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PER NON DIMENTICARE ... I TRE ANNI DEL GOVERNO RENZI.
15/08/2026

PER NON DIMENTICARE ... I TRE ANNI DEL GOVERNO RENZI.

14/08/2026
NON POSSIAMO NON DICHIARARCI ANTIFASCISTIDa Ascoli, per i cattolici e non solo, da leggere attentamente con serenità d'...
28/07/2026

NON POSSIAMO NON DICHIARARCI ANTIFASCISTI

Da Ascoli, per i cattolici e non solo, da leggere attentamente con serenità d'animo e con comprensione dello scritto!

- La manifestazione di Ascoli e la polemica
Ieri ad Ascoli si è svolta la manifestazione, che da anni viene organizzata da diverse associazioni democratiche oltre che dall' ANPI ma che quest’anno ha suscitato tanto interesse per una polemica nata tra alcuni parrocchiani di una Chiesa dove solitamente veniva svolta, negata all’ultimo momento e quindi ospitata da un’altra parrocchia con il consenso del Vescovo monsignor Giampiero Palmieri, a sua volta oggetto di una contestazione con uno striscione anonimo fatto trovare nella città delle cento torri, città insignita della Medaglia d'Oro al Valor Militare per attività partigiana.

- Il messaggio del vescovo
Il Vescovo di Ascoli non potendo essere presente alla manifestazione ha comunque fatto leggere il seguente messaggio:

«Buonasera a tutti!
Non posso essere presente alla cena – sono alla festa della Madonna della Marina di S.Benedetto del Tronto e alla liturgia in notturna di Sant'Anna a Centobuchi – ma ci tengo a rendermi presente con questo scritto.
Abitualmente le parrocchie non ospitano iniziative di partiti politici, né di movimenti e di collettivi politici; è questo il motivo del “no” di padre Floribert. Ma perché non sembri che il motivo sia il tema – l’antifascismo – ho deciso, vista la disponibilità di don Daniele e in via eccezionale, di ospitare la cena a San Marcello.

- La Chiesa e il pluralismo politico
La comunità cristiana, infatti, non vuole sentirsi “tirata per la giacchetta” o peggio “identificata” con un partito o un movimento politico. Scriveva san Paolo VI nel 1971 che «una medesima fede cristiana può condurre a impegni e scelte politiche diverse», escludendo le ideologie incompatibili con il Vangelo (cfr. Octogesima adveniens): c’è qui lo spazio per un pluralismo politico legittimo, che chiede il discernimento e la responsabilità personale di ogni battezzato. Diversamente dal passato, la Chiesa in nessun paese del mondo vuole identificarsi più con un solo partito, ma lavorare per la maturazione di visioni comuni, tra cui si colloca l’antifascismo.

- Costituzione e valori condivisi
Cerco di spiegarmi: i cristiani e tutti gli italiani sono invitati a ritrovarsi uniti intorno a quei valori sui quali fonda la nostra vita comune, al di là delle differenze di parte, e che sono codificati nella nostra Costituzione. Per noi cristiani è facile aderire a quei valori; ci sentiamo “a casa” nel testo costituzionale, perché in tanti passaggi affonda le sue radici nel Vangelo. Tra quei valori ce ne sono alcuni che, alla luce della nostra storia, furono negati proprio dal regime fascista, che infangò l’Italia nel ventennio. Una pagina così oscura che, chiunque volesse dare nuova vita al partito fascista, si macchia del reato di “apologia del fascismo” sanzionato duramente dalla legge Scelba del 1952.

- Il fascismo e la Chiesa
I cristiani quindi non si dividono sull’antifascismo. Per non perdere la memoria storica, ricordo a tutti che il rapporto tra fascismo e Chiesa si deteriorò totalmente per via delle “leggi fascistissime” del 1925/26, per cui l’Italia p***e la libertà di stampa e di associazione, di organizzazione partitica e sindacale; la soppressione dello Scoutismo nel 1927 e le forti limitazioni imposte all’Azione Cattolica nel 1931; le leggi razziali del 1938 e l’entrata in guerra a fianco della Germania il 10 giugno 1940. Il 10 febbraio del 1939 morì improvvisamente Pio XI, che aveva pronunciato molti interventi contro il fascismo e il nazismo; morì alla vigilia di un duro discorso contro i totalitarismi, nel decennale dei Patti Lateranensi, a tal punto che non furono pochi quelli che sospettarono una morte non naturale.

- La memoria della diocesi di Ascoli
Ad Ascoli, ad esempio, circa quaranta preti furono spiati e schedati; alcuni di loro picchiati, torturati e purgati con olio di ricino; un prete, don Delfino Angelici, della vicina Diocesi di Montalto fu ammazzato per aver difeso alcune ragazze dai soldati nazisti. Il vescovo Squintani di Ascoli fu un protagonista di primo rilievo: salvò la città dai bombardamenti facendola dichiarare “città infermieristica”, impedì la distruzione di piazza Roma scongiurando l’esplosione di un ordigno ad opera dei tedeschi in fuga, salvò la vita a diverse famiglie ebree… In un report dettagliato e segreto al Papa, scritto nel ‘43, e che abbiamo pubblicato in un recente convegno, raccontò questi e altri episodi avvenuti durante la seconda guerra mondiale. Egli volle che alcuni fossero rappresentati nella cripta della Cattedrale. La lotta partigiana, a cui aderirono l’80% dei soldati delle tre caserme di Ascoli, partigiani di area cattolica e di area socialista, per cui Ascoli è medaglia d’oro al valor militare, è raccontata nel mosaico della cripta come un fatto di popolo, e non “di parte”. È persino rappresentata la messa per i partigiani…

- Non possiamo non dirci antifascisti
Non possiamo non dirci antifascisti. E i rigurgiti di un rinnovato aderire se non ad un partito fascista ad una ideologia fascista sono possibili solo da chi non conosce queste vicende del passato e non si rende conto che sta tradendo la nostra storia e la nostra identità.

- Identità, Vangelo e dottrina sociale della Chiesa
Qualcuno ha scritto su un social, criticando la "pastasciutta antifascista": «una comunità non si rafforza esasperando le contrapposizioni ideologiche… una comunità si rafforza riscoprendo il valore della propria identità, della propria storia e della propria coesione». Noi, da cristiani, aggiungeremmo molto di più, fedeli al Vangelo e formati dalla dottrina sociale della Chiesa: una comunità si rafforza promuovendo il valore inalienabile di ogni persona umana, il valore del bene comune, della solidarietà, della sussidiarietà, del dialogo nella verità, come ci ha ricordato Papa Leone XIV nella sua prima enciclica, “Magnifica Humanitas”.

- Il rischio delle strumentalizzazioni
Fuori dal quadro evangelico e dalla dottrina cristiana nel suo complesso, parole come “identità”, “storia”, “coesione” possono essere facilmente strumentalizzate e fraintese in modo da provocare pericolose «fratture ideologiche».
Ad esempio, quando si difende: «Dio, patria e famiglia», senza alcun fondamento biblico, senza alcun riferimento ai nostri valori costituzionali, senza alcuna attenzione alle povertà nostre e degli altri, si può finire in realtà per affermare una posizione di parte, magari contro gli altri, in perfetta contraddizione con il Vangelo.
Scrive Giorgio La Pira, sindaco di Firenze e venerabile in causa di beatificazione:
«Quante revisioni da fare, a questa luce, di certi concetti che sono così alterati - sono ancora pagani! - nella mente di tanti anche cristiani: il concetto di patria, di nazione, di stirpe, di classe e così via».
Le «contrapposizioni ideologiche» sono causate da ogni affermazione lontana dalla verità storica e slegata dalla realtà, proliferano quando ormai non si distingue più il male dal bene, la menzogna dalla verità, l'egoismo dall'amore.
In realtà, l'antifascismo non è forse uno dei valori (non l'unico) della nostra identità, della nostra storia e della nostra coesione, su cui è importante che si converga tutti?

- Un esempio storico del fascismo contro la Chiesa
Bisogna sempre ricordare cosa sia stato il fascismo e come sia stato distruttivo per il nostro Paese e per la Chiesa.
Ad esempio, il 5 giugno 1921, il signor D’Orazio, membro del consiglio parrocchiale dell'Azione Cattolica di Borgo
d'Arquata, scrive alla Curia vescovile:
«Dopo la chiusura dei circoli locali, avvenuta il giorno 30 del mese scorso, con relativo sequestro, la stessa sera si fece dai fascisti un corteo. Furono pronunciate parole contro le associazioni dell'Azione Cattolica, da diversi si gridò: ”abbasso il Papa e i preti: comandiamo noi”; “Il Papa in latrina”e molte altre espressioni simili».
Così scriveva il signor D’Orazio, cristiano preoccupato della fede e del suo paese e non certo aderente al partito comunista.

- La testimonianza di Tina Anselmi
Tina Anselmi ebbe modo di dire:
«Il mio primo impegno era nell’Azione Cattolica ed è stata proprio l'Azione Cattolica ad insegnarmi, nel momento in cui ho vissuto l'esperienza partigiana, che quell'esperienza esigeva la presenza dei cristiani»... «Ero a scuola quando i fascisti costrinsero tutti gli studenti a recarsi in Viale Venezia. I fascisti e i tedeschi avevano catturato tanti giovani e li impiccavano sugli alberi di Viale Venezia. Costrinsero noi studenti e la popolazione ad assistere all'impiccagione. Alcuni bambini svennero, altri piangevano, tutti erano sconvolti»...
«L'ultima spinta ad entrare nella resistenza me la diede l'assistente di Azione Cattolica. Riprendemmo a discutere della eticità delle leggi dello Stato, che allora venivano invocate per giustificare le impiccagioni e le rappresaglie. Lui disse che la legge che violasse i diritti della persona non solo non era una legge etica, ma che non poteva giustificare queste rappresaglie, e quindi era il massimo di non accettabilità».
Tina Anselmi, fu la prima donna ministro della Repubblica.

- Il pensiero di Giorgio La Pira
Questo scrive il venerabile Giorgio La Pira:
«La ragione del ripudio dell'ideologia fascista sta nel fatto che essi concepivano l'uomo in un certo modo e che in conformità a questa concezione (anti-umana e perciò anticristiana) essi costruivano i loro istituti di oppressione».

- Il richiamo di Aldo Moro
Certamente noi cristiani non siamo sempre in piena sintonia con pensieri, idee e azioni di certe parti politiche, sia di destra che di sinistra, ma non possiamo non dichiararci antifascisti, poiché come ricordava l'onorevole Aldo Moro:
«Non possiamo dimenticare quello che è stato, perché questa Costituzione oggi emerge da quella resistenza, da quella lotta, da quella negazione, per le quali ci siamo trovati insieme sul fronte della resistenza e della guerra rivoluzionaria ed ora ci troviamo insieme per questo impegno di affermazione della dignità umana e della vita sociale».
Così concludeva il suo intervento all'Assemblea Costituente,nel marzo del 1947:
«Questa, ripeto, non è ideologia di parte ma una felice convergenza di posizioni».

- Convergenze e non appartenenze politiche
Ho trovato scritto sui social che qualcuno si dice preoccupato del fatto che «una parte significativa del mondo ecclesiastico e della sinistra abbia trovato una crescente convergenza sui temi quali immigrazione, accoglienza e multiculturalismo»; ecco, noi precisiamo che si tratta di convergenza su alcuni temi, ma non certamente su tutti. E facciamo nostre le parole di Aldo Moro: «non è ideologia di parte ma una felice convergenza di posizioni».

- L'insegnamento della Chiesa
Pertanto, l'insegnamento della Chiesa, fondato sulla Scrittura, sulla Tradizione e sulla Fede dell'intero popolo di Dio, non può che essere anche antifascista.
E questo insegnamento deve essere sempre ribadito anche dal vescovo, che certamente non intende “fare propaganda” a nessun partito politico.

- Il monito di Pio XI
Infatti, così scriveva papa Pio XI, certamente non comunista, già nel 1931:
«Ora eccoci in presenza di tutto un insieme di autentiche affermazioni e di fatti non meno autentici che mettono, fuori di ogni dubbio, il proposito, già in tanta parte seguito, di monopolizzare interamente la gioventù, dalla primissima fanciullezza fino all'età adulta, a tutto ed esclusivo vantaggio di un partito, di un regime, sulla base di una ideologia che dichiaratamente si risolve in una vera e propria statolatria pagana, non meno in pieno contrasto coi diritti naturali della famiglia che coi diritti soprannaturali della Chiesa». »

Gianpiero, Vescovo

Camminava per le strade di Firenze con passo lieve, quasi timido. Ma dietro quel volto gentile si nascondeva una forza r...
13/01/2026

Camminava per le strade di Firenze con passo lieve, quasi timido. Ma dietro quel volto gentile si nascondeva una forza rara: la forza della compassione che diventa azione.

Negli anni ’50, Firenze era ancora segnata dalle ferite della guerra. C’erano fabbriche che chiudevano, sfratti quotidiani, quartieri di miseria lungo l’Arno. Famiglie intere vivevano in baracche. La città era splendida ma sanguinante.

Poi arrivò lui.

Giorgio La Pira, professore di diritto e uomo di fede profonda. Quando divenne sindaco, nel 1951, non si limitò a parlare di giustizia. La mise in pratica.

Diceva:
«La città è una famiglia. E nessuno dev’essere lasciato fuori casa».

Non era uno slogan. Era un progetto di vita.

Fece riaprire fabbriche in crisi, come il Pignone, convincendo lo Stato e gli imprenditori a salvare i posti di lavoro. Andava di persona tra gli operai. Non li chiamava “dipendenti”, ma fratelli.

Aprì mense, dormitori, case popolari dove prima c’erano solo macerie. Lottò contro gli sfratti. E quando i soldi del Comune finivano, bussava alle porte dei ministeri, dei vescovi, perfino agli ambasciatori stranieri.

Credeva in una politica che servisse, non che comandasse. In cui la ca**tà fosse la sorella della giustizia. In cui si potesse parlare di pace e di pane nello stesso respiro.

Nel 1955 organizzò a Firenze i «Colloqui per la pace», riunendo rappresentanti di paesi nemici. Li fece sedere a un tavolo, mentre il mondo costruiva muri. Lui cercava ponti.

E così trasformò Firenze in un simbolo di dialogo, fraternità e dignità.

Morì nel 1977, in povertà, come aveva vissuto. Non lasciò eredità materiali, ma qualcosa di più grande: il rispetto degli avversari, la gratitudine dei poveri.

Nel 1986 la Chiesa avviò il processo di beatificazione per le sue virtù eroiche.

Di lui restano parole che oggi suonano come preghiere laiche:

«La città è la casa di tutti. Se anche uno solo è senza pane o senza tetto, la città non è più città».

E ancora oggi, a Firenze, c’è chi lascia un fiore sulla porta del suo vecchio studio.

Perché ci sono uomini che non governano.
Custodiscono.

Da allora è cominciato il declino del PD e dell'Italia.Renzi è stato rivoltato come un calzino ma nulla è stato trovato ...
19/12/2025

Da allora è cominciato il declino del PD e dell'Italia.
Renzi è stato rivoltato come un calzino ma nulla è stato trovato a suo carico.
Lui e la sua famiglia sono usciti indenni da tutte le accuse e le calunnie

/////////////////

Quel giorno, tutti facemmo errori …
Fu un giorno che cambiò la storia di questo paese.
La riforma costituzionale Renzi- Boschi, aveva brillantemente superato le votazioni in parlamento.
I contenuti della riforma a referendum indetto, furono ampiamente spiegati, in ogni luogo del nostro paese.

Era una riforma che non stravolgeva già l’indomani nei punti che andava ad aggiornare, anche perché era una visione a medio lungo termine.

Ad un certo punto, a parte le opposizioni e da quelle ti aspetti ostacoli quando sei al governo, fu lo stesso partito del premier, il Pd a rivoltarsi contro il suo PdC e segretario Matteo Renzi.

Un po’ affascinati dalle piazze 5S, allora a guida Grillo.

Ma la ragione più importante era un’area ancora potente, forte, ancorata a vecchi dogmi ancora eredi del PCI , che anche se in lenta decadenza, gli stessi che contestarono le scelte di Berlinguer sul compromesso storico, checché ne dicano oggi, da allora cominciarono ad isolarlo, anche se ancora politicamente non visibile e/o percepito dai più.

Quel potere mal digeriva il successo di Renzi, nonostante il suo 41% alle europee, nonostante segretario per ben due volte eletto con quasi il 70% .

Misero indegnamente avanti a tutto, la paura di perdere potere, poltrone .

Non lo fecero certo per il bene del paese, da allora certamente il Pd non arrivo’ mai più alle percentuali che ben abbiamo raggiunto in quel periodo.

Cominciarono cattiverie infinite,sostenute dai 5S, e da una certa stampa compiacente che trovò argomenti su argomenti per svilire Renzi, il referendum, il suo operato, nonostante in quei mille giorni fece cose per il paese, reali, visibili fin da subito, che non si videro più.

Eravamo cresciuti con quel Pd, con quella sinistra, avevamo creduto in quella sinistra, dal pci e in tutte le sue formule successive finì al Pd, mai ci sfioro’ il pensiero, nonostante alti e bassi della sua storia, non è che era perfetto e fece i suoi errori, che avrebbero alzato un muro di fuoco amico, fino a distruggere le cose migliori.

L'ossessione di perdere potere, poltrone, protagonismo, sviluppo’ rancore, invidia.

UNO DEGLI ERRORI PIÙ GROSSI DEL GOVERNO RENZI FU CERCARE DI FARE CHIAREZZA SUL PATRIMONIO DEL PARTITO.
Si sa che il premier, il segretario, in un partito sono di passaggio, il patrimonio invece segue sempre il partito, in tutte le sue declinazioni, questo non avvenne. Dopo la svolta del Lingotto , chi deteneva il controllo del patrimonio, non aveva e non ha a tutt’oggi intenzione di passare il testimone.
Bonifazi, allora tesoriere del Pd , su mandato di Renzi si rivolse al tribunale e con vittoria, per invitare ad ottemperare a quel passaggio legalmente dovuto, questo l’ombra grigia che da sempre si aggira in quella sinistra e che gestisce quel patrimonio,con la moglie e Sposetti, non lo perdono’ mai e arrivo’ a lanciare quel bruttissimo anatema verso Renzi, che ancora c’è !
Dopo la bocciatura del referendum Renzi in una drammatica conferenza ammise la sconfitta e si dimise da ogni carica politica, altro errore, altri prima di lui p***ero passaggi importanti ma non si dimisero, come ad esempio un tal D’Alema.
Mentre eravamo tutti sconcertati, delusi, dispiaciuti, in tanti non trovarono di meglio che criticare il maglione che indossava Agnese , pessimo segnale di una certa Italia molto superficiale e ignara che in realtà fu un disastro, non per Renzi , anche, ma per il paese intero, indimenticabile, l’immagine dei colleghi di partito, Speranza, Bersani, così , giusto per non far nomi, che brindavano alla sconfitta.
Tanti italiani cominciarono a seguire l’onda della piazza, gli urlatori, la massa informe, anteponendo l’apparenza alla sostanza,

E COMINCIÒ UNA LUNGA E ANCORA ATTUALE DESERTIFICAZIONE DEL SENSO REALE DELLE COSE.

Bella la festa , noiosa la consapevolezza del valore della politica e di un progetto serio.

NON AVEVAMO CAPITO, NON AVEVAMO AFFERRATO COME QUEL RAGAZZO CAPACE, INTUITIVO, IN GRADO DI PERCEPIRE IL FUTURO, FOSSE FASTIDIOSO PER CHI NON VOLEVA CHE NIENTE CAMBIASSE.

Una valanga denigratoria addosso a Matteo Renzi, e tutto cominciò con criticare e deridere un maglione della signora Agnese, in uno dei momenti più drammatici della storia del Pd .
Dissero che era colpa dell’ego del premier, che aveva personalizzato il referendum costituzionale, certo che si, era un capolavoro di politica moderna, intuitiva , che parlava di futuro, in quanto ad ego, se vogliamo, cominciamo a far nomi… e la fila diventa lunga.
Tuttavia nessuno di noi accettò che Renzi si fermasse così, e praticamente lo costringemmo a rialzarsi, a fare l’unica cosa che doveva fare, ricominciare.
E lui ricominciò , nonostante tutto, nonostante tutti.
Nove anni difficili, nove anni di attacchi continui, politici e giudiziari, e ha combattuto le sue battaglie nelle sedi opportune, tante le ha vinte, quelle giudiziarie tutte!
Tuttavia tanti finti amici, da lui hanno avuto tanto, per poi andarsene criticandolo sempre con astio e cattiveria, per poi fingersi santi con sopra la testa un’aureola di cartone riciclato.
Una stampa sempre pronta a dir male, con generosi suggerimenti di antichi amici.
Giornalisti che a dire il vero mi fanno pure tenta tristezza, se da nove anni girano sempre attorno allo stesso argomento, incapaci di un articolo proprio, sono l’esempio della povertà ,della leggerezza , della superficialità di un popolo troppo pigro, per pretendere un’informazione più ricca nei contenuti, più reale, più vicina al paese vero, mentre Matteo Renzi continua ad avere ragione sulle sue intuizioni, che nemmeno sono tanto lontane, anche se questi nove anni li abbiamo sofferti giorno per giorno e senza sconti.
E il sorriso, l’intelligenza, l’incapacità di offendere l’avversario, rimane un tratto distintivo di un leader che tutti hanno riconosciuto e riconoscono, tranne gli italiani.
Ma si sa, la verità non è particolarmente amata, e Renzi non parla mai di lustrini e cotillon, balocchi e profumi, parla del paese reale, dei problemi, dei guai per tutto ciò che resta irrisolto e prima poi ci si dovrà fare i conti .
Allora sbagliammo tutti,perché incapaci di prevedere e pensare a tanta cattiveria.
Ma siamo ancora qui, convinti, tenaci, certi che il meglio deve ancora venire… prima o poi, meglio prima, visti i tempi che corrono, anche quell’Italia dormiente finirà per svegliarsi. Il migliore non dobbiamo cercarlo, lo abbiamo già! Maria Amadesi

Indirizzo

Piazza San Giorgio
San Giorgio Di Mantova
46051

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