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Il Sole 24 ORE: Stangata senza precedenti sulle bollette: +30% per il gas, +20% per l’elettricità.
11/09/2021

Il Sole 24 ORE: Stangata senza precedenti sulle bollette: +30% per il gas, +20% per l’elettricità.

Escono le prime stime sulla revisione dell’Arera in arrivo il 1° di ottobre. Un intervento del Governo può solo attenuare i rincari per i consumatori

Covid, gli esperimenti nel laboratorio di Wuhan con i soldi degli UsaNicolò Olia - 1 Settembre 2021Covid, gli esperiment...
02/09/2021

Covid, gli esperimenti nel laboratorio di Wuhan con i soldi degli Usa

Nicolò Olia - 1 Settembre 2021

Covid, gli esperimenti nel laboratorio di Wuhan con i soldi degli Usa

Le indagini sulle origini della pandemia

Il laboratorio di Wuhan e i finanziamenti degli Stati Uniti
Il legame tra la Francia e il laboratorio di Wuhan
L’ipotesi degli esperimenti per scopi militari
Una serie di documenti portati alla luce da L’Espresso testimonierebbero il legame tra il laboratorio di Wuhan, gli Stati Uniti di Donald Trump e la Francia.
Da Presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha attaccato la Cina accusandola di essere responsabile del dramma del Covid e puntando il dito contro il laboratorio di Wuhan. The Donald però ha evitato di dire che il suo nome è in qualche modo legato proprio al laboratorio di Wuhan, che secondo molti esperti è il vero epicentro della pandemia.

Le indagini sulle origini della pandemia

La doverosa premessa è che al momento non sono chiare le origini del Covid, che le indagini – non proprio approfondite – condotte fino a questo momento non hanno portato ad una condanna nei confronti della Cina e che la Cina stessa fino a questo momento ha fatto poco per agevolare le indagini. Quello che possiamo dire è che dall’inizio della pandemia i riflettori sono puntati sul laboratorio di Wuhan, dove venivano condotti esperimenti sui pipistrelli. Esperimenti con i virus.

Il laboratorio di Wuhan e i finanziamenti degli Stati Uniti

Come raccontato da il Manifesto nel 2020 e più recentemente da l’Espresso, nel corso dell’era Trump gli Usa hanno finanziato gli studi su coronavirus e pipistrelli condotti nel laboratorio di Wuhan, che per il mondo occidentale non era un luogo misterioso. Anzi, il laboratorio ha ricevuto finanziamenti considerevoli anche da Paesi europei, oltre che dagli Usa, come abbiamo detto. Tornando agli Stati Uniti, va detto che Barack Obama aveva vietato gli studi su coronavirus e pipistrelli perché considerati troppo pericolosi.

Risale al 2017 lo studio di un gruppo di ricercatori sui coronavirus e sulla capacità infettiva di cloni ricavati utilizzando anche la proteina Spike di alcuni SARSr-CoV di pipistrelli. Il laboratorio di Wuhan procede con gli esperimenti. Esperimenti che, come denunciato da L’Espresso, sono stati finanziati anche da due enti statali americani. Uno dei due enti è guidato da Anthony Fauci, quell’Anthony Fauci che ha gestito e sta gestendo l’emergenza sanitaria negli Usa come consigliere. Quella di Fauci è una figura emersa solo nell’ultimo anno, ma si tratta di una persona che frequenta la Casa Bianca e i presidenti da decenni.

Laboratorio Coronavirus

Il legame tra la Francia e il laboratorio di Wuhan

Il Manifesto chiarisce invece il legame tra la Francia e Wuhan. Nel 2004 sono i francesi ad avviare la costruzione del laboratorio-simbolo della pandemia. Un laboratorio che si sarebbe dovuto occupare della ricerca di virus animali. Gli scienziati cinesi vengono formati in uno dei più importanti laboratori della Francia. Il laboratorio di Wuhan apre i battenti nel 2017 ma i ricercatori francesi vengono tenuti fuori. Ed entrano in scena gli americani con Fauci, gli enti statali e i milioni di dollari.

L’ipotesi degli esperimenti per scopi militari

Come se non bastasse, tra i quadri del Laboratorio di Wuhan e dei comitati collegati compaiono i nomi di diversi scienziati militari e uomini riconducibili all’esercito. Un indizio che sembra avvalorare la tesi degli esperimenti per arrivare alla produzione di una nuova arma. Siamo nel campo delle indiscrezioni, ma il terreno sembra quantomeno fertile.

Una serie di documenti portati alla luce da L'Espresso testimonierebbero il legame tra il laboratorio di Wuhan, gli Usa di Trump e la Francia.

LAVORO & PRECARIReddito di cittadinanza, i problemi da risolvere: dai paletti sul patrimonio all’impossibilità di pagare...
02/09/2021

LAVORO & PRECARI

Reddito di cittadinanza, i problemi da risolvere: dai paletti sul patrimonio all’impossibilità di pagare a rate. “Non posso comprare una stufa”. “La cifra è stata ridotta e non so perché”

Dalle testimonianze ricevute da ilfattoquotidiano.it emergono anche i punti deboli della misura: requisiti restrittivi che come evidenziato anche da Caritas escludono molte famiglie povere, limitazione delle spese ammissibili, insufficienti comunicazioni da parte dell'Inps che non spiega i motivi delle decurtazioni, centri per l'impiego assenti. Indicazioni che potrebbero essere utili in vista di una revisione della normativa. Raccontate le vostre storie scrivendo a [email protected]

di F. Q. 2 Settembre 2021

Lo “stigma” della card gialla, molto riconoscibile quando si utilizza per pagare, può sembra l’ultimo dei problemi ma è un peso per chi ha accettato con difficoltà di aver bisogno di un sussidio pubblico. I problemi segnalati più spesso dai percettori del reddito di cittadinanza che in questi giorni hanno inviato le loro testimonianze a [email protected], però, sono altri. In cima c’è l’impossibilità di ottenere l’aiuto perché si superano di poco le soglie patrimoniali previste dalla legge: gli attuali paletti, come evidenziato dalla Caritas nel suo recente monitoraggio sul rdc, sono molto restrittivi. Quelli sul patrimonio mobiliare (in parole povere i risparmi) escludono un terzo delle famiglie povere. Ma in alcuni casi anche quelli sul possesso della seconda casa sbarrano la strada alla richiesta del beneficio per questione di pochi euro. Indicazioni che potrebbero essere utili in vista di una possibile revisione dei requisiti per accedere al sussidio.

Un altro nodo è rappresentato dalla limitazione delle spese ammissibili: con la card non è possibile fare acquisti a rate, cosa che rende quasi impossibile comprare oggetti di prima necessità ma con un costo elevato. Come una stufa a pellet, racconta Valerio. Un altro fronte da migliorare è quello che riguarda la comunicazione tra i beneficiari e l‘Inps: quando l’istituto riduce la cifra versata – di solito per un aumento del reddito Isee, complici in alcuni casi gli errori dei Caf – non informa il beneficiario e non gli dà spiegazioni, cosa che innesca una disperata e spesso inutile ricerca di chiarimenti. Molte, poi, le segnalazioni sulla sostanziale assenza di politiche attive che aiutano i beneficiari in grado di lavorare a trovare un posto: diversi beneficiari riferiscono di non essere mai stati contattati dai centri per l’impiego. Un problema che com’è ovvio non riguarda solo i percettori del sussidio e che va risolto potenziando seriamente gli uffici deputati a reinserire i disoccupati nel mondo del lavoro. Per giovedì 2 settembre era previsto un incontro ad hoc tra il ministro Andrea Orlando e le parti sociali: è stato rinviato all’8 settembre.

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Ho 62 anni percepisco 500 euro mensili. Vivo in piccolo paese della provincia di Pescara con meno di 1500 abitanti: ci sono solamente due esercizi commerciali che hanno il pos ma per effettuare acquisti da loro pretendono una spesa minima di 15 euro altrimenti, dicono, con le commissioni bancarie ci rimettono. Quindi siamo costretti a fare la spesa nei centri commerciali che distano una ventina di chilometri. Altro grosso problema è che con questo tipo di carta nessun rivenditore ti permette di fare acquisti a rate. Vorrei comprare una stufa a pellet ma è praticamente impossibile a meno di non mangiare per tutto il mese. D’inverno sono costretto a dormire con quattro piumoni perché non posso permettermi di accendere i caloriferi. Inoltre per quale motivo a chi ha la casa di proprietà come nel mio caso vengono defalcati 280 euro? Su che base lo hanno stabilito? Il valore della mia casa viene equiparato a un’abitazione di Milano o Roma.
Valerio F.

Non percepisco reddito di cittadinanza poiché la mia compagna ha una piccola quota della casa dove è nata. Per la normativa questo basta per lasciare una famiglia senza reddito, come se avessimo una rendita: in realtà risediamo in altra abitazione e abbiamo un mutuo prima casa, attualmente sospeso con la legge Gasparrini fino a novembre di 2021, dopo tale data saremo senza stipendio e senza tutele. Sono disoccupato dal 2018 e malgrado mi sia offerto per lavori che vanno dal lavapiatti al parcheggiatore, dal custode al manutentore non ho avuto mai risposte positive, ho un’età “sgradevole” – 49 anni – e un passato da cuoco, ricettore turistico, giardiniere, montatore di arredi, metalmeccanico, insomma un cv troppo pieno e troppo vuoto allo stesso tempo per chi lo consulta. Ho partecipato a due corsi per reinserimento al lavoro, come macellaio e disegnatore meccanico, ma sebbene assicurino esperienze di lavoro non portano mai a nulla e si sprecano milioni di euro.
Renato

Sono uno studente universitario e disoccupato. Siamo in 5 famiglia e viviamo con la sola pensione di mio padre di 1300 euro. Paghiamo per la casa in cui viviamo, in parte grazie al fitto di una piccola abitazione di cui siamo proprietari per recente lascito. Purtroppo viene considerata seconda casa e con valore che supera di 900 euro la soglia dei 30.000 per il patrimonio immobiliare, quindi non possiamo percepire il reddito.
Nino C.

Ho 46 anni e prendo il reddito da maggio 2019: 900 euro mensili. Pagato il mutuo rimanevano 500 euro per sfamare una moglie e due bambini di 13 e 8 anni. La spesa al supermercato con la calcolatrice, i libri e il materiale scolastico per i bambini, l’energia elettrica, il gas, la manutenzione di un’auto acquistata nel 2012…il tutto rispettando il tetto di 180 euro mensili come somma massima prelevabile. Poi, finito il primo periodo di 18 mesi senza neanche un’offerta di lavoro, non ho più potuto presentare richiesta perché ho superato di 145 euro la soglia di 10mila fissata per il patrimonio mobiliare: con tantissima fatica avevo messo da parte quella somma attraverso un’assicurazione sulla vita.
Giancarlo

Nel 2018, la mia compagna di 54 anni aveva trovato un lavoro per la stagione estiva in uno chalet di un paese marchigiano con un contratto stagionale che iniziava a metà maggio e con fine a metà settembre. Causa pessima gestione, dopo un mese lo chalet ha dovuto iniziare a ridurre il personale. Essendo la mia compagna la più anziana e temendo un altro taglio visto il pessimo andamento del locale, decise di contattare un altro chalet per il resto della stagione estiva e si dimise dal primo per iniziare il nuovo lavoro, sempre con contratto stagionale. L’anno successivo, quando venne introdotto il RdC e, le venne negato perché “prima dei precedenti 12 mesi si era dimessa senza giusta causa”. La dimissione volontaria comporta la perdita del diritto anche se si lascia un contratto di pochi mesi. Il RdC non considera lo storico di precarietà, la tipologia di contratto dal quale ci si dimette, le busta paga, la realtà dei contratti stagionali estivi e, men che meno, l’età del lavoratore.
Alessio D.

Percepisco 500 euro da maggio 2019. Prima avevo il Rei: 180 euro. E’ un altro mondo: posso fare la spesa, pagare le utenze. Anche se non è sufficiente per gli imprevisti. Mi hanno chiamato dal centro per l’impiego, ma poi c’è stata la pandemia e le cose si sono arenate. Credo che la prima cosa che dovrebbero correggere è la riconoscibilità della tessera gialla: fatene una come le altre o versate i soldi sul conto corrente e consentite anche di usarla online. Un altro aspetto riguarda gli over 60: chi ti prende a quell’età? Serve una possibilità di prepensionamento.
Mario S.

Scrivo per “denunciare” il mio caso di decurtazione del reddito. Da 266 euro circa me lo hanno ridotto a 40. Ho percepito il Fis (Fondo integrazione salariale) decurtato dagli assegni familiari. L’Inps mi risponde che il reddito non è scorporato dal ricalcolo. Il Caf mi dice che gli assegni familiari fanno reddito. Insomma, per un genitore monoreddito con due figlie a carico 266 euro fanno la differenza. Trovo questa situazione vergognosa.
Elisabetta B.

Sono percettore di rdc. Mel 2020 ho trovato lavoro e ho presentato tramite Caf il modello RdC/com Esteso entro 30 giorni dall’assunzione. Il mese scorso mi vedo revocare il rdc per mancata comunicazione. Sono stato all’Inps e ho chiesto un riesame: è emerso che il Caf ha inviato l’impegno a presentare la domanda, però non l’ha comunicato.
Fabio S.

Per tutta la mia vita sono stata una caregiver mia madre era una disabile grave solo letto e sedia a rotelle e quindi siccome aveva bisogno di assistenza h/24 e non ho mai potuto lavorare. Mia mamma era l’unico reddito in famiglia e pagava con la sua pensione di invalidità ed accompagnamento tutte le spese. Nell’agosto del 2018 è scomparsa lasciandomi senza alcun sostegno. Appena è nato il reddito di cittadinanza ho fatto la domanda che è stata accettata e prima di ricevere la carta e il sussidio ho firmato il patto per il lavoro. Ho chiesto specificatamente se in cambio del reddito avrei potuto prestare il mio aiuto a famiglie del mio comune o di comuni limitrofi che avevano disabili in casa avendo esperienza, ma nulla è accaduto.
Francesca N.

Ho 56 anni, vivo in Sicilia, sono avvocato ma ho dovuto chiudere l’attività per mancanza di lavoro e costi professionali non più sostenibili. Senza il reddito di cittadinanza, non potrei vivere. Quindi la misura, intesa come aiuto economico indispensabile per affrontare le spese essenziali, funziona egregiamente. Ho invece riscontrato, almeno nel mio caso, la totale assenza delle cosiddette politiche attive del lavoro e dei soggetti istituzionali che avrebbero dovuto attuarle. Dalla primavera del 2019 ad oggi, nei miei confronti non stata iniziata alcuna attività da parte dei Servizi Sociali comunali, del Centro per l’Impiego o di un qualsiasi navigator, volta a favorire l’orientamento, la formazione, la riqualificazione e il reinserimento nel mondo del lavoro. Quindi, se il reddito di cittadinanza è inutile ai fini della fuoriuscita di tanti beneficiari dalla condizione di dipendenza da sussidio, ciò è da attribuire, per la mia esperienza, alla responsabilità di una classe politica e di una pubblica amministrazione che, ad ogni livello territoriale, non hanno saputo o voluto realizzare tutti gli scopi previsti dalla legge.
Antonio C.

Perché non fate una campagna per rendere il reddito cumulabile con altre entrate da lavoro dipendente (il lavoro indipendente è troppo soggetto a sbalzi) sotto un certo tetto mensile? Credo che in Francia sia così da tempo.
Massimo T.

Lo “stigma” della card gialla, molto riconoscibile quando si utilizza per pagare, può sembra l’ultimo dei problemi ma è un peso per chi ha accettato con difficoltà di aver bisogno di un sussidio pubblico. I problemi segnalati più spesso dai percettori del reddito di cittadinanza che in que...

Conto corrente: dal 1°settembre pignorano i soldi! Ecco comeDI ANTONELLA TORTORAL’Agenzia delle Entrate – Riscossione ri...
31/08/2021

Conto corrente: dal 1°settembre pignorano i soldi! Ecco come

DI ANTONELLA TORTORA

L’Agenzia delle Entrate – Riscossione riparte con il pignoramento del conto corrente, a rischio stipendi e pensioni. La macchina delle tasse riprendere l’ingiunzione fiscale nell’indifferenza assoluta di uno Stato impegnato a stringere su altri fronti. Che tu sia una partita IVA, pensionato, lavoratore pubblico o privato non importa, dal 1° settembre rischi il pignoramento del conto corrente. Stipendi, pensioni e risparmi del conto corrente minacciati dai mancati incassi della Riscossione. Per milioni di contribuenti dalle prossime settimane si avvicina l’incubo delle ipoteche, fermi amministrativi e pignoramenti. La ripresa dell’attività dell’ex Equitalia riavvia il nastro della riscossione coattiva interrotto a marzo 2020.

L’Agenzia delle Entrate – Riscossione riparte con il pignoramento del conto corrente, a rischio stipendi e pensioni. La macchina delle tasse riprendere l’ingiunzione fiscale nell’indifferenza assoluta di uno Stato impegnato a stringere su altri fronti. Che tu sia una partita IVA, pensionato, lavoratore pubblico o privato non importa, dal 1° settembre rischi il pignoramento del conto corrente.

Stipendi, pensioni e risparmi del conto corrente minacciati dai mancati incassi della Riscossione. Per milioni di contribuenti dalle prossime settimane si avvicina l’incubo delle ipoteche, fermi amministrativi e pignoramenti. La ripresa dell’attività dell’ex Equitalia riavvia il nastro della riscossione coattiva interrotto a marzo 2020.

La verità è che le procedure esecutive avviate dall’Agenzia delle Entrate – Riscossione prevedono l’azione di pignoramento dei beni mobili o immobili, senza escludere i risparmi presenti sul conto corrente, né tantomeno stipendi e pensioni. L’espropriazione forzata viene anticipata dalla notifica emessa dalla Riscossione della cartella esattoriale minimo un anno prima.

Dall’intimazione di pagamento il contribuente dispone di un periodo temporale di 5 giorni per pagare l’importo oggetto ingiunzione. In ogni caso, può disporre una richiesta di rateizzazione delle somme a debito o presentare una sospensione legale.

Dal 1° settembre 2021 (salvo proroga) riprende in tutto il suo vigore l’Agenzia delle Entrate - Riscossione, procedendo con la notifica delle nuove cartelle di pagamento costipate nei cassetti per l’effetto dei provvedimenti di fermo. Non solo.

Partono gli avvisi di accertamento esecutivo, nonché di addebito INPS, i pignoramenti delle cartelle oggetto della sospensione e si riattivano le procedure cautelari del fermo amministrativo, nonché ipoteche. In tutto questo, si ripristinano le verifiche della Pubblica Amministrazione per i pagamenti del valore maggiore di 5.000 euro. In presenza di debiti erariali, viene fermato il pagamento sino al recupero dell’importo dovuto.

L’ex Equitalia stringe il nodo pignorando il conto corrente, stipendi e pensioni
Come è ben noto la norma che ha bloccato l’attività dell’Agenzia delle Entrate – Riscossione è stata emanata dall’ex Governo Conte l’8 marzo 2020 nel Cura Italia. Poi, dopo un susseguirsi di proroghe sul fermo dell’attività di riscossione si è giunti all’ultimo termine di scadenza fissato nella data del 31 agosto 2021.

In assenza di ulteriori interventi non ripartono solo le cartelle esattoriali dormienti, ma anche i pignoramenti, fermi amministrativi e le verifiche della Pubblica amministrazione per le fatture con valore maggiore di 5.000 euro.

Tanto per cominciare la sospensione della riscossione coattiva delle entrate riguarda all’incirca 60 milioni di atti. Il tutto notificato in modo graduale dando precedenza agli atti prossimi alla scadenza. In un calvario in cui tutti coloro che dalla data dell’8 marzo 2020 reggevano sulle spalle un malloppo di debiti scaduti saranno investiti nell’immediato dagli atti di pignoramento su conto corrente, stipendi e pensioni.

Mentre, sarà più facile la vita per coloro che nel medesimo periodo temporale si confrontavano con delle rate da versare. Infatti, per quest’ultimi contribuenti è prevista una ripresa “fiacca”, specie in considerazione che le ultime scadenze sono fissate per il 30 settembre 2021.

Nel merito, va detto, che i versamenti sulle cartelle esattoriali relative al periodo temporale dall’8 marzo 2020 e sino alla data del 31 agosto 2021 possono essere regolarizzate in un’unica tranche o rateizzate. Si ricorda, infine che per quest’ultima ipotesi la richiesta della rateizzazione del pagamento delle cartelle esattoriali va presentata entro la data del 30 settembre 2021.

Espropriazione forzata sul conto corrente cosa cambia e per chi?
Quando il creditore è rappresentato da una società finanziaria, oppure è un fornitore o da un terzo soggetto per il recupero del credito si procede avviando una procedura esecutiva per ottenere l’appagamento del diritto del creditore.

In pratica, un avvocato predispone l’atto di pignoramento dello stipendio, pensione o conto corrente e procede con la notifica dello stesso a mezzo dell’ufficiale giudiziario, seguendo un iter regolamentato dalla normativa con la presenza di un ordine imposto dal giudice del tribunale. Quest’ultimo dopo la verifica del fascicolo disposto dal creditore ordina al datore di lavoro o alla banca di bloccare una somma di denaro mettendola a disposizione del creditore.

Una procedura che viene completamente saltata dall’Agenzia delle Entrate – Riscossione. Infatti, l’Esattore per legge emana la cartella di pagamento provvedendo a iscrivere a ruolo il debito. Spesso, inconsapevolmente, non consideriamo che le cartelle esattoriali sono equiparate a titolo esecutivo. In altre parole, producono a tutti gli effetti di legge le conseguenze di una sentenza, paragonabile alla cambiale o all’assegno.

Nel momento in cui la Riscossione notifica una cartella esattoriale il contribuente può esercitare un’azione di opposizione nei termini di legge. In mancanza di contestazione, se la cartella esattoriale non viene regolarizzata funge da sentenza passata in giudicata. In questo caso l’atto non può essere impugnato, poiché sono decorsi i termini fissati per presentare un ricorso.

Si consiglia la visione del video YouTube Video66 sulle cartelle esattoriali e pignoramenti, dal 1° settembre ripartono notifiche.

Occhio all’errore nel pignoramento dello stipendio, pensione e conto corrente
In questo caso l’Agenzia delle Entrate – Riscossione nomina un Esattore, ossia un funzionario che svolge un ruolo decisivo, ossia notifica il provvedimento di pignoramento del conto corrente, stipendio o pensione. Ricevuto l’atto il contribuente deve regolarizzare la posizione debitoria oggetto del pignoramento entro 60 giorni. Nell’ipotesi in cui, non provvede a versare quanto richiesto dall’Esattore, i soldi bloccati dall’atto finiscono direttamente nel conto corrente indicato dal Fisco.

La verità è che l’Agenzia delle Entrate – Riscossione detiene un potere supremo, incontrastato sulle procedure esecutive, non avendo la necessità di seguire i passaggi dell’espropriazione forzata presso terzi che prevedono l’udienza di convocazione dinanzi al Tribunale. Tanto per cominciare, manca la verifica operata dal giudice sull’intera procedura dell’espropriazione forzata.

Questo, perché, le procedure esattoriali sono esercitate da un soggetto che opera a mezzo di un ente pubblico che rappresenta lo Stato italiano. Resta la piena trasparenza della procedura che garantisce al contribuente il pieno rispetto delle norme, che permettono a quest’ultimo d'individuare i cavilli per proporre ricorso innanzi al giudice del tribunale.

Ecco, perché la Corte di Cassazione in più occasioni ha spiegato che l’atto di pignoramento emanato dalla Riscossione deve contenere il motivo per cui l’esattore requisisce il denaro dal conto corrente, stipendio o pensione. In assenza di questo piccolo particolare, l’esecuzione forzata può essere impugnata per illecito amministrativo, poiché il pignoramento è illegittimo.

L’ex Equitalia si prepara a pignorare il conto corrente, buste paghe e pensioni
Esistono diverse circostanze che possono portare alla nullità dell’atto di espropriazione forzata del conto corrente, pensioni e stipendi, in particolare:

se l’Agenzia delle Entrate – Riscossione non indicata nell’atto di pignoramento i crediti riferiti alla procedura esecutiva;
se l’atto di pignoramento è carente di nota informativa delle cartelle esattoriali. Se l’Esattore non indica il numero delle cartelle di pagamento scadute e non pagate, sempre riferite alla procedura di espropriazione forzata.
Piccole sottigliezze che sembrano di poco conto, ma che possono schivare un pignoramento sul conto corrente, pensioni e stipendi. D’altra parte, è bene ricordare che la Riscossione opera avviando una procedura generica nella quale emerge solo l’importo del credito.

L’Esattore preme per intimare alla banca di bloccare il denaro oggetto del pignoramento del conto corrente. Riservando lo stesso discorso per il datore di lavoro in presenza di una procedura cautelare con trattenuta dello stipendio.

Non bisogna dimenticare che la nullità del pignoramento promosso dall’Esattore dipende dalla scarsa informazione che emerge dall’atto connessa sia alle caratteristiche del credito che all’individuazione delle cartelle esattoriali.

In presenza di uno di questi elementi, il contribuente può opporsi al titolo esecutivo richiedendo la nullità della procedura con la restituzione delle somme di denaro trattenute indebitamente dal Fisco.

Pignoramento conto corrente, stipendi e pensioni: occhio ai documenti!
Le ombre di dubbio sull’operato della Riscossione sono tante, basti pensare che non sono pochi i contribuenti che spesso ricevono un atto di pignoramento del conto corrente riportante solo l’importo del debito. L’assenza di dati utili non concede la possibilità di risalire alla cartella esattoriale oggetto della procedura esecutiva.

La verità è che un atto così formulato è annullabile come spiegato da diverse sentenze della Corte di Cassazione, ma è altrettanto certo che si pone il contribuente nella posizione di non potersi difendere, non riuscendo a individuare la correttezza della procedura di pignoramento.

Importanti novità sulla Rottamazione quater e un nuovo Saldo e stralcio sono disponibili qui.

ANTONELLA TORTORA
Analista contabile, classe 1971.

Trend-online è uno dei più importanti riferimenti nel mondo dell’economia e della finanza, grazie alla sua specializzazione in news di borsa.

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26/08/2021

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Sdegno e vergogna: ITA sciopera prima di nascere. Come decolla la nuova Alitalia: ai sindacati stanno a cuore soltanto i...
26/08/2021

Sdegno e vergogna: ITA sciopera prima di nascere. Come decolla la nuova Alitalia: ai sindacati stanno a cuore soltanto i propri interessi.

Franco Bechis 26 agosto 2021

Da oggi la nuova compagnia aerea italiana, ITA, può iniziare a vendere biglietti per i voli che inizieranno il prossimo 15 ottobre, giorno ufficiale del suo debutto. Nasce sulle ceneri di Alitalia, il simbolo degli errori e dei fallimenti economici dello Stato italiano. E prima ancora di nascere può presentare il peggiore biglietto da visita possibile al resto del mondo. ITA infatti nasce già scioperata. Perché partirà il 15 ottobre ma il 24 settembre prossimo i suoi dipendenti già sciopereranno trascinando tutti quelli del comparto aereo. E a dire il vero mentre ITA era ancora nella placenta già ha scioperato un pochino, perché il 5 agosto scorso si erano astenuti dal lavoro gli addetti alla assistenza clienti Alitalia proprio contro ITA, che essendo una nuova società (sia pure pubblica) aveva deciso di fare una gara per offrire quel servizio invece di caricarsi sulle spalle i 600 dipendenti di Almaviva che dalla Sicilia svolgevano quel servizio. Probabilmente è un record mondiale- e non poteva che essere italiano- quello di una società che ha già scioperato due volte prima ancora di emettere il suo primo vagito e nascere.

Ita, biglietti in vendita dal 26 agosto e primi voli dal 15 ottobre

E' il peggiore segnale di continuità con la peggiore storia di Alitalia, e non è manco l'unico. Perché formalmente ITA è stata costituita l'11 novembre 2020 a Roma, e ha già perso un milione di euro nel suo primo bilancio relativo a un mese e mezzo di esercizio pur avendo in carico solo 32 dipendenti. In sei mesi ha già cambiato due top manager, visto che il primo presidente- Francesco Caio- già non è più tale, sostituito da Alfredo Altavilla. Due scioperi, un milione di perdita e due presidenti durante la gravidanza: mica male come premessa per rilanciare un compagnia di bandiera.


Eppure i sindacati sanno benissimo che ITA è una soluzione estrema trovata per non seppellire definitivamente il tricolore sulla fiancata di qualche aereo, perché Alitalia era tecnicamente fallita da tempo e non più resuscitabile. Non ci fosse stato il Covid e la grande depressione economica che ne è seguita probabilmente la storia del trasporto aereo in Italia si sarebbe chiusa definitivamente l'anno scorso. Invece la Ue ha allentato qualche maglia rigida delle regole sulla concorrenza e chiuso un occhio e forse più, lasciando tentare la nascita di ITA sotto il controllo e i soldi del Tesoro a patto che non esistesse alcuna continuità formale con la decotta Alitalia, né con la vecchia amministrazione né con la compagnia ora da liquidare (Alitalia Cityliner). Il piano industriale della nuova compagnia era noto a tutti da tempo. ITA partirà con 2.800 dipendenti, di cui 1.550 a bordo e 1.250 a terra, se poi le cose andranno bene il piano industriale prevede che salgano fino a 5.750 nel 2025, e cioè al suo quarto anno di esercizio.

Risanarla per farla restare pubblica, la ricetta Michetti per Atac

Quindi non potrà assorbire i dipendenti della vecchia Alitalia, che sono il doppio della cifra massima immaginata. Nè assorbire l'indotto, e la sola possibilità lasciata dagli accordi è quella di partecipare a una gara per acquisire il vecchio marchio (e potrebbe perderla) e alle gare per aggiudicarsi le due aree di manutenzione (il cosiddetto handling) a patto che resti azionista di minoranza. Giustamente i nuovi manager cercano anche personale nuovo con selezione di mercato e richiesta che sia in possesso di green pass vaccinale che ovviamente garantirebbe i passeggeri e il pubblico in generale visto che il tipo di lavoro è a contratto stretto. Partendo da zero i manager vorrebbero trattare anche i contratti di lavoro, senza essere ingabbiati in quelli che hanno portato non solo al fallimento di Alitalia nelle sue varie edizioni, ma pure il fallimento di ogni altra compagnia che abbia operato sul territorio.

Questo non va giù ai sindacati del settore (che appunto hanno proclamato lo sciopero preventivo) che evidentemente preferiscono il loro potere interdittivo alla possibilità di mantenere qualche posto di lavoro nel tempo. Alle loro condizioni la storia ha dimostrato oltre ogni ragionevole dubbio che non si vola e non si sta in piedi nemmeno a terra. Avrei immaginato che le organizzazioni sindacali avessero a cuore altro di più impellente, come dare un futuro e una tranquillità alle migliaia di dipendenti della vecchia Alitalia che resteranno inevitabilmente per strada. Non cercare come sta avvenendo di evitare di salvarne almeno centinaia, e chiudere la partita per tutti. Cercare una riconversione lavorativa e magari percorsi preferenziali di formazione e reinserimento nel mercato del lavoro per una parte di loro e una protezione sociale duratura che accompagni alla pensione chi è nelle condizioni di poterci arrivare. Ma non è questo che interessa più ai sindacati: difendono se stessi e il proprio ruolo, non i lavoratori. E con gli scioperi in placenta danno una mano a impedire che anche i 2.800 dipendenti della nuova ITA possano avere un lavoro e un futuro. Complimenti.

Da oggi la nuova compagnia aerea italiana, ITA, può iniziare a vendere biglietti per i voli che inizieranno il prossimo 15 ottobre, giorno uffi...

Indirizzo

Via Dei Fori Imperiali
Rome
00186

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