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INGVambiente Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia - Dipartimento Ambiente

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16/10/2026

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Circa duemila anni fa, nelle fornaci dell'antica Roma, i piatti venivano probabilmente cotti capovolti, con la superficie interna rivolta verso il basso. Un'abitudine giร  ipotizzata dagli archeologi, che oggi trova nuove conferme grazie alla geofisica.

A ricostruire questa particolare tecnica di produzione รจ uno studio pubblicato sul Journal of Archaeological Science: Reports, realizzato da un gruppo di ricerca che comprende ricercatrici e ricercatori dell'INGV.

Gli studiosi hanno analizzato 11 frammenti di ceramica romana, appartenenti alla cosiddetta terra sigillata, una pregiata produzione di vasellame da mensa caratterizzata dalla tipica superficie rossa, spesso lucida. I reperti, risalenti a un periodo compreso tra la fine del I secolo a.C. e l'inizio del II secolo d.C., provengono dagli scavi effettuati nell'area di Largo Amba Aradam durante i lavori per la linea C della metropolitana di Roma.

Ma come si puรฒ scoprire, a distanza di duemila anni, in quale posizione venivano cotti i piatti?

Il segreto รจ nel campo magnetico terrestre.

Durante il raffreddamento dopo la cottura, alcuni minerali presenti nell'argilla conservano una sorta di impronta magnetica, che registra la direzione del campo magnetico terrestre in quel momento.

Attraverso l'archeomagnetismo, la disciplina che studia queste tracce nei materiali archeologici, i ricercatori hanno potuto ricostruire l'orientamento dei manufatti all'interno delle antiche fornaci.

Il risultato? Negli otto frammenti che hanno fornito misure sufficientemente affidabili, le tracce magnetiche indicano che i piatti erano stati cotti capovolti.

Questa disposizione avrebbe consentito agli artigiani romani di impilare le stoviglie in modo piรน stabile, sfruttare meglio lo spazio nelle fornaci e proteggere le superfici interne dalla caduta di cenere e altri residui della combustione.

Il risultato, pur basato su un numero limitato di reperti, offre nuove informazioni sulle tecniche artigianali romane e dimostra come lo studio del magnetismo terrestre possa aiutarci a ricostruire anche i gesti della vita quotidiana di duemila anni fa.

Nell'immagine un piatto romano in terra sigillata, prodotto ad Arezzo tra il 15 a.C. e il 50 d.C. Immagine di repertorio, non riferita ai reperti analizzati nello studio (Foto: Daderot / Wikimedia Commons, pubblico dominio (CC0).

Il link allo studio รจ nel primo commento

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15/10/2026

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Da Siccitร  a Danteโ€™s Peak, da Volcano a Sempre al tuo fianco, film e serie TV trasformano temi come crisi idriche, vulcani, rischio e prevenzione in narrazione.
Ma cosa resta della realtร  scientifica quando questi fenomeni arrivano sullo schermo?
Nel nuovo articolo di INGVambiente analizziamo alcuni esempi per capire come cinema e fiction raccontano le Geoscienze, tra semplificazioni, spettacolarizzazione e attenzione crescente alla prevenzione.

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14/10/2026

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Non tutte le zone di una cittร  si riscaldano allo stesso modo. Edifici, strade asfaltate, piazze e aree industriali assorbono e rilasciano calore in maniera diversa rispetto ai parchi e alle superfici ricoperte di vegetazione, contribuendo alla formazione delle cosiddette isole di calore urbane.

Ma dove si trovano le zone piรน calde? E come cambia nel tempo la distribuzione del calore nelle cittร ?

Uno studio condotto da ricercatrici e ricercatori dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (INGV) e dell'Universitร  di Trieste ha analizzato le temperature superficiali di Napoli e Reggio Calabria, utilizzando le osservazioni nell'infrarosso termico del satellite Landsat 8 e dello strumento ECOSTRESS della NASA, installato sulla Stazione Spaziale Internazionale.

L'analisi, basata su osservazioni satellitari notturne raccolte tra il 2014 e il 2025, ha permesso di individuare le aree urbane caratterizzate dalle temperature superficiali piรน elevate.

A Napoli, le principali concentrazioni di calore emergono nel centro storico densamente edificato e nelle infrastrutture portuali. A Reggio Calabria si osservano analoghe differenze nella distribuzione delle temperature. Grazie al maggiore dettaglio spaziale di ECOSTRESS, รจ stato possibile riconoscere anche zone piรน circoscritte, come le piste degli aeroporti.

Il confronto delle immagini raccolte in anni diversi ha inoltre consentito di identificare variazioni termiche associate alle trasformazioni del territorio. Nell'area dell'aeroporto di Napoli, per esempio, alcune anomalie sono risultate collegate a modifiche delle superfici e alla realizzazione di nuove infrastrutture.

I risultati mostrano come l'integrazione di osservazioni provenienti da satelliti diversi possa migliorare il monitoraggio delle isole di calore urbane, offrendo informazioni utili per la pianificazione delle cittร  e per lo sviluppo di strategie di adattamento al cambiamento climatico.

รˆ importante distinguere la temperatura delle superfici, misurata dai satelliti, da quella dell'aria che respiriamo: due grandezze differenti, entrambe importanti per comprendere il clima urbano.

L'immagine presa dall'articolo riporta la distribuzione delle isole di calore superficiali notturne a Napoli, individuate attraverso le osservazioni del sensore ECOSTRESS della NASA

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13/10/2026

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Tra il 5 e lโ€™11 ottobre 2026, il Sole ha prodotto due importanti brillamenti, o flare: improvvise emissioni di radiazione, registrate lโ€™8 e il 10 ottobre.

Il 10 ottobre รจ inoltre arrivata una CME, unโ€™espulsione di massa coronale: una nube di particelle cariche e campo magnetico lanciata nello spazio dal Sole. Il suo impatto ha provocato una tempesta geomagnetica, cioรจ una perturbazione del campo magnetico terrestre, rilevata anche dagli osservatori italiani.

Durante la settimana sono state osservate forti variazioni anche nella ionosfera, la parte dellโ€™alta atmosfera ricca di particelle elettricamente cariche. Il 7 e lโ€™11 ottobre, il contenuto totale di elettroni sopra lโ€™Italia รจ sceso di oltre il 40% rispetto al valore di riferimento dei 27 giorni precedenti.

Perchรฉ ci interessa? La ionosfera influenza il viaggio dei segnali radio: le sue variazioni possono incidere sulle comunicazioni e sulla navigazione satellitare, come il GPS. Monitorare questi fenomeni aiuta a comprendere e valutare i possibili effetti sulle tecnologie che usiamo ogni giorno.

รˆ disponibile online il nuovo bollettino settimanale di meteorologia spaziale: https://buff.ly/QpEyHoK

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13/10/2026

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Accadde a Exeter, nel sud dellโ€™Inghilterra. Il sistema telegrafico utilizzato per verificare che la linea ferroviaria fosse libera smise di funzionare correttamente durante una forte perturbazione del campo magnetico terrestre. Senza poter accertare le condizioni della linea verso Starcross, il treno delle 22:05 rimase fermo in stazione.

Quasi due secoli dopo, uno studio pubblicato sulla rivista Space Weather ha ricostruito quellโ€™episodio incrociando documenti ferroviari, giornali dellโ€™epoca e osservazioni geomagnetiche.

Ma per oltre un secolo, questo episodio รจ stato collocato nellโ€™anno sbagliato.

Un articolo pubblicato da Nature nel 1871 collocava infatti lโ€™episodio al 18 ottobre 1841. Ma in quellโ€™anno la linea ferroviaria tra Exeter e Starcross non esisteva ancora: sarebbe stata inaugurata soltanto nel 1846.
Gli indizi raccolti dai ricercatori conducono invece al 18 ottobre 1848. Proprio quella sera, i magnetogrammi dellโ€™Osservatorio di Greenwich registrarono forti variazioni del campo magnetico terrestre; nello stesso periodo furono osservate aurore in diverse localitร  britanniche e una grande regione di macchie solari era visibile sulla superficie del Sole.

Lโ€™episodio di Exeter resta cosรฌ uno dei primi casi documentati di effetti dello space weather su unโ€™infrastruttura tecnologica, anche se non il primo: la testimonianza piรน antica ritenuta attendibile risale al 19 marzo 1847 e riguarda unโ€™interferenza con il telegrafo della Midland Railway.
Una vicenda che racconta qualcosa di molto attuale: quando nascono nuove tecnologie, possono emergere anche nuove vulnerabilitร  agli effetti dellโ€™attivitร  solare. E, qualche volta, per ricostruirle servono magnetogrammi, vecchi giornali e perfino un orario ferroviario del 1848.

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12/10/2026

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Un piccolo fossile custodito nei sedimenti del Mar Ligure racconta come il clima del nostro pianeta sia cambiato negli ultimi 27.400 anni.
Si tratta di Globigerina bulloides, un foraminifero planctonico le cui dimensioni risentono direttamente delle variazioni ambientali delle acque superficiali. La dimensione dei gusci contribuisce a ricostruire la storia climatica dei mari.

Uno studio, a cui l'INGV ha partecipato, ha analizzato oltre 3.400 esemplari di questo organismo, provenienti da una carota di sedimento prelevata nel Mar Ligure. I risultati mostrano una significativa riduzione della dimensione del guscio nel passaggio dall'ultimo periodo glaciale (Pleistocene) all'attuale periodo (Olocene). Gli esemplari piรน grandi risalgono ad un periodo geologicamente breve di clima freddo alla fine del Pleistocene.

L'analisi statistica ha confermato che la dimensione di Globigerina bulloides diminuisce all'aumentare della temperatura della superficie del mare. Al contrario, la dimensione tende ad aumentare con salinitร  piรน elevate e mostra una risposta piรน complessa rispetto alla concentrazione di COโ‚‚ atmosferica.

Queste evidenze indicano come le condizioni di acque piรน fredde e saline favorissero lo sviluppo di gusci di maggiori dimensioni, probabilmente legate a una colonna d'acqua piรน rimescolata e ricca di nutrienti.

L'analisi morfometrica dei microfossili si conferma cosรฌ una chiave di lettura preziosa per ricostruire la storia climatica dei mari e comprendere le capacitร  di adattamento degli organismi marini di fronte ai cambiamenti ambientali globali.

I dettagli della ricerca sono stati pubblicati sulla rivista scientifica Marine Micropaleontology โžก๏ธ https://buff.ly/rVy89Gn

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11/10/2026

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Spesso le amministrazioni hanno a disposizione solo una stazione di monitoraggio sebbene sarebbe necessario valutare la qualitร  dellโ€™aria in unโ€™area molto piรน ampia. รˆ il caso di Viale della Regione Siciliana a Palermo e della stazione di monitoraggio dellโ€™ARPA โ€œDi Blasiโ€.

Per superare questo limite, un gruppo di ricercatori ha sviluppato un modello integrato ad alta risoluzione e lo ha applicato al caso suddetto, una delle strade piรน trafficate d'Europa.

Incrociando i dati della stazione di monitoraggio con le caratteristiche del territorio e il flusso dei veicoli, la ricerca ha ricostruito con altissima precisione come si muovono le sostanze inquinanti a livello stradale. La vera innovazione sta nell'unione tra la fisica e l'intelligenza artificiale. Il sistema da loro progettato utilizza lโ€™AI per riprodurre le concentrazioni di biossido di azoto con un dettaglio spaziale fino a 11 metri e fornisce previsioni attendibili nelle 12 ore successive.

I risultati mostrano che il superamento dei limiti di legge sulla qualitร  dell'aria puรฒ non riguardare un singolo punto isolato dove si trova la stazione di monitoraggio, ma estendersi in una fascia continua adiacente alla carreggiata.

Questo approccio trasforma le singole stazioni di monitoraggio in strumenti di verifica dinamici, capaci di mappare l'esposizione reale della popolazione con una precisione mai raggiunta prima. In futuro la metodologia potrร  essere estesa ad altre cittร , ad altri inquinanti come le polveri sottili e integrata con dati sul traffico in tempo reale, offrendo alle amministrazioni uno strumento scientifico scalabile per la tutela della salute pubblica.
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AGGIORNAMENTO: TEMPESTA GEOMAGNETICA G3 IN CORSOLa CME attesa in questi giorni ha raggiunto la Terra il 10 ottobre alle ...
10/10/2026

AGGIORNAMENTO: TEMPESTA GEOMAGNETICA G3 IN CORSO

La CME attesa in questi giorni ha raggiunto la Terra il 10 ottobre alle 15:16 UTC. La tempesta geomagnetica รจ attualmente di livello G3 (forte) e potrebbe intensificarsi fino a G4 (severa).

In caso di ulteriore intensificazione, le aurore potrebbero essere visibili a occhio n**o in alcune zone degli Stati Uniti. Al momento non ci sono indicazioni che siano visibili dallโ€™Italia.

Intanto, la regione solare AR4549 ha prodotto unโ€™altra eruzione: alle 15:15 UTC ha generato un brillamento di classe M6.4 e unโ€™onda dโ€™urto nellโ€™atmosfera solare. Lโ€™eruzione potrebbe aver lanciato una nuova CME nello spazio, ma servono ancora le immagini coronografiche per confermarlo e capire se sia diretta verso la Terra.

Nel post precedente (https://www.facebook.com/share/p/19svrwcZGQ/) si parlava di una possibile tempesta G2 il 9 ottobre: le condizioni osservate sono ora piรน intense, ma lโ€™evoluzione dipenderร  da come proseguirร  lโ€™attivitร  geomagnetica.

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10/10/2026

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Tra il 19 e il 22 gennaio 2026, il ciclone Harry ha colpito Sicilia, Calabria e Sardegna con piogge intense, forti venti e gravi impatti sulle coste.

Un nuovo studio di ricercatori CNRS e INGV, pubblicato sul Quarterly Journal of the Royal Meteorological Society, ha confrontato questo evento con configurazioni atmosferiche simili osservate in un periodo storico piรน freddo.

Il risultato รจ chiaro: oggi, in un Mediterraneo piรน caldo, le condizioni associate a cicloni come Harry possono produrre venti piรน intensi vicino alla superficie. Nellโ€™area ionica e in Sicilia, lโ€™aumento stimato รจ di circa 4-6 km/h.

Le aree interessate dallโ€™amplificazione del rischio comprendevano circa 2,91 milioni di persone e 63,58 miliardi di dollari di PIL.

Secondo lo studio, circa il 9% dei potenziali danni legati al vento sarebbe attribuibile allโ€™intensificazione causata dal cambiamento climatico.

Questa valutazione riguarda esclusivamente i danni legati al vento e rappresenta una stima modellistica, non il bilancio complessivo dei danni causati dal ciclone.

Il numero dei cicloni mediterranei potrebbe non aumentare, ma quelli piรน intensi potrebbero diventare piรน pericolosi. Per questo servono ricerca, prevenzione e pianificazione del territorio sempre piรน attente.

Nell'immagine la tempesta Harry alle 12 UTC del 20 gennaio 2026. Immagine RGB a colori reali dal satellite Meteosat-12.

Il link all'articolo รจ nel primo commento๐Ÿ‘‡๏ธ

10/10/2026

Diciannove partner provenienti da dieci Paesi si sono incontrati a Roma per avviare il progetto Horizon Europe che preparerร  lโ€™infrastruttura europea per lโ€™osservazione dellโ€™oceano profondo alle sfide del prossimo decennio. Per lโ€™Italia partecipano: OGS, INGV, CNR.

Leggi il comunicato completo sul sito INGV > https://ingv.it/stampa-urp/ufficio-stampa/comunicati-stampa/gli-osservatori-oceanografici-europei-di-profondita-progettano-il-prossimo-decennio-a-roma-il-kick-off-meeting-di-emso-evolve

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