Circolo Sena Civitas

Circolo Sena Civitas Circolo politico e culturale attivo nella città di Siena.

MPS -   INTESACome noto, Sena Civitas ha costantemente seguito con attenzione e supportato il percorso di risanamento de...
11/06/2026

MPS - INTESA
Come noto, Sena Civitas ha costantemente seguito con attenzione e supportato il percorso di risanamento del Monte messo in atto dall’AD Lovaglio e anche oggi non ha nessuna remora nel ribadire il plauso nell’azione e nei risultati da lui ottenuti. Partiamo da un presupposto innegabile, anche in questo contesto ultimamente in evoluzione: Banca MPS è diventata grazie ai suoi dipendenti e alla guida visionaria e coraggiosa di Lovaglio, il centro nevralgico dell’assetto finanziario del Paese.
Ciò premesso, è altrettanto innegabile che l’offerta di Banca Intesa rappresenta il tentativo di interrompere bruscamente il percorso di crescita del Monte. Le modalità muscolari con cui si è proposta, voler individuare esclusivamente in termini finanziari e non industriali i razionali dell’offerta, prospettare fin da subito lo smembramento della Banca predestinandone metà della rete sull’asse Unipol-Bper, compromettendone irrimediabilmente la continuità storica financo nel brand (reso orfano della radice senese del Monte) con conseguente smantellamento delle strutture centrali senesi e fiorentine, tutto ciò rende inaccettabile l’offerta di Banca Intesa.
Nella nostra visione delle cose, non sono solo i soldi l’elemento su cui basare una decisione, specialmente quando in gioco ci sono tanti posti di lavoro, tante famiglie, un indotto storico e, fattore da non trascurare, una Direzione Generale che da sempre ha rappresentato un luogo vicino alle istanze del territorio toscano. Il progetto di Banca Intesa non tiene in alcuna considerazione tutto questo perché impostato esclusivamente sulle ragioni della finanza: efficienza, gestione del risparmio, economie di scala.
La visione che noi sposiamo è un’altra ed è quella che abbiamo visto nel Piano Industriale di Lovaglio: vicinanza ai territori, attenzione alle persone, sostegno vero all’economia del Paese, conservazione del brand e dei suoi valori.
In questo frangente così delicato e, osiamo dire, drammatico, non possiamo infine non notare che la proposta è di far terminare la plurisecolare storia del Monte nel ventre molle della finanza padana di Unipol.
Poniamo quindi la massima fiducia nelle capacità di Lovaglio e del suo management, auspicando che la città, almeno stavolta, faccia sentire la propria voce, compatta e unanime a tutela della sua storia, dei suoi cittadini e degli interessi del territorio. Sena Civitas

Siena dopo il Monte: meno nostalgia, più verità e più progetto
07/06/2026

Siena dopo il Monte: meno nostalgia, più verità e più progetto

Dopo la fine del sistema Monte dei Paschi, Siena deve guardare avanti. Un'analisi sul rapporto tra passato e futuro, tra rendite, identità, innovazione, università, ricerca e sviluppo del territorio.

Sena Civitas: rispetto dei ruoli.Da tempo stiamo assistendo a dinamiche amministrativo-dirigenziali che meritano una rif...
06/05/2026

Sena Civitas: rispetto dei ruoli.
Da tempo stiamo assistendo a dinamiche amministrativo-dirigenziali che meritano una riflessione.
La rappresentanza politica non è un “vuoto a perdere”: significa consenso, delega, costruzione di una lista, presenza costante sui territori, capacità di avanzare proposte riconducibili a un interesse civico e collettivo.
Sena Civitas, impegnata da molti anni, rappresenta tutto questo.
Per tale motivo ribadiamo con forza un principio fondamentale: il rispetto dei ruoli istituzionali e delle competenze assegnate.
Il presente intervento non è rivolto alla maggioranza né agli assessori, il cui ruolo e impegno riconosciamo, ma richiama l’attenzione su alcune dinamiche amministrative che rischiano di alterare il corretto equilibrio tra indirizzo politico e gestione tecnica.
Si assiste infatti a iniziative e prese di posizione pubbliche, da parte di figure tecniche, che invece dovrebbero restare nell’ambito degli organi elettivi e degli assessorati competenti.
Decisioni e comunicazioni hanno di fatto scavalcato il necessario confronto politico, arrivando in alcuni casi a ridimensionare o accantonare percorsi progettuali già condivisi.
Progetti su cui erano stati investiti tempo, competenze e confronto – dalla programmazione natalizia allo sviluppo musicale di base della città, fino alle iniziative di arte in strada – meritano rispetto e coerenza amministrativa.
I dirigenti comunali, per mandato e per legge, sono chiamati a dare attuazione agli indirizzi politici, non a definirli né a rappresentarli all’esterno.
Puntaspilli – Sena Civitas

Sena Civitas News N 44
04/05/2026

Sena Civitas News N 44

Vincenzo Bocciarelli: “A Siena il teatro è tornato a essere un’abitudine, non un’eccezione”Il direttore artistico dei Te...
02/05/2026

Vincenzo Bocciarelli: “A Siena il teatro è tornato a essere un’abitudine, non un’eccezione”

Il direttore artistico dei Teatri di Siena traccia il bilancio di una stagione da 25 mila spettatori, 600 mila euro di incasso lordo e 120 mila euro di sponsorizzazioni, e rilancia la nuova estate 2026: “Abbiamo restituito alla città il gusto di emozionarsi insieme. Ora consolidiamo e allarghiamo ancora il pubblico, trasformando Siena in un palcoscenico diffuso”.

C’è una parola che torna spesso nel racconto di Vincenzo Bocciarelli quando parla dei Teatri di Siena: continuità. Non la scintilla isolata dell’evento riuscito, ma il respiro più profondo di una città che ricomincia a riconoscersi in una programmazione stabile, diffusa, capace di tenere insieme sale storiche, spazi urbani, grandi nomi, giovani spettatori e nuovi linguaggi. Dopo una stagione appena conclusa con 25 mila spettatori, 600 mila euro di incasso lordo e 120 mila euro di sponsorizzazioni, il direttore artistico legge i numeri come il segnale di qualcosa di più ampio: il ritorno del teatro a una dimensione di vita cittadina condivisa.

“Il dato che mi colpisce di più non è solo quantitativo”, spiega Bocciarelli. “Certo, 25 mila spettatori sono un risultato importante, così come lo sono 600 mila euro di incasso lordo e 120 mila euro di sponsorizzazioni, perché indicano fiducia e solidità. Ma il punto vero è un altro: oggi Siena è tornata a sentire il teatro come uno spazio familiare, come un luogo in cui si entra non per eccezione ma per desiderio. Questo, per chi fa il mio mestiere, è il risultato più bello”.

Direttore, che bilancio fa della stagione appena conclusa?

“Faccio un bilancio molto positivo, ma soprattutto molto concreto. Abbiamo lavorato su una crescita armonica, senza inseguire l’effetto speciale. I numeri parlano chiaro e dicono che il pubblico ha risposto con presenza, curiosità e fedeltà. Quando una stagione chiude con 25 mila spettatori, con una tenuta economica forte e con il sostegno delle sponsorizzazioni, significa che il teatro non è più percepito come un lusso per pochi, ma come una necessità culturale vera”.

Lei insiste spesso sull’idea del teatro come “casa”. Che cosa intende esattamente?

“Intendo un luogo che non deve intimorire nessuno. Io ho sempre pensato ai Teatri di Siena come a una casa con molte stanze: la prosa, la musica, la danza, i progetti speciali, la formazione, gli incontri, le serate evento. Se ne apri una sola, parli a una parte della città. Se le apri tutte, la città entra, si muove, si riconosce e sente di appartenere a quel luogo. È questa l’idea che ho cercato di costruire: non un teatro chiuso in sé stesso, ma una comunità culturale aperta”.

In che modo è cambiato il rapporto con il pubblico?

“Si è fatto più organico, più naturale. Non abbiamo lavorato per ‘riempire’ una sala una tantum, ma per costruire una relazione. Quando vedi che uno spettatore torna, che consiglia uno spettacolo, che porta con sé un figlio, un amico, un collega, allora capisci che il teatro sta entrando nel tessuto quotidiano della città. È lì che nasce il cambiamento vero”.

C’è stato anche un evidente ampliamento del pubblico più giovane. Come ci siete riusciti?

“Con rispetto. Il pubblico giovane non va blandito e non va nemmeno trattato come una fascia da conquistare con formule artificiali. Va ascoltato e messo nelle condizioni di scegliere. Questo significa lavorare su prezzi accessibili, convenzioni, rapporto con scuole e università, comunicazione chiara, linguaggi meno autoreferenziali. Ma significa anche offrire qualità, perché i giovani riconoscono subito quando una proposta è sincera e quando invece è costruita in modo finto”.

Il suo mandato ha legato molto il teatro alla città. È questa la chiave?

“Assolutamente sì. Siena ha un privilegio raro: è una città che ha già in sé una teatralità naturale, una bellezza che mette in scena. Il nostro compito è stato trasformare questa potenzialità in una visione artistica coerente. Per questo abbiamo lavorato non solo nei teatri, ma anche sui luoghi, sulle relazioni, sulla possibilità di fare della città stessa un palcoscenico”.

Ed è qui che si inserisce “Sboccia l’Estate” 2026. Cosa rappresenta questa nuova edizione?

“Rappresenta un passo ulteriore in questa direzione. Non è una semplice rassegna estiva: è un progetto di cultura diffusa. Vogliamo che lo spettacolo dal vivo abiti Siena, entri nelle piazze, nei cortili, nelle fonti, nei luoghi che hanno una memoria e un’identità. Per questo parlo di organismo vivo: la città non fa solo da sfondo, ma diventa parte della narrazione”.

Nel file di presentazione emerge con forza proprio questa idea di palcoscenico diffuso.

“È il cuore del progetto. ‘Sboccia l’Estate’ 2026 nasce per uscire dagli spazi tradizionali della rappresentazione e incontrare il pubblico nei luoghi simbolo della città. Il Cortile del Podestà, Piazza San Francesco e le Fonti di Pescaia non sono solo location suggestive: sono parte dell’esperienza. Le Fonti, per esempio, sono uno dei teatri naturali più affascinanti della Toscana e permettono un dialogo straordinario tra arte, pietra, luce estiva e paesaggio urbano”.

L’identità visiva di quest’anno punta sull’occhio. Una scelta molto forte.

“Sì, perché dopo il fiore, che evocava rinascita, volevamo un simbolo che parlasse di attenzione, consapevolezza, sguardo sul presente. L’occhio per me significa questo: imparare di nuovo a vedere, a lasciarsi sorprendere, a vivere lo spettacolo come esperienza che riattiva lo sguardo collettivo. È un segno semplice ma potente, e racconta bene ciò che vogliamo fare”.

Che estate vedrà il pubblico senese?

“Vedrà un’estate trasversale, pensata per pubblici diversi ma tenuta insieme da una cura artistica forte. Apriremo il 21 giugno con la Corale Marietta Piccolomini, dando subito il senso di una stagione che vuole unire tradizione, qualità e partecipazione. Poi ci saranno appuntamenti molto attesi come ‘Sogno di una notte di mezza estate’ diretto da Daniele Salvo il 21 luglio e ‘The Queen of Rock: Tina Turner, Il Musical’ con Roberta Bonanno il 22 luglio. Accanto a questo, ci sarà grande attenzione alle famiglie con i burattini di Italo Pecoretti, che coinvolgeranno anche le Contrade, e a settembre chiuderemo con eventi di forte richiamo come ‘Made in Italy’ con Barbara De Rossi e ‘Elena’ di Euripide ai Teatri dei Rozzi”.

Il cartellone sembra voler parlare davvero a tutti.

“È esattamente l’obiettivo. Io credo che la qualità non sia un genere, ma un metodo. Puoi proporre classici, musical, teatro contemporaneo, eventi per famiglie o spettacoli più popolari: quello che conta è la coerenza artistica. Se c’è quella, il pubblico percepisce un racconto unitario, anche quando cambiano i linguaggi”.

Che ruolo può giocare Siena nel panorama teatrale nazionale?

“Può essere una città-laboratorio, e lo dico con convinzione. Non una periferia culturale che aspetta di ricevere, ma un luogo che produce, accoglie, sperimenta e dialoga. Quando una città riesce a ospitare grandi nomi e allo stesso tempo a investire sui talenti emergenti, quando intreccia il teatro con il territorio e crea percorsi che vanno oltre la singola serata, allora diventa un punto di riferimento vero”.

Qual è la firma che vuole lasciare a questo percorso?

“L’idea di comunità. Mi piacerebbe che, guardando a questi anni, si dicesse che i Teatri di Siena sono tornati a essere un luogo accogliente, un posto in cui il senese storico, il giovane, il turista, lo spettatore curioso o quello abituale si sentono tutti parte di una storia comune. Il teatro è emozione, ma è anche responsabilità culturale. Non basta offrire spettacoli: bisogna costruire esperienze che facciano tornare”.

E l’obiettivo dei prossimi mesi?

“Consolidare. Crescere è bellissimo, ma consolidare è più difficile e più serio. Significa non accontentarsi dei risultati, alzare l’asticella, mantenere naturale il rapporto con il pubblico e continuare a fare dialogare Siena con l’Italia dello spettacolo. Significa portare qui progetti forti e, quando possibile, farne nascere di nuovi proprio da Siena, così che possano poi parlare anche fuori”.

Alla fine, se dovesse riassumere questo lavoro in una frase?

“Direi così: con i Teatri di Siena abbiamo ridato alla città il gusto di emozionarsi insieme. E quando una comunità ritrova questa abitudine, il teatro smette di essere un evento e torna a essere parte della sua identità”.

Intervista a cura di Sena Civitas

16/04/2026

02/04/2026

Acqua, bene essenziale: costi, perdite e futuro del servizio idrico a SienaL’acqua è un bene primario essenziale, al par...
26/03/2026

Acqua, bene essenziale: costi, perdite e futuro del servizio idrico a Siena
L’acqua è un bene primario essenziale, al pari dell’aria.
A differenza di molti altri servizi, non è sostituibile e rappresenta una condizione indispensabile per la vita e per la tenuta sociale ed economica di un territorio.
Per questo motivo, la gestione del servizio idrico richiede un approccio che tenga insieme sostenibilità economica, qualità del servizio e tutela della risorsa, soprattutto in un contesto caratterizzato da cambiamenti climatici e da prospettive di maggiore difficoltà nell’approvvigionamento.
I dati disponibili evidenziano come la Toscana si collochi tra le realtà più costose in Italia.
Secondo il Rapporto Cittadinanzattiva 2026:
spesa media regionale: circa 770 euro annui per famiglia.
Nel territorio senese:
i valori risultano stabilmente superiori agli 800 euro annui.
A fronte di: media nazionale: circa 345 euro annui (ARERA).
Le perdite idriche restano un elemento rilevante:
circa 42% a livello nazionale;
circa 38% in Toscana;
circa 35–36% nell’area gestita da AdF.
Nonostante il miglioramento negli ultimi anni, una quota significativa della risorsa continua quindi a disperdersi.
Parallelamente, il livello degli investimenti è elevato:
oltre 50 milioni di euro annui per AdF
circa 140 euro per abitante.
Investimenti necessari per migliorare il sistema, ma che incidono inevitabilmente sulla struttura tariffaria.
Il servizio è gestito da Acquedotto del Fiora S.p.A., con concessione fino al 2031.
Il Comune di Siena: è socio della società ed
esprime oggi un proprio rappresentante nel Consiglio di Amministrazione.
La scadenza della concessione rende attuale una riflessione sul futuro modello di gestione, anche alla luce delle opzioni previste dalla normativa: gara, società mista, gestione in house.
Alla luce dei dati disponibili, il tema non riguarda solo il presente, ma anche le prospettive.
La questione centrale diventa:
se sia opportuno avviare sin da ora una riflessione sul futuro della gestione del servizio idrico, in modo da garantire nel tempo un equilibrio tra qualità, sostenibilità economica e tutela di una risorsa essenziale
Il servizio idrico rappresenta una delle infrastrutture fondamentali del territorio.
Costi elevati, perdite ancora significative e investimenti consistenti delineano un quadro complesso, che richiede una valutazione attenta e prospettica.
In questo contesto, l’acqua non può essere considerata come un servizio qualsiasi, ma come una risorsa primaria da gestire con particolare attenzione e responsabilità, oggi e soprattutto nei prossimi anni, per garantire ai cittadini un servizio adeguato e costi sostenibili nel tempo. Sena Civitas
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Dalla notte del terremoto di San Francisco alle aree di guerra di oggi: il valore della diplomaziaSan Francisco, 17 otto...
25/03/2026

Dalla notte del terremoto di San Francisco alle aree di guerra di oggi: il valore della diplomazia
San Francisco, 17 ottobre 1989. La terra trema con violenza, le luci si spengono, le comunicazioni collassano. Strade interrotte, acquedotti danneggiati, edifici lesionati. In pochi istanti, una delle aree più dinamiche degli Stati Uniti si ritrova immersa nel caos.
In quelle ore concitate, mentre la città affronta una delle emergenze più gravi della sua storia recente, con decine di morti e migliaia di feriti, il Consolato italiano diventa un punto di riferimento essenziale. A guidarlo è il Console Generale, dottor Marcello Griccioli, chiamato a gestire una situazione complessa e in continua evoluzione.
Le linee telefoniche sono sovraccariche, spesso inutilizzabili. Eppure, nel cuore dell’emergenza, resta attivo un unico strumento: un telefono satellitare. Attorno a quella linea si concentra una continuità incessante di chiamate. Dall’Italia, familiari in ansia cercano notizie dei propri cari; dal territorio, si raccolgono informazioni frammentarie, si verificano presenze, si ricostruiscono situazioni.
È un filo sottile ma vitale, che tiene insieme due mondi.
In mezzo a questa frenesia, prende forma un’azione silenziosa ma decisiva: accertare che ogni cittadino italiano sia al sicuro. Non è solo un lavoro amministrativo. È una corsa contro il tempo.
In assenza di comunicazioni stabili, ogni dettaglio diventa prezioso: anche i movimenti delle carte di credito si trasformano in indizi utili per ricostruire la presenza e lo stato delle persone. È un lavoro fatto di intuizione, responsabilità e presenza costante.
Nonostante i danni subiti dalla sede, il Consolato resta operativo. E, al termine di quelle ore drammatiche, arriva un dato che assume un valore enorme: nessun cittadino italiano risulta tra le vittime.
Fuori, intanto, San Francisco reagisce. I cittadini si mobilitano immediatamente, dimostrando una straordinaria capacità di risposta, solidarietà e organizzazione. È la forza delle comunità nei momenti più difficili.
A distanza di anni, quell’esperienza non è solo memoria. È una lezione.
Oggi, in un mondo attraversato da conflitti, guerre ed emergenze improvvise, il ruolo delle ambasciate e dei consolati appare più centrale che mai. Che si tratti di evacuazioni, crisi umanitarie o situazioni di instabilità, queste istituzioni rappresentano spesso il primo — e talvolta unico — presidio per i cittadini all’estero.
La diplomazia non è fatta solo di negoziati tra Stati, riferimento per invesimenti, superamento di ostacoli. È anche presenza concreta nei momenti di bisogno. È capacità di agire rapidamente, di coordinare, di proteggere.
Figure come quella di Marcello Griccioli — che negli anni successivi avrebbe proseguito la sua carriera fino a ricoprire incarichi di ambasciatore — incarnano questa dimensione: una diplomazia operativa, umana, radicata nella realtà.
Dalla notte del terremoto di San Francisco alle crisi di oggi, il filo conduttore resta lo stesso: quando tutto vacilla, c’è una rete che lavora per garantire sicurezza, informazione e supporto.
Spesso lontano dai riflettori.
Ma più essenziale che mai.

Indirizzo

Via Cecco Angiolieri 25
Siena
53100

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