSTITUZIONE BOLIVIANA"»!!!

«La Corte Suprema boliviana ha dichiarato 2 giorni fa "infondato" il ricorso presentato per annullare la condanna dell'ex presidente di destra filo USA Jeanine Áñez, autoproclamatasi subito dopo il colpo di Stato che destituì il presidente socialista Evo Morales nel 2019.

La Camera Penale del suddetto tribunale ha infatti confermato la sentenza che condanna a 10 anni di reclusione la Áñez nel caso chiamato "Colpo di Stato II" e la lascia nel carcere dove già è imprigionata per "reati di violazione dei doveri e risoluzioni contrarie alla Costituzione della Bolivia".

In questo senso, la Corte ha dichiarato nella sua risoluzione che la richiesta degli avvocati della Áñez non ha né basi giuridiche, né argomenti, né prove sufficienti per revocare la decisione penale nei confronti dell'ex presidente boliviana.

La donna è attualmente detenuta nel carcere femminile di Miraflores, a La Paz.

L'imputata è anche sottoposta ad un altro processo denominato “Colpo di Stato I” per la presunta commissione dei reati di sedizione, terrorismo e associazione a delinquere. La Procura ha concluso le indagini e prevede che questo ulteriore processo si svolgerà nel 2024.
La Áñez ha almeno altri sette processi aperti nel sistema giudiziario ordinario boliviano.

Vale la pena notare che il verdetto finale del Tribunale è arrivato dopo un'analisi approfondita effettuata da un team legale guidato dai giudici Olvis Égüez e Edwin Aguayo della Camera penale.»

«GUAI ALLE VITTIME» DI MARCO TRAVAGLIO FQ 27 DIC 2023OTTIMO!... COME SEMPRE, DEL RESTO, NELLE "QUESTIONI CONCERNENTI LA ...
27/12/2023

«GUAI ALLE VITTIME» DI MARCO TRAVAGLIO
FQ 27 DIC 2023

OTTIMO!... COME SEMPRE, DEL RESTO, NELLE "QUESTIONI CONCERNENTI LA SFERA GIUDIZIARIA"!!!

«Il senatore di FdI Alberto Balboni propone di riformare l’articolo 111 della Costituzione – già deturpato da destra e sinistra con una riforma verbosa, fumosa e pericolosa sul “giusto processo” (come se prima i processi fossero ingiusti per legge) – con un semplice comma: “La Repubblica tutela le vittime di reato e le persone danneggiate dal reato”. Ottima idea, che infatti incontra l’ostilità del peggio del Parlamento (FI e Iv), la “frenata del Pd” e il favore del 5S Roberto Scarpinato. Sarebbe ora che le vittime di reato entrassero in Costituzione. Perché sono la vera ragione per cui si celebrano i processi: per rendere giustizia a chi il reato l’ha già subìto e per preservare – levando di torno chi l’ha commesso e dissuadendo chi potrebbe commetterlo – chi rischia di subirlo. E perché i “legislatori” dovrebbero dimenticare gli interessi di avvocati, magistrati e imputati colpevoli, e concentrarsi solo su quelli delle vittime: gli imputati innocenti che finiscono nelle maglie della giustizia per errore e i cittadini danneggiati da chi calpesta le leggi. Il che non vuol dire che agli imputati colpevoli non vadano garantiti tutti i diritti di difesa: vuol dire che le garanzie non devono impedire alle vittime di avere giustizia, altrimenti non sono garanzie, ma grimaldelli per l’impunità.

Purtroppo, salvo rare eccezioni (le norme sulla violenza sessuale, le tutele ai whistleblower che denunciano illeciti sul luogo di lavoro, la Spazzacorrotti e la blocca-prescrizione), le riforme della giustizia sono sempre studiate su misura degli avvocati (i più rappresentati in Parlamento) e dei loro clienti colpevoli, ma quasi mai delle vittime. Infatti tuttora il pm non è obbligato a interrogare l’indagato prima di chiederne il rinvio a giudizio; e chi viene denunciato ingiustamente e archiviato deve pagarsi l’avvocato. Cose impensabili in un sistema fondato sulla tutela delle vittime: è il colpevole che ha un avvocato sempre a tiro, dà per scontato che chi lo denuncia dica il vero e non ha interesse a farsi interrogare, sennò aggrava la sua posizione. Invece l’innocente e la vittima un avvocato non ce l’hanno e non hanno nulla da nascondere al pm. L’innocente e la vittima hanno fretta (l’uno di essere assolto, l’altro di veder condannato il reo), mentre il colpevole allunga i tempi per arraffare la prescrizione. L’innocente e la vittima, al contrario del colpevole, vogliono più prove e più intercettazioni utilizzabili e pubblicabili per far emergere la verità; e, in caso di errori giudiziari, sperano che la stampa scriva tutto (ordinanze di custodia incluse) per smascherarli. Il colpevole invece vuole il bavaglio ai cronisti, perché sa che le intercettazioni lo incastrano e le ordinanze dicono la verità. Quindi delle due l’una: o il senatore Balboni ha sbagliato proposta, o ha sbagliato partito.»

«PD E M5S: “Sostegno ai cronisti obiettori e a chi farà sciopero”» DI GIANLUCA ROSELLI - FQ 27 DIC 2023UN OTTIMO AUSPICI...
27/12/2023

«PD E M5S: “Sostegno ai cronisti obiettori e a chi farà sciopero”» DI GIANLUCA ROSELLI - FQ 27 DIC 2023

UN OTTIMO AUSPICIO PER L'ANNO ENTRANTE: «CHE SIA L'AVVIO DI "UNA LOTTA A TUTTO CAMPO PER SALVAGUARDARE LA NOSTRA MAGNIFICA COSTITUZIONE DA IGNOBILI STRAVOLGIMENTI"»!!!

N.B.: «Libertà di stampa. Ruotolo (Pd): “Neanche B. si era spinto a tanto”; Il 5Stelle Carotenuto: “Rischio di fake news”»!

«Mettere in campo tutte le azioni di lotta possibili contro la legge bavaglio. A cominciare dal disertare la conferenza stampa di fine anno di Giorgia Meloni, passando poi a una strenua battaglia in Parlamento e nelle piazze contro l’emendamento di Enrico Costa, fino allo sciopero dei giornalisti e la disobbedienza da parte di quei cronisti che sceglieranno di infrangere la legge.

Questo è il quadro all’interno del quale si muoveranno le opposizioni – Pd, 5 Stelle e Alleanza Verdi Sinistra – per fare in modo che venga ritirato il bavaglio alla stampa presentato dal deputato di Italia Viva – Azione, approvato alla Camera, che delega il governo a vietare la pubblicazione, anche per estratto, delle ordinanze di custodia cautelare fino alla fine delle indagini preliminari.

Atto politico contro cui alcuni giornali, in primis il Fatto, si stanno ribellando, nel silenzio assordante della stampa di destra e filogovernativa.

“Nemmeno Silvio Berlusconi con l’editto bulgaro si era spinto a tanto. La libertà di stampa in Italia è sotto attacco da trent’anni e con l’emendamento Costa ha raggiunto il suo culmine”, afferma il responsabile dell’informazione del Pd, Sandro Ruotolo. Che aggiunge: “La questione è etica, perché l’articolo 21 della Costituzione difende non solo il dovere dei giornalisti a informare, ma anche il diritto dei cittadini a essere informati. La scelta della Fnsi di disertare la conferenza di Meloni è giusta, come anche lo sarà la scelta di non obbedire alla norma, che è anticostituzionale”. E a tal proposito al Nazareno si ricorda il messaggio alle Camere dell’ex presidente Carlo Azeglio Ciampi del 23 luglio 2022 in materia di pluralismo e libertà dell’informazione, proprio nel periodo dell’editto bulgaro di Berlusconi contro Travaglio, Biagi e Luttazzi.

L’obiezione di coscienza è stata annunciata dal Fatto, ma anche dal capo della Procura di Potenza, Francesco Curcio, il quale ha detto che continuerà a rilasciare le ordinanze ai cronisti, anche perché non sono secretate. L’obiezione di coscienza, naturalmente, tocca l’incostituzionalità del provvedimento. “In Parlamento daremo battaglia e inviteremo il presidente Mattarella a non firmare la legge. Se l’emendamento Costa vìola la Costituzione, ogni atto di disobbedienza civile è legittimo e noi lo sosterremo”, osserva il deputato 5 Stelle, Dario Carotenuto.

Il quale fa notare pure che “restringere la credibilità e l’autorevolezza dei giornalisti favorisce il propagarsi della disinformazione e delle fake news, come abbiamo visto durante la pandemia”. E comunque “tra Tele-Meloni in Rai, nuove norme sulla diffamazione e limiti alla libertà di stampa, dalla maggioranza è in atto un combinato disposto molto pericoloso: vogliono il pensiero unico”, aggiunge il pentastellato.

Domani andrà in scena la conferenza stampa di fine anno della premier, senza la Federazione nazionale della stampa. “Io e la segretaria Alessandra Costante non ci saremo. Poi il 3 gennaio insieme ai comitati di redazione valuteremo le successive forme di lotta, compreso lo sciopero, se l’esecutivo non farà un passo indietro”, sostiene il presidente della Fnsi, Vittorio Di Trapani. “In queste ore vedo molti cosiddetti garantisti schierati in favore dell’emendamento Costa. Ma è proprio la massima trasparenza a garantire la difesa dei diritti di indagati e imputati. Mentre c’è chi si nasconde dietro la bandiera del garantismo per difendere un’operazione oscurantista a tutto vantaggio del potente di turno”, sottolinea Di Trapani.

Tra l’altro, come ha ricordato la segretaria Costante, la pubblicazione degli altri atti non segreti delle inchieste penali è già vietata dal 2022 per effetto della legge Cartabia. Alla protesta e alle forme di lotta aderiscono tutti i presidenti degli Ordini regionali. Vedremo domani se, defezioni a parte, qualcuno solleverà la questione davanti alla premier Giorgia Meloni.»

BEPPE MORA, FQ 27 DIC 2023
26/12/2023

BEPPE MORA, FQ 27 DIC 2023

«GIUSEPPE CONTE: “ECCO PERCHÉ HO PORTATO IL M5S A DIRE NO AL MES”» - REP 25 DIC 2023A DIR POCO PERFETTE, LE ARGOMENTAZIO...
26/12/2023

«GIUSEPPE CONTE: “ECCO PERCHÉ HO PORTATO IL M5S A DIRE NO AL MES”» - REP 25 DIC 2023

A DIR POCO PERFETTE, LE ARGOMENTAZIONI DEL "NOSTRO" PREMIER!... VICEVERSA, A DIR POCO MISERE, E DA "GROSSA CODA DI PAGLIA", QUELLE DI TAL CAPPELLINI!!!

N.B.: «La lettera di Giuseppe Conte a Repubblica in replica alla newsletter “Hanno tutti ragione” di Stefano Cappellini»!

«Gentile Direttore,

dalle colonne di Repubblica è tornato a puntare forte il dito contro di me e il Movimento 5 Stelle Stefano Cappellini, con un articolo dal titolo “Hanno tutti ragione. Il pandoro di Conte, che si oppone alla destra perché non è abbastanza destra”. Cappellini da anni si ingegna, con la posa sussiegosa di un guru della gauche caviar, a dettare la linea politica al Pd. Ma questa ambiziosa operazione non gli riesce. Et pour cause, perché ove i suoi consigli “fuggi-consenso” fossero mai apprezzati, la sinistra si ritroverebbe con un numero di elettori pari ai frequentatori dei salotti in cui lui si aggira.

Visto l’accanimento con cui ci tratta deve però essersi convinto che questo suo fallimento sia imputabile alla stabile presenza, nell’area progressista, del Movimento 5 Stelle. Insomma siamo alle solite: queste brillanti firme vivono il Movimento 5 Stelle come un fastidioso intruso non solo dell’area progressista, ma dell’intero quadro politico, da guardare altezzosamente dall’alto in basso.

Questa volta il suo dito si è scagliato contro il voto espresso in Parlamento dal Movimento 5 Stelle contro la ratifica della riforma del Mes. Una doverosa premessa. Cappellini già in passato, nel 2020, si scagliò contro il mio rifiuto – eravamo in piena emergenza Covid – di attivare il Mes. Era peraltro in buona compagnia: tutta l’Europa mi spingeva in questa direzione e qui in Italia Partito democratico, Italia Viva e parte dell’attuale maggioranza di governo tutti i giorni premevano per l’attivazione del fondo salva-stati. “L’impuntatura del M5S e l’ambiguità di Conte”, scrisse allora Cappellini, “trasmettono ai mercati l’idea di un Paese senza paracadute. Un bel capolavoro”.

Il mio rifiuto, provai già allora a spiegare, non nasceva da una impuntatura personale, ma da un preciso ragionamento politico mirato – a un tempo – a tutelare più efficacemente gli interessi nazionali e a far fare all’Europa un salto in avanti.

In Europa intendevano accontentarci con il Mes onde evitare una risposta più innovativa e solidale. Durante il famoso vertice europeo di fine marzo 2020 fui durissimo con la Merkel che mi invitava ad accettare il Mes, senza fare troppe storie. Obiettai che il Mes era uno strumento mal congegnato, inadeguato e anzi dannoso: concepito al di fuori della cornice istituzionale europea, frutto di un mero accordo intergovernativo, finalizzato a salvare singoli stati sull’orlo del default a causa di shock asimmetrici, caratterizzato da una vigilanza finanziaria giugulatoria. Spiegai che la pandemia era invece uno shock simmetrico, che l’Italia non aveva colpe per il coronavirus e che eravamo i primi a subirlo, certo, ma non saremmo stati gli ultimi per cui occorreva un efficace strumento di finanziamento costruito sul debito comune.

La storia è nota. La prima vera svolta fu la lettera che predisposi per sollecitare questa innovativa soluzione, sottoscritta dai leader di altri 8 Paesi europei. Seguì una intensa attività diplomatica: girai le principali capitali europee e rilasciai interviste a tv e giornali per convincere le varie opinioni pubbliche nazionali. Il nostro NO alla troika e ai vincoli di austerità del Mes aprirono le porte alla rivoluzione che portò in Italia 209 miliardi.

Ma tutto questo a Cappellini non è mai importato. Accecato da questo atteggiamento europeo fideistico e dal pregiudizio contro il Movimento 5 Stelle per lui il capolavoro non è stato portare in Italia 209 miliardi. Piuttosto sarebbe stato attivare Mes.

L’opposizione alla ratifica confermata dal voto di martedì scorso alla Camera ci ha fruttato nuove ire e strali dagli alfieri di un europeismo acritico e dogmatico, che in preda a una rabbia febbrile per l’epilogo registrato a Montecitorio ci accusano di incoerenza perché la “riforma” del Trattato sul Mes è stata portata avanti dal mio Governo. Lo rivendico. Ci siamo trovati – nostro malgrado – il Mes sulle spalle, grazie alla decisione assunta nel 2011 da un Governo di centrodestra in cui Meloni era Ministro e la Lega azionista.

Quando poi si è aperto il dibattito in Europa per riformare questo strumento obsoleto, noi abbiamo cercato di incidere per migliorarne gli aspetti più controversi, introducendo, ad esempio, il backstop, una cintura di sicurezza per le crisi bancarie. Sul finire del mio secondo mandato abbiamo dunque avallato il percorso di riforma del Mes, ma sono stato sempre molto chiaro in tutti i Consigli europei, con tutti i miei omologhi: avremmo avallato in Italia la ratifica della riforma del Mes solo in caso di raggiungimento di altri obiettivi che ci stavano particolarmente a cuore: primo tra tutti una profonda riforma del Patto di stabilità e crescita. Questi obiettivi sono confluiti, nero su bianco, anche nella risoluzione del Parlamento italiano adottata nel dicembre 2020. A Cappellini suggerisco questa interessante lettura per le feste: si risparmierà di scrivere articoli fuorvianti per i lettori di Repubblica.

Pochi giorni dopo quella decisione il mio Governo è stato fatto cadere da un’operazione di palazzo. Purtroppo né Draghi né Meloni hanno raggiunto gli obiettivi cruciali per la ratifica della riforma del Mes. Oltre al danno, la beffa: la Presidente Meloni non solo è tornata dall’Europa a mani vuote ma sulle sue spalle grava anche il fardello di un Patto di stabilità deciso da Germania e Francia che nel prossimo futuro costringerà l’Italia a tagli da 10-15 miliardi l’anno. È solo di fronte a questo fallimento sugli obiettivi necessari all’Italia che, in coerenza con quanto votato in Parlamento nel 2020, il Movimento 5 Stelle ha votato NO alla ratifica del Mes.

Di “truffaldino”, per dirla con Cappellini, c’è solo il suo tentativo di macchiare la condotta del Movimento 5 Stelle, il tentativo di illudere i lettori con la strampalata tesi per cui il voto del 5 Stelle ha tenuto a galla il Governo Meloni, che non sarebbe mai andato a casa per questo voto. Una tesi smentita anche dai numeri dell’Aula. Dobbiamo poi aggiungere una riflessione dirimente. Dopo aver visto Meloni e Giorgetti chinare la testa davanti a Parigi e Berlino, che immagine avremmo dato se anche noi avessimo dato l’assenso sul Trattato Mes? Prima andiamo in Europa a dire che il sì alla riforma del Mes è vincolata ad alcune contropartite per l’Italia e poi diciamo SI al Mes quando l’Italia non ha ottenuto nulla di quanto chiesto? Prima viene l’Italia, poi gli affari di bottega dei partiti.

La nostra idea di Italia non è quella di un Paese a sovranità limitata, ma di un Paese del G7 con una propria dignità, sovrano nelle scelte che tutelano l’interesse nazionale. Sovranità non è una parolaccia, non è una parola di destra. Sovranità è la parola scolpita nel primo articolo della Costituzione nata dalla Resistenza. Quando Cappellini e i suoi sodali detrattori scenderanno dal pulpito da cui ogni giorno ci rivolgono il sermone su come si batte la destra e cosa significa essere “di sinistra” – beh, forse si renderanno conto che a lottare contro il lavoro precario, la povertà, gli stipendi da fame e per la giustizia sociale e la questione morale (l’ho rilanciata proprio su questo giornale) in questi anni c’è stato sempre quel Movimento 5 Stelle che gli causa così tanti fastidi e sommovimenti di bile.

Buon Natale, Direttore, a Lei, alla redazione e ai suoi lettori,

Giuseppe Conte»

«La replica

Buon Natale, presidente Conte! Nella sua lunga lettera ha dimenticato di spendere una riga, e avrebbe potuto farlo come piace a lei: gratuitamente, per rispondere alla principale contestazione contenuta nella mia newsletter Hanno tutti ragione, il cui titolo ha preso troppo alla lettera: cioè aver firmato la modifica del trattato del Mes da presidente del Consiglio e aver votato contro la ratifica da parlamentare dell’opposizione. Tutti ricordano il suo no all’uso del Mes “sanitario”, che era un’altra cosa ancora, completamente diversa sia dalla firma che dalla ratifica del Mes appena bocciato in Parlamento, anche se capisco che la sua confusione sia anche quella di molti elettori. Rimarcavo dunque quanto grottesco sia stato per molti vederla sgolare in aula contro Meloni e il governo e poi votare esattamente come loro e, anzi, sollecitandoli a essere più sovranisti. Meloni non si sarebbe dimessa se il Mes fosse stato ratificato con i voti dell’opposizione? Penso abbia ragione, anche se i numeri per mandare sotto il governo in aula c’erano eccome: rifaccia bene i conti.
Sa che persino i suoi argomenti sono presi dal repertorio di Meloni? “Gauche caviar” è un cavallo di battaglia della presidente e in genere dei polemisti della destra italiana. Non capisco su cosa si basi, ma almeno testimonia una familiarità con il francese che non le facevo il giorno in cui in tv si rifiutò di dire chi avrebbe votato in Francia tra Macron e Marine Le Pen. Su una cosa le do ragione: la mia personalissima e ininfluente opinione è che lei c’entri con la sinistra quanto io con i salotti.

Stefano Cappellini»

MAGNIFICA ELENA!!!
26/12/2023

MAGNIFICA ELENA!!!

«GIUSEPPE CONTE INTERVISTATO DAL "CORRIERE DELLA SERA"»24 DIC 2023.. IN CUI IL "NOSTRO" PREMIER È DI UNA PRECISIONE "CHI...
26/12/2023

«GIUSEPPE CONTE INTERVISTATO DAL "CORRIERE DELLA SERA"»
24 DIC 2023
.. IN CUI IL "NOSTRO" PREMIER È DI UNA PRECISIONE "CHIRURGICA"!!!

«Per il duello con la premier che ha lanciato sui social, Giuseppe Conte ha rimesso l'abito dell'«avvocato degli italiani». Botta e risposta sul patto di Stabilità, con il leader del M55 che arringa e Giorgia Meloni che risponde con imbarazzati silenzi. Ma è tutto finto. E diversi navigatori del web ci sono rimasti male.»

♦️Ha senso lanciare in rete una sorta di spot che gioca tra finzione e realtà?

«Ho voluto spiegare agli italiani che il Paese esce con le ossa rotte dall'accordo sul patto di Stabilità, siglato da Francia e Germania. E Meloni non dà spiegazioni sulle domande che tutti ci facciamo».

♦️Ha sbagliato a dire sì alle nuove regole?

«Avrebbe dovuto battersi con coraggio per evitare questo risultato. Più che a un patto di Stabilità e crescita ha detto sì a un "pacco" di stabilità e decrescita, che imporrà tagli dolorosi da 10 a 15 miliardi l'anno e sarà un disastro per sanità, lavoro, scuola. Siamo molto preoccupati».

♦️Per Gentiloni le nuove regole sono un passo avanti. Perché non è d'accordo?

«Già l'anno prossimo, con la riduzione del debito e del deficit che ci è imposta, dovremo fare una manovra correttiva dolorosissima. Meloni si sta facendo mettere in un angolo. E il paradosso è che, se i mercati cominceranno a fibrillare, sarà costretta a usare il Mes».

♦️Lei si è appellato al giurì d'onore per respingere le accuse di Giorgia Meloni, però non è ancora chiaro perché quando era premier non stoppò il trattato.

«Mi sono rivolto al giurì perché Meloni ha mentito in Aula e lo testimoniano gli atti parlamentari. Scacciamo via le mistificazioni. Il Mes è uno strumento inadeguato e inefficace introdotto nel 2011 dal governo Berlusconi, con la Lega e Meloni ministro. Abbiamo sempre detto no alla sua attivazione, anche quando tutti premevano per usarlo in pandemia. Anche grazie a questo rifiuto abbiamo costruito la rivoluzione in Europa che ha consentito all'Italia di ottenere 209 miliardi».

♦️Lo scontro attuale è però sulla ratifica della riforma del trattato che ha istituito il Mes. Non fu il suo governo ad approvarla nel 2021?

«Da presidente del Consiglio io ho lavorato per revisionare completamente questo strumento. In Europa ho sempre detto che ci saremmo riservati la ratifica solo una volta ottenuta la riforma integrale del patto di Stabilità e altri risultati, come scritto nella risoluzione parlamentare approvata alla luce del sole nel dicembre 2020. Purtroppo quando ci hanno mandato via da Chigi chi è venuto dopo non è riuscito a completare questo percorso, ecco perché abbiamo votato no. Il Mes per il governo è uno strumento di distrazione di massa. Meloni ha avuto 13 mesi per lavorare alla revisione del patto di Stabilità, ma ha sbagliato sin dall'inizio e si è mossa con grande goffaggine diplomatica».

❓Sono accuse al vento, o può fare esempi concreti?

«Il 23 luglio alla conferenza sulle migrazioni la premier ha invitato mezzo mondo, dall'Africa al Golfo persico, ma ha tenuto fuori Francia e Germania. Ma come fai a pensare di trovare un'intesa sul patto di Stabilità dopo aver dato due schiaffoni a due Paesi fondamentali? E infatti è stata ridicolizzata da tedeschi e francesi, che si sono accordati tra loro. E il Piano Mattei? Ancora oggi è privo di contenuti. Puoi mai sperare che Francia e Germania ti consentano di finanziarlo con fondi Ue? Lei ha accumulato una serie di fallimenti letali per il Paese e mi venite a chiedere perché non sono coerente?».

♦️È coerenza trovarsi allineali all'antico alleato Salvini? E non si sente a disagio ad aver votato con la destra?

«Mi sarei sentito a disagio se avessi cambiato linea sul Mes, non sono a disagio quando difendo l'interesse nazionale con forza e linearità. Io ho lavorato per trasformare il Mes in uno strumento più solidale e per una riforma profonda del patto di Stabilità, mentre Meloni ha fallito su entrambi i fronti. Appena insediata ha voluto incontrare il vertice del fondo europeo, Gramegna, ma poi in 13 mesi non ha ottenuto nessuna modifica delle finalità e della struttura del Mes».

♦️Il ministro Giorgetti è stato di fatto sfiduciato dalla Lega e dal governo. Deve lasciare, come chiede Schlein?

«È stato umiliato, ma un ministro-sughero galleggia nei più diversi contesti. La responsabilità è di Meloni, ha gestito tutto in prima persona. Se avesse il senso dell'onore dovrebbe dimettersi lei, ma so che non lo farà mai».

♦️La maggioranza si è spaccata e le opposizioni anche. Potevate mandare la destra a casa e non lo avete fatto?

«Intanto non saremmo stati determinanti numericamente e poi Meloni non si sarebbe mai dimessa. Io non ho votato con Meloni e Salvini, ma ho votato in linea con la mia coerenza e per tutelare gli interessi degli italiani».

♦️Per Guerini il voto sul Mes «accomuna gli irresponsabili». Come risponde all'accusa del suo ex ministro?

«Guerini si giovò del mio europeismo coraggioso, quando era al governo. Noi non siamo mai andati in Europa in modo rinunciatario, abbiamo affrontato tutte le sfide con una genuina vocazione europeista, critica e costruttiva».

♦️Vede Mattarella preoccupato per le mosse sovraniste del governo?

«Non tiro il presidente per la giacchetta, ma se fossi al suo posto assisterei con sconcerto a un governo che si è fatto stringere nell'angolo sul Patto e il giorno dopo, con una rabbiosa ritorsione, ha portato il Mes in Aula, facendo credere di aver rinviato al mittente uno strumento che loro hanno introdotto e che rimane sempre lì. Fossi un elettore di Meloni sarei molto deluso da un governo così vile e codardo, fanno peggio dei governi tecnici».

♦️Continua a sparare sulla premier, ma è chiaro che Meloni ha scelto Elly Schlein come «nemico». Perché?

«Si illude se pensa di poter scegliere i suoi avversari. Mi troverà sul suo percorso, pronto a sbarrarle un cammino di menzogne. E a nulla le varrà aver occupato tv e quotidiani pubblici e privati, peggio dell'era Berlusconi».

♦️Tifa per la caduta del governo, ma non lavora per costruire l'alternativa. Si siederà a tavolino con Schlein?

«Abbiamo tempo per costruire un'alternativa di governo. L'importante è impostare bene il cammino sulla chiarezza di temi e programmi, come sul salario minimo».

I-NEC-CE-PI-BI-LE!!!
26/12/2023

I-NEC-CE-PI-BI-LE!!!

«L'ALBUM RICORDI. Verdini, Formigoni, Renzi & C.: i condannati in Corte dei Conti» DI MARCO GRASSO E LUCIO MUSOLINOFQ 24...
26/12/2023

«L'ALBUM RICORDI. Verdini, Formigoni, Renzi & C.: i condannati in Corte dei Conti» DI MARCO GRASSO E LUCIO MUSOLINO
FQ 24 DIC 2023

DELLA SERIE: «OLTRE AI DANNI ("PUBBLICI"!) LA BEFFA, CON CUI L'ULTRA-DETRACCIA SI APPRESTA A "NORMALIZZARE/ISTITUZIONALIZZARE IL VERGOGNOSO ANDAZZO"»!!!

N.B.: «FdI è pronta ad abolire l’illecito da gennaio»!

«Con “il favore delle tenebre” festive, a gennaio il consiglio dei ministri si appresta a varare uno scudo dal danno erariale per gli amministratori pubblici, anche in caso di “colpa grave”. Un vecchio sogno della politica, concretizzato in un pacchetto presentato alla Camera da Fratelli d’Italia che potrebbe imbrigliare definitivamente i poteri dei giudici contabili oltre l’eccezionalità del Pnrr. La storia degli ultimi anni è solcata di sindaci, governatori, ministri incappati nelle maglie della Corte dei Conti. Con le prossime norme, molti di quei processi non vi sarebbero stati. D’altronde la platea è vastissima: secondo un censimento dell’estate 2020, la riforma del danno erariale contenuta nel Dl Semplificazioni stava per fare cadere una mannaia su oltre 3mila processi in corso alla Corte dei Conti, 1.779 in primo grado e 1.243 in appello. Ecco alcuni dei casi più eclatanti.

L’ex presidente del Veneto Giancarlo Galan deve alla Regione che governava 5 milioni per gli strascichi erariali della grande inchiesta di corruzione sul Mose. Di questa cifra ha restituito poche migliaia di euro. Gli investigatori hanno cercato di tracciare senza successo capitali finiti all’estero, ma nel braccio di ferro con la giustizia Galan ci ha rimesso la casa, villa Rodella, da cui però ha fatto in tempo a portarsi via water e rubinetti. Per il suo ex omologo lombardo il conto è anche più salato: dopo la condanna per corruzione a 5 anni e 10 mesi, nel 2023 Roberto Formigoni è stato condannato a risarcire 47 milioni insieme agli ex vertici della Fondazione Maugeri. I giudici contabili hanno pignorato al Celeste pensione e vitalizio. L’ex sindaco di Milano Letizia Moratti è caduta sul caso consulenze d’oro: incarichi dirigenziali illeciti a membri dell’ufficio stampa. Condanna da 591 mila euro. Dal 2016 è definitiva la sentenza nei confronti dell’ex governatore calabrese di centrodestra Giuseppe Scopelliti, per una vicenda del periodo in cui era sindaco di Reggio Calabria: 300 mila euro di danno erariale per il contratto d’acquisto di una vecchia fabbrica piena d’amianto, la ex Italcitrus, acquistata dal Comune con il proposito (mai realizzato) di trasformarla in un centro Rai. Il suo successore di centrosinistra, l’ex governatore Mario Oliverio, è stato colpito da una condanna recente in primo grado: 95 mila euro di danno per aver finanziato un evento privato al festival di Spoleto, “senza attinenza con la promozione della Calabria”.

Nella vicina Sicilia, l’ex presidente Raffaele Lombardo ha rimediato una condanna definitiva per la nomina del segretario regionale dell’ente: 52 mila euro di risarcimento confermato dalla Cassazione nell’ottobre 2022. Cinque mesi più tardi è andata peggio all’ex sindaco di Catania Enzo Bianco, dichiarato incandidabile per i prossimi 10 anni dalla sezione d’appello della Corte dei Conti e condannato a quasi 39mila euro per il dissesto finanziario del Comune. Il suo successore, Salvo Pogliese, è stato sospeso nel 2020 da sindaco di Catania dopo la condanna nel processo penale sulle “spese pazze”. Da vicepresidente dell’Ars, l’attuale senatore di Fratelli d’Italia ha rimediato anche una condanna in appello dalla Corte dei Conti che, nel marzo 2021, ha stabilito un danno erariale di 9 mila euro legato alla nomina di due consulenti “privi di effettiva utilità”. Pogliese non è l’unico del partito della Meloni a essere incappato nei giudici contabili. C’è pure Emanuela Zappone, ex assessore di Terracina e candidata di Fdi alle regionali del Lazio, condannata in primo grado per danno erariale di 163 mila euro per non aver vigilato sull’azienda speciale cittadina.

Il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi, invece, ha recentemente patteggiato 200 mila euro per incarichi professionali extra università. Per la decisione di adottare un “green pass regionale” nel 2021, rivelatasi uno spreco, al governatore della Campania Vincenzo De Luca viene contestato un danno di 928 mila euro. Al momento non c’è sentenza ma un invito a dedurre. I giudici però a febbraio 2022 hanno condannato in primo grado De Luca per 59 mila euro di danno erariale provocato dalle indennità non dovute erogate a quattro vigili urbani di Salerno assunti nella sua segreteria. Ammonta a 8,6 milioni invece il danno erariale provocato dall’ex senatore Denis Verdini per i contributi per l’editoria ricevuti nel 2008-09 dalla Società toscana edizioni (Ste). Per la sentenza di primo grado della Corte dei Conti, dovranno essere restituiti alla Presidenza del consiglio. La vicenda riguarda la bancarotta fraudolenta della Ste, che pubblicava il “Giornale della Toscana”, per cui meno di un mese fa Verdini è stato condannato in Cassazione a 5 anni e 6 mesi.

È molto più bassa, e non definitiva, la condanna contabile del marzo 2022 rimediata in primo grado dal leader di Italia Viva, Matteo Renzi. Per l’ex premier, l’ipotesi è di un danno erariale di 69 mila euro per fatti relativi al periodo in cui era sindaco di Firenze quando, nel 2009, nel suo staff sono stati nominati due collaboratori privi dei requisiti di legge.

Nel 2022 la Corte dei Conti ha condannato Corrado Clini, ex ministro dell’Ambiente del governo Monti. Durante il suo mandato diede il via libera a un progetto da 54 milioni per bonifiche in Iraq, ma per i giudici 1 milione è finito nelle sue tasche, in conti cifrati. Nel 2021 è stato condannato a 6 anni per corruzione, l’anno dopo è arrivata la sentenza per danno erariale. Nel 2023 un’altra indagine contabile da una vecchia vicenda di corruzione, prescritta in sede penale, è costata una condanna contabile a Marco Milanese, ex braccio destro di Giulio Tremonti. Milanese è stato condannato a risarcire 60 mila euro per la compravendita di una barca a un prezzo superiore a quello di mercato. L’ex ministro Pietro Lunardi fu invece colpito da un condanna da oltre 2 milioni per le liquidazioni milionarie versate ai vertici Anas.

Spesso la giustizia contabile spaventa gli amministratori pubblici più di quella penale, per via delle maglie più larghe su responsabilità e prescrizione. Con la nuova legge, potrebbe però cambiare tutto.»

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