18/06/2026
RUBRICA MEDA | LA FRASE CHE NESSUNO DOVREBBE PIÙ SENTIRE
“FACCIA UNA PEC.”
Perché “faccia una PEC” può diventare una frase escludente nei servizi pubblici?
Perché non basta nominare uno strumento digitale per rendere una procedura comprensibile.
La PEC non è solo una casella di posta.
È una lingua amministrativa.
Ha i suoi passaggi.
I suoi codici.
Le sue ricevute.
I suoi allegati.
I suoi errori silenziosi.
Le sue parole che sembrano chiare solo a chi le usa ogni giorno.
“Accettazione.”
“Consegna.”
“Destinatario certificato.”
“Formato non valido.”
“Allegato troppo grande.”
“Errore di invio.”
Per molti cittadini, il problema comincia proprio lì: non nella richiesta, ma nella traduzione.
Perché una cosa è dire: “deve inviare una PEC”.
Un’altra è spiegare:
dove si entra;
quale indirizzo usare;
cosa scrivere nell’oggetto;
quale documento allegare;
come controllare le ricevute;
cosa fare se il sistema restituisce errore.
Nella nostra esperienza con famiglie, caregiver e persone con disabilità, spesso la difficoltà non nasce dalla mancanza di volontà.
Nasce da una procedura scritta per chi conosce già il percorso.
E quando un servizio pubblico parla solo la lingua dei portali, delle credenziali e dei file da caricare, molte persone non vengono aiutate.
Vengono messe davanti a un codice da decifrare.
MEDA chiede una cosa semplice e concreta:
che ogni richiesta digitale legata a servizi sociali, sanitari, assistenziali, ASL, Comuni e Ambiti territoriali sia accompagnata da indicazioni comprensibili e da un punto umano di supporto.
Non basta dire:
“Faccia una PEC.”
Bisogna aggiungere:
“Le indico l’indirizzo corretto, i documenti da allegare e il riferimento da contattare se qualcosa non funziona.”
Perché la modernità non è parlare difficile attraverso uno schermo.
È fare in modo che nessuno debba sentirsi analfabeta davanti a un proprio bisogno.
MEDA – Movimento Europeo Diversamente Abili