18/09/2019
Quattro giorni fa nella scuola media Ilaria Alpi-Carlo Levi di Scampia la Preside ha escluso dalle lezioni un alunno per le sue treccine blu. Esigenza di ordine e di decoro in un quartiere con alto tasso di delinquenza. Come se il rispetto della legalità necessitasse l’accettazione acritica di regole che violano la libera espressione del sé. C’è stato un momento storico in cui le parole ordine e sicurezza sono state preferite alla parola libertà. Sciascia diceva che per i siciliani la libertà della sicurezza della vita e dei beni, garantita dall’ordine, aveva oscurato l’importanza di altre libertà.
È chiaro che la decisione della Preside si basa su un errore di fondo: pensare che un regolamento scolastico, frutto di un punto di vista del tutto soggettivo, possa assumere valore di legge. Soggettivi infatti sono i concetti di decoro, buon gusto, eleganza o scandalo. Qual è il discrimine entro il quale un abbigliamento, un trucco, una pettinatura possono essere definiti inaccettabili? Basti pensare quanto questi concetti siano mutati e continuino a mutare nelle categorie di spazio e di tempo. La verità è che non esistono criteri oggettivi per stabilirlo e volerli imporre implica inevitabilmente un atto di forza, di coercizione, di limitazione della libertà individuale. Forse la scuola dovrebbe innanzitutto preoccuparsi di educare al rispetto e alla valorizzazione delle diversità quando esse non sono lesive della dignità o della incolumità altrui, educando alla libertà e alla gioia di essere se stessi. Non c’è nulla di scandaloso in due treccine blu, scandalose sono disonestà, malafede, discriminazione. Da queste e da altri mali dobbiamo difendere i nostri ragazzi, non certo dal loro naturale diritto alla provocazione o alla ricerca, in due treccine, in un tatuaggio o in un paio di jeans strappati, della propria identità e del proprio ruolo nel mondo.
La scuola è una cosa seria, dice la Preside. Certamente, però serietà non significa conformismo, ma piuttosto arrivare in orario alle lezioni, svolgere i compiti, rispettare le persone, avere cura dell’ambiente in cui si abita, vivere con responsabilità il proprio diritto allo studio.
Rattrista pensare che per riconquistare questo diritto un ragazzo abbia dovuto tagliare le sue treccine blu.