Guido Paci federazione provinciale PSI Teramo

Guido Paci federazione provinciale PSI Teramo Politica socialista sul territorio abruzzese e teramano.

01/09/2026

Non vedere vie d'uscita, non vedere una minima luce in fondo al tunnel, sentirsi sopraffatti da una responsabilita' enormemente piu' grande delle tue capacita' nel poterla risolvere. E poi la decisione verso l'unica soluzione concessa dalle loro menti oramai stremate dalla vita. Un abbraccio immenso nei confronti della famiglia Abbasciano, Luca, Valentina e la loro piccola, sfortunata bambina. Che il Signore vi accolga ♥️♥️

15/08/2026

Un grosso ringraziamento a tutte quante le persone che lavorano anche oggi per garantire a chi è in ferie la sicurezza e l'accoglienza di un paese civile ! Grazie quindi agli operatori sanitari, alle forze dell'ordine, ai Vigili del fuoco, agli operai e tecnici di tutti i servizi essenziali (acqua, luce, gas, rifiuti) ed a tutti i ristoratori ed il loro personale.
Grazie a tutti !

02/08/2026
02/08/2026

2 agosto 1980, strage stazione di Bologna.


Pur essendo passato tanto tempo, la ricerca della verità appare sempre più ardua e poco rispettosa dei parenti delle vittime e dei sopravvissuti a quella enorme tragedia. Appare impossibile ai nostri occhi che dopo 46 anni non si riesca a dare una risposta da parte dello Stato riguardo alle vere responsabilità di quello che è stato definito il peggiore attentato della nostra storia repubblicana. Tutto il partito socialista teramano è vicino ai parenti delle vittime auspicando per il futuro prossimo il raggiungimento della verità che riuscirà finalmente a riavvicinare alle istituzioni repubblicane tutte quelle persone che in quel terribile 2 agosto hanno perso non solo dei familiari ma anche e soprattutto la fiducia nelle nostre istituzioni.

31/07/2026

OICOFOBIA !


Questa parola che pochi conoscono, ma che forse descrive meglio di qualsiasi altra la crisi che sta attraversando il mondo occidentale.
Deriva dal greco oikos (casa) e phobos (avversione, paura) e indica il rifiuto della propria casa, della propria cultura, della propria storia e della propria identità.
È un concetto reso celebre dal filosofo Roger Scruton, secondo il quale una parte dell'Occidente ha iniziato a provare vergogna per sé stessa, arrivando a criticare sistematicamente tutto ciò che rappresenta le proprie radici, mentre guarda con maggiore indulgenza culture e modelli completamente diversi.
Guardiamoci intorno.
Ci insegnano a chiedere scusa per la nostra storia, ma raramente, ci ricordano ciò che l'Occidente ha donato al mondo.
Ci parlano delle colpe dell'Europa, ma dimenticano di raccontare che proprio qui sono nati lo Stato di diritto, la libertà individuale, la democrazia moderna, la separazione dei poteri, il metodo scientifico, la tutela dei diritti fondamentali e gran parte del progresso tecnologico e medico che oggi consideriamo normale.
Siamo arrivati al punto in cui esporre con orgoglio la propria bandiera, viene spesso considerato nazionalismo, difendere le proprie tradizioni viene definito intolleranza e parlare di identità nazionale rischia di attirare accuse di razzismo.
Nel frattempo, però, qualsiasi altra identità culturale viene considerata degna di rispetto e tutela.
Perché questo doppio standard ?
Una società che perde l'orgoglio di ciò che è diventa inevitabilmente fragile.
Una civiltà che insegna ai propri giovani, soltanto i propri errori finirà per crescere generazioni incapaci di difenderla.
Questo non significa negare gli errori del passato.
L'Occidente, come ogni civiltà, ha commesso ingiustizie, guerre e soprusi, ma la maturità consiste nel riconoscere gli errori senza trasformarli nell'unico metro con cui giudicare la propria storia.
Chi ama davvero la propria casa non nasconde le crepe, le ripara.
L'oicofobia, invece, porta a convincersi che la casa debba essere demolita.
Ed una società che smette di credere nei propri valori, nella propria cultura e nelle proprie tradizioni difficilmente riuscirà a trasmetterli alle nuove generazioni od a integrarvi chi arriva da altri Paesi.
Forse è arrivato il momento di smettere di vergognarci di essere occidentali.
Amare la propria nazione, la propria cultura e la propria civiltà non significa credere che sia superiore in tutto o che non abbia commesso errori. Significa riconoscere il valore delle libertà, delle istituzioni e delle tradizioni che lo hanno reso uno dei luoghi più prosperi e democratici del Mondo.
La vera sfida, non è scegliere tra orgoglio ed autocritica è trovare un equilibrio, avere il coraggio di correggere gli errori del passato, senza rinnegare ciò che di buono la nostra civiltà ha costruito.
Perché una casa può essere ristrutturata, migliorata e resa più accogliente, ma se si finisce per odiarla, prima o poi la si abbandona e chi rinuncia alla propria casa, perde tutto, soprattutto la propria identità.

19/07/2026

Ieri il presidente della provincia di Teramo, D'Angelo, mi ha assicurato per telefono che, grazie ai finanziamenti regionali, la SP8 (del Salinello) sara' rimessa "a nuovo" con lavori importanti: segnaletica orizzontale e verticale, nuova illuminazione, catarifrangenti laterali su pali, nuovi cartelli, nuovi asfalti dove necessario ed eliminazioni o rifacimento delle isole che dividono in alcuni tratti la carreggiata. E' da sempre stato un mio cavallo di battaglia la soluzione dei problemi della SP8 ovviamente insieme al mio partito socialista. Mi auguro che il tutto venga fatto in breve tempo.

14/07/2026

In Parlamento, da destra a sinistra, c'è una paura delle preferenze imbarazzante. Scendere sul territorio a cercare i voti è difficile. Fare da "scendiletto" ai Segretari di Partito è molto più comodo. È inutile riempirsi la bocca con la parola "Costituzione" se poi si toglie al popolo il diritto più grande: scegliere i propri rappresentanti. Se la legge elettorale resta questa, alle prossime elezioni i seggi saranno ancora più vuoti.

13/07/2026

Chi, dopo aver letto questo documento, e' ancora pro hamas e pro palestinesi deve togliermi l'amicizia. Altrimenti lo faro' io stesso !

Il governo Israeliano ha iniziato a far vedere a giornalisti di tutto il mondo, a porte chiuse, un video di 45 minuti che mostra quello che è successo il 7 ottobre 2023 in Israele!

Chi l’ha visto ha ritenuto che non si possa mostrare al mondo intero per la crudeltà delle immagini ma anche e soprattutto perché dal video si comprende chiaramente l’odio verso Israele e di che pasta sono veramente fatti i palestinesi e Hamas!

Due giornalisti italiani, Minzolini a l’Annunziata, che lo hanno visto hanno cercato di descrivere quello che hanno visto, vi allego qui di seguito il resoconto dell’Annunziata!

“IL RACCONTO DEL VIDEO SEGRETO CHE MOSTRA CHI SONO DAVVERO I PALESTINESI MA CHE NESSUNO PUO' VEDERE.

Questo video è un documentario-raccolta di circa 45 minuti che documenta cosa è davvero accaduto durante il massacro compiuto dai palestinesi il 7 ottobre 2023 contro gli israeliani e realizzato utilizzando materiale proveniente dalle telecamere che si sono riuscite a recuperare.
Il governo israeliano proietta il filmato solo a porte chiuse e sotto stretta sorveglianza a giornalisti internazionali e corrispondenti esteri, Capi di Stato, ambasciatori e diplomatici, membri di governi e parlamentari stranieri.

Qui di seguito anche la testimonianza dell'Annunziata che ha visto il video e che viene citata a fine del video in allegato:

I terroristi arrivano nel kibbutz di Be’eri con il fiatone, corsa o paura, il respiro viene registrato dalla GoPro sulla fronte, le immagini scorrono per noi come fossimo loro sui prati ordinati, i fiori, le modeste verande dei kibbutzim. Solo un cane è sveglio, va incontro festoso agli sconosciuti, l’obiettivo della GoPro inquadra la punta di un fucile. Il primo colpo è al petto, ma non ferma la corsa festosa dell’animale, e nemmeno il secondo. Solo il terzo colpo in pieno petto ferma il cane, che pare sorpreso, poi si accuccia e muore senza un guaito appoggiando la testa sulle zampe.

È forse questo l’unico racconto che posso farvi senza scadere nella pornografia del sangue, il voyeurismo della violenza. Quaranta minuti di un video, che le autorità israeliane stanno mostrando a gruppi di giornalisti intorno al mondo «perché più passa il tempo dal 7 ottobre, più sono le persone che dicono che non è accaduto nulla, o che è stata tutta una finzione organizzata dallo stesso esercito di Israele», dice l’ambasciatore a Roma del governo Israeliano.

Prima o poi il video sarà visto dal maggior numero possibile di persone, ci auguriamo. E, tanto per essere precisi ed evitare altri sospetti sul filmato, diamo conto di come è stato messo insieme: sono migliaia di video girati da diverse fonti, ognuna delle quali è indicata con precisione.

Molti di questi, io che scrivo, li ho già visti sulla rete di Al Jazeera nelle ore e nei giorni immediatamente seguenti l’attacco – in questo caso sono tutte immagini girate in soggettiva con le camere sulla fronte dei terroristi di Hamas. Ci sono poi le immagini riprese dalle telecamere delle auto degli Israeliani sulla strada. Ci sono quelle delle telecamere dell’esercito di Israele quando i soldati sono arrivati per un’operazione salvezza fatta troppo tardi. Infine, si ascoltano le registrazioni fatte dall’esercito Israeliano, quando l’operazione soccorsi è partita, fra combattenti di Hamas e i loro comandanti che controllavano i terroristi attraverso le GoPro e i telefonini.

Andrò solo per capitoli. Il più importate, perché è quello su cui ci sono più dinieghi, riguarda gli stupri alle donne. L’Onu ha annunciato in queste ore che ci sarà un’inchiesta. Sarà fatta raccogliendo tutte le prove, ma di prove ce ne sono a sufficienza nelle immagini: le giovani hanno tutte sangue che cola fra le gambe, e molte anche dalla bocca.

In una ripresa in una sorta di capannone, c’è una fila di ragazze morte, appoggiate al muro col busto, ordinatamente, i corpi con vestiti in disordine coperti di sangue un po’ dappertutto, dalla bocca, appunto, alle gambe, alla pancia. In un altro filmato una ragazza scende da una jeep con le mani legate dietro. Ha un top e un pantalone della tuta grigio chiaro. Si gira, e dietro, su quel pantalone chiaro si vede una enorme macchia di sangue, mentre viene spinta su una diversa macchina.

Questo video, ne sono spettatrice, è passato tantissime volte su Al Jazeera e poi sulle Tv di tutto il mondo. Ho visto anche di nuovo quello che per me è ancora oggi il massimo della pena: una ragazza bionda con addosso solo uno slip e il reggiseno, circondata da uomini che festeggiano, viene portata a pancia in giù sul retro di un camioncino. Per farla stare dentro le misure le hanno spezzato le gambe e gliele hanno rigirate in avanti. Sembra che sia morta.

Ascoltando le istruzioni che arrivano ad Hamas sui telefonini delle telecamere, ce ne sono del tipo «basta adesso con quel corpo, portatelo ai ragazzi e fateli giocare», «spara, spara, uccidi, uccidi il più possibile», a un certo punto sparano tanto che arriva l’ordine di «risparmiare un po’ di proiettili».

Nei kibbutz si vede la caccia porta per porta, stanza per stanza, spesso vuote, perché molti sono già andati nelle saferoom. Uno che non è scappato viene ucciso sul divano attraverso la rete anti-zanzare dell’entrata. Lo sparo è casuale, giusto passando. Un padre e due figli in mutande appena svegli cercano di fuggire. Il padre porta in braccio il più piccolo, vanno in un rifugio in giardino, e si vede un braccio che lancia una granata dentro la stanza blindata. Il padre si butta sulla granata, i bambini scappano di nuovo e tornano a casa urlando il nome del padre, uno dei due è ferito agli occhi.
Quelli di Hamas se ne sono andati. So per averlo letto come finisce questa storia – i due fratelli sono poi riusciti a scappare e sono stati trovati vivi.

Poi ci sono i ragazzi del rave, che piangono davanti al loro telefonino, e c’è la decapitazione. Due esempi per tutti: a terra ci sono due soldati uccisi, uno di loro ha la testa esplosa, all’altro la testa verrà tagliata da un civile volenteroso che sega a fatica l’osso del collo con un coltello e poi espone il bottino; anche di un’altra decapitazione è protagonista un civile: ci sono a terra due uomini uno dei quali, in mutande, è ancora vivo; arriva un civile gridando grazie ad Allah e chiede in una frenesia di urla «datemi qualcosa, datemi un coltello», gli danno una zappa e lui comincia a cercare di staccare quella testa con uno strumento che non taglia, mentre sotto di lui sobbalza a ogni colpo la vittima.

Ci sono tanti morti, trovati poi dai militari di Israele, un mare di sangue nelle case, a pozze, a strisce sul pavimento, di corpi sovrapposti immersi in questo rosso. Ci sono i corpi bruciati o semi bruciati. Ci sono i bambini uccisi: gli israeliani hanno coperto i buchi dei proiettili con nastro adesivo rosa – quelli in fronte sembrano dei fiocchi. Basta così. Al ventesimo minuto dei quaranta era impossibile continuare a guardare per la nausea. Eppure avevo evitato ogni cibo dalla mattina.

Ma forse il peggio non viene dalle immagini, ma dalle parole: i terroristi, quasi tutti giovani, che si scattano foto celebrando i morti dei nemici urlando la loro gioia, urlando a squarciagola in questo deserto; e la folla che a Gaza circonda con altrettanta gioia i camioncini che portano ostaggi mezzi vivi e mezzi morti.

Infine, il grido di un giovane nella telefonata al padre. «Abu, tuo figlio è un eroe. Ho ucciso con queste mani 10 israeliani. Con le mie mani, Abu», e il padre lo benedice, e il ragazzo chiede della madre e ripete «Sono un eroe madre», e nel sottofondo una voce, ma non si capisce se sia del padre o della madre, risponde «Uccidi, uccidi, uccidi».

12/07/2026

Oggi, le notizie che stanno emergendo nell’ambito dell’inchiesta relativa all’attentato subìto da Ranucci nell’ottobre 2025 inducono inevitabilmente a interrogarsi sulla credibilità di chi, negli anni, ha costruito la propria immagine pubblica come simbolo del cosiddetto “giornalismo d’inchiesta”.
Tra gli elementi che hanno attirato l’attenzione vi sono il coinvolgimento nell’indagine di una persona a lui vicina, Valter Lavitola, già destinatario di condanne definitive e indicato dagli inquirenti come presunto mandante dell’attentato, nonché le ricostruzioni giornalistiche relative a un sondaggio che avrebbe valutato l’eventuale ruolo politico di Ranucci come possibile figura di riferimento del centrosinistra. Sono inoltre circolate ricostruzioni secondo cui un attentato, indipendentemente dall’accertamento finale dei fatti, avrebbe potuto generare un forte impatto mediatico, aumentando notorietà, solidarietà e percezione pubblica di una figura considerata “scomoda”.
Naturalmente sarà la magistratura a stabilire la reale natura di questi elementi e ogni eventuale responsabilità. Ma una cosa resta: chi pretende di fare il moralizzatore del Paese dovrebbe anzitutto dimostrare la massima correttezza nel raccontare i fatti. Chi costruisce la propria autorevolezza deformando la realtà e gettando ombre su persone e istituzioni estranee agli eventi perde credibilità, ieri come oggi.

Indirizzo

Sant'omero
64027

Sito Web

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Guido Paci federazione provinciale PSI Teramo pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta L'organizzazione

Invia un messaggio a Guido Paci federazione provinciale PSI Teramo:

Scelte rapide

Condividi