23/10/2026
𝐋𝐚 𝐦𝐨𝐠𝐥𝐢𝐞 𝐝𝐢 𝐂𝐞𝐬𝐚𝐫𝐞 𝐧𝐨𝐧 𝐝𝐞𝐯𝐞 𝐬𝐨𝐥𝐨 𝐞𝐬𝐬𝐞𝐫𝐞 𝐨𝐧𝐞𝐬𝐭𝐚, 𝐦𝐚 𝐝𝐞𝐯𝐞 𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞 𝐚𝐩𝐩𝐚𝐫𝐢𝐫𝐞 𝐭𝐚𝐥𝐞
Ricordo bene quando, sei anni fa, Carlo Ciccioli, parlando della tabella C del bilancio regionale, evocava in Consiglio regionale la possibile “contestazione penale del traffico di influenze”, chiamando in causa come reo l’intero Partito Democratico.
Ricordo le polemiche contro Matteo Ricci, quando un semplice avviso di garanzia diventò occasione di delegittimazione politica e oggetto di una campagna di denigrazione devastante.
Ricordo bene anche gli interventi sprezzanti di un pluriconsigliere e multiavvocato che, con singolare insistenza, richiamava le mie vicende giudiziarie, delle quali, peraltro, conosce molto bene la storia essendone egli stesso protagonista.
In questi anni ho ascoltato lezioni di onestà, insinuazioni e giudizi sommari da chi sembrava aver dimenticato i principi giuridici più basilari come la presunzione di innocenza.
Oggi, di fronte alle gravissime vicende che emergono dalle indagini sulla ricostruzione post-sisma, non intendo ripagare nessuno con la stessa moneta.
Ribadisco senza esitazioni il mio garantismo. Le responsabilità penali sono personali e spetta esclusivamente alla magistratura accertarle.
Ma le responsabilità politiche sono un’altra cosa, specialmente quando riguardano un tema delicato come le risorse destinate ai terremotati, e impongono chiarezza, trasparenza e risposte da parte di chi governa.
A questo proposito, non posso non notare la gravità delle contestazioni, il coinvolgimento di una figura “moglie di Cesare” “il cui peso istituzionale ha conferito al gruppo la capacità concreta di incidere sulle procedure amministrative e sugli appalti, anche mediante la divulgazione di notizie riservate coperte dal segreto d’ufficio” (come affermato dalla Guardia di Finanza).
Dopo anni nei quali qualcuno ha alimentato sospetti sulle vicende giudiziarie degli avversari, trasformandole sistematicamente in strumenti di vantaggio politico e professionale, mi torna in mente il richiamo che proprio quel pluriconsigliere rivolse a me in Consiglio regionale, citando il famoso detto latino relativo alla “moglie di Cesare”, che nel caso dell’inchiesta “Ricostruzione” non solo non appare, ma forse non è onesta proprio per niente.
C’è un tempo per tutto. Anche per ricordare.