Unione Monarchica Italiana - UMI

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30/05/2026

80 anni, li dimostra tutti.

22/05/2026

Presentazione del volume "Vittorio Emanuele III, il Re costituzionale".

Salone Internazionale del Libro, 16/05/26.

03/05/2026
01/05/2026

COMUNICATO STAMPA DELL’UNIONE MONARCHICA ITALIANA
I monarchici contrari alla riduzione dello studio de “I Promessi sposi”

Si sente dire che il Ministero dell’istruzione intenderebbe posticipare all’ultimo anno del liceo lo studio de “I promessi sposi”, romanzo storico che è anche uno straordinario monumento alla lingua italiana. L’ipotesi preoccupa l’Unione Monarchica Italiana (U.M.I.) che ha fatto della difesa dei valori identitari una delle ragioni del proprio ruolo culturale. L’opera di Alessandro Manzoni è infatti un grandioso spaccato della nostra storia nazionale, con riferimento a fatti di permanente attualità, i rapporti internazionali, le guerre, la peste, eventi animati da personaggi che ancora oggi sentiamo vivi nella realtà dei valori personali, di dignità ed onore, ispirati da sentimenti religiosi e da una visione cristiana della vita, che lottano contro le ingiustizie delle istituzioni. Rinviarne lo studio perché il testo sarebbe difficile è una inammissibile resa dinanzi al degrado della scuola che, invece, sarebbe necessario contrastare in vista di un potenziamento del livello dell’istruzione. I monarchici italiani si augurano un proficuo ripensamento da parte del Ministro Valditara, uomo di cultura e giurista insigne, che non potrà non considerare l’esigenza di un impegno dei giovani studenti nell’apprezzamento della straordinaria ricchezza lessicale dell’opera di Manzoni, ai fini di una migliore padronanza della lingua italiana, fondamentale presidio culturale per qualunque futuro impegno professionale dei nostri giovani.
Napoli, 1° maggio 2026

Il Presidente Nazionale
(Avv. Alessandro Sacchi)

Presto nelle migliori librerie.
26/04/2026

Presto nelle migliori librerie.

24/04/2026

COMUNICATO STAMPA DELL’UNIONE MONARCHICA ITALIANA
25 Aprile, Festa della Liberazione

L’Unione Monarchica Italiana (U.M.I.) celebra il 25 aprile, Festa della liberazione nazionale, data che chiude gli anni nei quali gli italiani hanno sofferto gravi limitazioni delle libertà civili imposte da una dittatura che troppi hanno condiviso, fino a quando la misura è stata colma. Ed è venuto il 25 luglio 1943, quando il Re Vittorio Emanuele III, riassunti i poteri statutari, ha assicurato la continuità dello Stato, pur in parte occupato dalle truppe naziste. I monarchici italiani ricordano che, grazie all’iniziativa del Sovrano, è stato possibile a reparti del Regio Esercito ed a cittadini coraggiosi avviare nelle regioni del Nord quella resistenza contro il nazifascismo che ha consentito, con il concorso eroico delle popolazioni locali, la progressiva liberazione dell’Italia che oggi celebriamo.
Napoli, 24 aprile 2026
Il Presidente Nazionale
(Avv. Alessandro Sacchi)

Venerdì 24, a Terni.
02/04/2026

Venerdì 24, a Terni.

AVERE LA REGINA PIÙ AMATA DAL REGNO COME MADRE: L'EREDITARIETÀ FILIALE DI UNA DONNA COME MARGHERITA DI SAVOIA.Di solito,...
10/03/2026

AVERE LA REGINA PIÙ AMATA DAL REGNO COME MADRE: L'EREDITARIETÀ FILIALE DI UNA DONNA COME MARGHERITA DI SAVOIA.

Di solito, quando si introduce un discorso sull'eredità lasciata da un genitore o una genitrice, le argomentazioni vertono principalmente sull'aspetto finanziario; in taluni casi, invece, vertono sulle capacità artistiche dell'individuo, come nel caso dei/delle "figli/ie di" riguardo il campo espressivo.

Ma esistono altri significati adducibili al concetto di "eredità", in particolare se l'individuo in questione risulta figlio di sovrani.

Vittorio Emanuele III, penultimo re d'Italia, era figlio di due figure decisamente ingombranti: Umberto I di Savoia, il re che riuscì a far apprezzare l'operato di Casa Savoia in un Mezzogiorno ancora diviso, oltreché divisivo e, soprattutto, Margherita di Savoia.

Margherita, donna dal grande ascendente intellettuale, dal carattere gioviale e dal carisma indiscutibile, fu fondamentale nell'ascesa "reputazionale" del marito: fu infatti lei, nel 1862, a richiedere il trasferimento nell'ex capitale borbonica, in una Napoli ancora frazionata tra gruppi aristocratici di legittimisti borbonici e il fronte compatto di aristocratici unitaristi; fu lei a spingere il marito a non rintanarsi presso il "Palazzo Reale" e a mostrarsi in pubblica piazza, come lei faceva tranquillamente ogni giorno, anche durante la gravidanza; fu lei a supportare il marito dopo il primo attentato a opera di Giovanni Passannante; fu sempre lei a spingere il marito alla stipulazione di relazioni sempre più vantaggiose con gli altri sovrani europei.

Margherita di Savoia fu la regina più amata dalla popolazione del Regno d'Italia e, di fatto, l'unica regina dello Stato unificato a raggiungere un altissimo prestigio nella Bassa Italia: memorabile fu il suo intervento nel 1884, quando il cuore di Napoli fu infestato da una fortissima epidemia colerica, in cui si espose personalmente nella distribuzione dei viveri ai militanti della "Croce Bianca" (col marito, Umberto, in prima linea nella zona più danneggiata dalla stessa epidemia).

Altro esempio emblematico riguardò una sua visita pugliese del 1875, quando finanziò personalmente un'opera pia, versando una cifra cospicua all'Ordine delle Carmelitane, affinché costruisse un alloggio per gli indigenti delle province settentrionali della futura regione (edificio che fu innalzato nei pressi della località che sarà rinominata "Margherita di Savoia").

Margherita fu anche una donna al passo coi tempi, moderna, dinamica mentalmente e culturalmente: fu una delle prime donne a guidare delle auto veloci, tanto da possedere una sua collezione di vetture, rendendola un esempio anche per le altre sovrane d'Europa.

La regina non disdegnava neanche lo sport, anzi: sovente, usava percorrere lunghi tratti su una bicicletta personalizzata (tra le prime nobildonne d'Europa a interessarsi al ciclismo leggero), oppure nuotare per segmenti veloci nelle acque termali.

Vittorio Emanuele III viveva le figure dei genitori come "oscuranti", poiché godevano di un blasone difficile da eguagliare, in particolare riguardo la considerazione sulla madre. Con lei, ebbe sempre un rapporto basato sulla riverenza filiale, mai realmente affettivo (tipico delle casate reali del tempo), sempre in contrasto con le sue idee.
Margherita era conservatrice, mentre Vittorio Emanuele III era di vertenze filoliberali; Margherita era una fervente frequentatrice di salotti culturali di rilievo (noti sono i riferimenti letterari a lei dedicati da Serao, Carducci, Pascoli, D'Annunzio, Salgari), mentre il timido figlio preferiva la vita domestica e lo studio delle materie prettamente scientifiche; Margherita aveva polso e tempra, il figlio era manchevole in tali aspetti.

Tutte queste differenze solcarono profondamente il rapporto tra i due, soprattutto quando Margherita tentò di influenzare il figlio sulle scelte politiche decisive (l'intervento nella Prima Guerra Mondiale, la presa del potere da parte di Mussolini), riuscendovi quasi sempre e inimicandosi spesso la nuora, la regina Elena del Montenegro, da ella quasi malvista.

Quando Margherita morì a Bordighera, il 4 gennaio 1926, Vittorio Emanuele III ebbe la conferma di quanto la madre fosse adorata dalla popolazione: giunsero telegrammi di cordoglio da ogni rappresentante politico (dimostrazione di quanto Margherita polarizzasse i favori su di sé, nonostante le divergenze ideologiche), un'enorme folla si strinse in lutto per le strade adiacenti a "Villa Regina Margherita" (sita nella stessa Bordighera) e al "Quirinale", le amministrazioni comunali di tutti i capoluoghi calarono le bandiere a mezz'asta, interi comitati d'opere filantropiche inviarono la propria corona di fiori (col nastro commemorativo recante lo stemma sabaudo), il treno che trasportava la salma verso la capitale fu letteralmente assediato dalla folla commossa in ogni stazione di sosta (soprattutto a Savona, Genova e Pisa, tanto che fu soprannominato dalla stampa "il Treno del Dolore").

Addirittura Pio XI, sovrano del futuro Stato Vaticano non ancora riconosciuto, inviò un telegramma di cordoglio in cui riconobbe le grandi virtù umane di Margherita.

"Il Popolo Toscano", nota testata dell'epoca, scrisse: "il vuoto lasciato dalla Regina Madre lacera il nostro cuore. La Patria rende riconoscenza alla donna d'Italia. Un cordoglio così sentito lo vedemmo solo in due occasioni. La morte del Padre della Patria. La morte del Generale Garibaldi".

Vittorio Emanuele III, ergo, fu un sovrano che dovette emergere dall'ombra di una delle monarche più importanti, ascoltate e affermate di ogni tempo.

L'EDIFICAZIONE DEL "NUOVO RIONE" E LA CREAZIONE DI UN'UNICA RIVIERA: L'UTOPIA DI RENDERE NAPOLI UN GRANDE PANORAMA DA BA...
05/03/2026

L'EDIFICAZIONE DEL "NUOVO RIONE" E LA CREAZIONE DI UN'UNICA RIVIERA: L'UTOPIA DI RENDERE NAPOLI UN GRANDE PANORAMA DA BALCONE.

Come già raccontato in un precedente post, il re Umberto I e la regina Margherita di Savoia svilupparono - sin dagli albori dell'Unità d'Italia - un legame viscerale con la Napoli dell'epoca: dopo la devastante epidemia colerica del 1884, in cui i sovrani si prodigarono personalmente nei soccorsi, Umberto I spinse in Parlamento ad approvare la "Legge pel Risanamento di Napoli", destinata a cambiare notevolmente il volto architettonico e infrastrutturale della città partenopea.

Tra i vari interventi previsti dal Risanamento, ce n'era uno in particolare davvero originale: riguardava la costruzione del "Rione Golfo", successivamente ribattezzato "Nuovo Rione - Golfo di Napoli", la cui peculiarità era quella di esser composto da palazzi e ville dirette verso i promontori, dotati/e di una vista mozzafiato sul Vesuvio e sulle isole.
Tale progetto cominciò a prender forma dopo che alcuni geologi, incaricati dal sindaco Nicola Amore, analizzarono il suolo su cui furono edificate le splendide strutture di "Palazzo Donn'Anna" e di "Villa Rosebery": scoprirono che si trattava di un insediamento tufaceo, estremamente resistente alle erosioni ed esteso sino al capo di Posillipo.
Fu una scoperta che sancì un nuovo modo di concepire l'urbanistica della zona, zona notevolmente amata dai sovrani d'Italia, per la bellezza paesaggistica e l'aria salubre.

Nel 1887, gli ingegneri Gustavo Scielzo ed Eduardo Talamo presentarono, davanti alla consulta provinciale e allo stesso sindaco Amore, la planimetria del cosiddetto "Rione del Golfo", poi "Rione Nuovo".
Un progetto dalle dimensioni mastodontiche, in cui erano prospettati/e una colmata a mare sino alla spiaggetta dei "Bagni Marini" (futura "Bagno Elena"), l'escavazione di uno dei burroni della collina di Posillipo (al fine di ricavare suolo lottizzabile), lo spianamento compensativo del "Casale di Santo Strato" (la futura zona dove sorgerà Piazza San Luigi) e la riqualificazione integrale della zona di "Marechiaro/Vico San Pietro" con annessa realizzazione di un unico quartiere residenziale d'élite (che si estendesse da "Via Caracciolo" a "Capo Posillipo", un'unica "riviera" accorpante sia la nota collina, sia il primo tratto del lungomare), completo di un "Politeama" da cinquecento posti, di molteplici punti di balneazione, di rete tramviaria e filoviaria (almeno una funicolare), d'una litoranea, d'una serie di giardini pubblici e di due porti a banchina ("Porto Sannazaro" e "Porto del Capo").

Nonostante il piano metrico fosse ben visto dalle commissioni autorizzate, il Comune di Napoli (presieduto dallo stesso Nicola Amore) finì per non avallarlo, a causa dei costi esorbitanti di lavorazione (si parlò di una cifra oscillante tra i venti e i trenta milioni di lire, insostenibile per le casse istituzionali), oltre che per la protesta di tanti/e intellettuali come Matilde Serao, la quale non avrebbe voluto assistere a una speculazione edilizia dell'intera collina.

Soltanto nel 1925, con l'avvento del regime fascista, il progetto fu nuovamente visionato e molti degli interventi previsti dal piano furono portati a compimento con la costruzione della citata "Piazza San Luigi" (compresa nel "Rione Duca di Genova"), con l'allungamento di Via Posillipo (e con la costruzione dell'intera area che delimita la stessa strada), con la creazione dei parchi "della Gaiola" e "della Vittoria" (futuro "Parco Vergiliano").

04/03/2026

COMUNICATO STAMPA DELL'UNIONE MONARCHICA ITALIANA
4 marzo 1848 – 4 marzo 2026, i monarchici ricordano lo Statuto Albertino garante delle libertà civili e dell’equilibrio dei poteri dello Stato

4 marzo 1848 - 4 marzo 2026, l’Unione Monarchica Italiana (U.M.I.) ricorda lo Statuto dato dal Re Carlo Alberto di Savoia, fondamento costituzionale della “monarchia rappresentativa”, garante delle libertà di tutti i cittadini, titolari dei diritti civili e politici in un contesto di equilibrio dei poteri legislativo, amministrativo e giudiziario, che ha consentito lo sviluppo della democrazia liberale nel nostro Paese.
I monarchici italiani ricordano a tutti, in una stagione di profondi contrasti politici, che la rappresentatività della Camera dei deputati ed il Senato del Regno, dove sedevano le più rilevanti personalità della cultura e della società italiana, garantivano lo sviluppo libero delle politiche economiche e sociali, mentre i giudici inamovibili rendevano giustizia in udienze pubbliche e l’interpretazione delle leggi era riservata esclusivamente al potere legislativo.
Napoli, 4 marzo 2026

Il Presidente Nazionale
Avv. Alessandro Sacchi

Indirizzo

Via Giovanni Bausan 11
Rome
80121

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