Possibile Sassari

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   Da anni le realtà sociali che ospitano   in difficoltà,   e  , vivono nel limbo della mancanza di riforme e di garanz...
26/03/2023


Da anni le realtà sociali che ospitano in difficoltà, e , vivono nel limbo della mancanza di riforme e di garanzie rispetto alla definizione di linee guida funzionali e tempistiche chiare che regolino il funzionamento delle strutture di accoglienza e il loro accreditamento.

Questa situazione ha provocato una mancanza di uniformità dei servizi offerti, regolati da norme spesso poco chiare e confuse che favoriscono un’ampia discrezionalità dei responsabili dei servizi. Per questo da anni i soggetti che gestiscono queste strutture chiedono di avviare un serio processo di riforma e di essere ascoltati per formulare proposte e evidenziare le criticità esistenti.
La Giunta regionale nel 2022 ha adottato una serie di delibere per avviare il processo di riorganizzazione delle strutture socioassistenziali e in particolare delle diverse strutture residenziali e comunitarie impegnate nel sostegno dei minori. Tuttavia, in questo processo non si è aperto alcun confronto con le realtà sociali che operano concretamente nel settore e che hanno da subito evidenziato diverse criticità relative alla poca chiarezza di alcuni contenuti presenti nelle delibere della giunta e delle modalità di avvio del percorso di accreditamento provvisorio, degli standard di riferimento organizzativi e del sistema tariffario ipotizzato. Nonostante le loro ripetute richieste questi soggetti non sono neppure stati auditi nella commissione consiliare che ha espresso parere favorevole sulle delibere.

Ecco perchè con la nostra consigliera regionale abbiamo presentato un’interrogazione per chiedere di ascoltare la voce di chi opera nel settore dell’assistenza ai minori, di approfondire le loro osservazioni e le criticità da loro rilevate e di rivedere la disciplina adottata per prevedere adeguate garanzie, organi e controlli sulla qualità dei servizi offerti.

   Con tutto il rispetto che si deve alle istituzioni democratiche, con tutta l’immensa comprensione che abbiamo della n...
07/03/2023


Con tutto il rispetto che si deve alle istituzioni democratiche, con tutta l’immensa comprensione che abbiamo della normale dialettica tra le parti nella politica, ora è arrivato il momento di dire basta una volta per tutte. Perché oltre c’è solo il ridicolo. Non è più una questione di divergenza sui temi! Non bastassero le nomine fatte poi ritirate, gli abbandoni alla giunta di 2 assessori, la vicenda delle discoteche aperte in piena pandemia, gli opachi affari immobiliari sotto la lente di ingrandimento della magistratura cagliaritana, le liti e l’ormai quotidiano prendere le distanze degli stessi partiti che compongono la sua maggioranza, il PC trafugato proprio poche ore prima di finire in mano della Guardia di Finanza, la laurea ad honorem, promessa dai suoi amici e smentita dallo stesso rettore dell’Università di Tirana, la gravissima decisione di sostenere un progetto di autonomia differenziata che massacra la nostra specialità e spacca l’Italia in due è il punto, se ancora non fosse stato oltrepassato, di non ritorno. Le sue sfortunate disavventure ci stanno riempiendo di ridicolo, ora anche all’estero, come popolo di ! Abbia dunque, Presidente , per rispetto di tutto il popolo sardo il buon gusto di togliere il disturbo, di dimettersi dalla carica di massimo rappresentante di tutti noi! Abbiate voi della maggioranza il coraggio di sfiduciarlo nel caso in cui si rifiutasse di farlo e il buon gusto di chiedere scusa ai sardi per questa tragica stagione di governo. Non ci saranno alibi: chi è stato corresponsabile di questi anni di governo non potrà pensare di ricostruirsi una verginità politica altrove perchè i sardi non dimenticheranno.

  Possibile Sardegna Ancora la mannaia sulla scuola: come denuncia anche la CGIL, anziché pensare di incrementare il tem...
01/12/2022

Possibile Sardegna
Ancora la mannaia sulla scuola: come denuncia anche la CGIL, anziché pensare di incrementare il tempo scuola e rafforzare i contingenti del personale ATA, nella nuova legge di bilancio che ora andrà all'esame delle Camere, si continua con la scellerata politica di tagli, con un ulteriore dimensionamento. Si passerà, con alcuni passaggi transitori, dagli attuali 600 a 900-1000 alunni per istituzione scolastica, necessari per mantenere l'autonomia. In due anni si perderanno 700 scuole, a regime si passerà da 8.136 a 6.885.

Semplice comprendere che la Sardegna, vista la caratteristica della bassissima densità di popolazione nel suo territorio, pagherà un prezzo altissimo, con la chiusura di Istituti che in molti territori sono gli unici presidi, oltre che educativi, anche di aggregazione sociale e di crescita delle comunità. Lo spopolamento, che già ha allontanato da i paesi dell'interno intere generazioni, sarà inarrestabile. Allo stesso modo vedremo crescere i numeri della dispersione scolastica, già tra le più alte in Italia. Gli studenti e le studentesse della Sardegna continueranno a restare indietro.

È una misura scellerata in tutto il paese, ma ancora di più lo è in Sardegna. Davanti a uno stato che continua a calpestare e ignorare la specificità del nostro territorio, ci uniamo all'appello dell'ANCI Sardegna per invocare l'adozione di una legge sarda sull'istruzione, applicando le previsioni dello Statuto.



Alla Base la Scuola
Possibile

   (Di Valter Canavese)Ieri a  , nello spazio di Su Tzirculu siamo stati alla presentazione del rapporto annuale sullo s...
30/11/2022


(Di Valter Canavese)

Ieri a , nello spazio di Su Tzirculu siamo stati alla presentazione del rapporto annuale sullo stato dei detenuti nelle carceri italiane a cura dell’associazione Onlus. Il lavoro, prezioso per fotografare in maniera inequivocabile la detenzione in Italia, ha nei numeri una fonte di analisi in questa parte di società che teniamo rinchiusa e ai margini.

NUMERI E SOVRAFFOLLAMENTO
Il numero dei detenuti è cresciuto ancora, dai 53.364 del 2020 ai 54.134 del 2021. La percentuale delle donne in detenzione, 2200, è invariata come la presenza di stranieri, per lo più con reati di spaccio e detenzione di droga. Il rapporto evidenzia un invecchiamento della popolazione chiusa nelle carceri, che rimangono affollate anche se con picchi diseguali (fino ad un più 185% nel circondariale di Brescia) rispetto ad una media nazionale del 107,4%. Questo produce violazioni al regolamento di detenzione con meno di tre metri quadri a detenuto nelle celle, bagni che sono ancora in comune nell’angolo delle stanze di segregazione, manca l'acqua calda e anche l'acqua da bere, situazione alla quale i detenuti sopperiscono con bottigliette acquistate negli spacci o consegnate – 4 litri al giorno – dagli agenti di polizia penitenziaria.
Il quadro, completato da muffe, edifici che in molti casi risalgono alla fine dell’Ottocento o ai primi del Novecento, spazi rieducativi assenti o insufficienti, diventa l’innesco per le persone più vulnerabili in quella lunga catena di suicidi registrati nel 2021 tra le pareti di una cella.

DONNE E PERSONE LGBTQ+
Qui la sorte gioca la sua parte per gli uomini e ancor di più per le donne e le persone lgtbq+. Gli istituti femminili sono tre, oltre alle sezioni femminili di carceri dove c'è una piccola presenza di donne a fronte di una preponderante esclusiva presenza maschile. E qui nessuna attività comune, si vive separati senza la possibilità di accedere a spazi aperti. Per le persone lgtbq+ qualsiasi tipo di dovuta attenzione è un quasi un miracolo. In questo scenario la Sardegna si ricava, purtroppo, un ruolo da protagonista: abbiamo nell'Isola il numero più alto di detenuti in regime di 41 bis e registriamo tensioni continue dentro le carceri; nei grandi istituti di Uta e Bancali registriamo suicidi, tentativi di suicidio e atti di autolesionismo, nel carcere sassarese c'è stato un detenuto ucciso in una rissa e un agente ferito da un recluso con una penna in volto. A Bancali c'è un detenuto politico in regime di 41 bis che il 20 ottobre scorso ha iniziato uno sciopero della fame in attesa che la Corte d'Appello decida sulla sua situazione. In questo mondo ai margini c'è chi è ancora più isolato: il carcere minorile di Quartucciu è collegato con il nulla e abbandonato, dopo che le associazioni, che provvedevano al collegamento con strutture per la rieducazione e al reinserimento delle giovani persone rinchiuse hanno terminato il loro compito. Se abbiamo bisogno di una buona notizia non la troveremo nella nuova finanziaria, che, prevede un taglio di almeno 35 milioni nei prossimi tre anni per il personale nell'amministrazione penitenziaria. Riviene in mente il dialogo tra Silvio Orlando e Toni Servillo, detenuto e ispettore nel film "Aria ferma", non a caso girato nell'ex carcere di San Sebastiano a Sassari: "...è' tosta sta in galera eh?..."...tu stai in galera, io no..." "ah sì', non me n'ero accorto...".

  Possibile Sardegna La grave situazione della sanità pubblica che registriamo in Sardegna è vissuta, con esiti più o me...
22/11/2022

Possibile Sardegna
La grave situazione della sanità pubblica che registriamo in Sardegna è vissuta, con esiti più o meno severi anche dalle altre regioni italiane. Il perché non è un mistero, se infatti l’utilizzo e l’organizzazione delle risorse è di competenza locale (o incompetenza, come ci tocca purtroppo constatare) le politiche sanitarie sono appannaggio del governo. Paghiamo oggi decenni di programmazione miope e di tagli indiscriminati.

il dato da cui partire è innanzitutto uno: mancano i medici.

Dal 2005 in poi i tagli hanno comportato innanzitutto il blocco del turnover, facendo sì che non tutti i medici che andavano in pensione fossero rimpiazzati.
La media nazionale è del -10% di medici, ma non è distribuita omogeneamente tra le varie regioni. Così Toscana, Emilia Romagna e Veneto hanno visto aumentare il numero di specializzati con un saldo positivo (+ 5% Toscana, +2% Emilia Romagna, +15% Lombardia, mentre al contrario Campania Lazio e Sicilia hanno visto una flessione del 31%) (fonte agenas per dataroom)

Anche se dal 2019 si sono incrementati gli accessi alle scuole di specializzazione, prima del 2025 non vi sarà un numero sufficiente di medici per coprire il fabbisogno.

Inoltre vi sono specialità meno attraenti di altre, come per esempio la medicina d’urgenza.
Già nel 2019 l’Anao assomed, associazione medici dirigenti, ha pubblicato uno studio relativo ai posti in pianta organica nella sanità pubblica da cui emergeva la carenza sull’intero territorio nazionale di 4241 unità, di cui 153 nella nostra isola.

Il surplus di lavoro in condizioni al limite del tollerabile durante la pandemia, gli stipendi tra i più bassi di Europa e bloccati da anni, la presenza in reparto di specialisti a gettone chiamati dalle regioni per coprire i buchi e che guadagnano più dei medici dipendenti ma che spesso si trovano a saltare da un ospedale all’altro arrivando a fare anche 36 ore consecutive di lavoro, rendono il pronto soccorso il luogo con meno candidati specialisti.
In un tragico rapporto causa effetto già prima del covid il pronto soccorso era già preso d'assalto anche e soprattutto a causa delle liste d'attesa troppo lunghe e per la carenza di medici di base. Ci sono intere comunità che non hanno più il medico in paese e anche in città i medici di famiglia lavorano tutti a pieno carico di assistiti, nelle condizioni di non poterli seguire adeguatamente tutti.

Anche per i non ospedalieri infatti è stato bloccato il turnover per anni determinando così una flessione dell'offerta e adesso che c'è la possibilità di formarsi la borsa di studio è di soli 11.000,00 euro annui contro i 26.000,00 delle specializzazioni. Col risultato che quasi nessuno vuole più fare il medico di base.I medici di medicina territoriale si sentono bistrattati dalla politica locale. È di questi giorni la notizia che sia in atto una sorta di sciopero bianco delle vaccinazioni, non essendo stati retribuiti dalla regione Sardegna per il lavoro fatto lo scorso anno nei loro ambulatori, dove hanno somministrato i vaccini antinfluenzali a migliaia di pazienti, contribuendo seriamente a limitare la diffusione della patologia tra i più anziani e fragili, quest'anno molti di loro si rifiutano di prestare la loro opera in tal senso, col risultato che una legittima rivendicazione nell'inerzia della regione, espone i più deboli a serissimi rischi per la salute. In conclusione occorrerà che la politica operi su due piani, a livello di programmazione centrale per la pianificazione degli strumenti necessari ad adeguare l'offerta sanitaria alla domanda e a livello territoriale, con l'utilizzo razionale e lungimirante delle risorse presenti. Anche nella situazione di sfascio generale ci sono infatti regioni virtuose che riescono a ridurre i disagi per i cittadini.Non è purtroppo il caso della Sardegna, dove chi ha l'onore di governare la regione si limita a fare proclami senza agire concretamente per limitare il disagio dei cittadini ponendo rimedio agli evidenti disastri della sanità regionale.

19/11/2022

“Proteggere, prevenire, formare”. È questo il titolo del primo rapporto della Conferenza episcopale italiana, rilasciato giovedì, che avrebbe dovuto costituire un’indagine indipendente sugli abusi sessuali e sui casi di pedofilia avvenuti all’interno della Chiesa italiana nei vent’anni compresi tra il 2000 e il 2021, come spiegato lo scorso maggio dal presidente della Cei, Matteo Zuppi. La decisione arrivava dopo che negli ultimi tempi in diversi Paesi sono emersi insabbiamenti di molestie da parte del clero a partire dalla prima metà del Novecento.

Il rapporto condiviso dalla Cei è però inadeguato. Nella maggior parte delle quaranta pagine di cui è composto, il testo si concentra soprattutto nella mappatura dei Servizi territoriali e dei Centri di ascolto per la tutela dei minori attivati nelle diocesi, per “illustrare la realtà delle buone pratiche sviluppate dalla Chiesa in Italia per prevenire e contrastare gli abusi”. I dati contenuti sono scarni e parziali: oltre a riguardare solo alcuni casi avvenuti tra il 2020 e il 2021 – indagando quindi due anni e non venti –, considera solo quelli di pertinenza degli sportelli delle diocesi, mentre mancano, come spiega Francesco Zanardi, presidente della Rete L’Abuso, quelli “della congregazione per la Dottrina della Fede, i casi finiti in magistratura e i casi che abbiamo noi come associazione”. Nonostante questo, risultano comunque allarmanti.

Delle 89 persone a cui fanno riferimento i casi inclusi nel rapporto, il 54,7% sono donne, il 37,1% minori di età compresa tra i 10 e i 18 anni e il 31,5% tra i 10 e 14. Tra i reati commessi ci sarebbero pornografia, molestie, comportamenti e linguaggio inappropriati, esibizionismo, molestie e abusi sessuali.

Durante la presentazione del documento, è stato dichiarato che i fascicoli depositati alla Dottrina della Fede dal 2000 sono 613 ma che questo non significa che sono 613 i casi di pedofilia, in quanto “un singolo abusatore potrebbe essere autore di più abusi. Così come può darsi che la segnalazione sia stata archiviata perché infondata”. Nell’attesa di una fotografia più precisa, risulta ancora più urgente la creazione di una commissione italiana davvero indipendente.

The Vision

  250 morti in più ogni mese rispetto al periodo pre-pandemia: è il dato allarmante che emerge dall'ultimo report Istat,...
14/11/2022


250 morti in più ogni mese rispetto al periodo pre-pandemia: è il dato allarmante che emerge dall'ultimo report Istat, che certifica come la situazione sanitaria in sia sempre più allarmante. È un aumento che non è dovuto alle morti da ma alle mancate cure, legate ai ritardi nella prevenzione e nella cura delle patologie, rese sempre più difficili dalle lunghe 'attesa.

Nel 2019 anche l'Isola avrebbe dovuto attuare le direttive del Piano Nazionale per il Governo delle Liste d’Attesa (PNGLA) per risolvere una situazione già compromessa. L'avvento della pandemia ha dato il colpo di grazia a una situazione già critica, con una diminuzione drastica delle prestazioni sanitarie erogate nei primi sei mesi del 2020 calcolata in 37,5% in meno rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente: l'ottavo peggior risultato tra tutte le Regioni italiane.

Dopo un cenno di miglioramento nel corso del 2021, abbiamo avuto un nuovo arresto nel 2022: nel primo semestre, le prestazioni sono nuovamente diminuite e la Sardegna resta tra le peggiori in Italia per prestazioni ambulatoriali specialistiche e strumentali erogate alla cittadinanza.

Qualche dato: solo 2 esami su 10 vengono regolarmente effettuati entro le date utili, e solo le visite ginecologiche sono erogate in tempi ragionevoli; nessuna visita specialistica è erogata sempre secondo i tempi consigliati. Questo significa che quando ci rivolgiamo al pubblico per effettuare una visita entro i 30 giorni abbiamo, nella migliore delle ipotesi, due possibilità su tre di riuscire a farla, ma per lo più una su quattro. E neanche le prestazioni urgenti sono garantite nel totale rispetto dei tempi.

La grave conseguenza è che il ritardo nelle visite corrisponde a un inaccettabile ritardo nella presa in carico del paziente e la tempestività delle cure resta solo un miraggio; chi può, per la prima visita si rivolge al servizio a pagamento, ed entra tra i pazienti in carico al Sistema sanitario nazionale solo dopo. ➡️(Continua nel commento)

   È una strage quotidiana.
12/11/2022


È una strage quotidiana.

12/11/2022

È una strage quotidiana.

  Possibile Sardegna Una delle conseguenze intollerabili delle liste d’attesa è l’inutile spesa sanitaria che grava sull...
07/11/2022

Possibile Sardegna
Una delle conseguenze intollerabili delle liste d’attesa è l’inutile spesa sanitaria che grava sulla collettività. Per pagare i costi dei di chi può permettersi di andare fuori , perché può pagarsi gli altri costi,
spendiamo denaro prezioso che potremmo investire per incrementare la sanità pubblica in regione.

La ha speso complessivamente nel 2021 44,8 mln di euro per ricoveri che i suoi cittadini hanno ricevuto in altre regioni d'Italia.
Il dato è più basso rispetto al 2019 ma in netta risalita in rapporto al 2020 ed è prevedibile che nel 2022 supererà i valori prepandemia (circa 55.0 milioni di euro) data la totale abolizione delle restrizioni.
Parte di tale spesa, circa il 21%, è destinata a residenti nella Regione che però sono domiciliati in altre parti di Italia ove hanno subito il ricovero e possiamo quindi considerarla fisiologica.

Il 38% è destinata a trattamenti di alta complessità, questa è la quota parte che avrebbe dovuto essere abbattuta con la nascita del Mater Olbia per il quale la Regione per il 2022/23 ha pagato 60.6 mln di euro/anno. Nel Mater Olbia però si erogano prestazioni ordinarie e non quelle previste!

Una minima parte, 4%, è inappropriata, ossia relativa a prestazioni che si sarebbero potute ricevere anche in Sardegna.

E infine una consistente parte (pari a ben il 37%) di verso altre regioni, non è determinata dalla complessità delle prestazioni necessarie ma da altri fattori, tra i quali evidentemente stanno i tempi di attesa per gli chirurgici, diventati insostenibili in particolare per i pazienti .

Si tratta di una spesa che si aggira intorno ai 17mln, abbastanza per risolvere alcune delle criticità maggiori che si registrano nell’isola.

Un saldo passivo enorme che non è sopportabile quando è a rischio la salute ed il benessere della popolazione.

La Sardegna ha la possibilità di abbattere con i professionisti presenti gran parte di questa fuga. Molto si gioca sulla organizzazione delle attività, utilizzando al meglio le risorse disponibili.
La giunta regionale non disattenda la sua missione istituzionale!


Possibile

   Una delle conseguenze intollerabili delle liste d’attesa è l’inutile spesa sanitaria che grava sulla collettività. Pe...
07/11/2022


Una delle conseguenze intollerabili delle liste d’attesa è l’inutile spesa sanitaria che grava sulla collettività. Per pagare i costi dei di chi può permettersi di andare fuori , perché può pagarsi gli altri costi,
spendiamo denaro prezioso che potremmo investire per incrementare la sanità pubblica in regione.

La ha speso complessivamente nel 2021 44,8 mln di euro per ricoveri che i suoi cittadini hanno ricevuto in altre regioni d'Italia.
Il dato è più basso rispetto al 2019 ma in netta risalita in rapporto al 2020 ed è prevedibile che nel 2022 supererà i valori prepandemia (circa 55.0 milioni di euro) data la totale abolizione delle restrizioni.
Parte di tale spesa, circa il 21%, è destinata a residenti nella Regione che però sono domiciliati in altre parti di Italia ove hanno subito il ricovero e possiamo quindi considerarla fisiologica.

Il 38% è destinata a trattamenti di alta complessità, questa è la quota parte che avrebbe dovuto essere abbattuta con la nascita del Mater Olbia per il quale la Regione per il 2022/23 ha pagato 60.6 mln di euro/anno. Nel Mater Olbia però si erogano prestazioni ordinarie e non quelle previste!

Una minima parte, 4%, è inappropriata, ossia relativa a prestazioni che si sarebbero potute ricevere anche in Sardegna.

E infine una consistente parte (pari a ben il 37%) di verso altre regioni, non è determinata dalla complessità delle prestazioni necessarie ma da altri fattori, tra i quali evidentemente stanno i tempi di attesa per gli chirurgici, diventati insostenibili in particolare per i pazienti .

Si tratta di una spesa che si aggira intorno ai 17mln, abbastanza per risolvere alcune delle criticità maggiori che si registrano nell’isola.

Un saldo passivo enorme che non è sopportabile quando è a rischio la salute ed il benessere della popolazione.

La Sardegna ha la possibilità di abbattere con i professionisti presenti gran parte di questa fuga. Molto si gioca sulla organizzazione delle attività, utilizzando al meglio le risorse disponibili.
La giunta regionale non disattenda la sua missione istituzionale!


Repost ———Poche ore fa, la nave  -1 ha potuto attraccare. Rimangono a bordo una trentina di  , "uomini adulti senza prob...
06/11/2022

Repost
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Poche ore fa, la nave -1 ha potuto attraccare. Rimangono a bordo una trentina di , "uomini adulti senza problemi medici", mentre sono tre le delle che attendono davanti alla costa della orientale: , con a bordo 90 persone, la , con a bordo 234 migranti, la , di , con 572 persone soccorse.

Il del dice di far sbarcare i più fragili, ignorando che fragili lo sono tutte le persone su quelle navi. Si è fragili nel momento in cui si sale su un gommone e si sceglie il .
Su quella carta c’è un illegale a tutti gli effetti. Le persone non possono essere respinte senza una procedura legale, trasparente e individuale. Sulla terraferma.

Il governo continua a violare il divieto di respingimento, la convenzione di Ginevra, la normativa europea, l’art. 19 del Testo Unico sull' e l’art. 10 della nostra .
Ogni persona, ogni singola persona, ha il diritto di poter chiedere asilo in territorio . Questo non lo decide , né , nè .

e si dicono pronte ad accogliere parte dei richiedenti asilo facendo quindi dei passi verso la ripartizione della responsabilità.

Cosa stiamo aspettando? Fateli scendere, subito!

- Jessi Kume

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