Si/Avs Benečija-Cividale

Si/Avs Benečija-Cividale Circolo di Sinistra italiana/Alleanza Verdi Sinistra della Benečija e del cividalese

La politica ripensi il modello dei servizi assistenziali sul territorio: dall'esperienza della Casa per Anziani di Civid...
12/08/2026

La politica ripensi il modello dei servizi assistenziali sul territorio: dall'esperienza della Casa per Anziani di Cividale ad un modello diffuso e di comunità

Grande risalto sui media locali ha avuto la notizia del defenestramento (in senso figurato) di Carlo Monai dal ruolo di Presidente dell’ASP “Casa per Anziani” di Cividale del Friuli, avvenuta nei giorni scorsi a seguito delle dimissioni in blocco di tre consiglieri d’amministrazione legati al centrodestra cittadino.

Secondo noi, non si tratta del solito caso da manuale di spoil system, ossia del “fisiologico” ricambio dei vertici amministrativi al cambio di colore politico, usato in modo “bipartisan” per mettere al loro posto uomini fedeli e fidati, ma piuttosto di un’operazione politica interna alle dinamiche del centrodestra locale.

Facendo appello alla nostra memoria, ricordiamo che la nomina di Carlo Monai alla guida del CdA, avvenuta poco più di un anno fa (luglio 2025) con decreto sindacale, aveva già incrinato i rapporti all’interno della maggioranza di centrodestra che sosteneva allora la giunta comunale. L’insediamento di Monai non è stato il frutto di una convergenza pacifica, bensì il risultato di forti frizioni tra le diverse anime della coalizione che allora guidava la nostra città.

Con la nuova amministrazione cittadina, sempre di centrodestra ma senza la Lega, oggi all’opposizione, l’uso delle dimissioni come strumento politico ha provocato la decadenza automatica dell’intero consiglio, evidenziando una precisa strategia per aggirare l’impossibilità di una revoca ordinaria del mandato.

Spoil system o riassestamento di potere?
Definire questa mossa come semplice “spoil system” risulta inesatto per almeno due ragioni:
• Continuità di colore politico: la coalizione che ha rimosso Monai è la stessa, o comunque espressione della medesima area di centrodestra, che ne aveva sostenuto l’ascesa e con cui avrebbe dovuto trovare una sintesi programmatica.
• Controllo interno e pesi politici: l’operazione assume i tratti di un riequilibrio di forze interno e di una prova di forza della nuova giunta comunale. Le frizioni sembrano legate alla governance dell’ente, alla gestione dei servizi e alle nomine dei delegati, in un momento in cui la struttura affronta importanti percorsi di riorganizzazione e investimenti.

Al posto di Carlo Monai verrà insediato Paolo Marseu, un uomo politico tutt’altro che nuovo: è stato consigliere provinciale di Forza Italia dal 1999 al 2001 e, dal 2001 al 2011, per due mandati ha ricoperto il ruolo di sindaco di Torreano. Ha inoltre avuto numerosi incarichi professionali in organi di revisione e controllo di vari enti locali regionali e società pubbliche e, fino a pochi giorni fa, ha ricoperto il ruolo di vicepresidente di Carlo Monai all’interno della Casa per Anziani.

Di lui ricordiamo anche il ruolo ricoperto nella gestione della zona artigianale voluta agli inizi degli anni Duemila da Attilio Vuga e dalla destra. Un’operazione fallimentare, come già previsto a suo tempo dalla lista Rinascita, che ha visto l’insediamento di una ditta di logistica, di un deposito di pietra piasentina, di un parco fotovoltaico installato su un’area poi degradata a seguito dell’abbandono e, più di recente, di un’autofficina.

Ben poca cosa rispetto alle risorse pubbliche investite e alle rosee prospettive allora declamate urbi et orbi.

L’intera vicenda, dalle dimissioni alla nomina del nuovo presidente, dimostra come le nomine all’interno delle storiche Aziende Pubbliche di Servizi alla Persona (ASP) friulane non siano solo una questione tecnica, ma rimangano un terreno di scontro cruciale per gli equilibri politici del territorio.

Ma c’è un problema ancora più importante, che riguarda la qualità e la fruibilità dei servizi assistenziali, in particolare per gli anziani non autosufficienti.
Le rette delle case per anziani non sono alla portata di tutti e superano abbondantemente i 2.000 euro mensili, senza contare le sovvenzioni della Regione. Poi c’è un’ampia presenza di strutture private, dove il diritto all’assistenza rischia di diventare il solito mercato speculatore.

L’assistenza agli anziani e la gestione della non autosufficienza o della semi-non autosufficienza devono invece basarsi sul potenziamento del welfare pubblico, sulla territorialità, sull’integrazione socio-sanitaria e sulla connessione con il territorio.

Le famiglie non devono essere abbandonate a sé stesse e l’assistenza non può essere mercificata e consegnata al mercato privato.

Come Sinistra Italiana/AVS avvieremo un ragionamento anche sull’abitare inclusivo, sulle piccole case famiglia e sui centri pubblici diurni di comunità. Esistono già esempi di gestione diretta, senza appalti e subappalti e con rette popolari, che sarebbe giusto trasformare in esperienze realmente comunitarie e pubbliche.

La Regione, in questo momento di grandi elargizioni per mille voci di spesa, potrebbe investire nel recupero di edifici abbandonati, ad esempio nelle tante borgate delle Valli del Natisone, destinandoli a centri diurni per anziani oppure a piccole strutture pubbliche con personale qualificato. La Regione, inoltre, dovrebbe adoperarsi per ve**re incontro alle amministrazioni comunali (specie quelle più piccole) per far fronte alle rette degli utenti indigenti; tutt'ora a carico di Comuni con risorse molto limitate e con scelte non facili da fare.

L’esperienza dell’ultimo mandato alla Casa per Anziani di Cividale è stata inoltre caratterizzata da un forte aumento delle attività culturali e ludiche, apprezzate da utenti e familiari. Questo ci insegna che il contrasto alla solitudine e le iniziative di animazione fuori dall’ordinario possono essere strumenti importanti per migliorare la qualità della vita.

Pensiamo a quanto potrebbero essere utili attività analoghe nei centri diurni per anziani, anche con costi contenuti e con una ricaduta positiva sul territorio, valorizzando le competenze artistiche, musicali e culturali locali. Un investimento economico contenuto, ma con un valore umano elevatissimo per anziani e familiari.
Con una popolazione sempre più anziana e l’aumento delle forme lievi di non autosufficienza, serve poi un potenziamento delle visite domiciliari dell’Ambito socio-assistenziale.

Speriamo, nel frattempo, che a farne le spese non sia la qualità di un servizio importante, in un territorio in cui l’invecchiamento della popolazione è un dato evidente e in cui i servizi alla persona saranno sempre più necessari.

Nota del Circolo di Sinistra Italiana della Benečija e del Cividalese

https://www.cividaleasinistra.eu/pagine%202026/casa%20per%20anziani.html

08/08/2026

Settant’anni fa, l’8 agosto 1956, a Marcinelle morirono 262 minatori. Tra loro 136 erano italiani. Erano emigrati, partiti in cerca di lavoro e dignità. Trovarono invece sfruttamento, condizioni disumane e la morte.

Ricordarli è un dovere. Ma la memoria serve solo se ci aiuta a guardare il presente.

Perché lo sfruttamento continua a uccidere. Cambiano i luoghi, non la logica. Ancora oggi si muore nei campi, nei cantieri, nelle fabbriche. E troppo spesso a pagare il prezzo più alto sono i lavoratori più ricattabili.

L’Italia, intanto, è tornata ad essere un Paese di emigrazione. Centinaia di migliaia di persone, soprattutto giovani, continuano a partire in cerca di opportunità, mentre il loro futuro resta ai margini del dibattito pubblico.

La memoria non può essere selettiva. Gli italiani emigrati che oggi ricordiamo erano spesso guardati con diffidenza, marginalizzati, discriminati, sfruttati. È proprio quella storia che dovrebbe impedirci di alimentare paura e ostilità verso chi oggi è costretto a migrare. Perché i diritti e la dignità non cambiano con il passaporto.

Il modo migliore per ricordare Marcinelle è scegliere, ogni giorno, da che parte stare: dalla parte del lavoro, dei diritti e della dignità umana. Sempre.

06/08/2026

Gli eroi son tutti giovani e belli.

Grazie Mauro Biani su la Repubblica ❤

04/08/2026

Nonostante il decreto del governo approvato la scorsa settimana con il micro sconto sul gasolio e non sulla benzina, e nonostante il tonfo del prezzo del petrolio, i prezzi alla p***a continuano a salire.
Ecco perché Meloni prova a coprire i suoi fallimenti facendo propaganda sulla pelle dei migranti.

Nessuna riduzione dei listini alla p***a, anzi i nuovi rialzi si sono mangiati buona parte dello sconto governativo. La benzina si avvicina pericolosamente alla soglia dei due euro al litro, mentre il gasolio prosegue la sua corsa.

A pagare ovviamente sono gli italiani. Lo scorso fine settimana, il primo dell’esodo estivo, è arrivata la stangata per tutti.
Lo Stato spende decine di milioni al giorno, ma per gli automobilisti nessun vantaggio.

E lo sconto sta anche per finire.

Mentre il Paese era alle prese con un pieno sempre più insostenibile, Giorgia Meloni, tutto il governo e la maggioranza però erano impegnati a fare la guerra a Pedro Sánchez per la crisi di Ceuta.

L’enfasi della destra su una fantomatica, e impossibile geograficamente, invasione di migranti è l'ennesima arma di distrazione di massa.

Un modo per concentrare e polarizzare l’attenzione dell’opinione pubblica sull’immigrazione, sulla sicurezza dei confini e nascondere i fallimenti economici del governo e la stangata sui carburanti.

Per Giorgia Meloni conta più la propaganda identitaria rispetto alla risoluzione dei problemi degli italiani.

Peppe De Cristofaro - Capogruppo al Senato per

04/08/2026

Esprimiamo il nostro profondo cordoglio e la nostra solidarietà alla famiglia, agli amici e ai colleghi di , il giovane operaio di 29 anni morto sul lavoro nello stabilimento della Pittini Ferriere Nord di Osoppo. Secondo le prime ricostruzioni, il lavoratore sarebbe rimasto folgorato mentre stava effettuando un intervento di manutenzione all'interno dello stabilimento.

Morire di lavoro nel 2026 è semplicemente inaccettabile.

Si tratta del secondo lavoratore che perde la vita in Friuli Venezia Giulia in poche settimane, dopo Maher Ghrasli, travolto da un treno durante un'attività lavorativa a San Giorgio di Nogaro lo scorso 17 luglio. Una sequenza di morti che impone una riflessione seria sulle condizioni di salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Nei primi cinque mesi del 2026, secondo i dati Inail, in Friuli Venezia Giulia sono stati denunciati 6.726 infortuni sul lavoro, in aumento rispetto ai 6.539 registrati nello stesso periodo del 2025. I dati settoriali evidenziano una crescita degli infortuni anche nell'industria, confermando delle criticità meritevoli della massima attenzione.

Pur registrando un incremento delle attività ispettive negli ultimi anni, i controlli in materia di salute e sicurezza sul lavoro non sono ancora sufficienti. Ma il tema non riguarda soltanto il numero delle ispezioni: manca una diffusa cultura della prevenzione e della sicurezza, che deve diventare una priorità per imprese, istituzioni e politica. Servono norme più efficaci, maggiori investimenti delle aziende nella prevenzione, più ispettori e un rafforzamento delle tutele affinché la salute, la sicurezza e i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori vengano prima di qualsiasi logica produttiva o di profitto.

Perdere la vita sul lavoro non può mai essere considerato un rischio accettabile.

Emanuel Oian
Responsabile Lavoro - SI FVG

Saverio Scalera - Segretario del Circolo Pedemontana Friulana SI

02/07/2026

L’emergenza caldo non è più un evento eccezionale: è una condizione destinata a diventare sempre più frequente. Ma l’Italia continua a non avere strumenti adeguati per tutelare davvero chi lavora.

La cosiddetta “cassa integrazione climatica” copre solo l’80% del salario, non riguarda tutti i settori e spesso arriva in ritardo, quando imprese e lavoratori sono già davanti a un ricatto inaccettabile: fermarsi per proteggere la salute o continuare a lavorare mettendola a rischio.

Nei cantieri, sulle strade, negli appalti e subappalti, tra rider, lavoratori dello spettacolo e servizi di pubblica utilità, troppe persone restano escluse dalle tutele. Le ordinanze regionali, emanate a macchia di leopardo, non bastano. E senza controlli reali e ispettori sufficienti, anche le norme esistenti rischiano di restare lettera morta.

La crisi climatica colpisce soprattutto chi è più precario, più esposto e meno tutelato. Non è accettabile che nel 2026 si debba ancora scegliere tra salute e stipendio.

Serve un vero Piano nazionale di adattamento climatico che metta al centro lavoro, sicurezza e salute. E servono strumenti automatici di tutela, a partire da un reddito di solidarietà climatica che garantisca il 100% della retribuzione durante le sospensioni dovute alle temperature estreme.

Non ci si lava le mani con la salute dei lavoratori. La destra al governo a Roma e in Regione si assuma le proprie responsabilità e intervenga per proteggere salute e salari.

Emanuel Oian - Responsabile Lavoro Sinistra italiana Friuli Venezia Giulia

Sull'acqua serve confronto pubblico e scientifico nelle Valli del NatisoneDall'11 maggio 2026, il gestore del servizio i...
30/06/2026

Sull'acqua serve confronto pubblico e scientifico nelle Valli del Natisone

Dall'11 maggio 2026, il gestore del servizio idrico integrato CAFC ha introdotto la monoclorammina come nuovo sistema di disinfezione dell'acqua potabile. Questo nuovo agente disinfettante, già in uso in molti paesi, viene presentato come maggiormente efficace nel proteggere l'acqua (la cui disinfezione è d'obbligo per legge) all'interno di reti idriche estese e complesse. Descritto come più stabile ed efficace contro il biofilm che si crea all'interno delle condutture, è stato inoltre segnalato che, nei primi giorni di adozione di questa tecnologia, si potrebbe percepire un odore o un sapore di "cloro" più forte e fastidioso, conseguenza diretta dell'eliminazione del biofilm stesso; un fenomeno che dovrebbe sparire entro pochi giorni.

Poiché molti utenti hanno avvertito, e continuano a avvertire, questo forte sentore di "cloro", alimentando legittimi dubbi e inquietudini, chiediamo all'ente gestore CAFC di convocare quanto prima dei momenti di confronto pubblico con la cittadinanza in tutti i comuni in cui eroga il servizio, al fine di garantire la massima chiarezza e trasparenza sull'uso di questo nuovo sistema di disinfezione. Non bastano le comunicazioni individuali online e via telefono; quando si toccano questi argomenti sono necessarie assemblee collettive che favoriscano la partecipazione democratica, il sapere collettivo e la fiducia delle comunità locali.

L'acqua è un bene pubblico, come riconosciuto anche dalla risoluzione ONU del 2010 e dal referendum del 2011, che ha sancito la gestione pubblica del servizio idrico. Come tale, deve essere garantita a tutti, permettendo alla cittadinanza di svolgere un ruolo attivo e informato nella gestione di questo bene fondamentale.

Nota del Circolo di Sinistra Italiana della Benečija e del Cividalese

22/06/2026

Ci sono luoghi che chiedono di essere ascoltati.
Ci sono voci che arrivano “dall’altra sponda” e portano con sé memoria, pace, futuro.

Il 7 luglio 2026, alla ex Caserma Francescatto di Cividale, apriamo insieme uno spazio di incontro: una visita guidata tra le tracce della storia, un concerto che dà voce ai giovani, un’installazione che trasforma il filo spinato in possibilità.

📅 Martedì 7 luglio 2026
📍 Ex Caserma Francescatto – Via Udine 3, Cividale del Friuli

AL CJAMP DES VERZIS. VOCI DALL’ALTRA SPONDA

🕡 Ore 18.30 – Visita guidata alla ex Caserma Francescatto
Prenotazione obbligatoria: [email protected]
(In caso di maltempo, la visita si terrà mercoledì 8 luglio)

🎶 Ore 20.45 – Concerto di Nicole Coceancig
c/o Scuola secondaria di primo grado “Elvira e Amalia Piccoli”
Ingresso libero

Interventi istituzionali:
• Attilio Vuga, Sindaco di Cividale del Friuli
• Antonella Lestani, Presidente provinciale ANPI Udine

Con la partecipazione di:
Lea Buiatti, Athena Martinis, Stefano Perretta, Maddalena Predan
(MSPF – Movimento Studentesco Per il Futuro)

Installazione artistica di Marina Zuliani.

21/06/2026

Ieri al corteo antifascista di Trieste si è sfiorata la tragedia.
Un uomo sì è avvicinato ai manifestati e ha iniziato a lanciare insulti razzisti e fare minacce fisiche, poi dopo essere stato allontanato pacificamente si è messo alla guida e ha tentato di investire i manifestanti antifascisti.
Un tentato omicidio.

Visto che al nostro governo e a tutta la destra piace tanto parlare di sicurezza, come mai nessuno di loro ha detto nulla?
Viene il dubbio che non potendo usare questa vicenda per la propria propaganda elettorale non ne vogliano parlare. Perché in fondo a loro della sicurezza degli italiani non importa nulla.
O forse perché l'autore di questo gesto criminale, per fortuna subito arrestato, non sia di certo un'antifascista?

Immaginate per un momento se fosse successo al contrario. Avremmo i titoli in prima pagina, su tutti i tg e i social dei partiti al governo non parlerebbero d'altro. E invece oggi tutto tace.

Ai manifestanti aggrediti tutta la nostra vicinanza e solidarietà.

Questo è purtroppo il clima di odio e violenza che una certa parte politica sta alimentando da tempo. E no, chiaramente non sono gli antifascisti, a differenza di quello che vuole far credere certa stampa.

Ma stiano certi di una cosa.
Noi non faremo nemmeno un passo indietro.

I confini sono convenzioni sociali, linee immaginarie e speriamo sempre più realtà museali da valorizzare turisticamente...
20/06/2026

I confini sono convenzioni sociali, linee immaginarie e speriamo sempre più realtà museali da valorizzare turisticamente.

Da 32 mesi il Governo Meloni ha sospeso di fatto Schengen tra Italia e Slovenia. Una scelta propagandistica che costa circa 60mila euro al giorno a noi contribuenti per alimentare una percezione della sicurezza artificiale, utile soprattutto alla narrazione della destra.

Il 21 dicembre 2007, proprio al valico di Stupizza, la sbarra che divideva Italia e Slovenia venne simbolicamente segata. Per chi vive nelle Valli del Natisone non fu un fatto qualsiasi. Queste terre hanno conosciuto il peso dei confini, l'odio antisloveno e anticomunista, l'emigrazione forzata, la povertà e le divisioni. Schengen e l'integrazione europea hanno rappresentato una speranza concreta di riscatto e cooperazione territoriale. Mentre il confine fisico veniva consegnato alla storia, quello mentale è rimasto ben saldo nella testa di alcuni amministratori e politici di destra. Nostalgici della prepustnica (il lasciapassare che serviva per andare da una parte all'altra) che da quasi tre anni, attraverso scuse ridicole, sono riusciti a reimporre un parziale ripristino dei confini. Riuscendo perfino a dividere tra lo stupore dei turisti la Capitale europea della Cultura 2025, Nova Gorica/Gorizia, tra l'altro.

Con le risorse sprecate per questa buffonata si sarebbero potuti assumere medici, garantire l'apertura pubblica del Punto di Primo Intervento di Cividale 24 ore su 24, rafforzare la cooperazione transfrontaliera, creare posti di lavoro valorizzando le peculiarità locali, estendere la rete internet veloce nelle vallate e sostenere chi si prende cura della montagna e del territorio.

Invece dal Governo Meloni abbiamo ricevuto soltanto militarizzazione delle frontiere e una visione delle aree interne come «territori da accompagnare verso un declino e invecchiamento irreversibili», come emergeva dalla prima versione del Piano Strategico Nazionale delle Aree Interne.

Oggi a Stupizza, assieme a tutto il centro-sinistra unito, a realtà associative e sindacali, abbiamo portato un'altra idea di confine, di cooperazione transfrontaliera e di politiche a sostegno delle aree montane e collinari. Basta con la fortezza Europa, basta con i confini, ripristinate Schengen! 🇪🇺✊🏻

Indirizzo

San Pietro Al Natisone
33049

Sito Web

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