28/03/2022
🇪🇺 DALLA BUSSOLA STRATEGICA PARTE UNA NUOVA EUROPA
Nel novembre 2021 oltre il 60% degli italiani, secondo i dati del laboratorio di analisi politiche e sociali italiano, era favorevole all’aumento del budget per le spese militari. Oggi, invece, c’è una parte del Paese che vede l’aumento delle spese militari come un atto guerrafondaio e di aggressione nei confronti di Putin e della Russia, che metterebbe a rischio, dal punto di vista militare, anche il nostro Paese.
L’aumento delle spese militari è un impegno assunto con la Nato nel 2014 ed è un primo passo non solo per accrescere le forze difensive dei singoli stati, ma dell’intera Europa che oggi è minacciata dalle aggressioni militari di Putin. E’ una tendenza, non un obbligo immediato, assunta da tutti i paesi europei che sono per loro natura pacifici e condivisa dai governi socialdemocratici e socialisti di Germania e Spagna. Chi oggi annuncia di non voler votare alcun provvedimento del governo che va in questa direzione, oltre a fare una incomprensibile giravolta su quanto votato in Parlamento fino a poche settimane fa, mette in discussione non solo l’esecutivo ma la credibilità di tutte le istituzioni italiane che hanno dichiarato – opposizione di Fdi compresa – la propria posizione filo atlantista ed europeista dell’Italia. La guerra in Ucraina sta mettendo sul banco di prova l’Europa: è arrivato il momento di avviare una seria riforma delle istituzioni europee, che parta dalla revisione dei trattati e arrivi alla costituzione vera degli Stati Uniti d’Europa, così come immaginati da Filippo Turati nei primi decenni del secolo scorso, con una politica estera e di difesa comune. L’avvio della “Bussola strategica” è un primo passo che va in questa direzione. La sua trasformazione da Unione economica a Unione di popoli, che ha come scopo primario quello di garantire la pace e la sicurezza degli Stati membri. L’aumento delle spese militari, che andava fatto già negli scorsi anni, non è un atto a sostegno delle guerre né è un prevnetivo atto di ostilità contro la Russia, ma è una azione necessaria per costruire la difesa comune in Europa e soprattutto per organizzare un esercito di peacekeeping che garantisca diritti e libertà.
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