Servire l'Italia

Servire l'Italia Servire l'Italia: Movimento Culturale Sturziano, basato sui valori espressi dal Vangelo e dal popolarismo sturziano.

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01/02/2024

ILFLASH #829)
https://www.servirelitalia.it/flash/flash829.pdf
IL PARTITO DELLA PACE E DALLA FELICITÀ… …
E DON STURZO
di Massimo Brundisini

È stata per me una piacevole sorpresa scoprire, nel bellissimo articolo di Mons. Michele Pennisi dal titolo “Don Luigi Sturzo: eliminabilità della guerra e impegno per la pace (CLICCA QUI https://www.politicainsieme.com/don-luigi-sturzo-eliminabilita-della-guerra-e-impegno-per-la-pace-di-mons-michele-pennisi/)”, che la proposta che avevo formulato nei miei precedenti articoli (CLICCA QUI https://www.politicainsieme.com/il-partito-della-pace-di-massimo-brundisini/, QUI https://www.politicainsieme.com/pace-necessita-di-fare-di-massimo-brundisini/ e QUI https://www.politicainsieme.com/il-partito-della-pace-e-della-felicita-di-massimo-brundisini/) avesse, riguardo un punto specifico, una grande analogia con quella elaborata da Don Sturzo nel suo trattato del 1929, ma pubblicato solo nel 1954 in Italia: “La comunità internazionale e il diritto di guerra”.

In quel lavoro, certo assieme a molte altre considerazioni oggi ancora valide, egli fa una proposta precisa, come si può ricavare dal seguente passaggio dell’articolo di Mons. Pennisi, articolo a mio parere da rileggere più volte: “Per arrivare alla completa eliminazione della guerra occorrerebbe per don Sturzo un altro passo audace (oltre ad un più incisivo coinvolgimento delle Nazioni Unite, n.d.a.): che un gruppo di stati, i più coraggiosi e i più civili, fossero disposti a rinunziare a tutte le guerre, a qualunque guerra, senza eccezione o riserve e, contemporaneamente, dichiarassero di volere essere riconosciuti come stati disarmati e neutralizzati, quali ne fossero gli eventi internazionali. Egli auspica che all’interno dell’organizzazione internazionale maturi in alcuni Stati l’impegno a un disarmo unilaterale che apra la strada all’affermazione di idee nuove ed esemplari. È soprattutto necessario un orientamento psicologico dei popoli e degli stati verso un sistema internazionale che elimini la guerra, come un atto di fede nella pace, e come un mezzo necessario per l’evoluzione della comunità internazionale. Si tratta di una pace che agisce contemporaneamente e in modo complementare sulla politica degli armamenti verso un disarmo reale, sulla politica della relazione fra Stati attraverso tutte le forme possibili di integrazione, cooperazione, unione e organizzazioni internazionali, attraverso la formazione dei cittadini che punti al disarmo delle coscienze. Egli pone a fondamento dell’impegno per la pace una concezione etica internazionale da far maturare nelle coscienze dei popoli”.

È possibile constatare, su questo punto preciso, un’evidente coincidenza di fondo con quanto da me scritto negli articoli prima citati, e la cosa mi ha senz’altro molto confortato sulla bontà di quella proposta, che quindi riporto in sintesi: “Poiché non è sicuramente un caso che la Chiesa di Pietro sia collocata a Roma, la Caput Mundi, l’Italia potrebbe essere chiamata a svolgere un compito davvero universale, diventare cioè una nazione votata alla ricerca della Pace, costituendo così un faro e una guida per tutta l’Umanità. Potremmo contare sulla Diplomazia Vaticana e saremmo aiutati in questo dalla nostra Costituzione, dove è chiaramente scritto che l’Italia ripudia la guerra come mezzo per la risoluzione dei conflitti, articolo purtroppo spesso disatteso. Saremmo finalmente i precursori di una nuova era che ci possa condurre a nuovi cieli e nuove terre, magari riuscendo a superare o by-passare sofferenze apocalittiche.

Potremmo infatti decidere di diventare neutrali come la Svizzera (perché no?) e magari anche decidere di mettere il nostro esercito al servizio delle Nazioni Unite per le missioni di peace keeping, peace enforcing, ecc. Una tale posizione avrebbe lo scopo di dimostrare che una diversa visione della realtà è possibile, e si potrebbero così avere adesioni di altri stati. Si potrebbe in pratica rispolverare la posizione del “non allineamento”, nel momento in cui decidessimo di non riconoscerci in nessuno degli schieramenti, passati o futuri. Il “non allineamento” quindi come proposta alternativa e propositiva, un’isola capace di distacco dall’incombenza degli accadimenti e in grado di fornire, dall’alto del suo distacco, utili spunti di riflessione alle varie parti che si confrontano, come ipotizzato da Don Sturzo.

Ed allora ecco nascere la necessità di creare, per lo scopo, un “Partito della Pace e della Felicità”, naturalmente di ispirazione cristiana: confortati dalla volatilità dell’elettorato italiano, capace di spostarsi a breve scadenza di percentuali non indifferenti, si potrebbe immaginare di ottenere ottimi risultati nel nome della Pace. Il desiderio di Pace penso sia insito nella stragrande maggioranza degli esseri umani, e sicuramente anche in buona parte di quel 50% di non votanti che potrebbero trovare la proposta interessante.

So che non si tratta di una facile realizzazione, ma in realtà sono convinto che l’Umanità non sia guerrafondaia, ma sia prigioniera di forme di pensiero distruttive costruite ad arte da volontà negative molto potenti che escogitano stratagemmi in serie per impedirci di poter vivere le nostre vite in armonia con il creato e con i nostri simili, e che purtroppo dispongono di armi di persuasione di massa, e non solo, formidabili”.

Mi auguro allora che la proposta di Don Sturzo possa trovare sostegno in tutte le comunità e realtà cristiane, e che ci possa essere una traduzione politica di quella visione così avanzata: visti gli odierni ripetuti richiami al pensiero Sturziano, ecco un’occasione per passare dalla teoria alla pratica, ma ecco anche la possibilità di riunificare, attraverso un obbiettivo condiviso, le varie anime della presenza cristiana in politica, a partire dalle prossime consultazioni europee.

Ricordiamo poi, con A. J. Muste, che “Non esiste una via alla pace, la pace è la via”.

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28/01/2024

ILFLASH #828)
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Sette giorni fa ci lasciava Giovanni Palladino
Il dono della vita di un uomo libero

Eravamo in qualche modo preparati, ma non eravamo pronti ad accogliere la notizia del congedo terreno di Giovanni Palladino.

Ora che tutto è compiuto, a sette giorni di distanza dal momento conclusivo e definitivo della sua vita fra noi, abbiamo il dovere di dire bene e di dire grazie per la sua esistenza, per la verità e la forza delle sue opere e dei suoi giorni, per la libertà della sua missione sturziana donata a tutti.

Non è facile usare il tempo della memoria per Giovanni, uomo di pensiero e di azione, di vitalità e di coraggio, di intraprendenza e di speranza: resta vivissima la sua immagine, come per un colloquio ininterrotto, con una presenza spirituale e intellettuale che non viene assolutamente meno.
Oggi facciamo presente del passato, e nel ricordare il segretario generale di Servire l’Italia, con tanti ruoli e incarichi prestigiosi rivestiti nella sua lunga esperienza professionale e di impegno culturale, mettiamo al centro proprio la dimensione del cuore richiamata dalla radice latina del “ricordare”. Un cuore entusiasta e generoso, il suo, che non ha mai conosciuto stanchezze o pause, e che ha saputo sempre vincere le inevitabili fatiche e delusioni della quotidianità.

Nel segno della straordinaria testimonianza di don Luigi Sturzo, Giovanni ha attraversato l’Italia con presenza e altruismo, intessuto relazioni importanti e significative, costruito imprese associative e sguardi di futuro, servito con amore e fedeltà la Chiesa e il Paese.

È stato uomo di sentimenti profondi e di parola scritta sapiente ed elegante, condensata in una vasta serie di pubblicazioni e volumi che raccontano fede, cultura e politica in un’ottica unitaria di bene comune, davvero bene di tutti e di ciascuno. Era alfiere appassionato della dottrina sociale cristiana: a riguardo, possiamo testimoniare la sua ammirazione per il beato Giuseppe Toniolo anche riferita al suo legame con Sturzo, per la visione di democrazia sociale, sussidiarietà e cooperazione del grande economista cattolico trevigiano, per la terra veneta che ha visitato in più momenti e sinceramente apprezzato per la sua bellezza e laboriosità.

Giovanni Palladino è stato tutto questo insieme, uomo di speciale levatura intellettuale e di un moderno dinamismo aperto alle novità e alle sfide del cambiamento.

Gli diciamo grazie per la sua lezione di vita esemplare, cristiano laico protagonista di questo tempo “magnifico e drammatico” che ha amato la verità e la libertà, e rimarrà come perla preziosa, fecondo chicco di grano che ha già portato, e porterà ancora, molto frutto.

Riconoscenti, custodiremo la sua memoria, che non andrà perduta.

Marco Zabotti
__________________________
La mattina del 20 gennaio, Giovanni Palladino è rinato in cielo.
I funerali sono stati celebrati lunedì 22 gennaio alle 15.30 presso la Parrocchia del Sacro Cuore di Gesù in Via Santovetti, 25 Grottaferrata.

Niente fiori, ma donazione a:
https://donate.stripe.com/14kaGLaHvgwo8ucfYY
per la beatificazione di Maria Valtorta

Col seguente link puoi acquistare il libro di Giovanni Palladino: "Morire è un passaggio verso la vera vita"
https://www.amazon.it/Morire-passaggio-verso-vera-vita/dp/8849879709/ref=sr_1_1?__mk_it_IT=%C3%85M%C3%85%C5%BD%C3%95%C3%91&crid=GG1HCSH39ECH&keywords=Morire+%C3%A8+un+passaggio+verso+la+vera+vita&qid=1706464550&s=books&sprefix=morire+%C3%A8+un+passaggio+verso+la+vera+vita%2Cstripbooks%2C91&sr=1-1

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24/01/2024

ILFLASH #827)
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ADDIO A GIOVANNI PALLADINO
(12/12/1941-20/01/2024)
STURZIANO DOCET

«da Catania due amici hanno espresso così il loro cordoglio»

Amico caro, sabato mattina, 20 gennaio, tu, fondatore del movimento sturziano Servire l’Italia ‘Liberi e Forti’, ti sei addormentato per tornare alla casa del “Padre”. E i funerali semplici come tu volevi sono stati celebrati lunedì 22 a Grottaferrata (Roma).

Giovanni, prendendo consapevolezza delle belle meditazioni su don Sturzo che tu hai pubblicato, mi viene in mente la lettera di San Paolo ai Colossesi: «qualunque cosa facciate, fatela di cuore come per il Signore» (Col 3,23).

Caro Giovanni, sono certo che il Signore ti ricompenserà. La risposta è data dalla Bibbia: «Il Signore ricompensa quelli che lo amano, e in un istante Egli fa sbocciare i suoi doni» (Siracide 11,22). Sono parole che indicano la tua statura. E ora: «rallegrati e gioisci, poiché cose grandi ha fatto il Signore» (Gioele 2,12).

In coda al cordoglio allego una tua riflessione sul pensiero di Luigi Sturzo, che purtroppo ieri non è servito a far riflettere tanti cattolici che hanno operato nei “piani alti” della società, ma che mi auguro, come tu desideri possa servire oggi e domani. Dici bene: «Da uomini di grande fede come don Sturzo ci giunge non il soffio, ma il benefico vento della verità e dell’amore. Ma è vero che talvolta è sufficiente anche solo un soffio per fare del bene al prossimo, tanto è potente quell’ossigeno rigeneratore composto dall’unione dell’amore con la verità. È una unione che non dovremmo mai stancarci di viverla e di promuoverla» (G. Palladino).

Per ultimo, caro Giovanni, andando al di là del campo delle scienze politiche, perché non dovremmo considerarti un genuino umanista alla maniera di Tolstoj (“parla del tuo villaggio e sarai universale”) o di Dostoevskij (“la bellezza [morale] salverà il mondo”)?

Da Catania io e Giovanni Pappalardo mandiamo un devoto e riconoscente ringraziamento per l’amicizia disinteressata e l’insegnamento acquisito.

Angelo Co***lo
Vice Presidente Associazione L’Elefantino

ILFLASH  #826)https://www.servirelitalia.it/flash/flash826.pdfGIOVANNI PALLADINO È TORNATO ALLA CASA DEL PADRE CREDENDO ...
22/01/2024

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GIOVANNI PALLADINO È TORNATO ALLA CASA DEL PADRE CREDENDO NELL’UNITÀ POLITICA DEI CATTOLICI E IN INSIEME.

Eleonora Mosti per conto di tutto INSIEME ha espresso così il nostro cordoglio

I tanti scritti su Sturzo, l’emozione di quando parlava del padre Giuseppe, esecutore testamentario di don Luigi Sturzo, il sogno di vestire la politica con nuovi abiti come la competenza, il coraggio, l’onestà, il servizio ablativo per il bene comune, tutto questo pacchetto valoriale era nel cuore di Giovanni Palladino che ho avuto il dono di conoscere nel 2009. Fu lui che mi fece comprendere l’urgenza di mettere in campo una nuova politica alla luce del pensiero sturziano. Giovanni Palladino è sempre stato un uomo ricco di generosità con tutti, questo il valore che lo caratterizzava e la creazione di un nuovo partito come Italiani Liberi e Forti, di cui fui la vice segretaria politica fu la concreta azione rispetto a tante parole.

Ora il dolore per la sua perdita è forte, ma credo altrettanto fortemente che il suo rapporto con il Signore, così cresciuto da quando si occupava della missione evangelizzatrice dell’opera della Valtorta, lo vede oggi alla presenza di Gesù con quella sua umile grandezza. Lo immaginiamo che lo ringrazia della sua vita, per la sua grande famiglia, per i tanti amici e compagni di viaggio politico e spirituale che hanno dato significato alla sua esistenza e in ultimo alla malattia che sicuramente avrà offerto al Signore dal primo momento a sconto di una società così difficile.

Grazie Giovanni per quello che hai fatto a tanti di noi, alla tua Italia, tanto amata e desideroso di vederla tornare nel suo splendore di sempre.

Grazie per le parole che prima di lasciarci hai voluto trasmetterci a proposito del Partito Insieme, faremo come tu hai suggerito. Aiutami e aiutaci dal Cielo, abbracciato a don Sturzo e Mons. Simoni perché questo desiderio comune continui attraverso la vostra intercessione. Ora sei veramente Libero e Forte!

ILFLASH  #825)https://www.servirelitalia.it/flash/flash825.pdf“L’utopia del Popolarismo sturziano”Ho conosciuto Giovanni...
22/01/2024

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“L’utopia del Popolarismo sturziano”

Ho conosciuto Giovanni tramite mio padre ed Eugenio Guccione negli anni 90. Poi, ho cominciato a frequentarlo nel 2001, quando mi convinse a scrivere un libro sulle battaglie di don Luigi Sturzo contro la corruzione e la mafia.

Assieme abbiamo sempre pensato che le grandi organizzazioni lobbistiche, quando agiscono per il loro bene individuale ed egoistico operano, quasi sempre, per il male comune.

Esaminando la storia italiana della cosa pubblica nella vita di comunità, i nostri studi hanno denunciato, come insegnato da don Sturzo, che i mezzi del malaffare erano e sono, le clientele spartitocratiche, l’abuso del potere, il furto del denaro pubblico. Ciò ci porta alle battaglie di don Sturzo contro “le malebestie”.

Il sogno di Giovanni (ed anche mio e di tanti amici) era ed è, che la dottrina sociale cristiana, letta con le lenti del popolarismo Sturziano, e trasformata in fatto politico attraverso l’unità politica dei cattolici, fosse un ideale realizzabile ma non realizzato. Questo, nato nel 1918 con il Partito Popolare, e rifiorito nel 1943 con la prima Democrazia Cristiana, viene a nuova vita nel 1993, per breve stagione, con De Rosa e, poi, ritenta di fare capolino con Mazzotta nella crisi finale della seconda repubblica. Due esperimenti avversati, traditi e, poi, assorbiti-disciolti nei grandi contenitori della cd. Seconda Repubblica.

Come era solito affermare Giovanni, questa dissoluzione era stata una comoda soluzione per tutti i grandi lobbismi, anche clericalizzanti, e doveva passare per la dispersione dell’esperienza sturziana. Da qui le grandi difficoltà per molti di accettare Giovanni, uomo scomodo per la sua intransigenza sul punto. Da qui le difficoltà di tanti a condividere le battaglie per la causa di beatificazione per don Sturzo, nonché a riportare il popolarismo nella vita sociale, culturale, economica e politica delle nostre comunità ed istituzioni pubbliche e private.

Ricorderò sempre la frase della moglie di Giovanni ad una cena, assieme a me e mia moglie, in cui definì suo marito e me come due grandi idealisti ma, donna saggia, ci avvertì del pericolo di trovarci poi soli.

Caro Giovanni, oggi senza di te, in tanti, ci sentiamo più soli, ma da credenti non cessiamo di sperare nella Luce e nella Verità e sono certo che assieme a don Sturzo, dal Paradiso, saprete farci da guida anche nelle ore più buie.

Tuo
Gaspare

ILFLASH  #824)https://www.servirelitalia.it/flash/flash824.pdfGiovanni: non un ricordo, ma una presenza”La tristezza per...
21/01/2024

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Giovanni: non un ricordo, ma una presenza”

La tristezza per la morte di Giovanni Palladino è inevitabile per tutti coloro che lo hanno conosciuto, da molto o poco.

Io l’ho conosciuto circa 60 anni fa, durante i lunghi colloqui con suo padre Giuseppe che tentava di farmi capire le leggi della sana economia e mi parlava di don Sturzo. Giovanni era un giovane aitante e cortese, impegnato nel suo lavoro ma sempre pronto ad esaudire le richieste del padre che, da grande studioso, aveva sempre bisogno di dati aggiornati.

Poi ho riconosciuto Giovanni dopo la morte del genitore, avvenuta nel 1994, e la nostra frequentazione è diventata sempre più intensa. Da esperto di finanza, l’ho visto riscoprire la ricca eredità che gli aveva lasciato il padre, Giuseppe: l’interesse per il pensiero di don Sturzo, la necessità – per l’Italia e per il mondo – di riscoprire o scoprire del tutto la saggezza della dottrina sociale della Chiesa, l’importanza della fede personale attraverso l’opera di Maria Valtorta, la necessità di passare dalle parole ai fatti in un contesto politico, intellettuale e morale sempre più confuso.

Ebbene, proprio in questo contesto che peggiorava, Giovanni diventava sempre più chiaro, lucido, determinato. Più gli eventi spingevano allo scoramento, e più cresceva in lui la fede e – cosa straordinaria per tutti noi – ce la riversava addosso. Così dimostrava qualcosa di teologicamente fondamentale: la fede non è una grazia unidirezionale discendente, da Dio ai singoli esseri umani; è anche una forza ascendente e contagiosa prodotta da ogni essere umano.

Proprio oggi, 20 gennaio 2024, giorno della morte di Giovanni, un editoriale del Corriere della Sera si dilungava sulla perdita, da parte dell’Occidente, della fede nei suoi «valori». Che idiozia! La fede che si è persa è la fede in Dio, di cui nessuno parla.

È su questo punto che la grandezza di Giovanni emerge: ci ha lasciato un testamento che è un grido di fede in Dio e nella Vera Vita di cui sta già godendo gli inimmaginabili benefici.

Allora la tristezza di questo momento si deve trasformare in un ringraziamento a Dio di averci fatto passare del tempo, con intensità e durata diversa a seconda dei ruoli, con Giovanni, e dobbiamo pensare e ripensare Giovanni non perché non c’è più (è solo apparenza) ma perché siamo stati fortunati (non per caso) a incrociare un uomo che più riceveva fede, più la moltiplicava e la distribuiva a chi gli stava vicino.

Voglio dire solo questo: Giovanni non è un ricordo: è una presenza dentro ciascuno di noi.

Alessandro Corneli

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21/01/2024

ILFLASH #823)
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“Morire è un passaggio verso la Vera Vita” (1)

È questo il titolo dell’ultima fatica terrena di Giovanni Palladino, un uomo buono, colto, pio, intelligente, operoso e amato da tutti coloro che hanno avuto la ventura di conoscerlo e di conoscere la storia sua e della sua splendida famiglia.

Giovanni ci ha lasciato stamattina dopo 82 anni di vita intensa, vissuta con generosità e grandissimo impegno culturale, sociale e politico. Anche se oggi in cielo è festa, quaggiù, almeno io, faccio fatica a non sentire un vuoto riempito da una profonda tristezza. Il tratto di strada che ho percorso assieme a lui la considero una vera grazia. Un uomo come Giovanni è una perla molto rara da trovare.

L’ho incontrato ieri, circondato dai suoi cari, ancora lucido e appassionato, con una forza residua impensabile, che Dio solo sa come e dove abbia potuto trovare.

Mi ha scritto con fatica e risolutezza alcuni appunti sul da farsi, un pro-memoria per me e per tutti gli amici di Servire l’Italia.

Rileggendo ora le sue parole scritte ieri sera (non poteva parlare più da tempo) e leggendo il suo ultimo libro-testamento che mi ha donato, ho ritrovato il senso di quelle pronunciate prima di morire da don Sturzo: “Prego Dio che il mio grido sopravviva alla mia tomba”. E cosa mi ha “gridato”, scrivendo, ieri sera Giovanni? Quello che ha perseguito da decenni, ormai: L’Unità politica e operativa dei cattolici. L’ho scritta maiuscola e in grassetto, non a caso, la parola Unità, perché nei nostri colloqui di sempre è apparsa spesso essere come una fatica di Sisifo il solo provarci, un masso enorme da far rotolare con grande volontà e fiducia, ma con forze umane e materiali sempre troppo scarse e volatili. Ma nonostante le delusioni, fino alla fine dei suoi giorni, non ha mai desistito dall’invitare se stesso e tutti noi a riprovarci, spes contra spem.

Ieri mi ha detto che nutre fiducia nel tentativo di “Insieme” di riuscire nell’intento. La vorrei considerare una benedizione per l’iniziativa. Benedizioni che implorerà direttamente per mezzo di don Luigi Sturzo e di Maria Valtorta, quando li incontrerà lassù.

Per il destino di Servire l’Italia i desideri da lui espressi e da me condivisi sono conformi al primo “mandato”: lavorare per l’Unità. Perciò mantenere Servire l’Italia potrebbe essere una buona scelta, qualora nella prossima assemblea necessaria i nomi “forti”, che non mancano fra noi, intendano incaricarsi di presiedere e dirigere il nostro consesso. Invero da molti anni la partecipazione attiva di troppi si è ridotta a poco o niente.

Nel caso che non si trovasse una dirigenza politico-culturale in grado di fare da spalla per lo scopo unitario e il sostegno attivo al compito “gridato” da Giovanni, sarà meglio chiudere l’impresa.

Io, senza Giovanni, non ho la giusta levatura culturale e materiale per assistere il mandato ricevuto che riguarda il tentativo di Insieme.

Immagino che le grandi personalità che nobilitano la lista di associati e lettori dei flash di Servire l’Italia, vorranno contribuire meglio di me al ricordo del nostro comune grande amico.

Cercheremo di pubblicare ogni contributo.

Un abbraccio a tutti.
Giampiero Cardillo
______________________
(1) Giovanni Palladino, Morire è un passaggio verso la vera vita. Ed. Rubbettino, prefazione di mons. Francesco Maria Tasciotti, (sarà acquistabile anche su Amazon al prezzo di €10).
Si sta organizzando una presentazione a cura di Fratel Donato Petti presso l’Istituto dei Fratelli delle Scuole Cristiane che dirige.

ILFLASH  #822)https://www.servirelitalia.it/flash/flash822.pdfCORPI INTERMEDI.IL PARADIGMA CIVILE DELLA SUSSIDIARIETÀdi ...
18/01/2024

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CORPI INTERMEDI.
IL PARADIGMA CIVILE DELLA SUSSIDIARIETÀ
di Flavio Felice

“Avvenire”, 17 gennaio 2024
Tra i principali risultati della moderna epistemologia delle scienze annoveriamo la consapevolezza che la competizione delle idee produce un ordine, rispetto alle incalcolabili circostanze della vita reale che, nella sua totalità, non sarebbe accessibile ad alcuna persona e ad alcuna istituzione; per dirla con le parole del Nobel Friedrich von Hayek: «Perché il sistema funzioni, l’essenziale è che ogni individuo possa agire in base alla sua particolare conoscenza, sempre unica, almeno in quanto si applica a circostanze particolari». È questo il fondamento logico del principio di sussidiarietà.

Il principio di sussidiarietà disegna l’articolazione tra i soggetti che compongono la plurarchica società civile: Luigi Sturzo li definiva «enti concorrenti» per metterci al riparo dalla deriva neo-corporativa, anticipando anche la nozione di «repubblica della sussidiarietà», espressa dalla riforma costituzionale del Titolo V del 2001. Se la persona e la famiglia hanno una legittimazione autonoma dallo stato, ne consegue che questo deve rispettare le suddette dimensioni, senza alcuna pretesa egemonica. Se in termini negativi è opportuno che una comunità di ordine superiore si astenga dall’intervento, nel rispetto delle comunità di ordine inferiore e più prossime alla conoscenza del problema, in termini positivi, una comunità di ordine superiore dovrà invece intervenire in modo suppletivo e temporaneo con strumenti adeguati ad aiutare le comunità a esplicare le loro funzioni e a svolgere quei compiti che competono a loro in modo primario.

Sotto il profilo storico, tale principio rappresenta un cardine della dottrina sociale della Chiesa e contrasta con il centralismo tipico dei sistemi che prediligono soluzioni stataliste-monopolistiche. Il principio è formulato in modo organico nel 1931, nell’enciclica di Pio XI Quadragesimo anno, sebbene si registrino pronunciamenti che vanno da Johannes Althusius ad Abraham Lincoln; a proposito di Lincoln, si consideri quanto affermato nel Farewell Address del 1861: «L’oggetto legittimo del governo è realizzare quello che una comunità avrebbe dovuto fare, ma che non è stata in grado di fare, o quello che i singoli non possono fare da soli, facendo appello alle proprie capacità. Ma il governo dovrebbe evitare di interferire in tutto quello che la gente può e sa fare da sé».

La formulazione di Pio XI coincide con l’ascesa dei totalitarismi in tutta Europa. Al di là delle differenze, il totalitarismo presenta una cifra comune: assorbire l’azione dei corpi intermedi/enti concorrenti della società civile e di convogliarla sotto il cappello dell’autorità politica, il cui baricentro è il partito. A tal proposito, valga il motto mussoliniano: «Tutto nello Stato, dello Stato e per lo Stato, nulla al di fuori dello Stato».

La nozione di corpi intermedi/enti concorrenti non è nuova. Sarà Edmund Burke a dichiarare che, sebbene si condivida la suddivisione tra vita privata e vita pubblica, «amare il piccolo plotone al quale si appartiene nella società rappresenta il primo principio del sentimento pubblico». E ancora più esplicito è stato Alexis de Tocqueville, per il quale «Nei paesi democratici la scienza dell’associazione è la madre della scienza; il progresso di tutto il resto dipende dal progresso di quella»; il principio di sussidiarietà è, dunque, un presidio a difesa della società libera e democratica.

Alla base del principio di sussidiarietà, nella sua dimensione orizzontale, c’è la consapevolezza che tra lo stato impersonale e l’individuo abbandonato a se stesso, si profili una prima linea di difesa rintracciabile nei corpi intermedi, piccoli plotoni, mondi vitali, intesi come enti concorrenti, come ad esempio la famiglia, le imprese, le scuole, le associazioni, le chiese, e che il loro spontaneo agire sia indispensabile per un equilibrato sviluppo della persona umana ed una più equa organizzazione politica, economica e culturale.

Possiamo riassumere il carattere civile di una società ordinata secondo il paradigma personalista della sussidiarietà nell’affermazione che lo stato non deve avocare a sé le competenze di ambiti che appartengono ad istituzioni di ordine inferiore, semmai, deve sorvegliare che questi livelli adempiano adeguatamente ai loro compiti e intervenire solo nel caso in cui essi non ce la facciano, prima per sostenerli e, solo dopo, qualora non riuscissero a rispondere ai bisogni, per sostituirli temporaneamente. In breve, vale l’insegnamento di Pio XII che sta alla base anche del principio repubblicano: «civitas propter cives, non cives propter civitatem».

ILFLASH  #821)https://www.servirelitalia.it/flash/flash821.pdfMORIRE È UN PASSAGGIO VERSO LA VERA VITAdi Giovanni Pallad...
14/01/2024

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MORIRE È UN PASSAGGIO VERSO LA VERA VITA
di Giovanni Palladino

Cari Amici,
forse questo è il mio ultimo FLASH perché sono malato di cancro. Vi prego di leggere il mio ultimo libro che Rubbettino pubblicherà in settimana. Ecco la copertina e la quarta di copertina. È un libro molto importante e va comprato.

ILFLASH  #820)https://www.servirelitalia.it/flash/flash820.pdfA 150 ANNI DALL'APPELLO AI LIBERI E FORTIIstituto Luigi St...
11/01/2024

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A 150 ANNI DALL'APPELLO AI LIBERI E FORTI
Istituto Luigi Sturzo

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09/01/2024

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FARSI CARICO DELLE FRAGILITÀ EMERGENTI:
L’ESEMPIO DI DON STURZO
di Bruno Di Giacomo Russo

La risposta alle fragilità del nostro tempo ha bisogno di un modello di Stato in grado di perseguire la giustizia sociale, come concreta espressione del bene comune, nella libertà e nella democrazia, e che, quindi, intervenga per regolare l’economia di mercato, per rimuovere gli ostacoli al pieno sviluppo di ogni persona umana, per rendere sostanziale l’uguaglianza fra i cittadini e per sostenere la famiglia. Il perseguimento di questo obiettivo è sancito inizialmente dalla Dottrina Sociale della Chiesa e, dopo il superamento del non espedit, nell’impegno diretto nella politica, che è sempre sullo sfondo della storia del movimento cattolico, attraverso il contributo del pensiero di Antonio Rosmini, Giuseppe Toniolo, Romolo Murri, e Don Luigi Sturzo.

Quest’ultimo sostiene una concezione del rapporto Stato e società ispirata alla dottrina tomista e nutrita di un forte senso della storicità. La politica per Don Luigi Sturzo è stata innanzitutto un’assunzione di responsabilità nei confronti del bene comune che si esercita a livello amministrativo nei Comuni, nelle Regioni e negli Enti Locali ma anche al livello nazionale nella politica di un grande partito. La sua non è una politica confessionale, ma radicata nei principi cristiani e in questo modo aperta sia ai credenti che ai non credenti che hanno preso parte alla vita così innovativa del Partito Popolare dal primo dopoguerra. Fin da subito, Sturzo denuncia le responsabilità del liberalismo nel distacco dell’economia dalla politica e viceversa; sostiene che la classe borghese, come classe politica dominante, si serve delle teorie liberali per applicarle a proprio vantaggio.

Speculare a questa teoria politica è la mitizzazione di Karl Marx della “borghesia” e del “proletariato”, come due forze in lotta, e della teoria del “materialismo storico”, come spiegazione del dinamismo sociale. Quel che è una fase transitoria, causata dalla trasformazione industriale, diviene per Karl Marx e i marxisti lo schema fondamentale della società. Il mezzo per superare le divisioni di classe è la lotta per un regime comunista, in cui non ci siano più classi sociali. Rispetto ai due estremi antagonisti, lo Stato borghese-capitalistico e lo Stato proletario-comunista, Sturzo oppone il ripristino dell’autorità di uno Stato fondato sulla responsabilità sociale, in cui le forze popolari abbiano un’autonoma capacità di rappresentanza e di orientamento dell’azione sociale pubblica e privata.

È in queste argomentazioni che si rilancia, in considerazione della Quadragesimo anno, la funzione sussidiaria delle istituzioni e dei poteri pubblici nei processi sociali ed economici, ispirando così quel pensiero che rappresenta una delle basi per la Costituzione italiana. Risulta, poi, decisivo De Gasperi con la Democrazia cristiana e l’apporto fondamentale al processo di unificazione europea e per l’Italia come la conosciamo oggi. Don Luigi Sturzo, rappresenta quindi una guida ideale per farsi carico e dare risposte alle fragilità emergenti del nostro tempo, all’insegna della democrazia e dell’inclusione, propri del cristianesimo sociale che devono costituire un faro per tutti noi.

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