Sezione PSI Sant'Omero TE

Sezione PSI Sant'Omero TE STORICA SEZIONE SOCIALISTA ABRUZZESE DEL TERAMANO ! Portare avanti l'ideale socialista per migliora

31/07/2026

OICOFOBIA !


Questa parola che pochi conoscono, ma che forse descrive meglio di qualsiasi altra la crisi che sta attraversando il mondo occidentale.
Deriva dal greco oikos (casa) e phobos (avversione, paura) e indica il rifiuto della propria casa, della propria cultura, della propria storia e della propria identità.
È un concetto reso celebre dal filosofo Roger Scruton, secondo il quale una parte dell'Occidente ha iniziato a provare vergogna per sé stessa, arrivando a criticare sistematicamente tutto ciò che rappresenta le proprie radici, mentre guarda con maggiore indulgenza culture e modelli completamente diversi.
Guardiamoci intorno.
Ci insegnano a chiedere scusa per la nostra storia, ma raramente, ci ricordano ciò che l'Occidente ha donato al mondo.
Ci parlano delle colpe dell'Europa, ma dimenticano di raccontare che proprio qui sono nati lo Stato di diritto, la libertà individuale, la democrazia moderna, la separazione dei poteri, il metodo scientifico, la tutela dei diritti fondamentali e gran parte del progresso tecnologico e medico che oggi consideriamo normale.
Siamo arrivati al punto in cui esporre con orgoglio la propria bandiera, viene spesso considerato nazionalismo, difendere le proprie tradizioni viene definito intolleranza e parlare di identità nazionale rischia di attirare accuse di razzismo.
Nel frattempo, però, qualsiasi altra identità culturale viene considerata degna di rispetto e tutela.
Perché questo doppio standard ?
Una società che perde l'orgoglio di ciò che è diventa inevitabilmente fragile.
Una civiltà che insegna ai propri giovani, soltanto i propri errori finirà per crescere generazioni incapaci di difenderla.
Questo non significa negare gli errori del passato.
L'Occidente, come ogni civiltà, ha commesso ingiustizie, guerre e soprusi, ma la maturità consiste nel riconoscere gli errori senza trasformarli nell'unico metro con cui giudicare la propria storia.
Chi ama davvero la propria casa non nasconde le crepe, le ripara.
L'oicofobia, invece, porta a convincersi che la casa debba essere demolita.
Ed una società che smette di credere nei propri valori, nella propria cultura e nelle proprie tradizioni difficilmente riuscirà a trasmetterli alle nuove generazioni od a integrarvi chi arriva da altri Paesi.
Forse è arrivato il momento di smettere di vergognarci di essere occidentali.
Amare la propria nazione, la propria cultura e la propria civiltà non significa credere che sia superiore in tutto o che non abbia commesso errori. Significa riconoscere il valore delle libertà, delle istituzioni e delle tradizioni che lo hanno reso uno dei luoghi più prosperi e democratici del Mondo.
La vera sfida, non è scegliere tra orgoglio ed autocritica è trovare un equilibrio, avere il coraggio di correggere gli errori del passato, senza rinnegare ciò che di buono la nostra civiltà ha costruito.
Perché una casa può essere ristrutturata, migliorata e resa più accogliente, ma se si finisce per odiarla, prima o poi la si abbandona e chi rinuncia alla propria casa, perde tutto, soprattutto la propria identità.

19/07/2026

Ieri il presidente della provincia di Teramo, D'Angelo, mi ha assicurato per telefono che, grazie ai finanziamenti regionali, la SP8 (del Salinello) sara' rimessa "a nuovo" con lavori importanti: segnaletica orizzontale e verticale, nuova illuminazione, catarifrangenti laterali su pali, nuovi cartelli, nuovi asfalti dove necessario ed eliminazioni o rifacimento delle isole che dividono in alcuni tratti la carreggiata. E' da sempre stato un mio cavallo di battaglia la soluzione dei problemi della SP8 ovviamente insieme al mio partito socialista. Mi auguro che il tutto venga fatto in breve tempo.

13/07/2026

Chi, dopo aver letto questo documento, e' ancora pro hamas e pro palestinesi deve togliermi l'amicizia. Altrimenti lo faro' io stesso !

Il governo Israeliano ha iniziato a far vedere a giornalisti di tutto il mondo, a porte chiuse, un video di 45 minuti che mostra quello che è successo il 7 ottobre 2023 in Israele!

Chi l’ha visto ha ritenuto che non si possa mostrare al mondo intero per la crudeltà delle immagini ma anche e soprattutto perché dal video si comprende chiaramente l’odio verso Israele e di che pasta sono veramente fatti i palestinesi e Hamas!

Due giornalisti italiani, Minzolini a l’Annunziata, che lo hanno visto hanno cercato di descrivere quello che hanno visto, vi allego qui di seguito il resoconto dell’Annunziata!

“IL RACCONTO DEL VIDEO SEGRETO CHE MOSTRA CHI SONO DAVVERO I PALESTINESI MA CHE NESSUNO PUO' VEDERE.

Questo video è un documentario-raccolta di circa 45 minuti che documenta cosa è davvero accaduto durante il massacro compiuto dai palestinesi il 7 ottobre 2023 contro gli israeliani e realizzato utilizzando materiale proveniente dalle telecamere che si sono riuscite a recuperare.
Il governo israeliano proietta il filmato solo a porte chiuse e sotto stretta sorveglianza a giornalisti internazionali e corrispondenti esteri, Capi di Stato, ambasciatori e diplomatici, membri di governi e parlamentari stranieri.

Qui di seguito anche la testimonianza dell'Annunziata che ha visto il video e che viene citata a fine del video in allegato:

I terroristi arrivano nel kibbutz di Be’eri con il fiatone, corsa o paura, il respiro viene registrato dalla GoPro sulla fronte, le immagini scorrono per noi come fossimo loro sui prati ordinati, i fiori, le modeste verande dei kibbutzim. Solo un cane è sveglio, va incontro festoso agli sconosciuti, l’obiettivo della GoPro inquadra la punta di un fucile. Il primo colpo è al petto, ma non ferma la corsa festosa dell’animale, e nemmeno il secondo. Solo il terzo colpo in pieno petto ferma il cane, che pare sorpreso, poi si accuccia e muore senza un guaito appoggiando la testa sulle zampe.

È forse questo l’unico racconto che posso farvi senza scadere nella pornografia del sangue, il voyeurismo della violenza. Quaranta minuti di un video, che le autorità israeliane stanno mostrando a gruppi di giornalisti intorno al mondo «perché più passa il tempo dal 7 ottobre, più sono le persone che dicono che non è accaduto nulla, o che è stata tutta una finzione organizzata dallo stesso esercito di Israele», dice l’ambasciatore a Roma del governo Israeliano.

Prima o poi il video sarà visto dal maggior numero possibile di persone, ci auguriamo. E, tanto per essere precisi ed evitare altri sospetti sul filmato, diamo conto di come è stato messo insieme: sono migliaia di video girati da diverse fonti, ognuna delle quali è indicata con precisione.

Molti di questi, io che scrivo, li ho già visti sulla rete di Al Jazeera nelle ore e nei giorni immediatamente seguenti l’attacco – in questo caso sono tutte immagini girate in soggettiva con le camere sulla fronte dei terroristi di Hamas. Ci sono poi le immagini riprese dalle telecamere delle auto degli Israeliani sulla strada. Ci sono quelle delle telecamere dell’esercito di Israele quando i soldati sono arrivati per un’operazione salvezza fatta troppo tardi. Infine, si ascoltano le registrazioni fatte dall’esercito Israeliano, quando l’operazione soccorsi è partita, fra combattenti di Hamas e i loro comandanti che controllavano i terroristi attraverso le GoPro e i telefonini.

Andrò solo per capitoli. Il più importate, perché è quello su cui ci sono più dinieghi, riguarda gli stupri alle donne. L’Onu ha annunciato in queste ore che ci sarà un’inchiesta. Sarà fatta raccogliendo tutte le prove, ma di prove ce ne sono a sufficienza nelle immagini: le giovani hanno tutte sangue che cola fra le gambe, e molte anche dalla bocca.

In una ripresa in una sorta di capannone, c’è una fila di ragazze morte, appoggiate al muro col busto, ordinatamente, i corpi con vestiti in disordine coperti di sangue un po’ dappertutto, dalla bocca, appunto, alle gambe, alla pancia. In un altro filmato una ragazza scende da una jeep con le mani legate dietro. Ha un top e un pantalone della tuta grigio chiaro. Si gira, e dietro, su quel pantalone chiaro si vede una enorme macchia di sangue, mentre viene spinta su una diversa macchina.

Questo video, ne sono spettatrice, è passato tantissime volte su Al Jazeera e poi sulle Tv di tutto il mondo. Ho visto anche di nuovo quello che per me è ancora oggi il massimo della pena: una ragazza bionda con addosso solo uno slip e il reggiseno, circondata da uomini che festeggiano, viene portata a pancia in giù sul retro di un camioncino. Per farla stare dentro le misure le hanno spezzato le gambe e gliele hanno rigirate in avanti. Sembra che sia morta.

Ascoltando le istruzioni che arrivano ad Hamas sui telefonini delle telecamere, ce ne sono del tipo «basta adesso con quel corpo, portatelo ai ragazzi e fateli giocare», «spara, spara, uccidi, uccidi il più possibile», a un certo punto sparano tanto che arriva l’ordine di «risparmiare un po’ di proiettili».

Nei kibbutz si vede la caccia porta per porta, stanza per stanza, spesso vuote, perché molti sono già andati nelle saferoom. Uno che non è scappato viene ucciso sul divano attraverso la rete anti-zanzare dell’entrata. Lo sparo è casuale, giusto passando. Un padre e due figli in mutande appena svegli cercano di fuggire. Il padre porta in braccio il più piccolo, vanno in un rifugio in giardino, e si vede un braccio che lancia una granata dentro la stanza blindata. Il padre si butta sulla granata, i bambini scappano di nuovo e tornano a casa urlando il nome del padre, uno dei due è ferito agli occhi.
Quelli di Hamas se ne sono andati. So per averlo letto come finisce questa storia – i due fratelli sono poi riusciti a scappare e sono stati trovati vivi.

Poi ci sono i ragazzi del rave, che piangono davanti al loro telefonino, e c’è la decapitazione. Due esempi per tutti: a terra ci sono due soldati uccisi, uno di loro ha la testa esplosa, all’altro la testa verrà tagliata da un civile volenteroso che sega a fatica l’osso del collo con un coltello e poi espone il bottino; anche di un’altra decapitazione è protagonista un civile: ci sono a terra due uomini uno dei quali, in mutande, è ancora vivo; arriva un civile gridando grazie ad Allah e chiede in una frenesia di urla «datemi qualcosa, datemi un coltello», gli danno una zappa e lui comincia a cercare di staccare quella testa con uno strumento che non taglia, mentre sotto di lui sobbalza a ogni colpo la vittima.

Ci sono tanti morti, trovati poi dai militari di Israele, un mare di sangue nelle case, a pozze, a strisce sul pavimento, di corpi sovrapposti immersi in questo rosso. Ci sono i corpi bruciati o semi bruciati. Ci sono i bambini uccisi: gli israeliani hanno coperto i buchi dei proiettili con nastro adesivo rosa – quelli in fronte sembrano dei fiocchi. Basta così. Al ventesimo minuto dei quaranta era impossibile continuare a guardare per la nausea. Eppure avevo evitato ogni cibo dalla mattina.

Ma forse il peggio non viene dalle immagini, ma dalle parole: i terroristi, quasi tutti giovani, che si scattano foto celebrando i morti dei nemici urlando la loro gioia, urlando a squarciagola in questo deserto; e la folla che a Gaza circonda con altrettanta gioia i camioncini che portano ostaggi mezzi vivi e mezzi morti.

Infine, il grido di un giovane nella telefonata al padre. «Abu, tuo figlio è un eroe. Ho ucciso con queste mani 10 israeliani. Con le mie mani, Abu», e il padre lo benedice, e il ragazzo chiede della madre e ripete «Sono un eroe madre», e nel sottofondo una voce, ma non si capisce se sia del padre o della madre, risponde «Uccidi, uccidi, uccidi».

05/07/2026

Lettera firmata...

Ho vissuto il tempo di Craxi e non ho mai ammirato l'aspetto " ibrido" del PSI. Nell'azienza per la quale lavoravo, ebbi molti solleciti di iscrivermi al PSI O DC Demitiano. Non ho mai accettato, conscio del fatto che amavo troppo la mia libertà di pensiero per legarmi ad un partito per fare carriera come molti. Nonostante ciò, feci una carriera brillante, forse ne avevo i meriti più che la tessera.Venni contattato dall'ufficio di Milano che faceva capo a Craxi, ero conosciuto nel mio ambiente come un esperto nel genere alimentare, a loro mancava uno specialista specifico, a quei tempi si ragionava più di " Industria per la politica che politica per l'industria". L'ufficio Marco Polo, questa era la società che trattava gli affari del PSI, mi convocò a Milano e mi fece un'offerta che chiunque avrebbe accettato, valeva tre volte il mio stipendio. Rifiutai per le ragioni già espressse sopra. Venne il 93 e con esso "Mani Pulite ", Di Pietro e i processi sommari che eliminarono l'intera classe politica tra le migliori d'Europa e ci regalarono ( volutamente ) la classe politica mediocre dei nostri tempi senza esclusione di tendenze. Ora sappiamo anche le ragioni, non fu un processo ma un colpo di stato organizzato da coloro che, oggi, sono sotto accusa nel CSM. La Tunisia, per me, era terreno di lavoro, fin dal 1982 ero entrato nelle amicizie della Famiglia Mzali, allora primo Ministro e ne mantenni i contatti ben oltre il 93. Immancabile il mio interesse per Bettino che stimavo un grande uomo politico e capace, cosi avevo notizie sommarie fino alla sua " dipartita". Mi feci un esame di coscienza ed un'analisi profonda e non solo su Craxi ma su quel colpo di stato che UCCISE il paese e con esso tutto l'apparato politico del tempo. Rifeci un'esame su Craxi e oggi posso dire in tutta onestà che fu un grande politico Italiano dalle grandi capacità di imporre un partito di minoranza che guidava il Paese seppur con compromessi o scelte, spesso azzardate. Fu questo che me lo fece aprezzare, l'essere un grande e saper apparire ancora più grande ma sempre pensando all'Italia. Ci mancherà molto, oggi sarebbe indispensabile e sicuramente vivremmo meglio e senza ODIO ne quella corruzione personalizzata che un tempo, pur esistendo , non arricchiva i politici ma i partiti, cosa ben diversa dalla situazione caotica di questi tempi per mancanza di rispetto, per leggi, la giustizia e, non ultimo la Costituzione invalidata per interessi personali e non di partito oltre ad una manifesta incapacità di gestire un grande e stupendo paese venduto al " peggior offerente"in cambio di una poltrona.

18/06/2026

L' attuale politica non fa riforme, non incide e non decide, ha un solo compito: durare il più possibile, mantenere il più a lungo possibile il potere, non mollare. Che non faccia niente di concreto e di importante per la gente non è un problema, tanto le opposizioni avrebbero fatto la stessa cosa; niente, se non peggio. La virtù di un governo (soprattutto della seconda repubblica) è solo quella di durare al potere.

01/06/2026

CARI EUROPEI, NON SIATE INGENUI: LA CAMPANA DEL 7 OTTOBRE SUONERA' ANCHE PER VOI !

C’è da dubitare che i leader europei che questa settimana hanno dichiarato il loro riconoscimento unilaterale di uno stato palestinese si siano soffermati sull’agghiacciante video diffuso di recente che documenta il brutale rapimento delle giovani sentinelle israeliane e la loro deportazione a Gaza.

Se quegli europei vi dedicassero qualche minuto del loro tempo prezioso, riscoprirebbero ciò che sembrano aver dimenticato: che il 7 ottobre migliaia di terroristi hanno fatto irruzione in Israele e hanno massacrato, seviziato, stuprato, rapito e deportato centinaia di innocenti cittadini israeliani.

Sicuramente ai garbatissimi europei non sfuggirà che quei terroristi appartengono a un’organizzazione conosciuta come Hamas (definita terrorista anche dall’Unione Europea). Si tratta della stessa organizzazione che ora accoglie con calorosa gratitudine la loro decisione di riconoscere lo stato di Palestina.

C’è una differenza fondamentale tra noi e quei paesi europei: il feroce terrorismo in stile 7 ottobre ha già raggiunto noi, ma non ancora loro. Tuttavia, chiunque abbia gli occhi per vedere sa che è solo questione di tempo.

Loro, che ingenuamente parlano di diplomazia, sono convinti che il modo per raggiungere la pace e la stabilità in Medio Oriente sia quello di fare un enorme regalo a un’organizzazione terroristica creata con un obiettivo preciso: distruggerci.

Ma la pace, cari amici in Europa, si fa con coloro che vogliono davvero la pace, non con l’islam estremista e fondamentalista.

Nonostante il Bataclan e l’ondata di attentati di dieci anni fa, i leader dei pacifici paesi europei non si rendono ancora bene conto di cosa significa autobus e bar che esplodono in serie, camion e auto che si avventano sulle persone in attesa a una fermata, sventagliate di mitra esplose da un veicolo contro innocenti passanti, famiglie i cui figli si nascondono in un armadio in preda al terrore mentre i loro famigliari vengono trucidati da belve umane.

Se quei ministri e primi ministri fossero preoccupati per la loro vita e per quella delle loro famiglie e dei loro concittadini, se – Dio non voglia – si svegliassero in Norvegia, in Irlanda o in Spagna in una mattina abominevole come il 7 ottobre, allora la penserebbero diversamente.

Se quelle migliaia di terroristi avessero fatto irruzione nelle case di Siviglia, di Dublino e di Oslo, avessero strappato dai loro letti i Carlos, i Frank e i Jan in una mattina di festa per trascinarli via in pigiama, a botte e minacce, su una motocicletta o un furgone e farli sfilare tra ali di folla ebbra di sangue, allora capirebbero che quella pace che sono tanto sicuri di ottenere creando – propria adesso e unilateralmente – uno stato palestinese è realistica solo nelle loro fantasie: il sogno europeo di una realtà israeliana che non capiranno mai.

In Europa si investe molto nell’educazione dei bambini e nello sviluppo della cultura dei cittadini. Hamas investe nell’educare i bambini a uccidere gli ebrei. I bambini respirano questa mentalità sin da piccoli e crescono sulle ginocchia di una mostruosa “bibbia” di omicidi e massacri.

Bruciare bambini con l’intera famiglia nella loro casa, seviziare e violentare ragazze e donne, rapire civili e deportarli nei tunnel e torturarli, ammazzare a bruciapelo davanti a familiari e amici, braccare e trucidare uno per uno centinaia dei giovani che ballavano a un festival musicale pacifista, e documentare il tutto con urla belluine di felicità e di vittoria: questa, per loro, è la via verso la realizzazione del loro stato.

Il riconoscimento – proprio adesso e in modo unilaterale – di uno stato palestinese rafforza, entusiasma e incentiva coloro che mirano alla distruzione dello stato ebraico, e li convince d’essere sulla strada giusta con le loro stragi e carneficine.

Ma state certi: quando avranno finito con noi, andranno avanti e arriveranno in Occidente, nell’Europa classica e non classica, e ovunque riusciranno a mettere piede.

Signori leader europei, non siate ingenui. Non pensate: “a noi non succederà”. Anche qui c’erano tanti israeliani che pensavano che una cosa del genere non sarebbe mai potuta accadere. Abbiamo scoperto sulla nostra pelle che i terroristi non vogliono la pace né un piccolo stato accanto a Israele. Voglio solo guadagnare altro territorio su cui imporre il loro dominio e da cui attaccarci.

E ricordate, cari europei: nessuno di quei mostri verserà mai una lacrima per un bambino ucciso né a Be’eri, né a Gaza, né a Barcellona.

30/05/2026

GLI UTILI IDIOTI !

Perché molti "pacifisti" odiano l'Ucraina? La propaganda russa ha fritto il cervello ai grillini e ai comunisti. Per loro esiste solo Gaza, perché sono iper-convinti, come Putin ed i suoi servi italiani urlano da anni, che l'Ucraina sia un paese "nazista". E che nonno Putin, "circondato", abbia dovuto invadere un paese sovrano (ma non voleva, eh) causando 2 milioni di tra morti e feriti, solo per difendersi da un malvagio piano UE-Nato. Di cui l'elemento ebraico è inevitabilmente parte, come di tutte le teorie del complotto che si rispettino ( del resto, l'odiato "nazista Zelensky è o non è ebreo? ) Per cui, ricapitolando, per moltissime zucche vuote che si strappano i capelli per Gaza e scendono in piazza con bandiere di Hezbollah, Palestina e Iran, l'Ucraina non merita di vivere in quanto stato "nazista". E nella loro testolina da grilli, ovviamente in combutta con Netanyahu. E pazienza se il 20% degli israeliani ha passaporto russo. Non c'è spazio per la logica tra i tifosi di dittature e teocrazie.

20/05/2026

È arrivato il momento di mettere fine a queste continue repliche della cosiddetta “flottiglia”, iniziative che ormai appaiono sempre meno legate a un reale sostegno umanitario alla popolazione palestinese e sempre più costruite come operazioni mediatiche e politiche. Gli aiuti concreti, verificati e realmente destinati ai civili continuano infatti a transitare attraverso canali ufficiali, coordinati e controllati dagli organismi internazionali competenti, non tramite spedizioni dal forte impatto propagandistico organizzate appositamente per generare tensione, immagini simboliche e clamore internazionale.
Ogni volta che queste imbarcazioni vengono intercettate in un’area estremamente delicata sotto costante monitoraggio israeliano, si tenta immediatamente di trasformare l’intervento in uno scandalo globale, ignorando volutamente la complessità giuridica e strategica della situazione. Eppure il diritto internazionale prevede, in determinate circostanze, controlli e interventi anche in acque internazionali, soprattutto quando esistono questioni legate alla sicurezza e alla verifica dei materiali trasportati.
Colpisce inoltre il comportamento di molti partecipanti, che troppo spesso sembrano impegnati più in una rappresentazione teatrale e carnevalesca fatta di sceneggiate, provocazioni verbali, esibizionismi fisici e dichiarazioni studiate per i social network che in una reale missione umanitaria. Più che volontari impegnati ad aiutare civili in difficoltà, alcuni appaiono come attivisti in cerca di visibilità personale o politica, pronti a trasformare ogni controllo in uno spettacolo mediatico utile ad alimentare slogan e polemiche.
Restano inoltre molte domande legittime su chi organizzi realmente queste operazioni, chi le finanzi, con quali obiettivi politici e mediatici vengano pianificate e quale sia il reale scopo finale di queste iniziative. Perché se l’intento fosse davvero esclusivamente umanitario, ci sarebbe totale trasparenza sui materiali trasportati, sui finanziatori coinvolti, sulle modalità operative e sul coordinamento con le strutture internazionali che già lavorano sul territorio. In assenza di questa chiarezza, è inevitabile che tali missioni appaiano soprattutto come strumenti di propaganda politica più che autentici interventi di solidarietà.
Ancora più discutibile è la partecipazione di certi esponenti politici e personaggi pubblici che sembrano utilizzare queste iniziative come palcoscenico personale, prestando il proprio volto a una narrazione semplificata e fortemente ideologizzata del conflitto. Una partecipazione spesso farsesca e profondamente ipocrita, utile soprattutto a ottenere consenso, esposizione mediatica e ritorno politico interno, mentre la popolazione palestinese continua ad avere bisogno di stabilità, aiuti reali e soluzioni concrete, non di performance simboliche costruite per telecamere e campagne social.
È quindi arrivato il momento che questo teatrino finisca una volta per tutte. Chi organizza e promuove operazioni che rischiano deliberatamente di alimentare tensioni internazionali e incidenti diplomatici dovrebbe essere chiamato a rispondere delle proprie azioni secondo quanto previsto dalle normative e dalle eventuali sanzioni applicabili. Non si può continuare ad accettare che drammi umanitari complessi vengano trasformati in strumenti di opportunismo politico, propaganda ideologica e autocelebrazione personale da parte di soggetti che, nei fatti, sembrano interessarsi più della propria esposizione e dei propri interessi che del destino reale delle popolazioni coinvolte.

14/04/2026

Soltanto gli illusi condideravano la giunta di csx di Guido D'Alberto del comune di Teramo una buona giunta. Da socialista non sprovveduto invece, l'ho sempre ritenuta un insieme di pseudo politici da discount legati esclusivamente fra loro da enormi ambizioni personali. Staremo a vedere ma credo che al peggio non siamo ancora arrivati. Tiremm'innanz...

Ozzy dolce amico...
06/04/2026

Ozzy dolce amico...

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