26/08/2024
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Dedico questo pensiero e questo ricordo alla bibliotecaria Aida Buturović, 32 anni, che p***e la vita intenta a salvare dalle fiamme quanti più libri possibile dalla biblioteca di Sarajevo bombardata e incendiata dalle granate serbe nella notte tra il 25 e il 26 agosto 1992, in quella che è considerata la più grave distruzione dolosa di una biblioteca in tempi moderni.
Sarajevo, già ferita, quel 26 di agosto si risvegliò attonita tra il fumo e le fiamme. Un milione e mezzo di libri, 150mila testi rari e antichissimi: si stima che quasi il 90 per cento andò distrutto.
In quella notte maledetta, Aida, altri biliotecari e tante cittadine e cittadini in una corsa contro il tempo avevano sfidato senza paura i proiettili dei cecchini pur di tentare di salvare per come possibile ciascuno un pezzo di storia, un brandello di cultura, una testimonianza di vita. Quel che è rimasto, che si è riusciti a recuperare, lo dobbiamo solo a loro, e al loro eroismo.
Dedico questo pensiero ad Aida, a tutte le vittime, ai feriti, a tutte e tutti coloro che hanno reso poi possibile la ricostruzione.
Perché se è vero che distruggere è certamente più facile che ricostruire, sarebbe un grave errore sottovalutare la forza della capacità di rinascita delle comunità: ce lo insegna la Storia, ce lo insegna l'Europa.