Sant'Antimo Bene Comune

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Sant'Antimo Bene Comune Il bene pubblico nasce dall'etica politica

La relazione della Corte dei Conti certifica una regolarità sostanziale, ma quasi solo sulla carta. Il controllo sulle l...
15/10/2026

La relazione della Corte dei Conti certifica una regolarità sostanziale, ma quasi solo sulla carta. Il controllo sulle liste di Sant'Antimo non ha trovato nulla di sanzionabile perché non c'era nulla da controllare. Tutte e 15 le liste hanno dichiarato zero spese e zero finanziamenti.
1. I ritardi non hanno conseguenze. Il termine era il 14 settembre 2024. I depositi vanno da circa 10 a oltre 100 giorni di ritardo (l'ultimo è del 27 dicembre).

2. "Zero spese" non vuol dire campagna a costo zero. Il Collegio controlla solo le liste. Le spese dei singoli candidati vanno rendicontate al Collegio regionale di garanzia presso la Corte d'appello, con un controllo diverso. Per questo il dato delle liste dice poco sul costo reale della campagna.

3. I controlli si basano sulle dichiarazioni. Il Collegio stesso segnala un'"incongruenza normativa": il rispetto del limite di spesa (26.483 euro) dipende dalle dichiarazioni di chi dovrebbe subire la sanzione, e verificarne la completezza è oggettivamente difficile. Le fonti di finanziamento interne non vengono verificate nel merito. Con rendiconti a zero, quindi, il controllo è quasi solo formale.

4. Si è votato a giugno 2024, il Collegio si è insediato a novembre 2025 e la relazione è del 6 ottobre 2026, oltre due anni dopo il voto. Questo riduce l'utilità del controllo come trasparenza per gli elettori.

14/10/2026
Sandro Ruotolo
08/10/2026

Sandro Ruotolo

Mentre la amministrazione comunale imbastisce sui cittadini operazioni punitive, condite di predicozzi e di flagellum, l...
06/10/2026

Mentre la amministrazione comunale imbastisce sui cittadini operazioni punitive, condite di predicozzi e di flagellum, la burocrazia comunale cura i suoi interessi con serena e felpata attitudine, senza che la cosa venga minimamente sottolineata o notata da maggioranza e opposizione.

UN'AMMINISTRAZIONE CHE FA "ACQUA" DA TUTTE LE PARTI! Con la consegna ai privati della gestione del servizio idrico e fog...
16/09/2026

UN'AMMINISTRAZIONE CHE FA "ACQUA" DA TUTTE LE PARTI!

Con la consegna ai privati della gestione del servizio idrico e fognario, anche a Sant’Antimo, come avvenuto in passato in altri comuni limitrofi come Casandrino, Grumo Nevano, i cittadini e le cittadine si ritroveranno a pagare di più per un bene essenziale come l’acqua.

Consegnando ai privati la gestione di un servizio essenziale, la amministrazione comunale scarica sulle famiglie il peso economico dei propri fallimenti passati.

21/08/2026

Da qualche giorno seguo con molta attenzione i video di Roberto Saviano sulla vicenda della bomba a Sigfrido Ranucci. Come solo lui sa fare, sta spiegando perfettamente come si è arrivati agli arresti degli esecutori e al mandante (Valter Lavitola) del vile attentato ai danni del giornalista di Report. La cosa grave della vicenda di Sigfrido e Valterino, i due quasi amici, non è neppure la bomba messa, secondo la confessione del mandante, per evitare altre bombe.

Il punto è un altro. Per molti Report è il vero giornalismo d’inchiesta. Per tanti giornalisti d’inchiesta locali è la Mecca, il sogno di noi giornalisti che passiamo giorni a studiare una delibera comunale o una determina dirigenziale, che ci interessiamo alle visure di società a cui è stato affidato un appalto per capire chi c’è veramente dietro. Ci occupiamo di consigli comunali, camorristi di paese, imprenditori che improvvisamente diventano ricchi, concorsi strani, soldi pubblici che prendono vie misteriose. Ci occupiamo di cose da poco eppure riceviamo offese, querele, minacce con la stessa regolarità della bolletta del gas.

Poi, però, c’era Report. Per noi giornalisti di provincia un sogno essere citati una volta a Report, che ora si sta sgretolando davanti ai nostri occhi. Non per la bomba di Lavitola. Ma per qualcosa di molto più pericoloso per noi giornalisti italiani. La vanità, che negli passati ha spinto molti giornalisti anche a fingere attentati e minacce da parte della criminalità organizzata.

La vanità è oggi la vera cosa che tiene unita la categoria dei giornalisti. Più perdiamo autorevolezza, soldi, lettori, libertà e dignità economica, più abbiamo bisogno di sentirci importanti. È bello essere invitati alle cene che contano. È bello partecipare agli aperitivi. È bello saltare una fila grazie all’accredito stampa. E Ranucci è caduto in questa trappola della vanità. Lavitola che gli ripete che è bravo. Che potrebbe fare il premier. Che da solo prenderebbe percentuali da partito di massa. Lavitola che commissiona sondaggi, immagina scenari, vede già Ranucci a Palazzo Chigi. E lui magari non gli crede, però ascolta. Poi sorride. Poi si incuriosisce e diventa amico di Lavitola.

La mia agenda è piena di numeri di telefono di persone che, nel piccolo mondo delle quisquilie delle quali mi occupo, contano parecchio. Magistrati. Politici. Imprenditori. Avvocati. Pregiudicati. Poliziotti. Carabinieri. Gente assolta, gente condannata, gente che ancora deve decidere da che parte stare. Li chiamo. Mi chiamano. Mi raccontano cose. A volte mi mentono. A volte provo a farli parlare. È il mestiere. Ma non necessariamente diventano amici.

Non sapete quanti caffè o cene ho rifiutato con garbo. Non perché io sia un santo. Ma perché gli scontrini dei caffè e delle cene offerte poi pesano, anche sulla tastiera. Il giornalista d’inchiesta frequenta persone discutibili. Deve farlo. Se vuoi raccontare la mafia, prima o poi un mafioso lo incontri. Se vuoi capire la corruzione, prima o poi devi parlare con qualcuno che la corruzione l’ha vista, organizzata, subita o praticata. Se vuoi raccontare il potere, non puoi avere in rubrica soltanto persone simpatiche.

Il problema non è quindi parlare con Valter Lavitola. Il problema è quando Valter Lavitola smette di essere una fonte e comincia a diventare l'amico Valterino. Un giornalista deve avvicinarsi abbastanza da vedere. Ma restare sufficientemente lontano da poter scrivere. È una distanza difficile da mantenere. Non c’è un metro, ma esiste un allarme interiore, che ti dice: stai attento, perché questa persona ormai non ti sta soltanto dando informazioni. Vuole usarti, vuole altro da te. E quell'allarme va ascoltato da chi fa giornalismo di provincia senza grandi mezzi ma con grandi ambizioni professionali. Va ascoltato da chi ogni mattina cerca di capire cosa succede a pochi chilometri da casa e lo fa sapendo che, in fondo, in quei pochi chilometri c’è già tutto: il denaro, il potere, il sesso, l’invidia, la camorra, la politica, la generosità, la vigliaccheria.

Noi proviamo a fare questo mestiere mentre il mestiere naufraga. Con editori poveri, giornalisti ancora più poveri, lettori distratti, social network che trasformano una menzogna in una verità prima ancora che abbiamo il tempo di telefonare alla seconda fonte. Eppure continuiamo. Non perché siamo migliori, ma perché sappiamo che, in mezzo a cento articoli inutili, ne capita uno che alla fine serve. Una persona legge. Un magistrato controlla. Un amministratore corregge una decisione. Un cittadino capisce.

Per questo la vicenda Ranucci è così grave. Non soltanto per lui, non soltanto per Report. È grave per tutti noi. Perché nel rosario delle piccole ambizioni, delle confidenze, dei sondaggi, delle telefonate notturne, degli amici che sono fonti e delle fonti che diventano amici, viene meno un altro baluardo. Un altro luogo verso il quale potevamo indicare dicendo: vedete? Questo mestiere, quando viene fatto bene, serve ancora. E quando cade un gigante non diventiamo più grandi noi nani. Diventiamo soltanto più visibili. E più soli.

14/07/2026

Dopo gli arresti, i processi e lo scioglimento del Comune per infiltrazioni camorristiche, a Sant'Antimo si è preferito voltare pagina senza fare davvero i conti con la realtà. Le poche voci critiche che mettevano in discussione la narrazione di un drastico ridimensionamento della criminalità organizzata sono state liquidate con sufficienza.

Si è cercato di coprire, con la panna montata della comunicazione, la torta rancida del disagio sociale, della povertà diffusa e della presenza dei clan in ampi settori della cosiddetta economia legale. Per convenienza politica è stata alimentata la favola della rinascita, fino a sostenere che la città non avrebbe più rischiato di tornare indietro di vent'anni.

Il negazionismo ha lasciato spazio allo storytelling: quello di una città proiettata verso il futuro, definita persino "smart" nei programmi elettorali, mentre i cittadini continuano a fare la fila, numerino alla mano, davanti alla casa comunale anche solo per ottenere una carta d'identità.

E oggi? Oggi il copione non cambia. Si continua a ripetere che Sant'Antimo non tornerà indietro. Ma, a ben vedere, questo rischio non esiste, perché Sant'Antimo non è mai andata davvero avanti.

I clan continuano a rafforzare i propri interessi, non solo nel traffico di droga, ma anche nell'economia legale: edilizia, sale da gioco, ristorazione e servizi funebri. Cambiano le ragioni sociali, si sostituiscono gli amministratori, ma la sostanza resta la stessa. È il gioco delle scatole cinesi: un sistema che consente di aggirare interdittive e divieti, continuando a operare sul mercato.

Il resto è propaganda. È teatro. È una sceneggiata che si consuma sul palcoscenico di una città incapace di fare i conti con le proprie fragilità, mentre cresce il disagio sociale e si accentuano povertà e degrado.

Gli arresti e i processi, anche quelli di queste settimane, sono inevitabili e rappresentano un segnale importante della presenza dello Stato. Ma restano interventi tattici: sono antinfiammatori che alleviano il sintomo, senza curare la malattia.

Sant'Antimo ha bisogno di una strategia di lungo periodo, capace di restituire prospettive economiche, opportunità sociali e fiducia nelle istituzioni. In assenza di una terapia strutturale, il rischio è quello di convivere con continue recidive e con un sistema economico che continua a consegnare intere generazioni di giovani santantimesi nelle mani della criminalità organizzata.

Pubblico il verbale della seduta di consiglio comunale sulla mozione presentata dai consiglieri di opposizione per devol...
19/06/2026

Pubblico il verbale della seduta di consiglio comunale sulla mozione presentata dai consiglieri di opposizione per devolvere i gettoni di presenza dei consiglieri comunali e le indennità degli assessori a favore delle famiglie colpite dal crollo di via Giannangeli. Lo scopo non è quello di informare sull'esito (scontato) della votazione (la maggioranza si è opposta) ma per far comprendere il livello di chi amministra il comune di Sant'Antimo.

Area di sosta a pagamento e relative tariffe
18/06/2026

Area di sosta a pagamento e relative tariffe

07/06/2026

Dopo le notizie degli scioglimenti per infiltrazioni criminali di alcuni comuni, in tanti hanno sostenuto che questi provvedimenti di fatto non producano risultati concreti, ma interrompano un circuito, finendo addirittura per favorire involontariamente i clan perdenti rispetto a quelli egemoni in un determinato territorio. Una analisi delle dinamiche criminali del comune di Sant'Antimo, ad esempio, non può prescindere dal fatto che dopo l'operazione Antemio e dopo lo scioglimento del Comune, il clan Puca è stato di fatto azzerato, mentre i clan Verde-Ranucci hanno dimostrato una straordinaria capacità di ripresa nei loro affari criminali e imprenditoriali, riallacciando e rinforzando storici legami soprattutto con il clan dei Casalesi.

Quindi, dopo i provvedimenti di scioglimento degli Enti, non essendosi verificati i cambiamenti sperati, in molti sostengono che tanto vale non adottarli. Una logica pericolosa perché distoglie l'attenzione sulla questione fondamentale: perché i cambiamenti non si sono verificati? A mio modesto parere, per due motivi.

1) I provvedimenti di scioglimento dei Comuni non incidono sulle dinamiche politiche di un territorio, per cui è frequente che dopo gli anni di commissariamento vengano democraticamente elette amministrazioni incapaci di rompere definitivamente con aree di ambiguità amputando le parti compromesse, inconcludenti, assolutamente non adeguate a quelle che sono le emergenze di Comuni infiltrati dalla criminalità. Politica cattiva, amministrazione debole e camorra sono tre vasi comunicanti.
2) I provvedimenti di scioglimento dei comuni non incidono sul corpo sociale di un territorio. C'è un sistema sociale, che sorregge una visione affarista-malavitosa della cosa pubblica.

La criminalità sa come partecipare allo sfruttamento delle risorse pubbliche e ha esperienza decennale su come intrecciare rapporti con la politica integrandosi nei circuiti istituzionali per orientare decisioni e appalti. Però, non può farlo da sola. Senza la complicità di blocchi sociali, professionali non potrebbe realizzare i suoi obiettivi. Ed è qui che si forma quel nefasto patto dell'illegalità, che condiziona pesantemente i circuiti decisionali. Sono gli uomini e le correnti di partito, sostenute da un corpo sociale corrotto, a fornire canali di reclutamento a uomini funzionali al malaffare, che sono i referenti di blocchi di interessi elettorali dominanti in un territorio e vincenti nelle consultazioni. Il voto di scambio non "olet", ma ha un prezzo che pagano soprattutto i giovani, privati di opportunità, e l'ambiente, con le devastazioni e il degrado delle speculazioni.

Indirizzo

Piazza Della Repubblica
Sant'antimo
80029

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