29/08/2024
Il lupo della Sila (1949) è il film più famoso girato sull’altopiano silano, un dramma che si cala perfettamente nei luoghi in cui è ambientato, perlopiù San Giovanni in Fiore e zone limitrofe, compreso un bosco di pini e faggi a Silvana Mansio. Ha avuto un grande successo internazionale, è stato tradotto in molte lingue e nella stagione 1949-50 si è piazzato al terzo posto nella classifica degli incassi in Italia.
Diretto da Duilio Coletti e scritto dal catanzarese Giuseppe Gironda insieme a Mario Monicelli e Steno, ha come interpreti principali Amedeo Nazzari, Silvana Mangano, Vittorio Gassman e Jacques Sernas. Si tratta di personaggi duri che spiccano e si stagliano nettamente sullo sfondo (a tratti quasi documentaristico) della vita sull'altopiano silano. La storia, la sceneggiatura, la fotografia e la presenza di attori noti e amati dal pubblico concorrono a costruire uno spettacolo popolare incapace, però, di mostrare la vera realtà della Sila dell’epoca, in parte arretrata ma non così arcaica come la si presenta.
Il Lupo della Sila, testimone del cinema italiano pre-neorealista, racconta la storia della vendetta di Rosaria che perde suo fratello, un giovane contadino ingiustamente accusato di un delitto e ucciso dalla polizia mentre tenta la fuga. Anni dopo, la sorella Rosaria, per vendicarlo, fa innamorare il colpevole Rocco e il figlio. Alla vigilia delle nozze con Rocco, Rosaria scappa con il figlio. Rocco li insegue e ferisce Rosaria ma viene ucciso da sua sorella Orsola. In questo contesto, solo un cane lupo offre la sua fedeltà tanto a Nazzari, quanto a Mangano e Sernas.
Proprio il lupo, animale caratteristico dell'altopiano silano, è da sempre oggetto di fiabe, storie e film. Simbolo di fedeltà (nella sua vita si congiunge con una sola lupa), popola i paesaggi incantati della Sila con i suoi scorci, i maestosi pini larici ultracentenari, i laghi immersi nel verde. Ma al pari del territorio che lo ospita, il lupo della Sila è fragile. Entrambi vanno protetti e valorizzati. Che sia il cinema a farlo o, altre forme artistico-culturali, non importa. Ma va fatto.