03/09/2026
LO STATO AMMETTE CHE L’ITALIA E’ GIA’ IN GUERRA.
Secondo l’Avvocatura dello Stato la situazione è la «guerra mondiale a pezzi e ibrida» che coinvolge l’Italia.
Queste le motivazioni con le quali è stata bloccata la richiesta della giornalista Linda Maggiori di ottenere i dati ufficiali sul transito di armi dal porto di Ravenna nel 2025.
Non è necessario vedere carri armati nelle strade e cacciabombardieri sulle nostre teste per avere la prova di essere trascinati in guerra.
Basta che porti, aeroporti, ferrovie, industrie, università e infrastrutture civili vengano inseriti nella macchina logistica militare.
Basta che le risorse vengano tagliate al welfare e servizi per essere destinate al riarmo e alla finanza che ci lucra.
Basta che la democrazia venga sospesa impedendo ad una giornalista di portare avanti una richiesta legittima, un’operazione che sarebbe di trasparenza nei confronti della cittadinanza.
E oggi stiamo assistendo ad una militarizzazione a tappe forzate a tutti i livelli.
MA POSSIAMO FARE, QUALCOSA: NON DOBBIAMO SOLO CHIEDERE LA PACE MENTRE L’INGRANAGGIO BELLICO-FINANZIARIO CONTINUA A GIRARE, DOBBIAMO AGIRE PER FERMARLO.
Se porti, aeroporti, ferrovie e luoghi di lavoro diventano ingranaggi della guerra, è da questi luoghi che può nascere la possibilità concreta di incepparla. Lo hanno mostrato i portuali che in diversi scali hanno rifiutato di caricare armamenti. Lo mostrano le mobilitazioni contro la logistica e la tecnologia bellica.
Lo mostra il fatto che ogni volta che lottiamo per sanità, scuola, lavoro e welfare ci riprendiamo una parte di quello che chi mette il profitto davanti alle persone ci vuole portare via.
La guerra mondiale “a pezzi” può essere combattuta con un movimento altrettanto diffuso ed organizzato, capace di unire informazione, mobilitazione, obiezione, sciopero e boicottaggio.
Segui le iniziative della Campagna Martesana Contro Le Guerre, diffondi e partecipa!
Uniamoci con tutte le persone che in questo Paese e nel mondo si oppongono alla guerra perpetua. Non è un “futuro migliore” astratto quello che vogliamo. E’ un presente più giusto qui ed ora.
[Foto e notiza da https://www.osservatoriorepressione.info]