11/06/2026
LA MEMORIA… CORTA
In questi giorni abbiamo letto post, commenti e giudizi molto severi sugli allestimenti realizzati dai commercianti del centro storico.
C’è chi li definisce eccessivi, chi li considera pacchiani, chi addirittura parla di “Sarzana di plastica” e di “apoteosi del cattivo gusto”.
Premettiamo una cosa: i gusti sono gusti.
A qualcuno possono piacere, ad altri no. È normale. Il confronto sulle scelte estetiche è legittimo e fa parte della vita di una comunità.
Quello che ci colpisce è altro.
La memoria corta.
Perché nel 2017, quando Nicola Caprioni sedeva in giunta come assessore al commercio, al turismo e alla cultura, l’appello rivolto ai commercianti era molto diverso.
In occasione della mostra dedicata ad Andy Warhol, l’amministrazione chiedeva la collaborazione delle attività cittadine per promuovere l’evento: vetrine a tema, iniziative dedicate, distribuzione di materiale promozionale, menù ispirati alla mostra, idee per animare il centro storico e rendere Sarzana più attrattiva.
E i commercianti risposero presenti.
Come sempre.
C’era chi metteva a disposizione le proprie vetrine, chi stampava migliaia di locandine, chi organizzava iniziative collaterali, chi proponeva eventi culturali, chi investiva tempo e risorse per contribuire al successo di una manifestazione che avrebbe dovuto portare visitatori in città.
Erano gli stessi commercianti di oggi.
Gli stessi che allora venivano chiamati a collaborare.
Gli stessi che oggi investono soldi propri per cercare di rendere il centro storico più vivo, più accogliente e più attrattivo.
Con una differenza.
Allora il loro contributo veniva richiesto.
Oggi il loro impegno viene deriso.
Si può pensare che i fiori siano troppi.
Si può pensare che siano pochi.
Si può preferire un allestimento più sobrio.
Si può immaginare una soluzione completamente diversa.
Ma liquidare il lavoro e l’impegno di attività cittadine come “kitsch” o come “apoteosi del cattivo gusto” significa non comprendere, o forse dimenticare, quanta parte della promozione di Sarzana sia sempre passata proprio attraverso la disponibilità dei suoi commercianti.
Tralasciamo le polemiche che accompagnarono la gestione della stagione Warhol.
Tralasciamo le tensioni che hanno caratterizzato il rapporto con parte del tessuto commerciale cittadino.
Tralasciamo anche i racconti di commercianti che riferiscono di essere stati oggetto di attacchi personali e di commenti che nulla hanno a che vedere con il confronto civile e democratico.
Non è questo il punto.
Il punto è che mentre alcuni commentano, altri fanno.
Mentre alcuni giudicano, altri investono.
Mentre alcuni si limitano a criticare, altri continuano a tenere aperte attività, pagare affitti, bollette, dipendenti e tasse, contribuendo ogni giorno alla vitalità della città.
Sarzana non vive grazie ai post polemici.
Vive grazie alle persone che ogni mattina alzano una serranda.
Vive grazie a chi organizza eventi.
Vive grazie a chi accoglie visitatori.
Vive grazie a chi continua a credere nella città anche quando sarebbe più semplice lamentarsi.
Per questo troviamo singolare che chi ieri chiedeva ai commercianti di essere protagonisti della promozione cittadina oggi li metta sul banco degli imputati per aver cercato, ancora una volta, di fare qualcosa per Sarzana.
La memoria è una gran cosa.
E quando diventa troppo corta, rischia di trasformarsi in semplice convenienza.
P.S. Un dettaglio del tutto marginale: si scrive “kitsch”, non “kitch”. Quando si distribuiscono lezioni di gusto agli altri, anche i dettagli hanno il loro peso. 😉