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INGVambiente Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia - Dipartimento Ambiente

Tra il 24 e il 30 agosto l’attività solare è stata complessivamente bassa-moderata, ma non sono mancati fenomeni interes...
02/09/2026

Tra il 24 e il 30 agosto l’attività solare è stata complessivamente bassa-moderata, ma non sono mancati fenomeni interessanti.
Il 25 agosto il Sole ha prodotto un flare di classe M6.9: un’improvvisa e intensa emissione di radiazione generata nelle regioni attive della nostra stella.
Gli effetti più evidenti sono stati osservati nella ionosfera, la parte alta dell’atmosfera terrestre attraversata dai segnali radio. Il 26 agosto, sopra l’Italia e il Mediterraneo, è stato rilevato un forte aumento del contenuto di elettroni, insieme a intense “scintillazioni” a Lampedusa e Chania, nell’isola di Creta. Queste rapide irregolarità possono disturbare i segnali dei satelliti e ridurre temporaneamente la precisione dei sistemi di navigazione GNSS, come GPS e Galileo.
Un’altra marcata perturbazione ionosferica si è verificata tra il 28 e il 29 agosto, in concomitanza con un moderato aumento della velocità e della densità del vento solare, il flusso continuo di particelle provenienti dal Sole.
È interessante notare che, nonostante queste alterazioni della ionosfera, il campo magnetico terrestre è rimasto tranquillo: durante la settimana non si sono quindi verificate tempeste geomagnetiche.
È disponibile il nuovo bollettino di meteorologia spaziale: 👉 https://buff.ly/prCbjtB

RADON | Come si muove dentro un edificio?Non si vede e non ha odore. Eppure può entrare dal sottosuolo, attraversare le ...
02/09/2026

RADON | Come si muove dentro un edificio?

Non si vede e non ha odore. Eppure può entrare dal sottosuolo, attraversare le stanze e raggiungere i piani superiori.

Per seguirne il percorso, i ricercatori dell’INGV hanno monitorato per diversi anni il radon all’interno dell’Osservatorio Geofisico di Rocca di Papa, un edificio costruito direttamente sul tufo vulcanico. Quattordici sensori, distribuiti su tre livelli, hanno permesso di osservare come cambiano le concentrazioni nel tempo e nei diversi ambienti.

I dati mostrano che il radon può propagarsi orizzontalmente tra le stanze in circa 30-90 minuti e raggiungere i piani superiori in 90-180 minuti.

A influenzarne il viaggio sono anche le condizioni atmosferiche. Nei periodi freddi e perturbati le concentrazioni tendono ad aumentare, mentre con un clima caldo, asciutto e soleggiato risultano più basse. La differenza di temperatura tra interno ed esterno può infatti favorire la risalita dell’aria dal basso, un fenomeno amplificato dalla presenza delle scale.

Anche le nostre azioni fanno la differenza: l’apertura di una finestra in uno degli ambienti più bassi ha modificato la distribuzione del radon nell’intero edificio. Durante le ore di lavoro, quando porte e finestre vengono aperte più spesso, è stato inoltre osservato il minimo giornaliero delle concentrazioni.

Lo studio mostra che il radon non si distribuisce in modo uniforme: il sottosuolo, il meteo, la struttura dell’edificio e la ventilazione agiscono insieme. Per questo ogni edificio ha una storia diversa e soltanto misure prolungate nel tempo permettono di valutare correttamente la situazione e scegliere gli interventi di mitigazione più adatti.

Qui l’articolo scientifico -> https://buff.ly/RNyu9Mx

𝐔𝐧 𝐌𝐞𝐝𝐢𝐭𝐞𝐫𝐫𝐚𝐧𝐞𝐨 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐜𝐚𝐥𝐝𝐨 𝐩𝐮𝐨̀ 𝐚𝐦𝐩𝐥𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚𝐫𝐞 𝐠𝐥𝐢 𝐞𝐟𝐟𝐞𝐭𝐭𝐢 𝐝𝐞𝐢 𝐭𝐞𝐦𝐩𝐨𝐫𝐚𝐥𝐢 𝐬𝐮𝐠𝐥𝐢 𝐚𝐞𝐫𝐨𝐩𝐨𝐫𝐭𝐢Il riscaldamento del Mediterraneo p...
01/09/2026

𝐔𝐧 𝐌𝐞𝐝𝐢𝐭𝐞𝐫𝐫𝐚𝐧𝐞𝐨 𝐩𝐢𝐮̀ 𝐜𝐚𝐥𝐝𝐨 𝐩𝐮𝐨̀ 𝐚𝐦𝐩𝐥𝐢𝐟𝐢𝐜𝐚𝐫𝐞 𝐠𝐥𝐢 𝐞𝐟𝐟𝐞𝐭𝐭𝐢 𝐝𝐞𝐢 𝐭𝐞𝐦𝐩𝐨𝐫𝐚𝐥𝐢 𝐬𝐮𝐠𝐥𝐢 𝐚𝐞𝐫𝐨𝐩𝐨𝐫𝐭𝐢

Il riscaldamento del Mediterraneo può rendere più favorevole l’ambiente in cui si sviluppano temporali intensi, aumentando i rischi per l’aviazione e per le infrastrutture aeroportuali.

È quanto emerge da un nuovo studio dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV), pubblicato sulla rivista internazionale Atmospheric Science Letters, che ha analizzato il forte temporale del 13 dicembre 2024 all’aeroporto di Roma-Fiumicino. L’evento provocò almeno otto dirottamenti, ritardi e circuiti di attesa durante circa tre ore di intensa attività convettiva.

I ricercatori hanno individuato, nei dati climatici dal 1979 a oggi, configurazioni atmosferiche simili a quella osservata durante l’evento, confrontando le condizioni del periodo 1979–2000 con quelle del 2002–2023.

I risultati mostrano che le configurazioni della circolazione atmosferica sono rimaste nel complesso simili. Ad essere cambiato è soprattutto il contesto termodinamico nel quale queste configurazioni si sviluppano: negli ultimi decenni il Mediterraneo presenta temperature dell’aria più elevate di circa 1–2°C e temperature superficiali del mare più alte di circa 1°C.

Questo riscaldamento è accompagnato, in diverse aree del bacino, da una maggiore instabilità atmosferica, dall’aumento del wind shear e da condizioni favorevoli a precipitazioni convettive e raffiche di vento più intense. Anche le osservazioni raccolte a Fiumicino indicano, durante le situazioni analoghe più recenti, venti più forti, maggiore umidità e una riduzione della visibilità.

Il punto centrale dello studio è che non servono necessariamente configurazioni atmosferiche nuove perché aumentino i rischi: un mare e un’atmosfera più caldi possono fornire maggiore energia e umidità, amplificando gli effetti di configurazioni meteorologiche già osservate in passato ed aumentando i rischi connessi per le operazioni aeroportuali.

Valutare i futuri rischi climatici per gli aeroporti del Mediterraneo è fondamentale per sviluppare strategie di adattamento capaci di rafforzare la sicurezza e la resilienza del trasporto aereo.

Per approfondire: https://buff.ly/hCdlRyE

A conditional analogue analysis of a severe thunderstorm disrupting Rome–Fiumicino Airport shows that, while synoptic circulation patterns remain largely unchanged since 1979, the thermodynamic envir...

𝗖𝗵𝗲 𝗰𝗼𝘀𝗮 𝗮𝗰𝗰𝗮𝗱𝗲 𝗾𝘂𝗮𝗻𝗱𝗼 𝗶𝗹 𝗺𝗲𝘁𝗮𝗻𝗼 𝗳𝘂𝗼𝗿𝗶𝗲𝘀𝗰𝗲 𝗱𝗮𝗹 𝗳𝗼𝗻𝗱𝗮𝗹𝗲 𝗺𝗮𝗿𝗶𝗻𝗼? Nei sedimenti sotto gli oceani sono conservate grandi qua...
01/09/2026

𝗖𝗵𝗲 𝗰𝗼𝘀𝗮 𝗮𝗰𝗰𝗮𝗱𝗲 𝗾𝘂𝗮𝗻𝗱𝗼 𝗶𝗹 𝗺𝗲𝘁𝗮𝗻𝗼 𝗳𝘂𝗼𝗿𝗶𝗲𝘀𝗰𝗲 𝗱𝗮𝗹 𝗳𝗼𝗻𝗱𝗮𝗹𝗲 𝗺𝗮𝗿𝗶𝗻𝗼?

Nei sedimenti sotto gli oceani sono conservate grandi quantità di metano. Il gas può trovarsi disciolto, accumularsi in sacche oppure rimanere intrappolato negli idrati, composti solidi che si formano in condizioni di alta pressione e bassa temperatura.

Nel Mar Cinese Meridionale, a circa 1.700 metri di profondità, una perdita di metano è comparsa in seguito a una perforazione esplorativa per gli idrati di gas. I ricercatori hanno seguito per sei anni la trasformazione dell’area, osservando come il fondale ha reagito alla nuova disponibilità di metano.

Nel giro di uno-due anni ha iniziato a formarsi un “biofiltro”: microrganismi capaci di consumare il metano si sono moltiplicati insieme a piccoli animali che, scavando nel fondale e rimescolando i sedimenti, hanno favorito la loro attività.

La risposta è stata più rapida di quanto indicassero alcuni modelli, secondo i quali la formazione di un biofiltro microbico efficiente e stabile avrebbe potuto richiedere tra 60 e 100 anni.

Il biofiltro, però, non ha annullato gli effetti della perdita: una parte del metano è comunque fuoriuscita dai sedimenti e, nei primi due anni, la ricchezza delle comunità microbiche si è ridotta di oltre il 50%.

Lo studio aiuta a comprendere meglio sia la capacità sia i limiti degli ecosistemi profondi nel trattenere il metano proveniente dal sottosuolo marino, un aspetto importante per valutare le conseguenze delle attività umane e della possibile destabilizzazione degli idrati.

Per approfondire: https://buff.ly/buhSb1v

𝗖𝗮𝗺𝗽𝗶 𝗱𝗶 𝗱𝘂𝗻𝗲 𝗻𝗲𝗹 𝗱𝗲𝘀𝗲𝗿𝘁𝗼 𝗱𝗲𝗹 𝗦𝗮𝗵𝗮𝗿𝗮 Questa immagine, acquisita dai satelliti Copernicus Sentinel-2 il 2 e il 7 luglio, ...
31/08/2026

𝗖𝗮𝗺𝗽𝗶 𝗱𝗶 𝗱𝘂𝗻𝗲 𝗻𝗲𝗹 𝗱𝗲𝘀𝗲𝗿𝘁𝗼 𝗱𝗲𝗹 𝗦𝗮𝗵𝗮𝗿𝗮

Questa immagine, acquisita dai satelliti Copernicus Sentinel-2 il 2 e il 7 luglio, mostra le distese di sabbia di Murzuq e Ubari, due importanti campi di dune nella Libia sud-occidentale.

Al centro l'altopiano di Mesak Settafet, un affioramento scuro di arenaria nubiana che separa Ubari a nord e Murzuq a sud. Sono visibili anche piccole aree verdi che indicano una vegetazione sparsa e terreni irrigati in prossimità degli insediamenti, tra cui la città di Murzuq.

Una persistente zona di alta pressione centrata sulla Libia ha mantenuto il cuore del Sahara completamente arido per anni, ma il lavoro di ricerca ha scoperto tracce di "paleolaghi" associati ad un passato più umido e fertile.

La Libia odierna non ha fiumi o corpi idrici permanenti, ma possiede diverse vaste falde acquifere fossili. Questi bacini sotterranei naturali contengono enormi quantità di acqua dolce.

➡️ https://buff.ly/XyFztQT

𝗟𝗮 𝗦𝗮𝗹𝘀𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝗗𝗿𝗮𝗴𝗼𝗻𝗲: 𝟭𝟮𝟬 𝗮𝗻𝗻𝗶 𝗱𝗶 𝗰𝗮𝗺𝗯𝗶𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗿𝗶𝗰𝗼𝘀𝘁𝗿𝘂𝗶𝘁𝗶 𝘁𝗿𝗮 𝗺𝗮𝗽𝗽𝗲 𝘀𝘁𝗼𝗿𝗶𝗰𝗵𝗲, 𝗱𝗿𝗼𝗻𝗶 𝗲 𝗶𝗻𝗱𝗮𝗴𝗶𝗻𝗶 𝗴𝗲𝗼𝗳𝗶𝘀𝗶𝗰𝗵𝗲 Nell’Appennino...
30/08/2026

𝗟𝗮 𝗦𝗮𝗹𝘀𝗮 𝗱𝗲𝗹 𝗗𝗿𝗮𝗴𝗼𝗻𝗲: 𝟭𝟮𝟬 𝗮𝗻𝗻𝗶 𝗱𝗶 𝗰𝗮𝗺𝗯𝗶𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗿𝗶𝗰𝗼𝘀𝘁𝗿𝘂𝗶𝘁𝗶 𝘁𝗿𝗮 𝗺𝗮𝗽𝗽𝗲 𝘀𝘁𝗼𝗿𝗶𝗰𝗵𝗲, 𝗱𝗿𝗼𝗻𝗶 𝗲 𝗶𝗻𝗱𝗮𝗴𝗶𝗻𝗶 𝗴𝗲𝗼𝗳𝗶𝘀𝗶𝗰𝗵𝗲

Nell’Appennino bolognese, vicino a Sassuno, c’è un vulcano molto particolare. Non erutta lava, ma fango, acqua e gas che risalgono dal sottosuolo attraverso terreni argillosi e fratturati.

È la Salsa del Dragone, conosciuta e descritta da secoli.

Nel 1906 il geografo Renato Biasutti ne realizzò un rilievo dettagliato, annotando la posizione delle bocche di emissione, la forma del terreno, le fratture e persino le dimensioni dei piccoli coni di fango.

Un nuovo studio dell’INGV ha messo insieme i rilievi storici con le campagne condotte tra il 2023 e il 2025 nell’ambito del progetto PROMUD, utilizzando fotogrammetria da drone e indagini geofisiche per osservare sia la superficie sia il sottosuolo.
Il confronto mostra che alcuni elementi descritti oltre un secolo fa sono ancora riconoscibili, mentre altri si sono modificati per effetto di colate, frane ed erosione. I dati suggeriscono anche cedimenti e spostamenti dell’ordine di 4-5 metri delle zone di emissione.

Le indagini geofisiche hanno inoltre individuato nel sottosuolo tracce compatibili con antichi percorsi di risalita dei fluidi, anche dove oggi le bocche non sono più visibili.

Ne emerge l’immagine di un sistema tutt’altro che immobile: nel tempo la Salsa del Dragone costruisce, erode e rimodella il paesaggio, proprio come aveva intuito Biasutti già agli inizi del Novecento.

Lo studio è stato pubblicato nel nuovo numero dei Quaderni di Geofisica:
“Evoluzione morfologica della Salsa del Dragone, vulcano di fango dell’Appennino bolognese: dati storici e indagini moderne” 👉️ https://buff.ly/lYpJX2G

𝗤𝘂𝗮𝗻𝗱𝗼 𝘂𝗻 𝗹𝗮𝗴𝗼 𝗴𝗹𝗮𝗰𝗶𝗮𝗹𝗲 𝘀𝗶 𝘀𝘃𝘂𝗼𝘁𝗮 𝗮𝗹𝗹’𝗶𝗺𝗽𝗿𝗼𝘃𝘃𝗶𝘀𝗼Un lago glaciale si forma quando l’acqua di fusione di un ghiacciaio si ...
29/08/2026

𝗤𝘂𝗮𝗻𝗱𝗼 𝘂𝗻 𝗹𝗮𝗴𝗼 𝗴𝗹𝗮𝗰𝗶𝗮𝗹𝗲 𝘀𝗶 𝘀𝘃𝘂𝗼𝘁𝗮 𝗮𝗹𝗹’𝗶𝗺𝗽𝗿𝗼𝘃𝘃𝗶𝘀𝗼

Un lago glaciale si forma quando l’acqua di fusione di un ghiacciaio si raccoglie in conche e depressioni del terreno. Può svilupparsi davanti, accanto, sotto o sopra il ghiacciaio ed può essere contenutio dalla roccia, dal ghiaccio oppure dalle morene, accumuli di sedimenti trasportati e depositati dai ghiacciai.

Quando lo sbarramento naturale cede improvvisamente, può verificarsi una GLOF (Glacial Lake Outburst Flood): una piena rapida capace di trasportare a valle enormi quantità di acqua, fango, rocce e altri detriti.
Il cedimento può essere innescato da frane, valanghe di ghiaccio e roccia, terremoti, precipitazioni intense, fusione del ghiaccio o dall’aumento della pressione dell’acqua.

Le GLOF sono state documentate in numerose regioni del mondo.
Alcuni esempi:
🇳🇵 Nepal, 2024: una valanga di roccia colpì un lago glaciale sopra il villaggio di Thame, provocando il cedimento in successione di due laghi e una colata ricca di detriti.
🇧🇹 Bhutan, 1994: lo svuotamento del lago glaciale Lugge Tsho generò una piena lungo la valle del fiume Pho Chhu.
🇨🇦 Canada, 2020: nella Columbia Britannica, una frana precipitò in un lago glaciale nella valle di Elliot Creek, generando un’onda e una violenta piena verso valle.
🇺🇸 Alaska, 1986: il cedimento dello sbarramento di ghiaccio formato dal ghiacciaio Hubbard provocò il rapido svuotamento del Russell Lake.

Fenomeni simili sono avvenuti anche in Tibet, India, Pakistan, nelle Ande, in Patagonia, Islanda e sulle Alpi.

La fusione e l’arretramento dei ghiacciai stanno favorendo la formazione e l’espansione di molti laghi glaciali. Non tutti rappresentano un pericolo, ma monitorarne le dimensioni, il livello dell’acqua e la stabilità degli sbarramenti è fondamentale per ridurre i rischi per le comunità e le infrastrutture situate a valle.

Quanto avvenuto in Nepal lo scorso 26 agosto 2026 è ancora oggetto di studio ma si deve usare cautela nel parlare di GLOF. Quello che si sa è che una grande massa di ghiaccio e roccia si è staccata da un ghiacciaio nel Langtang, al confine tra Nepal e Tibet. La valanga avrebbe temporaneamente ostruito il torrente Lhende Khola; il cedimento dello sbarramento ha poi liberato un’enorme quantità di acqua, fango e detriti nei fiumi Bhote Koshi e Trishuli, generando una piena improvvisa e distruttiva.
Le analisi sono ancora in corso.

Nell'immagine il lago glaciale di Chola (4600 m) alla base della parete nord del massiccio montuoso Cholatse-Taboche (6440 m).

Per approfondire:
https://buff.ly/gIUoQPF

Per sapene di piu' sull'evento in Nepal:
https://buff.ly/v2ciEDg
https://buff.ly/df9LqYn

CONOSCERE IL TERRITORIO, SCOPRIRE LA SCIENZA A TARANTO!Conoscere l’ambiente in cui viviamo significa anche scoprire cosa...
28/08/2026

CONOSCERE IL TERRITORIO, SCOPRIRE LA SCIENZA A TARANTO!

Conoscere l’ambiente in cui viviamo significa anche scoprire cosa accade sotto i nostri piedi e comprendere i fenomeni naturali che contribuiscono a modellare il territorio.

È da qui che parte l’incontro con Carlo Pelullo, vulcanologo INGV, e Luigi Zarrilli, sismologo INGV, che accompagneranno il pubblico, e in particolare i più giovani, in un viaggio alla scoperta della Terra, tra vulcani e terremoti.

L’iniziativa fa parte di un programma pensato per avvicinare le nuove generazioni alla scienza attraverso esperienze dirette, laboratori e incontri con ricercatori, ricercatrici e divulgatori scientifici.

Tutti gli appuntamenti sono a ingresso gratuito.

Per partecipare è consigliata l’iscrizione attraverso i form disponibili sul sito ufficiale del Club del Libro delle Scienze.

Per informazioni https://buff.ly/z213US0

DALLE ROTTE DEI RIFIUTI ALL’ARTE: I “VAGABONDI” INVADONO LA SPEZIASeguire il viaggio dei rifiuti dalla foce di un fiume ...
28/08/2026

DALLE ROTTE DEI RIFIUTI ALL’ARTE: I “VAGABONDI” INVADONO LA SPEZIA

Seguire il viaggio dei rifiuti dalla foce di un fiume al mare, per capire dove li portano correnti e venti. È questo uno degli obiettivi per cui i ricercatori di CNR-ISMAR, CNR-IFC e INGV hanno utilizzato particolari drifters: dispositivi galleggianti lasciati andare alla deriva e seguiti nel loro percorso.

Oggi alcuni di questi insoliti “vagabondi” escono idealmente dal mondo della ricerca e diventano protagonisti di un’installazione artistica.

Con “I Vagabondi”, l’artista Fabrizio Bellomo ha trasformato questi oggetti, utilizzati nelle ricerche sulle rotte dei rifiuti provenienti da fiumi come Arno, Tevere e Magra, in gigantesche immagini fotografiche di 6 metri per 2, portandole nello spazio pubblico della Spezia.

Un passaggio dalla ricerca all’arte che cambia il modo in cui guardiamo questi oggetti: ingranditi e sottratti al loro contesto abituale, diventano un richiamo visivo a ciò che spesso rimane invisibile, il viaggio dei nostri rifiuti attraverso fiumi e mare.

L’installazione nasce nell’ambito di Aktè – Laboratorio del mare, progetto curato da Spazi Fotografici, di cui CNR-ISMAR e INGV sono collaboratori, ed è stata presentata al CAMeC – Centro Arte Moderna e Contemporanea della Spezia.

La Spezia
📅 Visibile fino al 7 settembre 2026
https://www.ismar.cnr.it/quando-la-scienza-diventa-arte-i-drifters-soggetto-della-installazione-artistica-i-vagabondi/

27/08/2026

𝗘𝗰𝗹𝗶𝘀𝘀𝗶 𝗱𝗶 𝗟𝘂𝗻𝗮 𝗲 𝗟𝘂𝗻𝗮 𝗽𝗶𝗲𝗻𝗮 𝗱𝗼𝗺𝗮𝗻𝗶

All’alba di domani, 28 agosto, la Luna sarà protagonista di un’eclissi parziale visibile nelle Americhe (ad eccezione dell'Alaska e del Canada nord-occidentale), nell'Europa occidentale e nell'Africa occidentale.

In Italia il fenomeno inizierà alle 3:23 (ora italiana) quando la Luna entrerà nella penombra terrestre, cosa di cui noi osservatori terrestri non ci accorgeremo.

Quando l’ombra della Terra comincerà a coprire in modo ben visibile il disco lunare saranno le 4:33.

Alle 5:15 l’eclissi sarà al 50%, quindi metà Luna si troverà nel cono d’ombra e metà nella penombra.

Il culmine dell'evento si raggiungerà alle 6:13 quando il 96,3% della superficie della Luna si troverà immerso nell'ombra terrestre, la zona centrale in cui la luce del Sole viene completamente schermata dal nostro pianeta.

Questo sarà il massimo oscuramento ma avviene nella fase di plenilunio: la Luna sarà al massimo della sua bellezza.

Contrariamente all’eclissi solare, non è necessario proteggere gli occhi, in quanto la luce del Sole arriva a noi riflessa dalla superficie lunare. La Luna sarà molto bassa sull’orizzonte.

NASA -> https://buff.ly/xIPRAu3

Indirizzo

Via Di Vigna Murata, 605
Rome
00142

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