20/03/2026
🗳️Voterò sì al referendum.
L’ho deciso non senza qualche difficoltà, per l’indecoroso livello raggiunto dalla campagna referendaria del centrodestra, a cui ha fatto da contraltare una br**ta rissa mediatica su un tema che, al contrario, avrebbe meritato valutazioni di MERITO serie e pacate.
Ho deciso per il sì essenzialmente per due ragioni che decido di rendere pubbliche, invitando i cittadini ad andare a votare abbandonando le casacche di “squadra” e cogliendo il MERITO dei quesiti referendari.
👉La prima ragione per cui voto sì è perché si tratta di una riforma liberale e garantista, che rappresenta il corollario necessario sia della riforma Vassalli, che segnò il passaggio del processo penale dal modello inquisitorio a quello accusatorio, sia della riforma dell’art. 111 della Costituzione che sancì i criteri del “giusto processo”.
Occorreva completare queste due riforme assicurando la piena eguaglianza delle parti davanti a un giudice che sia terzo ed imparziale.
Occorreva assicurare la specializzazione delle formazioni e della carriere dei magistrati, distinguendo tra chi indaga e accusa e chi poi giudica, in contraddittorio, come avviene nel resto del mondo in cui c’è un sistema penale accusatorio.
Del resto, per anni questa era stata la rivendicazione non solo di avvocati, di settori della stessa magistratura, di importanti esponenti della cultura giuridica ma della stessa sinistra, che ha depositato testi di legge e raccolto firme a favore della separazione delle carriere fin dagli anni ‘70.
👉Il secondo motivo per cui voto sì è perché credo che la magistratura abbia bisogno di essere salvaguardata dalla svalutazione e mancanza di credibilità che il fenomeno delle correnti ha causato.
Il caso Palamara è stato solo il bubbone rilevatore di una malattia più profonda e più radicata che e’ nota.
L’adozione della estrazione a sorte dei membri dei due consigli della magistratura, in luogo della attuale elezione su liste correntizie, per me rappresenta un elemento di civiltà giuridica.
E va chiarito che il sorteggiato non sarà un quisque de populo ma un magistrato in carriera, estratto a sorte da elenchi predisposti dal Parlamento (non dal Governo) e dalle stesse magistrature.
Il CSM non è un organo politico, deve essere un organo di alta amministrazione, di autogoverno dei magistrati che decide sui loro trasferimenti, assegnazioni, progressioni (fino ad oggi anche sugli addebiti disciplinari) e deve poterlo fare senza interferenze esterne e senza interferenze interne. Così era nell’intento dei padri e delle madri costituenti.
La riforma del CSM e l’istituzione di una Alta Corte Disciplinare vanno a rafforzare l’autonomia e l’indipendenza dei magistrati anche dai loro stessi colleghi, come hanno cercato di far capire meglio di me non Giorgia Meloni e Matteo Salvini ma Sabino Cassese e Augusto Barbera.
L’Alta Corte istituita per i procedimenti disciplinari non è vero che sarà meno garantista per i magistrati sottoposti al controllo disciplinare perché anzi è in grado di assicurare un procedimento più garantito e indipendente e con maggiori possibilità di impugnazione (sia per motivi di merito che di legittimità, mentre ora solo per motivi di legittimità).
👉Questo è quello che è scritto nella riforma, senza malafede e pensieri reconditi.
Non mi convince lo “spauracchio” delle leggi attuative che dovranno essere scritte, che il fronte del no agita per distogliere l’attenzione dal vero contenuto della riforma.
Non mi convince perché per me ci vuole serietà ed onestà intellettuale su questi temi e un decreto o una legge di attuazione sovversivi dell’ordine costituzionale non sarebbero mai promulgabili dal Presidente della Repubblica… e questo chi vuole difendere oggi la Costituzione lo sa bene.
📌P.S: Certo mi lascia molto perplessa e rammaricata che si chieda ai cittadini di esprimersi su temi tanto delicati, complessi e tecnici come questi.
Un corretto iter parlamentare, con il coinvolgimento dell’opposizione, con la ricerca di un consenso il più ampio possibile, non sarebbe stato necessario un referendum confermativo.
Non sarebbe stato necessario ancora una volta trasformare una referendum costituzionale in un voto politicizzato.
E se vincerà il no, come probabile, l’unico motivo di soddisfazione per me sarebbe questo: ancora una volta una botta al governo che pensa di cambiare la Costituzione a colpi di maggioranza, invece di ricercare un largo accordo trasversale come nella Costituente.
Una vittoria? Una vittoria di Pirro.
🇮🇹W L’Italia, W la costituzione!