01/06/2023
Raccontare un femminicidio non è facile. Bisogna utilizzare il linguaggio giusto, le parole meno inopportune possibili, per cercare di non disonorare ancora la vittima di un evento tutt'altro che inevitabile. La storia agghiacciante di Giulia Tramontano, uccisa dal suo compagno mente era incinta di sette mesi, e il cui ca****re martoriato è stato trovato nella notte di ieri, ci dimostra che in Italia l'informazione è totalmente incapace di trattare la tematica. Ed è lungi dal rendersi conto di un problema che si aggrava di giorno in giorno.
I titoli dei giornali per l'ennesima volta ci dimostrano la totale incomprensione di quello che a tutti gli effetti è un disastro strutturale della nostra società. Una società che non si preoccupa di insegnare il rispetto dell'altro, che non si preoccupa di creare i presupposti per lo sviluppo di rapporti affettivi sani.
Tutte le parole che si potrebbero utilizzare per parlare di questa vicenda, davanti a tanto dolore, sono inopportune, ma ce ne sono alcune che lo sono più di altre. E sono state utilizzate tutte. Ed è per evitare che ci siano altri "casi isolati", "raptus di follia", "perdite di controllo" di persone "insospettabili", che bisogna assolutamente potenziare il sistema di educazione all'affettività.
Lo dobbiamo a tutte quelle persone, quelle donne, che questa mancanza l'hanno pagata a caro prezzo.
L'hanno pagata con la vita.