20/07/2026
Chi ci difende, quando è lo stato stesso a uccidere? Domenica 19 luglio Fakir Abderrahim è stato ucciso durante un fermo di polizia, nelle mani dello stato.
Dai video si possono vedere gli agenti che schiacciano Fakir per immobilizzarlo, premendogli la testa e il corpo a terra per bloccare gambe e braccia. Le sue grida di aiuto non hanno smosso i sanitari presenti sul posto, che sono intervenuti solo quando l’uomo è rimasto privo di sensi.
A suscitare un intervento del genere sono state semplicemente segnalazioni di una “persona in escandescenza”.
Casi come questi ci ricordano che anche in Italia gli agenti dello stato uccidono e non è casuale. È una precisa e inevitabile conseguenza della disumanizzazione costruita sulle linee del colore, di classe, dell’appartenenza politica; della costruzione di un’idea di sicurezza basata sulla distinzione fra chi ha diritto ad essere protetto e chi è solo un soggetto pericoloso da contenere. È una conseguenza del tentativo sempre maggiore di sopprimere i diritti di chi non è considerato completamente un cittadino, un decreto sicurezza dopo l’altro, e dell’esaltazione di un decoro fasullo, ipocrita e opportunista.
Oggi e sempre saremo in piazza per opporci alla violenza e al razzismo di stato e per chiedere la giustizia che le sue vittime meritano. Da Genova a Bologna, non si può continuare a morire in mano allo stato e a pulirne il sangue. Siamo stanch3.