09/07/2026
𝗜𝗿𝗺𝗮 𝗕𝗮𝗻𝗱𝗶𝗲𝗿𝗮, 𝗽𝗮𝗿𝘁𝗶𝗴𝗶𝗮𝗻𝗮
29 anni... voi cos'è che fate oggi a 29 anni? Cercate lavoro con un curriculum lungo come la barba del profeta, vero? Io no. Io a 29 anni crepavo con due colpi alle tempie e uno alla gamba, dopo le torture. E sì, niente anni '50 per me, non ho visto la Repubblica, non ho visto i Beatles e nemmeno le schifezze che hanno fatto e fanno ancora oggi quelli che potevano essere i miei figli... i "boomer", come li chiamate. Non ho visto nulla, e l'ho fatto proprio per loro... per voi. Perché è per voi che sono morta, che siamo morte in tante.
Direte, e chi te l’ha fatto fare? Venivi da una buona famiglia, antifascista, certo, ma benestante. Te ne potevi stare tranquilla, a fare la vita della ragazza elegante, ad aspettare che la guerra finisse, tanto a liberare Bologna da quei macellai ci avrebbe pensato qualcun altro… E certo, per voi ci deve pensare sempre qualcun altro!
Non fraintendetemi, ci ho pensato pure io. Che credete, stavo così bene con mia sorella e col mio fidanzato.
Federico, bravo ragazzo, non meritava di finire così.
Sì, perché la Storia a volte ti viene a cercare. Chissà, magari sarei diventata lo stesso una partigiana, ma il fatto che il mio Federico me l’abbiano portato via dopo l’otto settembre, deportato e poi disperso, un po’ ha contato, voi che dite?
A Funo ho conosciuto quel Dino Cipollani, nome di battaglia: "Marco", e ho iniziato a fare la staffetta.
Portavo armi, documenti compromettenti, grosse somme di denaro tra Bologna, Castel Maggiore e la pianura, sempre con l’unico lasciapassare possibile, la mia aria da ragazza perbene, quell'eleganza di buona famiglia. I fascisti sono sempre stupidi, sennò non sarebbero fascisti, no? Loro non ci pensavano nemmeno che una ragazza potesse fare qualcosa di pericoloso o intelligente. Noi donne, del resto, per loro potevamo solo fare figli, figli della Lupa e tutte quelle cazzate.
Se avevo paura? Certo che avevo paura, mica ero stupida, io.
Però, ascoltatemi bene, certe cose vanno fatte e basta, perché se non le fai tu, se non ti prendi la responsabilità, non è mica detto che poi le faccia davvero qualcun altro, e quelli finiscono per averla vinta.
Mi è andata bene, su e giù coi miei carichi “particolari”, per parecchio tempo.
Poi, il 7 agosto del 1944 mi hanno presa a Funo di Argelato.
Beccata con carte che scottavano e troppi soldi addosso. Quel bastardo sadico del capitano Tartarotti.
Ah, ma è finito a guardare i fucili del plotone d’esecuzione dalla parte della canna pure lui, poco tempo dopo. A volte il karma arriva, raramente ma capita.
Mi hanno torturata per una settimana intera. Sei, sette giorni, boh, il tempo perde consistenza quando ti strappano pure gli occhi per farti parlare.
Volevano sapere tutto, delle basi, dei compagni.
E indovinate un po’? Esatto, non ho detto una parola.
E sennò a cosa sarebbe servito tutto lo sbattimento a fare la partigiana, se dovevo far saltare tutta la rete?
Nossignore, non ho detto una sillaba e loro, il 14 agosto mi hanno portata al Meloncello, vicino casa mia, già accecata, e mi hanno sparato due colpi alla tempia e uno alla coscia. Il mio corpo lo hanno buttato lì, in bella vista come monito per la cittadinanza.
Vigliacchi, buoni a prendersela in tanti contro una ragazza e a squagliarsela quando c’era un pericolo, così erano e sono ancora i fascisti.
Ma sapete come vanno le cose, quella si chiamava via Camicie Nere… beh, oggi è via Irma Bandiera perdio! E di loro nessuno ricorda nemmeno i nomi.
La loro vigliaccheria gli è crollata addosso.
Quel ca****re esposto è diventato un simbolo che ha accelerato tutto.
I comunisti fecero girare volantini clandestini che dicevano com’era andata, una brigata e i gruppi della SAP presero subito il mio nome, con la guerra era ancora in corso.
Nel dopoguerra mi hanno dato pure la Medaglia d'oro al valor militare e mi hanno sepolta nel Monumento Ossario della Certosa.
A me non frega nulla di queste cose, onorificenze vuote per cui quegli altri, quei fessi, avrebbero dato chissà cosa.
Rimpianti? La solita domanda, ma se vi aspettate che vi dica “rifarei tutto”, boh… statemi a sentire, non è che volessi andare all’altro mondo a 29 anni, così male, poi. Solo che è andata così, e che non ci si può sempre voltare dall’altra parte.
Una cosa però ve la voglio dire. A guardarvi oggi, mi viene un po’ male.
Mi fate pure un po’ schifo, direi se non fossi la “ragazza elegante e di buona famiglia” che piace tanto nelle biografie su di me.
Quello che abbiamo combattuto, quello schifo per cui siamo morti ogni tanto ritorna, zitto zitto ritorna nei discorsi quotidiani al bar, poi nella cabina elettorale.
Quelle cabine dove andate a votare liberamente che, ve lo dico tanto per essere chiari, senza di noi non ci sarebbero.
C’è pure qualcuno che vorrebbe cancellare la memoria dei partigiani, tanto i morti sono morti e se stavi di qua o di là era uguale, sempre ragazzi erano.
Beh, gente, di qua o di là un c***o, e scusate il linguaggio.
Di qua era la parte giusta, di là era quella sbagliata, quella dove torturavano e uccidevano una ragazza di 29 anni come me, sotto casa dei genitori.
Povera Argentina, povero Angelo, quanto avranno pianto?
Ecco, questo mi dispiace, ma il resto no, era l’unico modo per darvi la libertà che avete oggi.
O chissà, magari sì, visto come la usate.