ANPI III Municipio Roma - Orlando Orlandi Posti

ANPI III Municipio Roma - Orlando Orlandi Posti "L’alba del mio diciottesimo anno di vita l’ho passata in carcere, morendo di fame."Orlando Orlandi Posti 14 3 1944

🟥8 SETTEMBRE 1943: L'ARMISTIZIO, IL CROLLO DELLO STATO E LA NASCITA DELLA RESISTENZA«Il Re in fuga, l'Esercito abbandona...
08/09/2026

🟥8 SETTEMBRE 1943: L'ARMISTIZIO, IL CROLLO DELLO STATO E LA NASCITA DELLA RESISTENZA

«Il Re in fuga, l'Esercito abbandonato, il Paese allo sfacelo: dall'abisso dell'8 settembre nacque la scintilla della Resistenza e il riscatto dell'Italia libera».

La sera dell'8 settembre 1943, un famoso e ambiguo comunicato radiofonico del maresciallo Pietro Badoglio rendeva nota la firma dell'armistizio siglato in segreto con le forze Alleate. Un annuncio giunto in extremis, dopo tentennamenti e manovre disperate, che segnò una delle pagine più drammatiche e decisive della storia d'Italia.
Alla notizia seguì la precipitosa fuga notturna da Roma del re Vittorio Emanuele III, della famiglia reale, del governo e del Comando Supremo verso Brindisi, lasciando la Capitale e il Paese senza difesa né direttive. Ai due milioni di soldati italiani dislocati in patria, in Francia, Grecia e nei Balcani, giunse soltanto l'oscura istruzione di reclinare le armi o "reagire ad atti di forza con atti di forza".
L'Esercito italiano, privo di ordini chiari, fu abbandonato a se stesso mentre scattava la spietata reazione della Wehrmacht per disarmare e internare centinaia di migliaia di militari.
Tra la gioia popolare per la sperata fine del conflitto e il terrore per la reazione nazista, l'8 settembre rappresentò allo stesso tempo il crollo delle istituzioni monarchico-fasciste e la scintilla di una nuova speranza. Il 9 settembre nacque a Roma il Comitato di Liberazione Nazionale (CLN): gli antifascisti presero in mano le sorti del Paese per riempire il vuoto di potere, dando vita alle prime formazioni partigiane.
Mentre al Nord i nazisti insediavano il governo fantoccio della Repubblica Sociale Italiana di Salò, iniziavano venti lunghi mesi di occupazione, di Resistenza armata e civile, di sacrifici e di riscatto per la Libertà e l'Indipendenza della Patria.
DALLA VERGOGNA DELLA FUGA ALLA GLORIA DELLA RESISTENZA! VIVA L'ITALIA LIBERA!

🟥8 SETTEMBRE 1944: IL MARTIRIO DI ELENI "LELA" KARAGIANNI, EROINA DELLA RESISTENZA GRECA«Non piegherete mai la Grecia!"....
08/09/2026

🟥8 SETTEMBRE 1944: IL MARTIRIO DI ELENI "LELA" KARAGIANNI, EROINA DELLA RESISTENZA GRECA

«Non piegherete mai la Grecia!". Torturata nella "Casa dell'Inferno" delle SS, continuò a guidare la Resistenza fino al plotone d'esecuzione, un mese prima della Liberazione di Atene».

L'8 settembre 1944, nel campo di concentramento di Haidari alle porte di Atene, la furia nazista giustiziava Eleni "Lela" Karagianni, madre di sette figli, leader antifascista e figura leggendaria della Resistenza greca.
Moglie di un farmacista ateniese, all'indomani dell'invasione dell'Asse nel 1941 Lela trasformò la propria famiglia e la farmacia del marito in una centrale operativa clandestina. Dapprima curando e salvando soldati britannici allo sbaraglio, fondò poi una propria cellula di sabotaggio e intelligence collegata all'EDES, prendendo il nome in codice "Bouboulina" (in onore dell'eroina dell'Indipendenza greca).
Dalla loro base operativa distribuivano informazioni segrete, falsificavano documenti per perseguitati, salvavano ebrei e combattenti, coordinando azioni di sabotaggio con l'Intelligence britannica contro gli occupanti italiani e tedeschi.
Nel luglio 1944, tradita da una delazione, Lela venne arrestata dalle SS e condotta nella sede della Gestapo in Merlin Street — tristemente nota come la "Casa dell'Inferno". Subì torture inenarrabili per giorni, ma non fece un solo nome. Trasferita nel lager di Haidari, malgrado le ferite e la prigionia, trovò la forza di continuare a organizzare la rete di resistenza tra i detenuti.
La mattina dell'8 settembre 1944, ad appena 34 giorni dalla liberazione di Atene, Lela e altri compagni vennero condotti davanti al plotone d'esecuzione. Morì a testa alta, cantando l'inno nazionale greco di fronte ai fucili spianati dei carnefici.
Riconosciuta Giusta tra le Nazioni nel 2011, il suo nome vive oggi nelle strade di Atene e nella memoria di chiunque lotti per la Libertà e la Dignità umana.
HONOR E MEMORIA A LELA KARAGIANNI! ATHANATOS!

🟥OCCUPAZIONE ITALIANA IN SLOVENIA: I CRIMINI E IL TERRORE DEL FASCISMO NOSTRANO«1.000 ostaggi fucilati, 8.000 civili mas...
08/09/2026

🟥OCCUPAZIONE ITALIANA IN SLOVENIA: I CRIMINI E IL TERRORE DEL FASCISMO NOSTRANO

«1.000 ostaggi fucilati, 8.000 civili massacrati, 800 villaggi devastati e 35.000 deportati. La retorica del "italiani brava gente" crolla sotto il peso del terrore fascista in Jugoslavia».

Dall'11 aprile 1941 all'8 settembre 1943, l'esercito d'occupazione fascista trasformò la Slovenia e i territori jugoslavi in un inferno a cielo aperto. Sotto le direttive criminali del generale Mario Roatta — la famigerata circolare 3C che imponeva la linea della terra bruciata e del "non si ammazza abbastanza" —, le truppe regie si macchiarono di atrocità e devastazioni sistematiche.
I numeri del terrore fascista oltre confine non lasciano spazio a giustificazioni:
1.000 ostaggi civili fucilati per ritorsione.
Oltre 8.000 uomini, donne e bambini assassinati durante i rastrellamenti.
3.000 case date alle fiamme e 800 villaggi completamente rasi al suolo.
Oltre 35.000 persone deportate nei campi di concentramento eretti dal regime.
Tra questi, il campo di concentramento di Arbe (Rab, nell'odierna Croazia) divenne l'emblema del sadismo d'occupazione: oltre 4.500 deportati civili, stremati dalla fame, dal freddo, dalle malattie e dai maltrattamenti delle guardie italiane, trovarono una morte atroce dietro il filo spinato.
Mentre la propaganda di regime millantava una missione civilizzatrice, le camicie nere e i reparti dell'esercito applicavano una politica di snazionalizzazione forzata e sterminio contro la popolazione slovena e croata, considerata "razza inferiore".
Nessun mito autoassolutorio può cancellare la vergogna di quella barbarie. Riconoscere i crimini commessi dal fascismo in Jugoslavia è il primo, fondamentale passo per rendere giustizia alle vittime e smantellare le menzogne del revisionismo storico.
Nessuna assoluzione per i carnefici fascisti! Onore alla Resistenza dei popoli jugoslavi!

🟥8 SETTEMBRE 1943: IL SACRIFICIO DEL GENERALE FERRANTE VINCENTO GONZAGA AD EBOLI«Un Gonzaga non si arrende mai!. Il rifi...
07/09/2026

🟥8 SETTEMBRE 1943: IL SACRIFICIO DEL GENERALE FERRANTE VINCENTO GONZAGA AD EBOLI

«Un Gonzaga non si arrende mai!. Il rifiuto di consegnare le armi ai tedeschi e il martirio del Generale a Buccoli di Eboli nelle prime ore dell'armistizio».

L'8 settembre 1943, in località Buccoli nel comune di Eboli (Salerno), cadeva sotto il fuoco nazista il Generale di Brigata Ferrante Vincenzo Gonzaga, Marchese del Vodice, primo alto ufficiale italiano a compiere l'estremo sacrificio per opporsi con le armi al disarmo imposto dalla Wehrmacht.
Nato a Torino nel 1889 e laureato in ingegneria, Gonzaga vanta una lunga carriera militare: combatte in Libia, nella Prima Guerra Mondiale e successivamente nei Balcani. Nel febbraio 1943 assume il comando della 222ª Divisione Costiera, incaricata di difendere il litorale salernitano con mezzi e organici drammaticamente carenti.
Nel caos e nell'incertezza seguiti all'annuncio dell'armistizio, mentre le direttive superiori latitavano, il Generale Gonzaga mantenne salda la rotta dell'onore militare. Prevedendo l'aggressione tedesca (l'Operazione Achse), ordinò immediatamente ai suoi uomini di non consegnare le armi, di raggrupparsi e di prepararsi a resistere con la forza a qualsiasi attacco.
Raggiunto da una colonna armata tedesca guidata dal maggiore Udo von Alvensleben che gli intimava la resa immediata, Gonzaga non ebbe un attimo di esitazione. Gridò con orgoglio ai suoi soldati: "Un Gonzaga non si arrende mai!" e impugnò la pi***la d'ordinanza per reagire. Venne istantaneamente travolto e ucciso da una raffica di mitra.
Il suo gesto d'incrollabile coraggio e di dignità militare — che lo stesso ufficiale tedesco commentò poi con profonda ammirazione — gli valse la Medaglia d'Oro al Valor Militare alla Memoria.
Nel crollo generale dello Stato, il rifiuto di Ferrante Gonzaga segnò il primo, sfolgorante atto di Resistenza e di riscatto dell'Esercito Italiano.
ONORE AL GENERALE FERRANTE VINCENTO GONZAGA!

🟥 7 SETTEMBRE 1977: IL SEQUESTRO DI GRACIELA ESTER BIRUTES«18 anni. Di giorno operaia alla General Electric per accudire...
07/09/2026

🟥 7 SETTEMBRE 1977: IL SEQUESTRO DI GRACIELA ESTER BIRUTES

«18 anni. Di giorno operaia alla General Electric per accudire i genitori malati, di notte studentessa. Sequestrata dalla dittatura argentina per la sua dignità e il suo rifiuto di sottomettersi».

Il 7 settembre 1977, a Llavallol (provincia di Buenos Aires), un commando di militari in borghese sequestrava la diciottenne Graciela Ester Birutes, inghiottendola nel buio della sparizione forzata.
Graciela era una ragazza dall'energia straordinaria: lavorava di giorno presso la multinazionale General Electric e studiava di notte per conseguire il diploma di liceo. Sulle sue giovani spalle gravava l'assistenza quotidiana ai genitori, entrambi gravemente malati, uno cieco e l'altro affetto da tumore. Nel poco tempo libero amava ascoltare le canzoni d'amore di Sergio Denis, sognando un futuro sereno.
La multinazionale la segnalò ai reparti repressivi del regime per due ragioni fondamentali: frequentava un collega, Carlos, noto militante della Juventud Peronista, ed era una giovane donna ribelle, fiera e consapevole dei propri diritti, che non accettava i soprusi dei padroni della fabbrica.
Strappata alla sua casa a soli 18 anni, di Graciela si persero le tracce per sempre. Nessun superstite ha mai potuto testimoniare il suo passaggio nei Centri Clandestini di Detenzione e Tortura della dittatura del generale Videla. È rimasta per sempre una desaparecida.
I carnefici pensarono di cancellare una giovane vita indomita per proteggere gli interessi economici dei potenti e il terrore di Stato, ma la sua dignità e il suo coraggio continuano a vivere nella memoria incrollabile contro l'oblio.
Per Graciela Ester Birutes e per tutti i 30.000 desaparecidos.
¡GRACIELA ESTER BIRUTES: PRESENTES! ¡AHORA Y SIEMPRE!

🟥 7 SETTEMBRE 1944: IL SACRIFICIO DI LEONARDO COCITO, L'UFFICIALE E INSEGNANTE CHE SFIDÒ IL FASCISMO"Perché lo fai?" gli...
07/09/2026

🟥 7 SETTEMBRE 1944: IL SACRIFICIO DI LEONARDO COCITO, L'UFFICIALE E INSEGNANTE CHE SFIDÒ IL FASCISMO

"Perché lo fai?" gli chiese il fascista dopo averlo pestato. E Cocito, sputandogli in faccia: "Me lo domandi? Perché sono un ufficiale italiano". "Questo essere uomo", ammise l'ufficiale tedesco prima di impiccarlo».

Il 7 settembre 1944, a Carignano (Torino), la furia nazifascista spezzava a soli 30 anni la vita di Leonardo Cocito (nome di battaglia "Barberis"), professore di Lettere al Liceo di Alba, tenente di Fanteria, vicecomandante della 12ª Divisione Bra Autonomi e Medaglia d'Oro al Valor Militare alla memoria.
Collega del filosofo Pietro Chiodi e docente dell'allora studente Beppe Fenoglio, Cocito combatteva i fascisti con le armi e con un'ironia sferzante. All'armistizio dell'8 settembre 1943 fu tra i primi a salire sui monti tra Alba e Bra per organizzare le bande partigiane. Tra le sue imprese più audaci si ricorda l'assalto a un convoglio ferroviario carico d'armi scortato dai repubblichini: sbaragliato il nemico, prese il bottino e fece saltare in aria il resto, lasciando l'immancabile biglietto di irrisoria beffa per gli occupanti.
Tradito da una delazione e catturato dai fascisti della X MAS e della SD tedesca, venne sottoposto a torture disumane. Di fronte ai pestaggi si rialzò e sputò in faccia al suo torturatore repubblichino, rivendicando con fiera dignità il proprio onore di ufficiale italiano.
Condotto al capestro a Carignano insieme ad altri sette compagni, alle 10:25 del 7 settembre affrontò il nodo scorsoio gridando con voce stentorea: "Viva l'Italia!". Un gesto di immensa fermezza che costrinse l'ufficiale tedesco presente ad ammettere al medico legale: "Questo essere uomo".
Leonardo Cocito rappresenta la nobiltà dell'intelletto messo al servizio della libertà, il rifiuto intransigente della tirannide e il riscatto dell'Italia democratica.
Onore a Leonardo Cocito! Eroe della Resistenza e maestro di libertà!

🟥 7-11 SETTEMBRE 1944: L'ECCIDIO DI MOGGIONA E L'ABROGAZIONE DELLA GIUSTIZIA«19 civili massacrati, bambine di pochi mesi...
07/09/2026

🟥 7-11 SETTEMBRE 1944: L'ECCIDIO DI MOGGIONA E L'ABROGAZIONE DELLA GIUSTIZIA

«19 civili massacrati, bambine di pochi mesi e 4 anni liquidate a colpi di mitragliatrice e bombe a mano. L'orrore della Wehrmacht in ritirata nel Casentino».

Tra il 7 e l'11 settembre 1944, nel borgo di Moggiona (Poppi, Arezzo), le truppe tedesche della Wehrmacht in ritirata lungo la Linea Gotica scatenarono un'ondata di ferocia incontrollata contro la popolazione civile locale: stupri, mitragliamenti a bruciapelo ed esecuzioni sommarie.
Mentre la maggior parte degli abitanti era stata forzatamente evacuata verso Camaldoli o la Romagna, poche famiglie rimasero bloccate nel paese. Gli ufficiali tedeschi si macchiarono di ripetute violenze sessuali ai danni delle donne del posto, prima di dare il via alla carneficina finale.
L'11 settembre scattò la trappola mortale: i soldati nazisti irruppero nelle abitazioni e nelle cantine dove si rifugiavano 19 persone — in gran parte donne, anziani e bambini. Undici persone vennero mitragliate e fatte saltare in aria con le bombe a mano all'interno della cantina Ceccherini; altre vennero massacrate a freddo nelle proprie case. Tra le vittime figuravano la piccola Isolina Meciani di appena 10 mesi, Laura Meciani di 4 anni, Osvaldo Ceccherini di 9 e Lucia Pais di 10 anni.
Le poche donne scampate in un primo momento vennero intercettate e colpite a vista lungo le strade del paese. Un massacro sistematico, dettato dal sadismo e dalla vendetta cieca delle truppe germaniche ormai allo sbando.
Nonostante la gravità dei crimini, l'inchiesta giudiziaria è stata definitivamente archiviata nel 1996 per il ritardo accumulato nei decenni dall'«armadio della vergogna», lasciando una delle stragi più drammatiche del Casentino del tutto impunita sul piano processuale.
I 19 martiri di Moggiona:
Giovanni Alberti, Pietro Alinari, Isolina Benedetti, Clara e Osvaldo Ceccherini, Maria Fabbri, Azelio Furieri, Alfonso, Candido, Consilia, Francesco, Giovanbattista, Giovanni, Isolina, Laura e Vittorio Meciani, Giuseppe Nanni, Lucia Pais, Iole Roselli.
Nessun oblio per le vittime di Moggiona! Onore ai martiri del Casentino!

🟥 7-10 SETTEMBRE 1944: LA STRAGE DELLA CERTOSA DI FARNETA"Se veniamo uccisi voi dite che è stato a causa della ca**tà". ...
07/09/2026

🟥 7-10 SETTEMBRE 1944: LA STRAGE DELLA CERTOSA DI FARNETA

"Se veniamo uccisi voi dite che è stato a causa della ca**tà". 12 monaci certosini e 32 civili massacrati dai nazisti per aver salvato ebrei e partigiani».

Tra il 7 e il 10 settembre 1944, tra le province di Lucca e Massa, le SS condussero a termine l'eccidio della Certosa di Farneta: un massacro che portò alla fucilazione di 12 monaci certosini e 32 civili accolti nel monastero.
Nella notte tra il 1° e il 2 settembre, le SS fecero irruzione nella Certosa. Tra quelle mura la comunità monastica aveva nascosto e sfamato oltre un centinaio di perseguitati: partigiani, oppositori politici ed ebrei, questi ultimi tratti in salvo anche grazie alla rete clandestina legata a Giorgio Nissim e Gino Bartali.
Tra i dodici religiosi catturati spicca la figura del procuratore padre Gabriele Maria Costa, coordinatore dell'opera di soccorso. Fu lui a pronunciare ai confratelli sopravvissuti parole che riassumono il senso profondo del loro martirio: "Se veniamo uccisi voi dite che è stato a causa della ca**tà".
Insieme a padre Costa vennero fucilati il priore svizzero Martino Binz e il novizio Bernardo Montes de Oca, già vescovo in Venezuela, le cui spoglie vennero identificate solo nel 1947 grazie ai frammenti del suo breviario.
Tradotti nei prigionieri di Nocchi di Camaiore e poi a Massa, i monaci e i civili arrestati con loro vennero divisi in gruppi e giustiziati a più riprese dalle truppe tedesche in ritirata. Un crimine bestiale contro la vita e contro la solidarietà umana.
Nel 2011 la Repubblica Italiana ha conferito alla comunità conventuale la Medaglia d'Oro al Merito Civile per l'encomiabile virtù e il supremo spirito di sacrificio.
Onore ai martiri della Certosa di Farneta! Nessun oblio per chi ha donato la vita per la ca**tà e la libertà!

🟥 7 SETTEMBRE 1944: IL SACRIFICIO DI QUINTINO DI VONA, L'INSEGNANTE CHE NON PIEGÒ LA TESTA«Picchiato a sangue per ore, n...
07/09/2026

🟥 7 SETTEMBRE 1944: IL SACRIFICIO DI QUINTINO DI VONA, L'INSEGNANTE CHE NON PIEGÒ LA TESTA

«Picchiato a sangue per ore, non tradì la Resistenza. Fucilato in piazza dai giovanissimi militi delle Brigate Nere per ordine delle SS».

Il 7 settembre 1944, a Inzago (Milano), si consumava l'assassinio del professor Quintino Di Vona, insegnante di lettere, intellettuale comunista e combattente partigiano della 119ª Brigata Garibaldi.
Nato nel 1894 a Buccino (Salerno) e già ferito nella Prima Guerra Mondiale, Di Vona dedicò la vita all'insegnamento e all'antifascismo militante, operando nella clandestinità con i nomi di battaglia "Vautrin" e "Libero Gracco". Dopo l'8 settembre 1943, la sua abitazione divenne una centrale della Resistenza milanese: stamperia clandestina, deposito d'armi e rifugio per ebrei e perseguitati dal regime.
All'alba del 7 settembre, a seguito di una delazione, le camicie nere della Brigata Nera di Monza fecero irruzione nella sua casa. Trascinato in prigionia, Di Vona venne sottoposto a torture e percosse per ore. Nonostante la ferocia dei suoi aguzzini, dalle sue labbra non uscì un solo nome, salvando decine di compagni e la rete clandestina locale.
Nel primo pomeriggio, sotto gli ordini di un sottufficiale delle SS, i fascisti lo portarono nella piazza principale di Inzago. Lì, il docente fu brutalmente giustiziato da un manipolo di imberbi e indottrinati militi della Brigata Nera. Per piegare il paese nel terrore, il suo corpo straziato venne lasciato esposto sulla piazza per l'intera giornata e la notte successiva.
Quintino Di Vona morì da eroe, rifiutando di piegarsi "alla prepotenza straniera e alla tirannide domestica". Il suo sacrificio resta una pietra d'angolo della libertà democratica.
Onore a Quintino Di Vona! Eterna infamia ai traditori in camicia nera!

🟥 7 SETTEMBRE 1944: L'ECCIDIO DI CARIGNANO E L'INFAMIA DELLA X MAS«I corpi di 8 partigiani lasciati appesi fino a sera. ...
07/09/2026

🟥 7 SETTEMBRE 1944: L'ECCIDIO DI CARIGNANO E L'INFAMIA DELLA X MAS

«I corpi di 8 partigiani lasciati appesi fino a sera. Prima il saccheggio e l'omicidio di un anziano, poi l'esecuzione: la spietata complicità tra nazisti e i mercenari repubblichini della Decima Mas».

Il 7 settembre 1944, a Carignano (Torino), la ferocia dell'occupante tedesco e il servilismo criminale dei fascisti della X MAS scrissero un'ennesima pagina di terrore e sangue ai danni della Resistenza.
Tutto ebbe inizio il 4 settembre, quando un'azione partigiana al Pilone Virle provocò la morte di un soldato tedesco. La reazione fu immediata: rastrellamenti sconsiderati, dieci civili presi in ostaggio e condotti alle Carceri Nuove di Torino. Per alimentare la morsa del terrore, il giorno seguente vennero inviati a Carignano i mercenari fascisti della X MAS: una banda di aguzzini e traditori della Patria che saccheggiò decine di abitazioni e assassinò a bruciapelo un anziano contadino, Giovanni Lorenzo Peyretti.
Dopo un vile baratto che risparmiò gli ostaggi civili dietro riscatto in denaro, il comando germanico della SD prelevò dalle carceri torinesi otto giovani partigiani già destinati alla ritorsione. Condotti al Pilone Virle, sullo stesso luogo dell'attentato, vennero impiccati senza possibilità di un addio o di un conforto religioso. Per ordine dei nazisti e sotto lo sguardo dei complici repubblichini, i corpi vennero lasciati orrendamente esposti al sole fino a sera come macabro monito per la popolazione.
Gli otto martiri impiccati a Carignano:
Giorgio Brugo (20 anni)
Leonardo Cocito (30 anni)
Antonio Cossu (23 anni)
Liberale De Zardo (50 anni)
Marco Lamberti (29 anni)
Piero Mancuso (24 anni)
Giorgio Porello (24 anni)
Guido Portigliatti (19 anni)
Servi degli occupanti e privi di qualsiasi onore, i fascisti della X MAS si confermarono ancora una volta per quello che erano: scherani al soldo di Hi**er impiegati nel massacro dei propri connazionali.
Onore agli otto martiri di Carignano! Eterna infamia alla X MAS e ai traditori della Patria!

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Sezione ANPI III Municipio CSA "Brancaleone"/Via Levanna, 11/Roma
Rome

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