Partito Democratico Sanvitese

Partito Democratico Sanvitese Il Partito Democratico è la più grande forza politica riformista del Paese, nato con le elezioni primarie il 14 ottobre 2007.

Il Circolo di San Vito Lo Capo costituisce l'unità organizzativa di base di questo partito.

01/09/2026
14/08/2026

È evidente che essere all’opposizione del governo Schifani, così come del governo nazionale, non significa automaticamente essere parte di un fronte comune. Anche dentro le opposizioni esistono sensibilità, culture politiche e punti di vista differenti, che possono rendere complesso, e in alcuni casi persino difficile, immaginare un percorso condiviso.

Ma proprio per questo credo che oggi serva un cambio di approccio: le alleanze non possono essere costruite sui pregiudizi, ma devono essere verificate attraverso il confronto sui temi e sui programmi.

La Sicilia vive una fase decisiva. Il governo Schifani continua a dimostrare una preoccupante incapacità nell’affrontare i nodi strutturali che riguardano il futuro della nostra regione, mentre il contesto geopolitico internazionale, sempre più complesso, potrebbe invece offrire alla Sicilia un’opportunità straordinaria: diventare davvero la capitale del Mediterraneo, un grande hub produttivo, culturale, sociale ed economico capace di giocare un ruolo strategico nello sviluppo dell’Europa.

Non dobbiamo pensare alla Sicilia soltanto come alla porta d’ingresso dell’Europa. Dobbiamo avere l’ambizione di farne la porta d’ingresso verso un nuovo modello di sviluppo: sostenibile, fondato sulla giustizia sociale e sulla giustizia ambientale.

Per raggiungere questo obiettivo, però, occorre superare posizioni precostituite e personalismi. Se vogliamo costruire un fronte progressista realmente competitivo, capace di contrastare le politiche del governo Schifani e quelle del governo Meloni, dobbiamo avere la consapevolezza che la Sicilia sarà determinante anche per la vittoria del campo progressista a livello nazionale.
La nostra regione non può essere l’ultima ruota del carro. Se lo fosse, rischierebbe di compromettere il risultato complessivo del centrosinistra, indipendentemente dalla legge elettorale che sarà adottata.

Per questo mi chiedo: le alleanze si affrontano sulla base del pregiudizio oppure attraverso un lavoro serio, paziente e concreto sui contenuti?

Se Cateno De Luca si definisce progressista e meridionalista, allora credo sia doveroso verificare sul terreno dei programmi quanto questa definizione corrisponda a una reale prospettiva politica. Il meridionalismo, del resto, dovrebbe essere un tratto comune di tutte le forze democratiche e progressiste del Paese.

Ma sia chiaro: noi non siamo per le prebende. Siamo per una politica del Mezzogiorno capace di realizzare interventi seri e strutturali, di aumentare la competitività del nostro territorio e dell’intero Paese e di affrontare le sfide di un contesto internazionale sempre più difficile.

E questo significa anche avere il coraggio di affrontare un tema che considero centrale: la qualità delle classi dirigenti. Uno dei grandi problemi del Mezzogiorno è proprio la necessità di rinnovare e qualificare le classi dirigenti chiamate a governare questi processi.
Su questo, e su tutto il resto, bisogna confrontarsi. Non è affatto detto che dal confronto nascerà un’alleanza. Ma rifiutare il confronto a priori significa assumersi la responsabilità di una politica settaria che, ancora una volta, rischia di consegnare la Sicilia al centrodestra.

E c’è un altro elemento che non possiamo ignorare: a chiedere che questo confronto si apra non sono soltanto pezzi di gruppi dirigenti. Sono i nostri elettori.

Sono le persone che guardano con preoccupazione alla deriva democratica del Paese. Sono quelle che temono l’ulteriore marginalizzazione delle aree interne, l’abbandono dell’agricoltura, la perdita di opportunità e di futuro per i nostri territori.

Perché ogni giovane laureato che lascia la Sicilia non è soltanto una storia personale di emigrazione: è un pezzo di futuro che perdiamo.
Possiamo anche registrare il miglioramento degli standard delle nostre università, come quello dell’Università di Palermo e degli altri atenei siciliani. Ma se i giovani formati qui sono costretti a costruire altrove la propria vita professionale, quel miglioramento rischia di diventare un patrimonio del quale beneficiano soprattutto altri territori.

Dunque, apriamo il confronto. Facciamolo presto, con serietà e senza pregiudizi. Verifichiamo se esistono le condizioni per costruire una proposta politica comune e, se queste condizioni ci saranno, allora dovremo affrontare anche il tema della scelta del candidato alla guida della coalizione.

E su questo credo che la strada debba essere altrettanto chiara: con un programma comune, siano i siciliani a scegliere attraverso le primarie la figura che ritengono più autorevole e più rappresentativa.

In tutto questo, il Partito Democratico deve svolgere un ruolo centrale. Un ruolo di costruzione, di mediazione e di responsabilità, come sta cercando di fare e come ha provato a fare anche nelle ultime settimane.

Perché la sfida che abbiamo davanti è troppo importante per essere affrontata con veti e steccati.

La Sicilia ha bisogno di un’alternativa. E un’alternativa credibile non nasce dalla somma dei pregiudizi, ma dalla capacità di mettere insieme idee, programmi e una nuova classe dirigente.

PD ARS PD Sicilia Partito Democratico

13/08/2026

La tragedia che oggi ha colpito la comunità di San Vito Lo Capo ci lascia senza parole e profondamente addolorati.

Due uomini, Davide Anselmo e Francesco Bulgarella, hanno perso la vita in una mattina che avrebbe dovuto essere come tante. Il primo mentre svolgeva il proprio lavoro, il secondo mentre, da soccorritore del 118, cercava di salvare una vita. Due vite spezzate, due famiglie che oggi piangono, una comunità ferita.

Il Partito Democratico della provincia di Trapani si stringe con profondo dolore ai familiari, agli amici, ai colleghi e a tutti coloro che conoscevano Davide e Francesco.

A loro va il nostro cordoglio, ma anche la nostra gratitudine: a chi ogni giorno lavora per garantire i servizi di cui abbiamo bisogno e a chi, come gli operatori del 118, corre verso il pericolo per soccorrere gli altri.

Oggi, insieme al dolore, c’è anche una domanda che non possiamo eludere: quanto siamo ancora disposti ad accettare che il lavoro possa trasformarsi in tragedia?

La sicurezza sul lavoro non può essere affidata alla fortuna, né può diventare una priorità soltanto dopo che qualcuno perde la vita.

È necessario che quanto accaduto venga ricostruito con attenzione e che questa tragedia richiami ancora una volta tutti (istituzioni, imprese e comunità) alla responsabilità di fare della sicurezza sul lavoro una priorità concreta, ogni giorno.

Perché dietro ogni lavoratore c’è prima di tutto una persona, con la propria vita, i propri affetti, i propri progetti. E nessuno dovrebbe perdere la vita mentre sta semplicemente facendo il proprio lavoro.

Il lavoro deve essere dignità, futuro, vita. Mai morte.

Esprimiamo il più profondo cordoglio per la tragica morte di Davide Anselmo e Francesco Bulgarella, vittime della dramma...
13/08/2026

Esprimiamo il più profondo cordoglio per la tragica morte di Davide Anselmo e Francesco Bulgarella, vittime della drammatica vicenda avvenuta oggi al depuratore di San Vito Lo Capo.

Ci stringiamo con affetto e vicinanza alle loro famiglie, ai loro cari, ai colleghi e a tutta la comunità sanvitese, profondamente colpita da questa tragedia.

Davide ha perso la vita mentre svolgeva il proprio lavoro. Francesco è morto mentre prestava soccorso, mettendo la propria professionalità e il proprio coraggio al servizio di un’altra persona.

In questo momento di dolore, il nostro pensiero va soprattutto alle famiglie delle due vittime. Saranno gli accertamenti della magistratura a chiarire la dinamica e le cause di quanto accaduto. Resta il dolore profondo per due vite spezzate e la riconoscenza per chi, anche nel momento più drammatico, ha scelto di intervenire per aiutare un’altra persona.

Il Circolo PD San Vito Lo Capo si unisce al dolore della comunità e rivolge un pensiero commosso a Davide e Francesco.

Che possano riposare in pace.

02/08/2026

46 anni fa, il 2 agosto 1980 alle ore 10:25, una bomba neofascista assassinava 85 persone e ne feriva 200 alla stazione di Bologna.

Non dimentichiamo.

01/08/2026

Ci sono momenti nei quali la politica dovrebbe avere la capacità di fermarsi, osservare sé stessa e interrogarsi sul senso più autentico della funzione pubblica. Il primo agosto, mentre la legislatura regionale si avvia verso il suo ultimo anno, è uno di quei momenti.

Da quattro anni il Partito Democratico e le altre forze di opposizione all’Assemblea Regionale Siciliana hanno scelto una linea chiara: contrastare il Governo Schifani sul merito delle questioni, senza mai confondere il dovere della critica con la tentazione della paralisi istituzionale. Lo abbiamo fatto sull’acqua, denunciando ritardi e assenza di programmazione. Lo abbiamo fatto sulla sanità, chiedendo una riorganizzazione capace di restituire dignità al diritto alla salute. Lo abbiamo fatto sull’agricoltura, sulle infrastrutture, sulle politiche di sviluppo, sulle emergenze che attraversano quotidianamente la vita delle comunità siciliane. Abbiamo avanzato proposte, scritto emendamenti, costruito iniziative comuni tra tutte le opposizioni. Molte delle modifiche presentate alle leggi di bilancio sono state persino accolte dall’Aula. E, soprattutto, non abbiamo mai utilizzato il Parlamento come un luogo da bloccare per impedire al governo di governare.

Sarebbe stata la scelta più semplice. L’ostruzionismo permanente offre spesso un vantaggio immediato nella comunicazione politica. Ma non è detto che ciò che conviene alla propaganda coincida con ciò che serve ai cittadini. Per questa ragione, anche nei passaggi più delicati della legislatura, penso alle manovre finanziarie, abbiamo deciso di esercitare un’opposizione rigorosa ma responsabile. Abbiamo contestato le scelte della maggioranza, presentato le nostre alternative, denunciato errori e ritardi, senza però trascinare la Regione nell’esercizio provvisorio o nella paralisi amministrativa.

Qualcuno potrà dire che questo abbia consentito al Governo Schifani di rivendicare quei risultati come propri. È possibile. Ma il nostro compito non era costruire una trappola politica. Era evitare che fossero cittadini, imprese e amministrazioni locali a pagare il prezzo di uno scontro istituzionale. Esiste infatti una differenza sostanziale tra essere opposizione al governo ed essere opposizione ai bisogni dei siciliani. È una differenza che in questi giorni, osservando quanto accaduto in numerosi Consigli comunali siciliani durante l’approvazione dei Piani Economico-Finanziari del servizio rifiuti e delle tariffe Tari, mi è sembrata purtroppo affievolirsi.

Penso, anzitutto, a quanto accaduto a Trapani.
Quanto abbiamo visto nel Consiglio comunale non rappresenta una fisiologica dialettica democratica. Quando le regole dell’assemblea vengono piegate alle esigenze dello scontro politico, quando il ruolo di garanzia della Presidenza del Consiglio comunale viene messo in discussione da comportamenti che finiscono per comprimere il corretto svolgimento dei lavori, quando la battaglia politica prevale sul rispetto delle istituzioni, allora non siamo più davanti a un confronto democratico. Siamo davanti a un impoverimento della democrazia stessa.

Ma Trapani non è purtroppo un caso isolato. In altri Comuni abbiamo assistito a consiglieri che hanno preferito uscire dall’aula o non partecipare al voto pur di non assumersi la responsabilità di deliberare. Abbiamo visto ex sindaci comportarsi come se i contratti oggi in vigore non fossero anche il risultato delle scelte compiute durante le loro amministrazioni. Abbiamo assistito perfino ad amministrazioni che, per evitare il peso politico di decisioni impopolari, hanno rinunciato a portare in Consiglio atti obbligatori.

Mi domando quale idea di politica ci sia dietro tutto questo. Un Piano Economico Finanziario può essere criticato. Anzi, deve esserlo. È giusto contestare costi, inefficienze, responsabilità amministrative e scelte organizzative. È giusto denunciare ciò che non funziona. Ma impedire che un Comune approvi un atto obbligatorio non significa fare opposizione. Significa impedire all’istituzione di funzionare. E quando un’istituzione non funziona non perde il sindaco, non perde una maggioranza, non perde una parte politica. Perdono i cittadini. Si generano squilibri nei bilanci, si rallentano i servizi, si compromettono gli equilibri finanziari degli enti locali e si allontanano ancora di più le persone dalla fiducia nelle istituzioni.

Per questo sento il dovere di rivolgere questa riflessione innanzitutto alla mia comunità politica. Mi auguro che nessun amministratore, nessun consigliere comunale del Partito Democratico scelga mai la strada della paralisi istituzionale come strumento di lotta politica. Non possiamo pretendere il rispetto delle regole quando governiamo e considerarle un ostacolo quando siamo all’opposizione. La credibilità si misura soprattutto nella coerenza. Chi assume un incarico pubblico giura di esercitarlo con disciplina e onore. Non è una formula retorica. Significa assumersi la responsabilità delle proprie decisioni anche quando esse sono difficili, anche quando espongono al rischio dell’impopolarità. Significa ricordarsi che la funzione delle istituzioni non è quella di alimentare lo scontro permanente ma di produrre decisioni nell’interesse generale.

Naturalmente questo non significa rinunciare al conflitto politico. Anzi. Sul tema dei rifiuti esistono responsabilità politiche enormi che devono essere denunciate con forza. È inaccettabile che, dopo aver chiesto ai cittadini sacrifici importanti per incrementare la raccolta differenziata, raggiungendo risultati che in molti territori siciliani sono finalmente significativi, le famiglie continuino a subire aumenti delle tariffe. Questo è il vero paradosso sul quale la politica dovrebbe concentrare il proprio impegno.
Le ragioni sono note: l’aumento dei costi energetici e dei trasporti, il ritardo accumulato dalla Regione nella realizzazione dell’impiantistica necessaria, una programmazione insufficiente, la permanenza di diseconomie di scala che continuano a gravare sui Comuni e, di conseguenza, sui cittadini. Su questo avremmo dovuto confrontarci. Su come introdurre finalmente la tariffazione puntuale. Su come premiare concretamente chi produce meno rifiuti. Su come efficientare il sistema. Su come ridurre i costi strutturali del servizio. Su come costruire una moderna politica industriale del ciclo dei rifiuti. Questa sarebbe stata una discussione utile ai cittadini. Non la ricerca spasmodica della paralisi amministrativa come strumento di consenso.

La politica non può ridursi all’idea che abbattere l’avversario giustifichi qualsiasi comportamento. Le istituzioni non appartengono alle maggioranze e nemmeno alle opposizioni. Appartengono ai cittadini. Ed è ai cittadini che ciascuno di noi deve rispondere del modo in cui interpreta il mandato ricevuto. Per quanto mi riguarda continuerò a credere che esista un modo diverso di stare all’opposizione. Un’opposizione che controlla, denuncia, propone, costruisce alternative e incalza chi governa con fermezza. Ma che non smarrisce mai il rispetto delle regole democratiche e delle istituzioni. Perché senza istituzioni autorevoli non esiste buona amministrazione. E senza senso delle istituzioni non esiste buona politica.
Unione provinciale Pd Trapani PD Trapani PD Sicilia

Ho letto e condivido pienamente le riflessioni del nostro consigliere Giuseppe Incammisa.In democrazia maggioranza e min...
31/07/2026

Ho letto e condivido pienamente le riflessioni del nostro consigliere Giuseppe Incammisa.

In democrazia maggioranza e minoranza hanno ruoli diversi, ma una responsabilità comune: garantire il corretto funzionamento delle istituzioni nell’interesse dei cittadini. Per questo ritengo estremamente grave quanto accaduto durante l’ultimo Consiglio comunale.

L’abbandono dell’Aula per far venir meno il numero legale non è stata una semplice forma di protesta politica. È stata una precisa scelta politica che ha rischiato di impedire l’approvazione del Piano Economico Finanziario della TARI, un atto indispensabile per garantire un servizio pubblico essenziale come la raccolta e la gestione dei rifiuti, con possibili ripercussioni su ogni famiglia, ogni impresa e ogni cittadino del nostro Comune.

Chi viene eletto dai cittadini ha il dovere di esserci. Di discutere, votare e assumersi la responsabilità delle proprie decisioni, anche quando sono impopolari. Sottrarsi al voto su un atto così importante non significa fare opposizione: significa venir meno al mandato ricevuto dai cittadini.

Ancora più preoccupante è che questa strategia sia stata guidata dal capogruppo di minoranza, già candidato sindaco alle prossime elezioni amministrative. Chi ambisce ad amministrare un Comune dovrebbe dimostrare senso delle istituzioni, responsabilità e capacità di mettere l’interesse generale davanti alla convenienza politica.

Il confronto è il sale della democrazia. Bloccare il Consiglio comunale per impedire una votazione, invece, non è una prova di forza: è una sconfitta della politica. E a pagarne il prezzo rischiano di essere sempre i cittadini.

Irene Pizzimenti - Segretaria del Circolo del Partito Democratico di San Vito Lo Capo

31/07/2026

Affitti brevi, finalmente è stata fatta chiarezza.

Nelle scorse settimane avevo chiesto con forza un intervento all’assessora Elvira Amata, al presidente dell’Assemblea Regionale Siciliana Gaetano Galvagno e al presidente della Regione Renato Schifani su una vicenda che non riguardava soltanto il settore delle locazioni turistiche, ma chiamava in causa un principio fondamentale: il rispetto delle leggi approvate dal Parlamento siciliano.

L’Assemblea Regionale Siciliana aveva espresso una volontà chiara, distinguendo le locazioni turistiche dalle strutture ricettive e superando alcuni obblighi che la nuova normativa non prevedeva più. Per questo avevo ritenuto necessario sollecitare un chiarimento, affinché fosse garantita la piena coerenza tra la legge approvata dall’Ars e gli atti amministrativi successivi.

La nota inviatami oggi in risposta dall’Assessorato regionale mette finalmente ordine su questa vicenda e ristabilisce un quadro normativo chiaro. Viene infatti precisato che le locazioni turistiche rientrano tra le strutture turistico-ricettive disciplinate dalla normativa regionale, ma che, come previsto dalla legge, non sono soggette ai requisiti strutturali, organizzativi e funzionali richiesti per le strutture alberghiere ed extra-alberghiere. Restano naturalmente fermi gli obblighi previsti dalle norme generali in materia di sicurezza, igiene e uso abitativo, a tutela degli ospiti e della qualità dell’offerta.

In pratica, per i primi 4 posti letto servono 14 metri quadri a persone, dalla quinta in poi 10 metri. Dunque un appartamento di 100 metri quadri, può ospitare 8 persone.

È un chiarimento importante, perché restituisce certezza agli operatori del settore e riafferma un principio che considero imprescindibile: le leggi approvate dal Parlamento devono essere applicate con coerenza e nel pieno rispetto della gerarchia delle fonti.

Le norme devono sempre essere interpretate e attuate correttamente, nell’interesse delle istituzioni, degli operatori economici e di un comparto strategico per lo sviluppo turistico della Sicilia.

Nei commenti il link per scaricare la risposta dell’assessora regionale Elvira Amata.

31/07/2026

Per troppo tempo abbiamo parlato di fiscalità di vantaggio come di un obiettivo lontano. Oggi, invece, quello strumento esiste davvero. Il problema è che il Governo regionale continua a non utilizzarlo.

Nell’ultima seduta dell’Assemblea regionale siciliana il governo ha accolto come raccomandazione un mio ordine del giorno che chiede di trasformare in azioni concrete quanto previsto dal Decreto Legislativo n. 126 del 2025, che ha modificato le norme di attuazione dello Statuto siciliano.

Grazie a quella riforma, la Regione può finalmente intervenire sulle aliquote dei tributi erariali, introdurre esenzioni, detrazioni e deduzioni e costruire una vera fiscalità di sviluppo capace di attrarre investimenti e creare nuova occupazione.

Quando questa norma fu approvata, il Governo parlò di una svolta epocale. Eppure, a distanza di quasi un anno, nelle leggi finanziarie e nelle manovre regionali non è arrivata alcuna misura capace di renderla operativa.

È arrivato il momento di passare dagli annunci ai fatti.

La Sicilia non ha bisogno dell’ennesimo incentivo temporaneo destinato a esaurirsi nel giro di pochi anni. Ha bisogno di una strategia stabile, che dia fiducia agli imprenditori e renda la nostra Isola competitiva per chi decide di investire.

Per questo ho chiesto che il Governo presenti una legge organica sulla fiscalità di sviluppo, utilizzando finalmente la leva fiscale per attrarre startup, imprese innovative, centri di ricerca e investimenti ad alto valore aggiunto.

È questa la strada per affrontare uno dei problemi più gravi della nostra terra: la fuga dei giovani.

Se vogliamo trattenere i nostri talenti, dobbiamo creare lavoro qualificato, ben retribuito e legato all’innovazione. Non basta dire che il PIL cresce. Se aumenta la ricchezza prodotta ma non cresce il reddito delle famiglie e dei lavoratori, significa che le disuguaglianze continuano ad allargarsi. E questo non può bastarci.

Penso, ad esempio, alle opportunità offerte dall’economia digitale. La fascia meridionale della provincia di Trapani, fino a Mazara del Vallo, potrebbe ospitare nuovi data center e insediamenti tecnologici grazie alla sua posizione strategica. Certo, servono investimenti nelle infrastrutture energetiche e idriche, ma è proprio questa la politica industriale che dobbiamo costruire: creare le condizioni affinché le imprese scelgano la Sicilia perché conviene investire qui.

La fiscalità di vantaggio non è un privilegio. È uno strumento di sviluppo previsto dallo Statuto e oggi finalmente disponibile.

Il Parlamento ha indicato la strada. Adesso il Governo regionale ha il dovere di percorrerla, inserendo già nella prossima legge finanziaria misure concrete capaci di rendere la Sicilia più competitiva, più attrattiva e più giusta.

Perché il futuro della nostra Isola non si costruisce con gli slogan, ma con scelte coraggiose e una visione di lungo periodo.

PD ARS PD Sicilia Partito Democratico

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