ANPI III Municipio Roma - Orlando Orlandi Posti

ANPI III Municipio Roma - Orlando Orlandi Posti "L’alba del mio diciottesimo anno di vita l’ho passata in carcere, morendo di fame."Orlando Orlandi Posti 14 3 1944

🟥 RODRIGO ANFRUNS: L'ORRORE DELLA DITTATURA FASCISTA DI PINOCHET NON HA RISPARMIATO NEMMENO I BAMBINIIl   1979, esattame...
03/06/2026

🟥 RODRIGO ANFRUNS: L'ORRORE DELLA DITTATURA FASCISTA DI PINOCHET NON HA RISPARMIATO NEMMENO I BAMBINI

Il 1979, esattamente 47 anni fa, il piccolo Rodrigo Anfruns Papi scompariva dalla casa dei suoi nonni a . Aveva soltanto 6 anni. Il suo corpo tormentato fu ritrovato l'14giugno, a pochi metri dal luogo della scomparsa, in un terreno che era già stato minuziosamente ispezionato dalla polizia.
Per decenni, il regime ha cercato di coprire l'orrore. Fu imbastita una farsa grottesca, incolpando un adolescente e parlando di un "rapimento comune". Ma la verità storica e giudiziaria non si è lasciata seppellire: nel 2011, dopo infiniti depistaggi e una strenua lotta per la giustizia, è stato ufficialmente stabilito che Rodrigo fu sequestrato, torturato e assassinato dagli agenti della , la polizia segreta della dittatura.
Questo crimine efferato mostra il vero volto, brutale e spietato, della dittatura militare cilena. Quello di Augusto Pinochet non fu un semplice governo autoritario, ma un regime profondamente fascista, fondato sul terrore di Stato, sulla violenza sistematica e sulla totale disumanizzazione dell'avversario e di chiunque intralciasse i suoi piani. Un sistema di potere che, pur di mantenere il controllo e l'impunità, non ha esitato a usare i metodi più feroci del fascismo storico, arrivando a strappare la vita e a torturare un bambino di sei anni.
Oggi ricordiamo Rodrigo Anfruns non solo come una vittima innocente, ma come il simbolo di una ferita aperta che ci ricorda fin dove può spingersi la barbarie fascista quando prende il potere.
Per non dimenticare. Per esigere sempre memoria, verità e giustizia.

🟥IL RIFIUTO PIÙ CORAGGIOSO DELLA STORIA: MUHAMMAD ALI E IL NO ALLA GUERRA IN VIETNAM​«Non ho nulla contro i vietcong, lo...
03/06/2026

🟥IL RIFIUTO PIÙ CORAGGIOSO DELLA STORIA: MUHAMMAD ALI E IL NO ALLA GUERRA IN VIETNAM

​«Non ho nulla contro i vietcong, loro non mi hanno mai chiamato negro. Non sono andato in Vietnam perché credo che ognuno abbia il diritto di vivere tranquillo nella propria casa.»

​Il 3 giugno del 2016 ci lasciava Muhammad Ali. Ma il suo mito era diventato eterno già molti decenni prima, e non solo per quello che faceva sul ring.
​La sua vittoria più grande, il match più duro, Ali lo combatté contro il governo degli Stati Uniti. Quando ricevette la cartolina precetto per andare a combattere in Vietnam, Cassius Clay non si limitò a dire di no: la strappò, rifiutandosi di arruolarsi in una guerra coloniale e ingiusta, combattuta da un paese che a casa propria negava i diritti civili fondamentali alla popolazione nera.
​Un gesto di una potenza dirompente che gli costò carissimo:
​La revoca del titolo mondiale dei pesi massimi
​La sospensione della licenza da pugile nel fiore della sua carriera
​Una condanna a 5 anni di prigione (poi annullata dalla Corte Suprema)
​Ali p***e anni d'oro sul ring, ma guadagnò l'immortalità come icona di libertà, coerenza e giustizia sociale. Ha dimostrato al mondo che i campioni non si vedono solo dai guantoni, ma da quanto sanno tenere la schiena dritta davanti all'ingiustizia.
​A dieci anni dalla sua scomparsa, la sua voce risuona più forte che mai. 🥊✊🏾

🟥 IL 2 GIUGNO 1945 SI SUICIDAVA AUGUST HIRT: IL MEDICO NAZISTA CHE TRASFORMÒ LA SCIENZA IN ORRORE"Cosparse numerosi prig...
02/06/2026

🟥 IL 2 GIUGNO 1945 SI SUICIDAVA AUGUST HIRT: IL MEDICO NAZISTA CHE TRASFORMÒ LA SCIENZA IN ORRORE

"Cosparse numerosi prigionieri di iprite, e per scoprire gli effetti del veleno ordinò che nessuna assistenza fosse data alle cavie"

Il 1945, a , si toglieva la vita , medico nazista noto per la freddezza disumana con la quale eseguiva i suoi esperimenti. Un uomo che ha rappresentato uno dei volti più sconvolgenti della pseudoscienza del Terzo Reich, trasformando la ricerca in uno strumento di pura tortura.
Come direttore dell'Istituto di anatomia dell'Università di Strasburgo, Hirt non si limitò a sperimentare gli effetti devastanti delle armi chimiche sui deportati nel campo di concentramento di Natzweiler-Struthof. Fu anche l'ideatore di un progetto macabro: la creazione di una collezione di scheletri ebrei, concepita per "documentare" e giustificare le deliranti teorie razziali naziste prima che la popolazione ebraica venisse completamente sterminata.
Per questo piano, nell'agosto del 1943, fece selezionare ad Auschwitz e poi uccidere nelle camere a gas di Natzweiler 86 persone (30 donne e 56 uomini). I loro corpi vennero inviati al suo istituto per essere preservati e analizzati.
Con l'avvicinarsi degli Alleati e il crollo del regime, Hirt cercò di distruggere le prove dei suoi crimini e di fuggire, ma finì per togliersi la vita con un colpo di pi***la per evitare di rispondere delle sue atrocità davanti a un tribunale.
Ricordare oggi questi abissi della storia non è solo un dovere verso le vittime, ma un monito perenne su cosa accade quando l'etica viene completamente eradicata dalla scienza e dalla società.

🟥 IL MASSACRO DI KONDOMARI: UNA FERITA APERTA NELLA STORIA DI CRETAIl 2 giugno 1941, l'orrore nazista si abbatté sul pic...
02/06/2026

🟥 IL MASSACRO DI KONDOMARI: UNA FERITA APERTA NELLA STORIA DI CRETA
Il 2 giugno 1941, l'orrore nazista si abbatté sul piccolo villaggio di Kondomari, nell'isola di Creta.
In seguito alla strenua e coraggiosa resistenza della popolazione locale durante l'invasione tedesca — costata la vita ad alcuni paracadutisti della Wehrmacht rimasti impigliati negli alberi — scattò una spietata e sproporzionata ritorsione.
Su ordine diretto del Generale Kurt Student, i soldati tedeschi circondarono il villaggio, rastrellarono gli abitanti e fucilarono a sangue freddo oltre 100 civili inermi.

Questo tragico evento passò alla storia come uno dei primi e più feroci massacri di massa di civili nella fazione europea occupata, documentato tragicamente nei dettagli dai fotoreporter dell'esercito tedesco stesso.

A distanza di anni, il ricordo di Kondomari resta un monito indelebile sulle atrocità della guerra e sul sacrificio di chi ha difeso la propria terra fino all'ultimo.

🟥ANALFABETISMO TERMINALE⬇️
01/06/2026

🟥ANALFABETISMO TERMINALE⬇️

L'uomo che vedete nell'immagine si chiama Simone Carabella. Di mestiere fa l'influencer di destra e del degrado: gira video per Roma a indignarsi, capeggia un gruppo di vigilantes improvvisati in metro e ogni Capodanno si tuffa nel Tevere. Un curriculum.

Carabella ha passato settimane a rimuginare su un panino con la porchetta.

Si era convinto di una cosa: che il maiale, per un musulmano, funzioni come l'aglio per i vampiri. Che basti agitargli davanti una fetta di porchetta per vederlo arretrare, vacillare, fuggire.

Da questa intuizione è nato il piano: presentarsi alla festa di Eid al-Adha a Villa Gordiani con pane, porchetta e Alvaro Amici a manetta, in nome dei "valori romani".

Il terreno l'aveva preparato per bene. Settimane di video a raccontare che alla festa avrebbero sgozzato animali in piazza davanti ai bambini. Una balla talmente grossa che il presidente della Comunità islamica ha dovuto spiegare, a degli adulti, che in Italia gli animali si macellano nei mattatoi. Smentita quella, è passato alla teoria delle macellazioni clandestine dentro i centri sociali.

Arriva il giorno. Carabella entra al parco con la sua porchetta vendicatrice, pronto allo scontro di civiltà. E qui succede la cosa che la sua sceneggiatura non contemplava: lo accolgono. Gli portano pure un panino: "Purtroppo la porchetta non ci è arrivata, altrimenti te l'avremmo data", gli dicono sorridendo.

A copione saltato, gli resta solo la possibilità di sbraitare. Urla in mezzo a centinaia di persone e a una marea di bambini, distribuisce offese e a un certo punto se ne esce con un "voi mettete sotto la gente con le macchine" lanciato lì, mentre tutti intorno mangiano tranquilli.

Lo chiude Rabeh Ibrahim El Kerachaoui, del mercato arabo, con la pazienza di chi parla a quel nipote un po' tonto: "Questo è un parco pubblico, può mangiare il panino con la porchetta dove vuole. Anzi, se viene domani lo porto con me a mangiarlo in moschea".

Settimane a studiare l'arma definitiva. E quelli gliel'hanno pure offerta a pranzo.

Che figuraccia miserrima.

🟥IL MARTIRIO DI MARIA LARA BARCELOS: IL VOLTO FASCISTA DELLA DITTATURA BRASILIANA​Esattamente cinquant'anni fa, il 1° gi...
01/06/2026

🟥IL MARTIRIO DI MARIA LARA BARCELOS: IL VOLTO FASCISTA DELLA DITTATURA BRASILIANA

​Esattamente cinquant'anni fa, il 1° giugno 1976, si toglieva la vita a Berlino Ovest Maria Lara Barcelos. Aveva solo ventun anni quando, militante dell'avanguardia armata contro la dittatura militare brasiliana, venne arrestata dai macellai del DOPS (il Dipartimento dell'Ordine Politico e Sociale) a Linhares.
​Ciò che Maria Lara ha subito in quelle celle incarna la vera essenza del fascismo: una violenza sadica, patriarcale e disumana. I torturatori non cercavano solo informazioni; cercavano l'annientamento totale della dignità. Venne torturata con colpi brutali sul seno, sulla va**na e sottoposta a ripetute scariche elettriche. Un sadismo di Stato metodico, mirato a colpire il corpo delle donne che osavano ribellarsi all'ordine costituito.
​Il fascismo non si ferma quando si esce dalle camere di tortura. Il fascismo ti segue. Prima l'esilio in Cile – interrotto dall'ombra di un altro golpe fascista, quello di Pinochet – poi la fuga in Germania. Ma le ferite invisibili di quei traumi, i fantasmi delle violenze subite, non l'hanno mai abbandonata. Maria Lara si è gettata sotto un treno a Berlino, ma a ucciderla, quel giorno, sono stati gli stessi aguzzini che anni prima l'avevano devastata nel corpo e nell'anima.
​Oggi ricordare Maria Lara Barcelos significa strappare il velo sul carattere profondamente fascista della dittatura brasiliana (1964-1985), un regime che si è nutrito di sangue, censura e terrore. Significa ricordare che la libertà di cui godiamo oggi è stata pagata con il sacrificio di giovani vite spezzate dall'orrore.
​Non c'è perdono per i torturatori. Non c'è oblio per chi ha lottato.

🟥IL MASSACRO DI GRANOLLERS: IL TERRORE FASCISTA DAL CIELO​Il   1938, la città catalana di   conobbe l'orrore della guerr...
31/05/2026

🟥IL MASSACRO DI GRANOLLERS: IL TERRORE FASCISTA DAL CIELO

​Il 1938, la città catalana di conobbe l'orrore della guerra totale contro i civili. In meno di un minuto, un inferno di fuoco si abbatté sulla popolazione inerme che affollava il mercato mattutino.
​A compiere questo crimine di guerra fu l'aviazione fascista italiana, inviata da Benito Mussolini a sostegno delle forze franchiste. Cinque bombardieri "Savoia-Marchetti S. 79" del Corpo Truppe Volontarie (l'unità d'élite della Regia Aeronautica inviata in Spagna) sganciarono oltre sessanta bombe ad alto potenziale sul centro abitato.
​I numeri di quella frazione di secondo sono devastanti:
​🔴 209 morti accertati, ferocemente strappati alla vita (tra cui 84 donne e 41 bambini).
​🔴 Circa 160 feriti, molti dei quali rimasti invalidi.
​🔴 Interi isolati rasi al suolo, tra cui scuole e abitazioni.
​Non c'erano obiettivi militari a Granollers. Fu una deliberata operazione di terrorismo psicologico, una strategia studiata a tavolino dal fascismo italiano per fiaccare il morale della retroguardia repubblicana attraverso il massacro sistematico dei civili. Una tragica anticipazione dei metodi che avrebbero insanguinato l'intera Europa pochi anni dopo.
​A distanza di 88 anni, ricordare il bombardamento di Granollers significa restituire un nome alle vittime e squarciare il velo del silenzio sulle responsabilità storiche del fascismo italiano, i cui crimini contro l'umanità non possono e non devono essere dimenticati.

🟥31 MAGGIO 1972: LA STRAGE DI PETEANO E LE RESPONSABILITÀ DI ALMIRANTE​Il   1972, a   (Gorizia), va in scena una delle p...
31/05/2026

🟥31 MAGGIO 1972: LA STRAGE DI PETEANO E LE RESPONSABILITÀ DI ALMIRANTE
​Il 1972, a (Gorizia), va in scena una delle pagine più buie della Strategia della Tensione. I neofascisti di Ordine Nuovo, e , attirano i in una trappola mortale. Una telefonata anonima segnala una sospetta. Durante l'ispezione, l'autobomba esplode: muoiono i carabinieri , e .
​Per anni le indagini vengono depistate verso la pista rossa, ma la verità storica e giudiziaria ha poi ristretto il cerchio sui terroristi neri e sui loro protettori.
​Il ruolo e le responsabilità di Giorgio Almirante
​In questo quadro di sangue e depistaggi, la figura di Giorgio Almirante, allora segretario del Movimento Sociale Italiano (MSI), è stata centralmente legata alla protezione dei responsabili:
​Il finanziamento della latitanza: Almirante fu accusato e rinviato a giudizio per aver fatto pervenire, tramite il banchiere d'affari Pino Mandolesi, una somma di 35.000 dollari a Carlo Cicuttini. Questo denaro servì a finanziare la latitanza del terrorista in Spagna e a permettergli di sottoporsi a un intervento alle corde vocali per rendere irriconoscibile la sua voce (quella della telefonata-trappola).
​Il favoreggiamento aggravato: Il magistrato Felice Casson, che ricostruì la verità sulla strage, contestò formalmente ad Almirante il reato di favoreggiamento aggravato verso un terrorista.
​La mancata condanna per amnistia: Almirante non fu mai condannato solo perché il Parlamento votò a maggioranza il rifiuto dell'autorizzazione a procedere e, successivamente, l'ex segretario del MSI beneficiò dell'amnistia prima che il processo potesse giungere a termine.
​La memoria di Peteano non è solo il ricordo del sacrificio di tre servitori dello Stato, ma il monito di come il terrorismo neofascista abbia goduto di coperture politiche e finanziarie ai massimi livelli.

🟥IL CORAGGIO DI MATTEOTTI: 102 ANNI FA LA DENUNCIA CHE FECE TREMARE IL FASCISMO 🏛️🔥​Il   1924, nell’aula di Montecitorio...
30/05/2026

🟥IL CORAGGIO DI MATTEOTTI: 102 ANNI FA LA DENUNCIA CHE FECE TREMARE IL FASCISMO 🏛️🔥
​Il 1924, nell’aula di Montecitorio, si consumava una delle pagine più drammatiche, eroiche e decisive della nostra storia nazionale. Giacomo Matteotti, segretario del Partito Socialista Unitario, saliva alla tribuna del per pronunciare il suo ultimo, straordinario discorso.
​Con lucidità millimetrica e un coraggio leonino, Matteotti squarciò il velo di silenzio e complicità che avvolgeva il Paese, denunciando i brogli, le intimidazioni e le sistematiche violenze squadriste che avevano falsato le elezioni di aprile. Sapeva perfettamente a cosa andava incontro. Finita la requisitoria, pronunciò ai suoi compagni la celebre frase: "Io il mio discorso l'ho fatto. Ora voi preparate il discorso funebre per me".
​La dittatura non poteva tollerare la verità. Pochi giorni dopo, il , Matteotti venne rapito a e brutalmente assassinato da una squadraccia fascista guidata dal sicario , braccio armato del regime sotto l'ordine diretto di Benito .
​Il fascismo pensava di aver tappato la bocca alla libertà, ma l'omicidio Matteotti segnò l'inizio della fine morale della dittatura, svelandone il volto puramente criminale.
​Oggi, a distanza di più di un secolo, la memoria di Giacomo Matteotti non è solo un dovere storico, ma un imperativo quotidiano. Il suo sacrificio ci ricorda che la democrazia non è un dono permanente, ma una conquista da difendere ogni giorno a testa alta.
​La sua voce risuona ancora. Oggi come allora, ieri come sempre: ORA E SEMPRE RESISTENZA! 🇮🇹✊✨
​ ✊

🟥 29 MAGGIO 1942: LA VERGOGNA E IL SANGUE DEL FASCISMO ITALIANO IN JUGOSLAVIAOggi, 29 maggio, ricorre l'anniversario di ...
29/05/2026

🟥 29 MAGGIO 1942: LA VERGOGNA E IL SANGUE DEL FASCISMO ITALIANO IN JUGOSLAVIA

Oggi, 29 maggio, ricorre l'anniversario di una delle pagine più oscure, brutali e sistematicamente rimosse della storia del nostro Paese. Nel 1942, a Sebenico ( ), l'esercito d'occupazione italiano si macchiava di un crimine infame contro l'umanità e la libertà.
Dopo un processo farsa, orchestrato davanti a un tribunale straordinario fascista presieduto dal carnefice Gherardo Magaldi, ventisei patrioti antifascisti partiti da Spalato vennero barbaramente fucilati.
Nessuna giustizia, nessuna pietà. Solo la feroce logica dell'oppressore.

La retorica criminale del "Brava Gente"
Per decenni l'Italia ha preferito autoassolversi dietro il mito ipocrita del "italiani brava gente". Ma la realtà storica della Jugoslavia occupata parla di:
Tribunali speciali usati come mattatoi giuridici.
Rappresaglie spietate contro chi difendeva la propria terra.
Campi di concentramento (come Arbe e Gonars) e villaggi bruciati.
Quei ventisei ragazzi di Spalato non stavano solo difendendo la Jugoslavia; stavano resistendo alla morsa di un regime, quello fascista italiano, che ha esportato terrore, razzismo e morte nei Balcani.

Non c'è perdono senza memoria
Il silenzio della storia ufficiale italiana su questi orrori è complice. Onorare la memoria di quei ventisei patrioti significa guardare in faccia l'orrore di ciò che l'Italia è stata capace di fare.
Nessun oblio per i crimini del fascismo. Nessuna giustificazione per gli assassini in camicia nera e divisa grigioverde.

Indirizzo

Sezione ANPI III Municipio CSA "Brancaleone"/Via Levanna, 11/Roma
Rome

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