09/03/2022
8 MARZO IN CONSIGLIO COMUNALE
Di seguito riportiamo l'intervento della consigliera Michela Medda a sostegno della lotta quotidiana delle donne, in particolare di quelle che stanno vivendo in prima persona una guerra inaccettabile.
"L’8 marzo è la giornata internazionale dei diritti della donna, non è una festa.
L’8 marzo è nato come una giornata di lotta.
Quello di oggi cade in una giornata di guerra.
Oggi sarà la giornata internazionale delle donne in cui il gruppo consiliare “Serramanna città migliore” si schiererà contro ogni guerra e dedicherà questa giornata alle “sorelle ucraine”.
Donne in cammino da sole o con i propri figli per raggiungere i confini della loro terra, sfidando bombe e violenze.
Donne alle quali si dovrà garantire un’accoglienza in piena sicurezza, facendo in modo che non si verifichi alcuna forma di violenza o di sfruttamento nei loro confronti.
Il pensiero corre a questi ultimi anni, i lockdown, la pandemia, un periodo nel quale molte donne si sono sacrificate, dando più di quanto abbiano ricevuto.
Donne medico , infermiere, impegnate con i nostri anziani o semplicemente donne nel triplice ruolo di lavoratrici, casalinghe e insegnanti di supporto dei figli in dad.
Come si fa oggi a dire “buon 8 marzo”, pensando a quelle sorelle in fila per prendere un treno un pullman e fuggire dal proprio paese in guerra?
E’ così che oggi migliaia di ucraine vivranno la giornata internazionale delle donne, in fuga con i propri figli e gli anziani nel tentativo di raggiungere l’Europa, donne che salutano i propri figli maggiori , mariti, compagni, padri, fratelli e amici alla frontiera, intraprendendo un viaggio alla ricerca di un posto sicuro per i più piccoli e gli anziani, al riparo da spari e bombe.
Questo sarà un 8 marzo particolare , un giorno che doveva essere incentrato sulla rivendicazione delle pari opportunità, soprattutto nel mondo del lavoro, oggi avrà anche un altro significato forte e profondo.
Le donne, si dice, non sono educate alla guerra, però poi quando la guerra arriva, sono capaci di affrontarla con coraggio.
Emergono storie di disperazione ma insieme anche di incredibile dignità e forza storie di donne dalle vite devastate per sempre e che pure non si arrendono.
Alcune stanno scegliendo di combattere nelle file della resistenza, in prima fila o nelle retrovie.
Donne che fino a pochi giorni fa erano politiche, manager, insegnanti, dottoresse, impiegate e che oggi stanno imparando ad imbracciare un fucile e a sparare.
Donne che vogliono difendere il loro paese, rischiando la loro stessa vita come gli uomini ma, a differenza degli uomini che tra i 18 e i 60 anni sono obbligati a restare in Ucraina, nel loro caso da volontarie.
Una scelta di coraggio, di dignità e forza estreme pari a quella necessaria a portare in salvo anziani e bambini lungo rotte pericolose e senza sapere quale sarà l’approdo, che accoglienza troveranno , a quale tavola potranno mangiare, in quale letto faranno dormire i loro piccoli.
Non dimentichiamoci delle donne che, sfidano pestaggi, arresti o ritorsioni, manifestano contro Putin e contro la guerra nelle piazze russe .
Una realtà che non trova alcuna corrispondenza sui tavoli della guerra dove né tra russi né tra ucraini ci sono figure femminili. Sono tutti uomini i delegati che in questi giorni tentano di negoziare una difficile tregua tra i due paesi.
Assenti ai tavoli dove si decide sulla guerra, le donne sono però presenti ovunque la si subisce, offrendo amore , protezione, coraggio, speranza laddove c’è odio, violenza, prepotenza e morte.
L’Europa, la comunità internazionale, il mondo libero devono fin da subito rimettere le donne al centro di ogni tavolo di discussione, confronto e iniziativa perché se sono le donne le vittime più esposte in ogni conflitto, è anche vero che è dal coraggio, dalla forza, dall’intelligenza delle donne che dalle macerie sarà possibile ricostruire un futuro di pace.
Concludo rivolgendomi ad ogni persona presente in quest’aula: cerchiamo nel nostro piccolo e per le nostre possibilità di proteggere queste donne, facili prede di violenza, abusi e sfruttamento, che arrivano nel nostro paese, cerchiamo di dare loro la giusta assistenza e di vigilare sulla loro situazione.
Non voltiamo lo sguardo, proteggiamole."