Campania Felix

Campania Felix Un viaggio a piedi, attraverso itinerari che conducono nel cuore delle città, tra storia, arte e natura della Campania Felice

"Il 6 ottobre 1759, (Carlo III) s'imbarcò sulla nave Fenice, assieme all'augusta sposa, mentre sull'altra nave il Trionf...
08/04/2019

"Il 6 ottobre 1759, (Carlo III) s'imbarcò sulla nave Fenice, assieme all'augusta sposa, mentre sull'altra nave il Trionfo, s'imbarcarono i suoi figli D. Carlo, D. Francesco Saverio, D. Gabriele e D. Antonio; e sopra altre navi le figlie D.a Maria Giuseppa e D.a Maria Luigia.
La flotta che conducea il re e la real famiglia, sciolse le vele dal porto di Napoli prima del tramonto del sole; ed era composta di sedici vascelli e varie fregate. Il molo, il porto, le riviere di questa città erano gremite di spettatori dolenti, perché vedevano partire il loro augusto sovrano e padre; i balconi, le finestre e le terrazze, che guardavano il mare, erano pure affollate da gente mesta e afflitta per quella dipartita. La flotta che conducea Carlo III, arrivò a Barcellona il 15 ottobre."
(tratto da: I Borbone al cospetto di due secoli di Giuseppe Buttà; in foto: Partenza di Carlo per la Spagna vista da terra, Antonio Joli, 1759, Museo Nazionale di Capodimonte di Napoli)

MOSAICI DELLA CA****LA DI SANTA MATRONAÈ ciò che resta di una basilica paleocristiana su cui sorge l'attuale chiesa arci...
06/04/2019

MOSAICI DELLA CA****LA DI SANTA MATRONA

È ciò che resta di una basilica paleocristiana su cui sorge l'attuale chiesa arcipretale di San Prisco (il campanile di suddetta chiesa nacque dal progetto dell'illustre Luigi Vanvitelli). Secondo gli storici Michele Monaco e Francesco Granata, la fondazione della basilica risale all'anno 506 d.C. Allo stesso periodo, dunque, risalgono i mosaici della Ca****la della Santa. Essi rientrano nella grande tradizione d'arte musiva tipica dell'era paleocristiana del V/VI secolo d.C.
Piccolo gioiello della Campania Felix, degni del confronto con i meravigliosi mosaici di Ravenna.

VALOGNO: I COLORI DEL GRIGIOValogno di Sessa Aurunca è un piccolo borgo arroccato tra le montagne che fanno da confine a...
31/03/2019

VALOGNO: I COLORI DEL GRIGIO

Valogno di Sessa Aurunca è un piccolo borgo arroccato tra le montagne che fanno da confine al Parco regionale di Roccamonfina. Spopolatosi in seguito all'emigrazione sta lentamente ridestandosi da un sonno che era stato gettato tra le sue vie insieme alle colate di cemento grigio che nel tempo hanno barbaramente ricoperto le mure tufacee settecentesche delle sue case. Un'identità rurale che sa di tradizioni antiche, di spensieratezza e di fraternità tutta meridionale sepolta sotto centimetri di grigiore. È a quel grigiore che Giovanni Casale ha deciso di ridare colore. Ridestare il grigio Valogno con i colori dell'arte che tra le vie del borgo hanno dato vita a splendidi murales.
Storie di briganti, di tradizioni, di vita popolare, di personaggi fiabeschi ... un mondo incantato tutto da leggere tra le forme colorate sorte dal pennello dei vari artisti che qui hanno voluto lasciare una traccia del loro passaggio.
Andate a Valogno, passeggiate tra le sue antiche vie e lasciatevi rapire dai racconti di Giovanni.

Nella prima foto: cippo di travertino della Vigna del Ventaglio custodito nella Real tenuta di San Silvestro, attualment...
28/03/2019

Nella prima foto: cippo di travertino della Vigna del Ventaglio custodito nella Real tenuta di San Silvestro, attualmente centro visite del WWF. Nella seconda foto: ciò che resta del cancello d'ingresso della vigna. Tracce di un gioiello ormai perduto!
La vigna del Ventaglio era posta a sud est dell’attuale Monte San Leucio, tra il Belvedere e San Silvestro. Aveva un impianto a semicerchio, diviso in 10 raggi. Ciascun raggio partiva dal centro dove era situato il piccolo cancello d’ingresso e conteneva viti di specie diverse, indicate su lapidi di travertino: Lipari Rosso, Delfino Bianco, Procopio, Piedimonte Rosso, Piedimonte Bianco, Lipari Bianco, Siracusa Bianco (in foto), Terranova Rosso, Corigliano Rosso, Siracusa Rosso.
Nella sommità della vigna, nel sito più alto della stessa, sembra ci fosse un pagliaio con dei sedili costruito nel 1828 ed utilizzato come luogo di sosta dei reali.
La produzione di questo vigneto, ai primi decenni del 1800, si aggirava intorno agli ottanta barili di vino.

"Trovandosi (Carlo III) alloggiato in casa Ginnetti, fu questa assalita da' nemici, ed egli fuggì mezzo n**o con la spad...
28/03/2019

"Trovandosi (Carlo III) alloggiato in casa Ginnetti, fu questa assalita da' nemici, ed egli fuggì mezzo n**o con la spada in pugno, salvandosi in una povera casa di una vecchierella. I nemici invasero quella casa, ma non videro il nascondiglio ov'era il re [...] Essendosi ricordato della sua vecchiarella liberatrice, mandò a Velletri una carrozza, e la fece condurre a sé. Quella povera vecchia allibì nel vedere il Re nel supposto uffiziale che avea salvato. Quel magnanimo e riconoscente principe la colmò di carezze e di doni; le assegnò una abitazione in Caserta ed una pensione vitalizia di mille ducati annui. Spesso si conducea presso la vecchia sua liberatrice, o con ambasciatori esteri, o con altri illustri personaggi, dicendo a tutti: - Ecco la mia buona seconda madre: la prima mi diè la vita, questa me la salvò -" (tratto da: I Borbone al cospetto di due secoli di Giuseppe Buttà; in foto: Trionfo di Carlo di Borbone alla battaglia di Velletri, Francesco Solimena, 1744)

Masseria delle sorgenti (ex Masseria Mozzi): un tempo questa masseria (che oggi rientra nell'area agricola del fondo Fer...
27/03/2019

Masseria delle sorgenti (ex Masseria Mozzi): un tempo questa masseria (che oggi rientra nell'area agricola del fondo Ferrarelle) era residenza estiva dei monaci benedettini dell'Abbazia della Ferrara (di Vairano Patenora) che qui vi trovavano frescura e un terreno particolarmente fertile e ricco di sali minerali per l'agricoltura. Furono proprio i monaci a dare il nome "Le Ferrarelle" a quei luoghi ricchi di fonti d'acqua (acqua Ferrarelle, appunto).
Secondo la leggenda, all'imbrunire, in questi campi apparivano i fantasmi dei monaci oranti. Per via di ciò si narra, gli operai del turno notturno dello stabilimento Ferarrelle evitavano, per rispetto e per timore, di calpestare i campi abitati dai seppur pacifici spettri.
A proposito di acqua Ferrarelle: sapete come si forma questa famosissima acqua minerale?

Palazzo Cocozza (XV sec.). L'edificio è distribuito su tre livelli, collegati tramite una scala settecentesca. È affianc...
27/03/2019

Palazzo Cocozza (XV sec.). L'edificio è distribuito su tre livelli, collegati tramite una scala settecentesca. È affiancato da un’antica torre di avvistamento su cui sono visibili i danni arrecati da un incendio avvenuto durante un’occupazione dell’esercito garibaldino nel 1860.
Sul portale d’ingresso c'è lo stemma della famiglia Cocozza: una fascia d’oro e una azzurra, con al centro una zucca (una cocozza, in napoletano) tra due foglie verdi, sormontata da una stella d’oro ad otto raggi e dalle due F di fidelis familia.
All'interno, uno splendido giardino disegnato tra il XVIII ed il XIX secolo da Giovanni Graefer, figlio di John Andrew, l’ideatore del Giardino Inglese della Reggia di Caserta. La bellezza di questo giardino spinse Pasolini a sceglierlo come location ideale per Il Decameron.
All'esterno, una targa sormontata con scudo e gigli borbonici recita: "Ai nostri padri che nei giorni 1 e 2 ottobre 1860 combatterono con onore e fedeltà contro gli invasori piemontesi. Casolla 20 maggio 2006 A.D.O. (anno di occupazione) 146. Movimento neoborbonico, Ass. Il Giglio tifatino, Ass. Terra Nostra"

"L'atto solenne di cessione della Monarchia delle Due Sicilie fatta da Carlo III a suo figlio Ferdinando, fu letto dal m...
27/03/2019

"L'atto solenne di cessione della Monarchia delle Due Sicilie fatta da Carlo III a suo figlio Ferdinando, fu letto dal marchese Tanucci alla presenza di tutti i ministri, baroni del Regno e rappresentati delle potenze estere. Finita la lettura, Carlo snudò la spada, la pose in mano al nuovo re delle Due Sicilie, che non compiva ancora gli anni otto, e dandogli per la prima volta il titolo di Maestà gli disse: - È questa quella spada che Luigi XIV diede a mio padre Filippo; io la dò a te, e dovrà servirti per difesa della religione e dei tuoi sudditi -" (GIuseppe Buttà - I Borbone di Napoli al cospetto di due secoli, vol. I)

Piscina mirabilis
06/03/2019

Piscina mirabilis

Indirizzo

Monte Tifata
San Prisco
81054

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