26/07/2026
Il cambiamento climatico rientra tra le nostre priorità.
Aree verdi e grandi parchi per ridurre le isole di calore ed edifici passivi di nuova generazione a zero impatto ambientale sono due tra le principali azioni messe in campo per arginare la crisi climatica che ci toccherà sempre più da vicino.
Avete notato che in questi giorni di grande caldo quasi nessuno scrive sui social che non esiste il cambiamento climatico? Eppure tra qualche mese ricompariranno le solite battute negazioniste sotto ogni post che racconta la trasformazione della nostra città. I social ci abituano a un tempo senza memoria in cui passiamo dal commentare chiedendo il condizionatore al chiedere di riaccendere i termosifoni senza ragionare sul fatto che le nostre città negli anni passati e più lontani sono cambiate velocemente, senza armonia con la natura e senza prevedere i grandi cambiamenti climatici.
Quindi, oltre a gestire le emergenze (ricordo a questo proposito che in città il principale rifugio climatico è la Biblioteca Archimede, luogo sempre aperto, gratuito e con proposte di attività per tutte le età), occorre ripianificare le nostre città.
Ripianificarle vuole dire cambiarle e il cambiamento implica scelte e le scelte, in un tempo in cui la politica segue i cambiamenti, invece che guidarli, sono ancora più difficili.
Eppure le città non vengono ripensate in un giorno e le azioni da fare per rendere la nostra città meno calda sono moltissime e spesso richiedono scelte complesse che non possiamo rimandare, soprattutto se pensiamo che a oggi il numero di morti per il caldo in Europa è stato di circa 14.000 persone nel solo 2026.
Per questo abbiamo continuato a lavorare in questi anni, con l’obiettivo di darci strumenti che potessero guidarci: uno è questo bel progetto che rileva in città le temperature a terra e le isole di calore: https://hvt.ithaca.earth/
Potete notare facilmente come la temperatura cambi in modo molto importante in presenza di aree verdi e specchi d’acqua (si può riconoscere il ruolo del “bosco in città” come il parco Berlinguer) e come gli edifici più recenti siano molto meno impattanti di quelli più vecchi (si veda ad esempio l’edificio del Pala200).
Per queste ragioni abbiamo realizzato un nuovo parco urbano (il Parco Iotti), raddoppiato il Parco Berliguer (il bosco in città, in area periurbana) e lavorato su proposte innovative di grandi aree verdi come l’area Cantababbio (che ha permesso la bonifica di una grande area verde) e azioni più piccole, come il recupero del giardino della Piazza degli Alpini.
E le azioni in questa direzione continuano: a fine anno cominceranno i lavori per il nuovo Parco Martiri della Libertà e abbiamo presentato un finanziamento per il nuovo parco a nord della Olon, in via Cascina Nuova.
Eppure i parchi, che pure hanno un’azione fondamentale, non bastano. Per questo tutte le ultime strutture costruite sono edifici N-Zeb, che vuol dire edifici passivi dal punto di vista energetico (è così per il Dado, per le nuove scuole, per il nuovo Comando della Polizia Locale, ecc.).
E ancora non basta: occorre de-pavimentare il più possibile e realizzare percorsi in città che permettano al pedone di muoversi lungo corridoi verdi e prevedere nuovi rifugi climatici (i prossimi in realizzazione saranno la scuola nuova Margherita Hack in via Fantina e la bocciofila in via Cascina Nuova).
Stiamo lavorando in modo che tutte le scelte vadano in un’unica direzione. Ovviamente in queste scelte sono inseriti anche aspetti più puntuali (le scuole nuove hanno un sistema di areazione meccanizzata che tiene stabili le temperature e interveniamo nelle altre scuole, dove invece non sono possibili interventi strutturali, con strumenti mobili come affrescatori e condizionatori).
Ma quel che mi preme spiegare è che la città è un organismo complesso e per far cambiare rotta occorre dare risposte complesse.
Oggi pensiamo al caldo, ma i progetti nuovi (avete visto le grandi vasche interrate su via Fantina in questi giorni?) stanno anche già pensando ai rischi di bombe d’acqua, tipiche del cambiamento climatico. È un percorso difficile, e abbiamo poco tempo.