31/05/2026
NOI, STORIE E NON SOLO
Chiara liberata dal “mostro”
Non c’ero, ma c’ero e ci sono
“Io tra 15 giorni farò la prima comunione. Per me è un giorno bello e importante, vorrei tanto che tu fossi presente. (…) “Sì, quel giorno avrò tante persone accanto a me, che mi vogliono bene, ma tu, Tea, sei stata una persona molto importante nella mia vita, perché mi hai salvata!”.
Queste brevi frasi sono entrate nel video del WSWD, https://www.youtube.com/watch?v=VNxb75umlR4. Questa tutta la storia.
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Come assistente sociale dell’Ente locale, ho conosciuto Chiara la sera in cui sono andata a prenderla per allontanarla dalla casa paterna.
La segnalazione della gravissima situazione della bambina era arrivata alla Questura da parte della convivente del padre. La donna, di origine sudamericana, esasperata per le continue violenze ricevute dal compagno (padre di Chiara) era andata in Questura a denunciarlo e aveva raccontato anche delle gravi violenze che l’uomo, in sua presenza, commetteva nei confronti della figlia Chiara, avuta da una precedente relazione. La madre della bambina, negli anni precedenti, si era allontanata dalla casa, lasciando la figlia al padre. Era stata obbligata con la forza a farlo, così disse.
La Questura, ricevuta la denuncia della donna, che si è subito allontanata definitivamente dalla casa del compagno, lasciando Chiara sola con il padre, ha immediatamente segnalato la situazione alla Procura per i Minorenni e, contemporaneamente, ha attivato i nostri servizi.
Il decreto di immediato allontanamento di Chiara arrivò velocemente, prevedeva l’allontanamento con l’ausilio della forza pubblica. Il padre fu chiamato d’urgenza in Questura senza la figlia che fu lasciata ad una vicina di casa, conoscente della famiglia.
In Questura gli fu notificato il decreto, mentre io con un collega operatore sociale, due poliziotti in borghese, a bordo di un’autovettura anonima della Questura, siamo andati a prendere Chiara nella casa della vicina.
La bambina, tenuta in braccio amorevolmente da un poliziotto che l’aveva avvolta nel suo giaccone (era inverno) passò dalle sue alle mie braccia. Le spiegammo che “il giudice dei bambini”, quello che protegge i bambini, ci aveva incaricato di portarla in un luogo sicuro, dove avrebbe cenato e dormito e il giorno dopo avremmo raggiunto un altro luogo sicuro, più lontano, dove sarebbe stata bene.
La piccola, dapprima intimorita, spaventata, si è subito tranquillizzata. Portata in comunità, è stata accolta festosamente dal personale e dagli altri bimbi e, pur con qualche risveglio, ha riposato abbastanza tranquillamente tutta la notte. Al mattino, con una collega assistente sociale, siamo andate a prenderla e, scortate dalla Polizia, l’abbiamo accompagnata in una struttura per minori in una città più lontana e più grande. Durante il viaggio la bimba è stata tranquillizzata e incoraggiata rispetto al suo futuro.
Chiara, gradualmente, si è inserita bene nel nuovo contesto comunitario, è stata seguita da una neuropsichiatra infantile molto esperta, mentre io l’andavo a trovare ogni 8/10 giorni.
La neuropsichiatra, la ginecologa, uno psicologo che ha seguito il padre, hanno confermato che Chiara avesse subito abusi sessuali. Quando lo psicologo le ha spiegato che non sarebbe più tornata a casa da quell’uomo la bimba ha chiesto: “..quindi tu, mi assicuri che il mostro, non lo vedrò più?”. Il perito, con dolcezza e determinazione le ha risposto: “Chiara, io non posso assicurarti che tu non vedrai mai più il mostro, perché il mostro c’è, esiste. Ma tu d’ora in avanti sarai protetta, diventerai sempre più forte, così forte, che non avrai più paura di lui!”.
Chiara è rimasta in comunità fino al termine di quell’anno scolastico. Durante l’estate, con il gruppetto degli altri ospiti, era andata a trascorrere il periodo delle vacanze in un piccolo centro montano, in una casa di proprietà della struttura. Un giorno, mentre passeggiava in paese, ad un tratto si è bloccata, ha stretto fortissimo la mano dell’educatrice che era con lei e terrorizzata: “Ecco il mostro!”. L’educatrice, ha visto un uomo camminare verso di loro, e ha capito che era il padre. Abbracciata la piccola, sono andate di corsa verso la casa senza che l’uomo le seguisse.
Nei giorni successivi ognuno di noi, me compresa, insieme alla psicologa e all’educatrice, abbiamo cercato di tranquillizzare Chiara che non riusciva a capire, come noi peraltro, come mai il padre sapesse dov’era. Il suo avvocato ci disse di non averglielo rivelato.
Intanto proseguiva il lavoro di sostegno terapeutico fino a che è arrivato il decreto di adottabilità e la famiglia che il Tribunale aveva individuato per la sua adozione.
Io, come sempre, seguivo tutto il suo percorso e il primo incontro fu molto positivo: Chiara ha subito socializzato con la figura femminile della coppia e, in un gioco organizzato, ha costretto la figura maschile a rimanere nascosta sotto il tavolo, per tutta la durata dell’incontro. La coppia, adeguatamente preparata ha collaborato al “gioco” e alla fine l’uomo ha potuto uscire dal nascondiglio in cui la bambina lo aveva tenuto relegato.
La conoscenza e la frequentazione tra la coppia aspirante all’adozione e la bambina ha avuto un percorso positivo e Chiara, gradualmente, ha potuto lasciare la comunità per andare e vivere con i nuovi genitori. Da quel momento, per tutto il periodo dell’anno di affidamento pre-adottivo il mio ruolo è stato quello di rappresentante del tutore, quindi esercitato più a distanza, mente il sostegno e la vigilanza sul nuovo nucleo è stato iniziato e portato avanti dall’assistente sociale e dalla psicologa dell’equipe adozioni del territorio di residenza della coppia.
Ovviamente il padre naturale di Chiara mi ha minacciato più volte, ha tentato di aggredirmi nel mio ufficio; inoltre ha denunciato il giudice del Tribunale per i minorenni (che era anche il Presidente dello stesso), titolare del fascicolo di Chiara.
Dopo parecchi mesi dal positivo inserimento della bambina nella sua nuova famiglia ricevo una telefonata da parte della madre adottiva che mi informa che Chiara doveva parlarmi. “Io tra 15 giorni farò la prima comunione – mi dice - per me è un giorno bello e importante, vorrei tanto che tu fossi presente”. Ho risposto a Chiara che ero molto felice per quell’evento, che ero molto felice dell’invito e che la ringraziavo tanto, ma che lei avrebbe avuto quel giorno tanti familiari, parenti e amici che le sarebbero stati accanto e che forse mi avrebbero potuto sostituire...” Chiara , con fermezza mi ha risposto: “Sì, quel giorno avrò tante persone accanto a me, che mi vogliono bene, ma tu, Tea, sei stata una persona molto importante nella mia vita, perché mi hai salvata!”.
Il giorno successivo mi sono consultata con l’equipe che la seguiva, con il tutore e insieme abbiamo deciso che a quel punto, la mia presenza, pur ritenuta importante dalla bimba, rischiava di rappresentare una sorta di vincolo, ed era meglio interrompere il nostro rapporto. Ho telefonato a Chiara, ho cercato di spiegarle che non sarei stata presente, ma che sia quel giorno che in futuro, l’avrei in pensata tanto, tanto.
Non c’ero, ma c’ero e ci sono!
T. B. - Piemonte