24/09/2026
𝗚𝗘𝗥𝗠𝗔𝗡𝗜𝗔 𝟮𝟬𝟮𝟲 – 𝗘𝗟𝗘𝗭𝗜𝗢𝗡𝗜 𝗥𝗘𝗚𝗜𝗢𝗡𝗔𝗟𝗜 𝗖𝗢𝗠𝗘 𝗔𝗩𝗩𝗜𝗦𝗔𝗚𝗟𝗜𝗘 𝗗𝗜 𝗨𝗡 𝗘𝗤𝗨𝗜𝗟𝗜𝗕𝗥𝗜𝗢 𝗜𝗡𝗙𝗥𝗔𝗡𝗧𝗢 𝗗𝗘𝗟𝗟𝗘 𝗢𝗟𝗜𝗚𝗔𝗥𝗖𝗛𝗜𝗘 𝗘𝗨𝗥𝗢𝗣𝗘𝗘
Nelle elezioni del 6 settembre 2026 in Sassonia-Anhalt, caratterizzate da un'altissima affluenza alle urne, l’AfD ha ottenuto una vittoria schiacciante raggiungendo il 43,8% dei voti, il che le permette di conquistare 39 seggi su 83, sfiorando la maggioranza assoluta. Al contrario, la CDU ha subito un crollo storico, fermandosi al secondo posto con il 17,2% e perdendo quasi venti punti rispetto alle precedenti consultazioni. Più staccati e racchiusi in un fazzoletto si trovano la SPD al 9,3%, i Verdi all'8,9% e Die Linke all'8,6%.
Riesce a superare lo sbarramento regionale anche la neonata formazione BSW (Alleanza Sahra Wagenknecht), che entra nel Landtag con il 5,3% dei consensi. Restano invece esclusi i liberali della FDP, che sprofondano al 2,6%.
Due settimane dopo, il 20 settembre 2026, il voto nel Meclemburgo-Pomerania Anteriore ha registrato un'affluenza del 78,1% e un esito senza precedenti. L’AfD si è imposta come primo partito con il 38,2% delle preferenze, tallonata però dalla SPD della governatrice uscente Manuela Schwesig, che ha mostrato una forte tenuta territoriale posizionandosi al 35,5%.
Gli unici altri due partiti a superare la soglia di sbarramento ed entrare in parlamento sono stati Die Linke, che ha raccolto il 6,5%, e i Verdi, attestatisi al 5,7%.
Il dato politicamente più clamoroso di questa tornata è stato il crollo della CDU che, fermandosi al 4,9%, è rimasta storicamente esclusa dal parlamento del Land.
Nella stessa giornata del 20 settembre 2026, le elezioni nella città-stato di Berlino hanno mostrato dinamiche radicalmente diverse rispetto ai territori circostanti, pur confermando un'affluenza elevata al 74,2%. Nella capitale il vincitore netto è stato Die Linke, che sotto la guida di Elif Eralp ha raddoppiato i propri consensi balzando al 25,7%.
La CDU ha limitato i danni posizionandosi al secondo posto con il 18,8%, seguita dall'AfD che ha comunque registrato una crescita significativa raggiungendo il 16,3%.
Più indietro si sono piazzati i Verdi con il 14,3% e la SPD, che ha subìto un pesante arretramento fermandosi al 12,1%.
In questo scenario urbano, la formazione BSW ha ottenuto il 4,7%: un risultato superiore alla soglia del 3% che le è valso un discreto bacino di voti, ma insufficiente a superare lo sbarramento del 5% necessario per entrare nel parlamento cittadino.
La punizione della "borghesia di governo" e il crollo dell'egemonia liberale
Il dato più macroscopico di queste tre tornate elettorali nei Länder è il collasso elettorale della CDU (crollata fino all'esclusione storica nel Meclemburgo col 4,9%) e il pesante arretramento della SPD e dei Verdi, che segnano una ulteriore progressione della crisi sistemica del “centro politico liberale” dopo la caduta dei liberali del FDP sotto il 5% a livello nazionale.
Questo voto rappresenta una sanzione di massa contro i partiti che sostengono l’impostazione “affaristica” del capitale tedesco. Le politiche della grande coalizione SPD-CDU e dell'opposizione verde (unite sulla linea militarista) hanno raddoppiato le spese in armamenti, tagliando lo stato sociale.
Inoltre, l'annuncio della chiusura di interi stabilimenti industriali, causato dall'aumento dei costi energetici derivanti dalle sanzioni alla Russia e dalla perdita di competitività, ha colpito il cuore dell'aristocrazia operaia e dell'indotto industriale. Il rifiuto dei partiti tradizionali è la risposta spontanea della classe lavoratrice di fronte alla dismissione della base industriale interna in nome degli interessi geopolitici della NATO.
Lo scontro generazionale e la mobilitazione contro la guerra: Il caso Berlino
Le dinamiche di Berlino, dove Die Linke ha trionfato con il 25,7% dei voti trainata da parole d'ordine sociali e abitative, rappresentano il controcanto urbano e progressista alla crisi.
La mobilitazione studentesca e gli scioperi nelle scuole, vero e proprio esempio di resistenza generazionale contro il progetto di legge sulla mobilitazione dei giovani (visto come un tentativo di militarizzazione e coscrizione mascherata della gioventù proletaria) hanno trovato uno sbocco politico forte nella capitale, dimostrando una forte ostilità dei giovani ai progetti di austerità e di guerra.
A Berlino infatti, l'asse del conflitto si è spostato sulla redistribuzione della ricchezza, sul tetto agli affitti e sull'espropriazione dei grandi speculatori immobiliari. È la dimostrazione che laddove la sinistra radicale abbandona il compromesso con le politiche neoliberiste e assume posizioni di classe e pacifiste coerenti, è in grado di egemonizzare il malcontento popolare e giovanile, impedendo la penetrazione delle destre nazionaliste.
La canalizzazione reazionaria del malcontento all'Est (Sassonia-Anhalt e Meclemburgo)
Nelle regioni orientali, invece, il crollo delle condizioni materiali è stato canalizzato prevalentemente dall'AfD (che ha raggiunto picchi storici superiori al 43%).
In assenza di una radicata alternativa capace di unificare i lavoratori su base internazionalista, e anche considerando le dinamiche tipiche di zone rurali ad alto tasso di inoccupazione, l'AfD è riuscita a capitalizzare la retorica contro le sanzioni e la guerra non per sentimenti di solidarietà di classe, ma attraverso uno sciovinismo del benessere e la retorica identitaria.
La presenza dell'Alleanza Sahra Wagenknecht (BSW) ha però intercettato parte del voto operaio contrario alla guerra e alle sanzioni, cercando di unire una critica economica anti-liberale a posizioni di tutela della sovranità.
In sintesi, il voto del 2026 descrive una Germania in cui l’equilibrio sociale e politico costruito sulla base della Comunità Economia Europea del secolo scorso è definitivamente infranto.
La borghesia tedesca ha scelto di legare il proprio destino ai bilanci di guerra e alla ristrutturazione industriale dettata dal sacrificio economico delle classi popolari.
In questa condizione, la popolazione sta reagendo in modo polarizzato: da un lato, una parte cede all'illusione nazionalista della destra reazionaria (AfD) come scudo difensivo; dall'altro, la gioventù precarizzata e i settori urbani (Berlino) scelgono la resistenza sociale e l'opposizione alla guerra. Per i comunisti, la sfida fondamentale dovrebbe rimanere quindi quella di saldare la lotta contro la chiusura delle fabbriche e la perdita del lavoro (come in Volkswagen) con l'opposizione di classe alle spese militari, trasformando la rabbia spontanea in coscienza di cambiamento.
A tal proposito, le prime interlocuzioni avvenute proprio a Berlino tra il PCI e il DKP (Partito Comunista Tedesco) durante l’Unsere Zeit Festival a fine agosto, ci permettono di mantenere uno stretto contatto con l’analisi di ciò che sta accadendo e accadrà in Germania, avendo i nostri cugini del DKP rapporti a diversi livelli sia con l’Alleanza Sahra Wagenknecht che con Die Linke.
Il quadro tedesco pone quindi ulteriori elementi cardine (data l’importanza della Germania nel continente) di riflessione e critica sul ruolo di questa Unione Europea, che si è sostanzialmente dimostrata in declino sia dal lato economico che dal lato geostrategico, rimanendo un “gigante monco” non in grado di determinare scelte adeguate né per i paesi né per i popoli che formalmente la compongono.
Luca A. Rodilosso
Dipartimento Esteri PCI
Responsabile Europa