20/08/2026
FACCIAMO CHIAREZZA SULLA NUOVA MARNA. UNA VOLTA PER TUTTE.
Un conosciutissimo e attivissimo (oramai non si contano più i suoi post giornalieri sui social) ex sindaco sestese è tornato a scrivere della Nuova Marna. Con il tono che da queste parti conosciamo bene: quello di chi sale in cattedra, alza il dito e distribuisce patenti: di buon amministratore, di cittadino consapevole e, quando serve, persino di persona perbene. A Sesto, le pagelle le compila lui da parecchio tempo. Questa volta, però, il compito lo correggiamo noi. E cogliamo l'occasione per fare chiarezza una volta per tutte, perché il suo post è un piccolo capolavoro. Non di urbanistica: di montaggio.
Gli elementi sono in buona parte reali. È il modo in cui vengono scelti e disposti a costruire una storia molto diversa dal quadro completo. Una storia che sulla Marna viene ripetuta da anni, sempre uguale. Ma i fatti raccontati a modo proprio, anche per anni, non diventano improvvisamente veri. Diventano solo familiari.
E siccome parliamo di chi ha amministrato Sesto per anni, escludiamo l'ipotesi più caritatevole: che certe differenze gli siano sfuggite. Lui queste cose le conosce bene.
Andiamo con ordine, allora. Come insegna lui.
1. I milioni della Marna e le strade da asfaltare.
È l’accostamento più riuscito del post, milioni spesi per la Marna mentre Sesto “non ha i soldi per asfaltare le strade”. Il messaggio arriva immediatamente, senza la Marna avremmo avuto tutti quei soldi per sistemare le strade.
Peccato che non funzionasse così.
Prima sorpresa, quelli che vengono abitualmente presentati come i milioni “della Marna” non riguardavano soltanto la sala civica. Dentro quell’intervento c’erano anche la nuova sede della canoa, il parcheggio, le piste ciclabili, la passerella sul Lenza e altre opere collegate. Insomma, si prende il conto di tutto e lo si presenta come se fosse il conto di una cosa sola. La cifra diventa enorme e l’indignazione viene quasi da sé.
Ma soprattutto c’è il particolare che cambia completamente il racconto, quei soldi erano vincolati alle opere per cui erano stati ottenuti.
Non erano milioni depositati sul conto del Comune e liberamente spendibili, con il sindaco davanti a due pulsanti, “facciamo la Marna” oppure “asfaltiamo le strade”.
Quei soldi erano arrivati attraverso contributi e accordi per realizzare quelle opere. Non si poteva decidere di prenderli e usarli per tappare le buche.
È come una borsa di studio, se ti viene assegnata per studiare, non puoi usarla per cambiare la macchina e poi spiegare che, in fondo, sempre soldi sono.
E qui sta il piccolo capolavoro del racconto, perché i milioni sono veri e le strade da asfaltare esistono davvero. Basta metterli nella stessa frase e lasciare che sia il lettore a costruire il collegamento.
Il problema è che quel collegamento non esiste.
E un ex sindaco, dopo anni di bilanci, bandi e finanziamenti, questo lo sa perfettamente.
Un allievo che confonde le due cose merita comprensione.
Un maestro che le conosce perfettamente sta facendo un’altra cosa. Quale, lasciamo che lo decida chi legge.
2. La passerella verso il Ponte di Ferro.
Poi arriva la passerella: “con tutti quei milioni si poteva fare anche quella.”
Peccato che proprio quel collegamento venga oggi progettato come opera autonoma da oltre un milione di euro, per la quale l’attuale amministrazione cerca un finanziamento regionale attraverso un bando. Al primo tentativo il progetto è stato giudicato ammissibile, ma non finanziato. Ora ci riprova. E questo racconta due cose. Non era una ringhiera dimenticata a fine cantiere: è un’opera importante, che richiede risorse importanti. E per realizzarla oggi serve esattamente ciò che servì per la Marna: bandi, contributi e finanziamenti destinati.
Resta quindi una piccola contraddizione. Se cercare finanziamenti per le grandi opere è “uso irresponsabile dei soldi pubblici, senza criterio di programmazione”, il giudizio vale anche per chi li cerca oggi. Se invece è il modo in cui un Comune realizza ciò che da solo non potrebbe permettersi, allora valeva anche ieri.
Ieri la Marna. Oggi la passerella. Stesso metodo, conclusioni curiosamente diverse.
3. La "grande bugia".
La "grande bugia", leggiamo, sarebbe stata dire che la Marna "non è costata niente ai sestesi".
Eppure quella frase diceva una cosa semplice e verificabile: l'opera non è stata costruita a debito. Nessun mutuo, nessuna tassa in più, nessuna rata lasciata ai sestesi. Ancora oggi, nella pancia del Comune, non c'è un euro di debito legato alla sua realizzazione.
"Ma erano comunque soldi pubblici." Certo: Regione Lombardia non stampa banconote nel seminterrato del Pirellone. Lo sapevamo anche noi, e nessuno ha mai detto il contrario. La "teoria dei soldi di nessuno" è un'invenzione: si prende una frase, le si cambia il significato, si demolisce il significato inventato.
C'è anzi un aggiornamento da fare: la Marna oggi non solo non costa, rende. Grazie alle prestazioni energetiche degli edifici ha diritto ai contributi del GSE: lo scrivono i documenti dell'attuale amministrazione. Soldi generati dall'opera, che basterebbero ad allestirla (come da loro intenti) e riaprirla.
Perché la sala funziona: due serate di Carnevale, piena di sestesi.
Poi richiusa. Due sere in due anni.
Quanto ai debiti veri, i mutui, che si restituiscono con gli interessi, sono uno strumento a cui l'amministrazione di oggi non ha rinunciato, anzi. Legittimo. Ma la lezione sull'uso responsabile dei soldi pubblici, fatta a chi per quest'opera non ha acceso un mutuo, ha un sapore particolare.
4. La signora, Brunelleschi e i “criminali”.
L’aneddoto della signora è delizioso, il “capolavoro di Brunelleschi” pure, e il proverbio della mamma aggiunge il tocco di saggezza popolare che non guasta mai.
Poi compare la parola “criminali”. Il nostro narratore ne prende subito le distanze: espressione esagerata, la potrebbe usare solo un giudice. Bene.
Resta una piccola curiosità: per prendere le distanze da una parola scritta da una cittadina in una discussione Facebook, era proprio indispensabile ricopiarla nel proprio post, garantendole una platea molto più ampia?
È un esercizio raffinato: si condanna l’insulto e, nel frattempo, ci si assicura che lo leggano tutti.
5. “Uso irresponsabile dei soldi pubblici. Senza criterio di programmazione.”
Ed eccola, la sentenza. Che non è una cifra, non è una delibera, non è un dato di bilancio: è il giudizio politico di un ex sindaco. Ha tutto il diritto di esprimerlo, come noi di ricordare ciò che quel giudizio lascia fuori.
La Nuova Marna esiste grazie alla nostra capacità di reperire finanziamenti e costruire accordi che hanno permesso a Sesto un investimento altrimenti difficilmente sostenibile. Ed è esattamente ciò che un’amministrazione dovrebbe fare quando c’è l’opportunità di portare risorse sul territorio.
Il punto, quindi, non è stabilire se sia legittimo discutere come vengono spesi i soldi pubblici. Lo è sempre, ed è precisamente ciò che dovrebbe fare la politica.
Il punto è raccontarli per quello che sono.
Si può discutere se la Marna fosse una priorità, se piaccia, se sia stata progettata bene o male. Sono giudizi politici e ciascuno può avere il proprio.
Quello che non si può fare è raccontare dei fondi vincolati come se fossero milioni liberamente disponibili che, rinunciando alla Marna, avremmo potuto spendere per asfaltare le strade.
La critica politica è legittima, anche feroce. I fondi vincolati, però, restano vincolati anche quando rovinano una buona narrazione.
6. Gli arredi mancanti.
Questo, va detto, l'ex sindaco non lo menziona (se ne sarà dimenticato). Ma è uno dei capitoli ricorrenti della narrazione sulla Marna e, visto che stiamo facendo chiarezza, facciamola fino in fondo.
Da mesi la sala viene raccontata come “consegnata vuota”: senza sedute, arredi, attrezzature. Prova, si dice, di un’opera incompleta.
Si dimentica però che la Marna era stata concepita con un modello preciso: affidamento a un gestore privato, con spazi e serate garantiti alla città. Sarebbe stato il gestore ad attrezzare la sala, come fa chiunque avvia un’attività in un locale.
L’attuale amministrazione ha scelto la gestione diretta. Scelta legittima. Ma le conseguenze di una scelta appartengono a chi la compie.
È come comprare una casa e prendersela con il costruttore perché dentro non ci sono il divano, il tavolo e il televisore. Se decidi di arredarla da solo, il conto dei mobili è conseguenza della tua decisione. Presentarlo come prova che la casa fosse incompleta è più comodo.
Soprattutto se chi l’ha costruita, nel frattempo, è passato all’opposizione.
7. Infine, una risposta alla sua domanda.
Il post si chiude chiedendosi se dobbiamo rassegnarci a una politica in cui non c’è più differenza tra bugia e verità. Su questo siamo perfettamente d’accordo: non dobbiamo rassegnarci affatto. Perché la differenza tra una ricostruzione politica e i fatti, in un Comune, ha un domicilio preciso: gli atti. Delibere, quadri economici, accordi, finanziamenti. Tutti pubblici, tutti verificabili. Chi vuole capire come è stata finanziata la Marna non deve credere sulla parola né a noi né al conosciutissimo ex sindaco: basta andare alla fonte.
A lui non serve suggerirlo. Quegli atti li conosce già, probabilmente meglio di chiunque legga i suoi post.
Ed è proprio questo che rende il suo racconto così interessante.
La Nuova Marna, intanto, è lì: costruita, senza debiti legati alla sua realizzazione, patrimonio di Sesto Calende. Le chiavi oggi le ha chi governa. E anche le risorse che l’opera genera.
Arredatela. Riapritela. Fatela vivere.
E soprattutto: prendetevi la responsabilità delle vostre scelte. La gestione diretta l'avete voluta voi, il conto degli arredi, i tempi, la sala chiusa sono figli di quella scelta, non di chi ha costruito i muri.
Governare significa anche questo: smettere di raccontare l'eredità e cominciare a rispondere di ciò che se ne fa.
Prima di chiudere, una parola alla signora di Lisanza.
Gentile signora, non ci conosciamo, ma il suo “capolavoro di Brunelleschi” ha fatto sorridere anche noi. E il proverbio di sua mamma contiene una verità sacrosanta: i soldi pubblici sono di tutti e vanno amministrati con rispetto. Ci permetta solo un suggerimento da concittadini: quando qualcuno le racconta come sono stati spesi, ascolti pure il racconto, ma dia anche un’occhiata alle carte. Scoprirà, per esempio, che i milioni della Marna erano vincolati all’opera e non potevano essere utilizzati per asfaltare le strade. Le carte sono in Comune. Non hanno opinioni politiche e non hanno bisogno di aneddoti per risultare convincenti.
Chi la accompagnava quel giorno, del resto, le conosce benissimo.
E i suoi dubbi glieli ha “chiariti”, certo. A modo suo, come li “chiarisce” a tutta Sesto da anni: scegliendo i pezzi che servono, lasciando fuori quelli che disturbano.
Lei, gentile signora, almeno ci ha guadagnato una citazione.
Noi sestesi, come al solito, solo la lezione.