Creepypasta

Creepypasta Raccolta solo per le creepypaste in italiano!

-Killer Jolly: Sorriso innaturale“Com’è possibile che sia così buio a quest’ora? Mettere qualche lampione lungo la strad...
10/10/2015

-Killer Jolly: Sorriso innaturale

“Com’è possibile che sia così buio a quest’ora? Mettere qualche lampione lungo la strada costa troppo al comune?
Va beh che è una stradina di campagna ma appena cala il sole qui non si riesce a vedere più niente.”
Non riesci neanche a formulare questi pensieri che altri pensieri, ben più raccapriccianti, iniziano a fluirti nella mente.
Ricordi di storie dell’orrore che ora senza la barriera della luce solare possono entrare nella tua psiche con estrema facilità.
“Lo sapevo io che dovevo smettere tempo fa di leggere quelle storie. Devo pensare ad altro,devo pensare ad altro, quelle storie non sono reali,quelle storie non sono reali.”
Ma più te lo ripeti, più i ricordi di esseri come lo slenderman o the rake diventano vividi nella tua testa.
Forse è anche per questo che diventi paranoico e inizi a guardarti alle spalle. Pessima mossa. I tuoi occhi non ancora abituati all’oscurità scorgono un ombra di un essere incredibilmente alto e snello.
“Non è possibile. Allora esistono sul serio. Questa volta sono fottuto.”
Non sarebbe saggio fermarsi e ispezionare la figura, meglio darsi subito alla fuga.
E' una corsa, la tua, che diviene più forsennata ad ogni rumore che senti, vicino o lontano che sia.
Fortunatamente casa tua non dista che un centinaio di metri e in breve tempo sei di nuovo tra le sicure e accoglienti mura domestiche.
Dopo essere entrato ed esserti assicurato guardando dalla finestra che l ‘essere che percorreva la tua stessa strada altri non era che un semplice umano con un fisico da far invidia ad un giocatore di basket, dai da mangiare al tuo cane e comodamente seduto sulla poltrona ripensi all’accaduto.
"Ahahahaha che sciocco sono stato, per un attimo ho pensato che lo slenderman esistesse e mi stesse seguendo.Il mio cervello è proprio fuso, sarò sembrato un pazzo a quel poveretto. Come se potesse esistere una creatura come lo slenderman ahahahaha.”
Già ripensando a questa situazione non puoi far altro che sorridere.
Perfino il tuo cane, come se potesse leggere nella tua mente, sorride. Un sorriso troppo ampio, quasi innaturale.
Un sorriso che un lettore di creepypasta come te conosce bene…
http://it.creepypasta.wikia.com/wiki/Sorriso_Innaturale

“Com’è possibile che sia così buio a quest’ora? Mettere qualche lampione lungo la strada costa troppo al comune? Va beh che è una stradina di campagna ma appena cala il sole qui non si riesce a vedere più niente.” Non riesci neanche a formulare questi pensieri che altri pensieri, ben più raccapricci…

10/10/2015

-Killer Jolly: scusate la fase "dormiente" della pagina, ma cercherò di rimediare. Grazie!

Katy

Katy, dolce bambina dalla voce soave nonostante la tenera età.

Katy, dai capelli castani ramati brillanti, dalle piccole labbra rosse carnose, dagli occhi verdicome due smeraldi incastonati nelle orbite di un cobra d'oro.

Katy, circondata dai suoi giochi, dai suoi peluches, dai suoi amici immaginari, che la guardavano;ma non è questo il punto.

Katy, dalla carnagione bianca come il latte, bianca come le ciocche che mano a mano diventavano sempre più bianche, come la stanza nella quale giaceva nel suo letto bianco, circondato da fiori bianchi che profumavano la stanza, bianca come la bara nella quale la piccola Katy giacerà nel resto dei secoli.

Katy, piccola bambina che pesseggia nei corridoi delle case, che gioca negli angoli della stanza, che ride nel vederti a dormire. Dormire...quello che tra poco farai per sempre.
http://it.creepypasta.wikia.com/wiki/Katy

Katy, dolce bambina dalla voce soave nonostante la tenera età. Katy, dai capelli castani ramati brillanti, dalle piccole labbra rosse carnose, dagli occhi verdicome due smeraldi incastonati nelle orbite di un cobra d'oro. Katy, circondata dai suoi giochi, dai suoi peluches, dai suoi amici immaginari…

10/09/2015

-pasta:Devo annunciare la mia uscita da questa pagina.Verrò sostituito da qualcuno ed è una mia scelta.è stato un grandissimo piacere ragazzi,grazie di tutto

10/09/2015

-pasta:Ho dei problemi quindi per qualche giorno non pubblicherò.Scusatemi :(

-pasta:"Nel Cuore Della Notte"Mi vanto di essere uno di quelli che prendono i viaggi in auto con tranquillità. Non ho ma...
09/09/2015

-pasta:"Nel Cuore Della Notte"
Mi vanto di essere uno di quelli che prendono i viaggi in auto con tranquillità. Non ho mai fretta, prendo pause frequenti, e cerco di godermi in generale il viaggio , per quanto è possibile. A volte questo porta a pernottamenti in alberghi casuali nella zona in cui mi trovo.
Il matrimonio del mio amico era terminato ed avevo bisogno di tornare a casa perché non ero in confidenza con la famiglia del mio amico a tal punto da potermi fermare da loro ,e mio figlio, che all’epoca aveva due anni, era ormai dalla mattina con una baby sitter. Avevo una regola generale su mio figlio e sulle baby sitter – mai lasciarlo troppo a lungo insieme ad una sconosciuta.

Comunque, iniziai ad ascoltare uno di quei programmi comici che talvolta si trovano sulle stazioni radio, quando i miei occhi iniziarono a chiudersi, rischiando di andare fuori strada. Essendo ancora troppo distante da casa, immaginai di potermi fermare presso il primo hotel che mi fosse riuscito di trovare. Il mio GPS mi guidò presso un Best Western, che risultò tutto esaurito per un raduno Biker di quel Weekend.

Continuai a guidare fino all’albergo successivo, fuori dai sentieri battuti e molto …. caratteristico. Era tardi ed io ero così stanco da non badarci troppo. Fatto sta che al check-in mi diedero una chiave. Una chiave vera e propria, fatta di metallo . Era il tipo di posto che ancora non aveva blindature o quant’altro a proteggere le camere, In ogni caso , trovata la mia camera, la aprii, entrai e richiusi la porta alle mie spalle (come previsto, non c’era chiavistello o altro dispositivo di sicurezza), riuscii ad inviare un rapido messaggio alla ragazza che guardava mio figlio per comunicarle che non mi sarebbe riuscito di essere a casa fino al pomeriggio seguente, poi crollai addormentato.

Intorno alle quattro del mattino mi svegliai. Non sono davvero sicuro del motivo per cui mi svegliai, ma scoprii subito che non potevo tornare a dormire. Tutto era troppo tranquillo. Ero ormai abituato a dormire in una casa con doppi vetri per combattere il rumore notturno, vivendo in una grande città talvolta si è quasi obbligati ad avere i doppi vetri, ma qui non c’era niente. Non un condizionatore accesso. Il rumore del motore di un frigorifero. Nessuna luce al neon a ronzare rumorosamente fuori dalla finestra. Era ancora notte fonda.

La cosa più strana è che, durante la mia veglia, non mi riuscii mai di sentire dei passi. O una macchina transitare. Si potrebbe pensare che, essendo così tranquillo e silenzioso avrei sentito qualcosa. Ma tutto quello che mi riuscii di sentire fu tre possenti colpi sulla porta della stanza, il sangue mi si raggelò nelle vene, qualcuno stava bussando alla mia porta. Dopo un breve istante di silenzio seguii il suono tintinnante di una chiave nella serratura. Sembrava durasse un eternità. Così a lungo che mi ricordo chiaramente di aver pensato, “Qualcuno sta chiaramente sbagliando camera.” Stavo raccogliendo il coraggio di gridare, quando la rozza e fatiscente serratura scattò. Per circa tre secondi o giù di lì, non successe nulla. Poi la maniglia ruotò.

Non sono sicuro se fosse la luna molto luminosa quella notte o se avessi passato tanto di quel tempo girarmi e rigirarmi nel letto che il sole stesse sorgendo, ma potei vedere la sagoma. Era alto, forse due metri. Sembrava non avere capelli , era esile, ma non magro e deve aver avuto un gilet trapuntato o qualcosa di simile perché sembrava essere di consistenza nodosa intorno alla zona delle spalle.

Nel mio immaginario ho rivissuto i trenta secondi successivi un trilione di volte. Nella mia testa, mi alzo e corro verso la porta e grido tirando su un gran baccano, Nel tentativo di spaventare l’intruso, o almeno accendere una luce e fargli sapere che non dovrebbe essere li. Sono coraggioso di fronte a questo inaspettato avventore. In realtà rimango sdraiato, immobile. Trattengo il respiro. Non muovo un muscolo. Sento gli occhi dilatarsi a tal punto da schizzarmi quasi fuori dalle orbite, poiché li ho aperti così tanto, nel tentativo disperato di dare un senso alla situazione. Per avere qualche dettaglio in più da mettere a fuoco di questa sagoma che risulta così tremendamente sbagliata. Non succede nulla.

La figura resta sulla porta. Li per li pensai fossero i miei occhi a giocarmi brutti scherzi, ma ricordo di aver visto questa figura nell’atto paradossale di cullare qualcosa, qualcosa che all’epoca mi sembrò un bambolotto . Ancora non riuscivo a muovermi. mentre lui era li con qualcosa in braccio, come un infermiera che riporta un neonato alla madre dopo il parto. Rimasi a fissare quella sagoma senza riuscire a muovere neanche un muscolo. Non sono sicuro di quanto tempo rimasi steso a fissarlo. Il tempo in situazioni come questa scorre molto più lentamente di quanto sembri. Ma vi assicuro che nel luogo in cui mi trovavo, fermo ad osservare l’oscuro avventore che mi teneva sotto scacco, potrà sembrarvi assurdo ma il tempo pareva realmente essersi fermato, e non si trattava di una semplice sensazione. Vidi scorrere tutta la mia vita passata e futura quella notte.

Infine la figura mandò un suono. Un singolo suono gutturale simile ad un barrito. che mai più in vita mia dimenticherò. Si girò e se ne andò continuando nel suo macabro cullare, lasciando la porta spalancata.

Rimasi circa venti minuti seduto lì sul letto, in attesa che il mio cuore si calmasse, o forse cercando di convincermi che si fosse trattato di un sogno. Alla fine scesi lentamente dal letto, il più silenziosamente possibile, convinto che un qualsiasi rumore avrebbe potuto rivelare la mia presenza alla figura, che ancora percepivo come una sgradevole sensazione di turbamento e malessere qualcosa di molto vicino alla depressione. Afferrai la mia borsa, strisciai fuori fino alla mia macchina, e guidai il più velocemente possibile.

Alcune ore dopo arrivai a casa, ancora lievemente scosso. Durante tutto il viaggio avevo cercato di mettere in piedi una teoria plausibile per motivare ciò che mi era capitato durante la notte, ed ero arrivato quasi alla conclusione che fosse stato tutto un sogno. Un sogno ad occhi aperti oppure un allucinazione dovuta alla stanchezza, al viaggio, alla particolare location in cui mi ero fermato che mi aveva suggestionato a tal punto da indurmi ad immaginarmi tutto quanto… Giunto all’uscio di casa misi la mano nella tasca della giacca sportiva che indossavo quel giorno per prendere le chiavi e così rimasi… Impietrito per quasi trenta o forse quaranta secondi, non riuscivo a credere a ciò che vedevo.

Sulla maniglia era presente una sostanza simile alla resina delle piante e sopra, a ridosso dello spioncino, vi erano tre massicce scalfiture provocate dall’urto di qualcosa di molto duro, come se qualcuno avesse pesantemente bussato, come se qualcosa avesse bussato… Afferrai la maniglia della porta, era aperta. Tutto ciò che segue lo ricordo come uno sbiadito film horror di terza categoria… Ricordo la ragazza che all’epoca faceva da baby sitter a mio figlio rannicchiata in un angolo incapace di parlare o di formulare frasi di senso compiuto. In preda al panico più totale pronunciò poche parole che risuonarono nella mia testa come una profezia – ” E verrà il tempo in cui busserò ai vostri usci, quello sarà il tempo in cui reclamerò le vostre proli. Ciò che è della terra torni alla terra”.

Iniziai a scrollare la ragazza con quanta più energia avevo in corpo, in tutta risposta la poveretta comincio a ridere tanto forte che in quelle risa sentii la sua sanità mentale svanire completamente. Chiamai la polizia che prese in custodia la baby sitter, che alla fine, dopo attenta perizia psichiatrica, risultò totalmente sconvolta e fuori di se da poter dare spiegazioni attendibili. Venne presa in cura in un centro di sanità mentale in cui qualche mese dopo la trovarono morta, aveva ingoiato la propria lingua.

Qualche settimana più tardi ricevetti una fattura di addebito dall’hotel, per sostituire la chiave che in fretta e furia avevo portato via con me quella notte. Non ebbi mai più notizie di mio figlio, non fu mai trovato, oggi avrebbe sette anni. Mi capita di svegliarmi nel cuore della notte con impresso nella mente il grottesco cullare di quella sagoma, ed oggi a distanza di quattro anni da quell’episodio mi trovo a non poter più sopportare il peso di questo fardello, finito di scrivere queste memorie mi toglierò la vita, sperando di poter, almeno in un altro mondo, riabbracciare mio figlio. Mi sento però di lasciarvi un consiglio, che voi siate uomini o donne, ragazzi o ragazze se sentite bussare nel cuore della notte alla vostra porta, rimanete immobili in silenzio fino alla luce del primo sole… Se sarete molto, molto fortunati lui penserà di non aver trovato nessuno, e forse sarete al sicuro. Almeno per un po’.

08/09/2015

-pasta:"Rumore"
Sono rimasto solo.
Pete, Al, Marcus, tutti morti.

Sono chiuso qua giù, nascosto. Sono coperto di sangue. Ho paura. Tremo. Sto ansimando, sento il rimbombo nella stanza. “Smettila! Ti sentirà!” penso.

Sono povero! Avevo bisogno di soldi! Non ho fatto nulla di male!

Ricordo tutto confusamente, è accaduto tutto velocemente: la rapina, l’allarme, l’auto di pattuglia, la fuga nelle fogne, gli urli, il sangue…

Ha preso i miei amici.

Un rumore confuso continua a rimbombare nella stanza.

Sento dei passi, rimango fermo. Il cuore accellera. Si taglia il respiro.

Un’ombra si forma dietro all’angolo.

Sollievo. E’ un poliziotto. Mi alzo, lui si avvicina: “presto! Mi arresti! Mi porti via da qui!” grido. Lui non si muove. Ha il capo chino.

Alza la testa. È pallido, gli occhi fissano il vuoto. Una goccia di sangue cola dal lato della bocca. Rigido cade per terra. Lo guardo inorridito. Mostra una grossa ferita al centro della schiena, una ferita profonda.

Alzo lo sguardo. Nel buio, proprio dietro al corpo del poliziotto, due piccole luci. Attorno alle luci si distingue una figura.

Provo a scappare, il mio corpo rimane fermo. Qualcosa, mi tiene fermo. Sposto gli occhi sul mio ventre. È aperto. Posso vedere il mio intestino.

Stranamente non muoio. La figura è ancora ferma.

Ho in tunnel accanto, posso provare a raggiungerlo. Continuo a sentire lo stesso rumore costante nelle mie orecchie. Non posso farci caso. Non ora. Corro, comincio a sentire il ventre, sento male.

Desta, sinistra, di nuovo destra. La figura non sembra avermi seguito.

Mi rannicchio, sto perdendo troppo sangue. Non posso continuare a correre.

Questo rumore mi infastidisce.

Deve smetterla subito. Continua a risuonarmi nelle orecchie. Rimbomba in ogni tunnel.

Passi.

Come mi ha trovato? È la seconda volta.

Ero distante.

Questo rumore!

Ho il cellulare acceso. Ma non indago. Fisso la figura. Si sta avvicinando.

Mi dispiace per aver preso parte alla rapina, me ne pento, non doveva finire così.

Il rumore continua, ormai non mi disturba più.

La figura mi guarda, avvicinandosi sempre più velocemente.

Forse è la fine…

CASO #312758

-RAPINA E OMICIDIO MULTIPLO

-ESTRATTO DI UNA REGISTRAZIONE SUL CELLULARE DI UNO DEI RAPINATORI

07/09/2015

-pasta:"Contagio"
Ero in tutta beatitudine a perder del tempo seduto davanti al mio Toshiba, rimandando i miei studi ed esercitando il dolce far niente in serenità totale.
Ma quel giorno di Gennaio, non fu come i soliti.

Mi ricordo con timore e precisione.

Quella pagina, quell'ammasso di persone, di pecore che, come me, esercitavano il loro dolce far niente in serenità totale.

No, neanche la pagina era la solita.

Era una pagina che trascriveva storielle dell'orrore di ogni tipo.

"Ho trovato un motivo molto più eccitante per rimandar lo studio..." pensai affascinato e perso tra le righe di quei racconti.

Ciò che mi colpiva di più, era la sua immagine.

Disturbante e aggettivi simili avrebbero solo sminuito quell'ipnotizzante opera.

Non riesco a spiegarla bene! C'era... Uno sfondo, una finestra dai toni rosso scarlatto come il sangue e poi... Lui.

Quel demone.

Salutai l'amministratore poco prima di andar a letto, elogiandolo e riempendolo di complimenti.

"Buona notte! Si fa per dire." Mi rispose.

A quel punto feci per aprir la porta dello studio, ma ebbi una strana sensazione...

La sensazione di essere o s s e r v a t i.

Ero ancora vestito, quindi approfittai dell'assenza dei miei genitori e decisi di uscire a farmi due passi per dar aria al cervello.

Non appena misi la mano sul ma**co, non so perché, neanche ci pensai, aprì la porta con una spallata e corsi fino all'ingresso, aprendo la porta e sbattendola con forza alle mie spalle, quasi a reprimere un esistenza.

Era buio, buio pesto.

Il lampione al lato della recinzione era costellato da insetti e zanzare che ci gironzolavano intorno, ma il grave problema non fu quello.

Pensai di andare a farmi un giro per riprendermi da tutte quelle righe che parevano essere scritte con inchiostro vero e proprio, appiccicoso.

Ad un tratto vidi per un secondo una figura scarlatta lampeggiare in basso a destra.

"... Andiamo... È colpa di quell'idiota, scommetto che gli si alza solo a far il sadico con noi poveracci, pervertito..." Continuai a camminar sul marciapiede, lo sguardo basso e imbronciato, ad un certo punto lo rividi.

Lo rividi ancora;

Lampeggiava

Cambiava posizione

sempre,

ancora,

di nuovo!

Iniziai a correre ad occhi chiusi, niente.

Inciampai in una crepa nel terreno e i lampi si facevan sempre più strani e disturbanti.

Involontariamente, cominciai a graffiar più volte il muro umido e ruvido, sentendo le dita avvolte di un liquame bollente e una vampata di calore in tutto il corpo.

Mi ritrovarono con le unghie consumate e la bocca totalmente deformata, simile ad un ghigno che non voleva andarsene.

Il sangue sulle increspature del muro presentava una scritta appena visibile a causa del colare del liquido organico.

"Spread The Word"

Ma qua all'inferno non m'annoio.

Presto, avrò compagnia.

No,

stanotte.

-pasta:"Dondolio"Mia moglie deve odiarmi. Ha partorito due settimane fa e continuo a rifiutare le sue richieste di tener...
07/09/2015

-pasta:"Dondolio"
Mia moglie deve odiarmi. Ha partorito due settimane fa e continuo a rifiutare le sue richieste di tenere in braccio il bambino.

Non sono una cattiva persona. Davvero, non lo sono. Da quando siamo tornati a casa dall'ospedale rimane rinchiusa nella camera del bambino, dondolandosi stringendo il suo fagotto ben stretto. Evito di passarci accanto, altrimenti mi chiederebbe di tenerlo in braccio. Non sopporto la sua vista. Non avrei mai voluto che accadesse, non a lei, non a noi.

Ma io non sono arrabbiato con lei. Come potrei? Cioè, mi si spezza il cuore a vederla dondolarlo avanti e indietro finchè non si stanca e si addormenta.

Sapevo che tornare dall'ospedale a mani vuote sarebbe stato difficile, ma non avrei mai pensato che sarebbe stato addirittura così brutto.

-pasta:"Hai mai odiato qualcuno?"Hai mai odiato qualcuno a tal punto da volerlo morto?Se sì, allora non posso non consig...
05/09/2015

-pasta:"Hai mai odiato qualcuno?"
Hai mai odiato qualcuno a tal punto da volerlo morto?
Se sì, allora non posso non consigliarti www.replehsnatas.com

È davvero facile, amico mio. Tutto ciò di cui necessiti è solo la tua anima, in fin dei conti, dovrai pur lasciarti andare una volta tanto. Comunque sappi che il sito funziona. Se dovessi mai farci un pensiero, naviga sul sito finché non arrivi al punto da immettere la tua e-mail, un modo per contattarti, e infine il nome della vittima. Una volta immessi questi dati, ritorna sul sito a mezzanotte in punto, e ti apparirà il messaggio "Your Victim Has Been Marked" (La vittima è stata marchiata), la conseguenza è che chiunque tu abbia scelto come vittima morirà nell'arco di 24 ore e dovrà passare l'eternità in un inferno dominato dalla paura. Sappi che per accedere alla parte finale del sito, ovvero l'immissione del nome della vittima, occorre conoscere una password. Ma sono sicuro che se il desiderio di odio è abbastanza forte, il demone stesso ve la comunicherà oppure la saprete per istinto.

In alternativa potreste chiedere a me, ma non sono sicuro di quello che mi potrebbe accadere. Vale la pena provare, tanto sono condannato ugualmente.

Dopo la morte della vittima, riuscirai a sentire costantemente la presenza di una figura demoniaca nelle vicinanze, specialmente nei tuoi sogni, dove apparirà molteplici volte fino al giorno della tua morte, ella ti seguirà dovunque, ma non tormenterà chi ti è vicino. O almeno questo è quello che sta accadendo a me.


Il suo nome è Elvi.


Il risultato potrebbe variare a seconda della tua personalità, se sei un ragazzo molto agitato, ansioso, timido per natura, Elvi si divertirà molto a produrre voci e suoni di passi nel bel mezzo della notte, a produrre momenti inquietanti o visioni di persone a te care morenti, se sei un ragazzo tranquillo, si divertirà a giocare con la tua naturale tranquillità, spaventandoti terribilmente all'occorrenza.

Prova, stai però sicuro che non ti libererai mai di lei, non importa quali rituali conosci. Sentirai per sempre la sua vicinanza opprimente, te lo assicuro.


Spero ti stia divertendo all'inferno, bastardo.

summoning

04/09/2015

-pasta:"Aria Fresca"
C***o... Come ogni notte non riesco a dormire. Sarà perché mi alzo tardi la mattina, sarà per il caldo... Fatto sta che non riesco a chiudere occhio.
Prendo un bicchier d'acqua e torno a letto. Mi stendo per un po', ma ancora niente. Frustato mi alzo e mi affaccio alla finestra, almeno per di lì tira un po' di aria fresca. Mi prendo un colpo. In mezzo agli alberi, davanti casa mia, c'è una figura umana in piedi che mi fissa.

Il mio cuore batte a mille e i suoi occhi bianchi brillano sotto la luce della luna. Cerco di calmarmi... No, non può essere vero. Sarà un riflesso e gli occhi... quanto c***o mi inquietano quegli occhi. Magari sono di un gatto, questa zona è piena di gatti, o magari è uno di quei sogni che sembrano veri che mi capitano così spesso o... O forse è solo un'allucinazione dovuta alla mancanza di sonno, o ancora è solo uno scherzo di cattivo gusto di qualcuno che mi ha visto affacciato alla finestra qualche notte prima. Ultimamente lo faccio quasi ogni sera.

Ma quegli occhi... Quegli occhi sono così disumani. Così... Vuoti.

In quel momento penso di aver perso qualche anno di vita. Quella figura alza un braccio lentamente quasi a scatti e scuote la mano per salutarmi. Mi si gela il sangue nelle vene. Un incubo, deve essere per forza un incubo. Devo... Devo essermi addormentato dopo che mi ero steso per qualche secondo. Rimango lì, paralizzato, mentre riabbassa il braccio con quel suo orribile movimento macchinoso.

Inclina la testa, indispettito... Come se si fosse offeso per il fatto che io non gli abbia ricambiato il saluto.

Restiamo lì a fissarci uno negli occhi dell'altro, se quei punti bianchi e vuoti si possono definire tali, per quei pochi, orribili, secondi che a me sono sembrati eterni. Poi, senza girarsi, continuando a fissarmi solo come solo un pazzo può fare, fa alcuni passi all'indietro, fino a quando anche quegli occhi vuoti vengono inghiottiti dall'oscurità.

Tiro un sospiro di sollievo. Sicuramente per questa notte e per quelle a ve**re non dormirò, ma qualunque cosa sia è passata... O almeno così credevo.

Quello che da lì a pochi secondi avrei capito e che mi avrebbe terrorizzato, è che facendo quei passi all'indietro non se ne stava andando. Stava prendendo la rincorsa.

-pasta:"Minuto,secondo,morte"Era il tredicesimo compleanno di Jason, e come promesso, i suoi genitori gli diedero il per...
03/09/2015

-pasta:"Minuto,secondo,morte"
Era il tredicesimo compleanno di Jason, e come promesso, i suoi genitori gli diedero il permesso di comprarsi un cellulare nuovo. Jason andò in un negozietto poco frequentato. Il propietario era una tipo freddo e distaccato, di poche parole.
Il vecchio propietario era un amico di famiglia, faceva sempre sconti a Jason per i videogiochi o i CD, ma purtroppo si ammalò e venne sostituito da questo. Jason fece un giro del negozio, cercò fra i tanti cellulari quando ne notò un in disparte. Era un telefonino con touch screen,molto bello a vedersi, con una cover blu compresa. Jason si girò verso il propietario, e si accorse che lo stava fissando, con un sorriso strano stampato in faccia. " Ehm... Scusi, posso provare ad accendere questo cellulare?". L'uomo annuì con la testa, e Jason pigiò il tasto di accensione. Una volta acceso, si aspettava di trovare segnato il nome della compagnia telefonica, o della marca. Ma erano talmente sfocati che non riuscì a leggerli. Una volta acceso, sbloccò il telefono trascinando il dito sul display, e trovò tutte le opzioni e applicazioni di un normale telefono. Notò con stupore, però che toccando l'icona dell'orologio, che rappresentava le impostazioni di data, ora e sveglia, lo schermo diventava nero e il telefono andava in sleep mode, e gli toccava riaccenderlo. Poteva essere scarico, quindi non ci pensò molto e lo comprò a pochi dollari. Il propietario, mentre Jason si avviava verso la porta, prounciò quasi sussurrando queste parole: " Minuto... Secondo... Morte... " Jason pensò che il propietario stesse pensando ad altro, e tornò a casa.

Una volta in camera, con il telefono attaccato all'apposito carica batteria, provò a togliere la cover, e la marca disegnata dietro era cancellata. Era stata grattata via, e quindi rovinata. Ma la cosa non turbava Jason, che riprovò a toccare l'icona dell'orologio. Anche questa volta il telefono andò in sleep. Ma una volta riacceso, gli arrivò un sms. Lo aprì, ed era di un numero che non conosceva. Il messaggio diceva "Minuto, secondo, morte". Era la stessa frase del propietario. Provò a chiamare il numero pensando che fosse quello del propietario del negozio, ma il numero risultava inesistente. Jason cominciò ad essere turbato da questa situazione, e andò al negozio. Ma il negozio era chiuso per bancarotta. A casa guardò tutte le applicazioni del telefono per vedere se avevano qualche problema, o qualche tipo di virus, ma tutto risultava in ordine. Tranne che per l'icona dell'orologio. Era diventata un pendolo, e brillava. Jason la toccò, insicuro, e sul display nero comparve la scritta " 1 / Min ". Un minuto. Provò a tornare indietro, ma il telefono sembrava impallato sulla pagina dell'orologio. Come se non bastasse, oltre a non spegnersi, si attivò un suono simile al ticchettio delle lancette. Jason, arrabbiato, buttò sul letto il telefonino e accese la playstation,non ebbe neppure il tempo di iniziare a giocare che dopo un minuto preciso, il telefonino vibrò, e si sentì il rintocco di una campana. Jason si girò, e la scritta bianca sul display era cambiata in " 30 / Sec ", e partì un countdown. Jason, ora seriamente spaventato, immaginava che il prossimo punto era la morte. Quindi corse al piano di sotto, dai suoi genitori, con il telefono in mano e il countdown scandito dal ticchettio. Quando scoccò la campana, sul display vide la scritta:

"0 / DEATH ". Sua madre lo vide sudato e terrorizzato, ma non fece in tempo a chiedergli cosa stesse accadendo che vide gli occhi di Jason diventare vuoti e neri. Poi il ragazzo rantolò e si accasciò a terra davanti a lei. Arresto cardiaco, dicevano i dottori. Ma nessuno riuscì mai a spiegare gli occhi neri. Tempo dopo, un altro ragazzino ricevette un telefono simile, e si dice che sia stato rapito davanti agli occhi dei suoi genitori da un ragazzo con gli occhi vuoti e un sorriso strano stampato in faccia.

-pasta:"Exit"Erano le undici di sera. Era autunno fuori la piccola stanza incolore di Emily. Questa stringeva il suo pup...
02/09/2015

-pasta:"Exit"
Erano le undici di sera. Era autunno fuori la piccola stanza incolore di Emily. Questa stringeva il suo pupazzetto contro il suo petto, guardando la porta con due occhi sgranati. Il Padrone sarebbe tornato di lì a poco. Come prevedeva la bambina di soli dieci anni di nome Emily, il Padrone aprì di scatto la porta. Chiuse gli occhioni verdi, abbagliata dalla luce che proveniva da fuori la porta. “Tu. Sgualdrina. Pulisci. Ho vomitato.” Emily abbandonò il suo pupazzetto e scattò in piedi, pronta ad eseguire l’ordine del Padrone. Camminò velocemente fino alla stanza da letto e iniziò a pulire, mentre una donna era sdraiata sul letto, mezza spogliata. Pulì velocemente con un panno già sporco, si alzò, fece un piccolo inchino alla Signorina e ritornò nella sua stanza, in silenzio. “…” L’uomo non disse nulla, ma sbattè la porta, mentre la guardava riprendere l’orsacchiotto e risedersi al solito angolo. La sua stanza grigia non era male, dopotutto. Aveva visto sue coetanee che vivevano in posti peggiori. Eh, sì. Le bambine orfane in quegli anni andavano molto di moda come serve. Emily prese con una mano un pastello colorato e iniziò a disegnare qualcosa che colava. Come se stesse disegnando dell’acqua che scorreva… O del sangue… O qualsiasi altro liquido. Dei rumori e dei gemiti inondarono la stanza. Emily continuò a disegnare imperterrita. Il Padrone era una persona gentile, dopotutto. Cioè, si ubriacava ogni sera, portava nella sua stanza ogni notte una Signorina diversa, la chiamava “Sgualdrina” anche se non sapeva che significava e se non eseguiva gli ordini la picchiava… Ma le dava dei colori, la faceva disegnare sui muri della sua stanza, le dava dei fogli bianchi e la lasciava tranquilla quasi sempre. Quasi sempre. Tranne una notte. Era inverno e il Padrone non era uscito, per una volta. Entrò nella stanza di Emily e la guardò. “Tu. Puttanella. Pulisci il cesso.” Emily, non sapendo il perché, in quel momento si sentiva particolarmente ispirata nel disegnare e lo ignorò. “Mi ascolti?” “S… Sì… Vorrei prima finire ques…” Non riusci a dire altro che un calcio sulla schiena la costrinse a tracciare un profondo segno sul suo disegno. Il dolore era lancinante. “Ora.” Emily strinse i denti e uscì dalla stanza. Entrò in bagno e iniziò a strofinare il pavimento. Mentre strofinava le ritornò in mente i bei momenti con mamma e papà. Il suo orsacchiotto era un regalo di papà, mentre il fiocco rosso che teneva legati i suoi capelli corvini era un regalo della mamma. Ripensò a quando i suoi erano morti in un incidente, a quando il Padrone l’aveva adottata e a quando la sua vita era morta. Si sentì arrabbiata. Doveva sfogarsi. Prese a sgrassare il pavimento con forza, usando gesti meccanici e visibilmente arrabbiati. “Maledetto…” Disse a denti stretti, mentre continuava a sgrassare le mattonelle del bagno bianco e azzurro. “Cosa…?” Emily si bloccò, spalancando gli occhi. “Cosa hai detto, sgualdrina dei miei stivali?” Emily si voltò lentamente, guardando il Padrone dritto negli occhi. “E… Ecco, io…” Il Padrone la prese per il vestitino e la sbattè con forza dentro la sua stanza. Emily, dopo aver colpito con la testa il muro, cadde a terra con un tonfo. Il sangue le colava dal capo e le bagnava i capelli e i suoi occhi verdi vedevano andare via il suo orsacchiotto. “NON USCIRAI MAI PIU’ DI QUI!” Urlò il Padrone, portando via il suo unico amico e chiudendosi la porta alle spalle. Emily scoppiò a piangere. Si accucciò a terra, piangendo disperatamente. Rimase lì per giorni. Il Padrone non le diede più da mangiare, portando rispetto a quello che le disse. La porta non si aprì più. Emily lentamente iniziò a mangiarsi da sola. Si sbranò il braccio a morsi e ogni volta che finiva guardava verso la porta, sussurrando: “Exit…” Dopo alcuni giorni il Padrone la trovò morta là dentro, nel suo solito angolino, con centinaia di scritte col sangue intorno a lei. - Exit - Giorni dopo il Padrone fu trovato morto, impiccato. Nei giorni precedenti non aveva più visitato il bar dove andava di solito, non aveva più portato Signorine a casa sua. L’unica cosa che aveva fatto era stata chiamare parenti e amici, urlando al telefono: “DOV’E’ L’USCITA?” E riattaccando subito dopo. Il suo ca****re fu portato via e casa sua divenne un’attrazione per bambini. I più avventurieri entravano nella casa oramai piena di crepe e che cadeva a pezzi. Non ne uscirono mai più. Tutti quanti furono trovati ad almeno un giorno di distanza dalla loro scomparsa, davanti alla casa stregata dal signor Smith (Il Padrone), maciullati e con segni di tortura sul corpo. Solo un bambino, un giorno, riuscì a scappare. Corse a casa e urlò alla madre: “MAMMA! LEI SI CHIAMA EXIT! MURATE! MURATE L’INGRESSO! E’… OSCURA! E’ MALVAGIA!” La madre informò la polizia che iniziò a murare l’ingresso, ma, chissà perché, i bambini continuavano ad entrare e a sparire. Il bambo sopravvissuto le diede il nome di Exit, dato che tutta la sua casa era ricoperta dalle scritte – Exit – fatte con il sangue e la descrisse come una nuvola di fumo nero, capace di trasformarsi e prendere la forma di qualsiasi femmina che più le aggradava. Di tutte le età. Disse che era impossibile uscire da quella casa e che lei giocava con la sua mente, ma poi lo ha lasciato libero, dicendo che lui doveva presentarla al mondo. Come lo so? Beh, mi sembra anche ovvio.
Vi dico solo che prima di entrare in una stanza o in un qualche luogo dovete sempre cercare l’uscita. Firmato: Exit.

Indirizzo

San Ambrogio Di Torino

Telefono

+393807881295

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