24/06/2026
Nel 1955 Jorge Luis Borges viene nominato direttore della Biblioteca Nazionale di Buenos Aires. Nello stesso periodo perde quasi completamente la vista. Lui stesso definirà questo evento una delle ironie più perfette della sua vita, ricevere in dono migliaia di libri e non poterli più leggere.
Ma sarebbe un errore interpretare la sua cecità come una semplice tragedia biografica. In un certo senso, Borges aveva sempre scritto da cieco.
I suoi racconti mettono continuamente in discussione l'idea che la conoscenza coincida con il possesso della verità. La biblioteca infinita della “Biblioteca di Babele”, il libro totale, il labirinto, lo specchio, l'enciclopedia immaginaria di “Tlön” sono tutte figure di una stessa intuizione filosofica. Il reale eccede sempre le categorie con cui tentiamo di ordinarlo.
Borges si colloca in una tradizione che va da Schopenhauer ai mistici medievali. Il mondo non è un oggetto che possiamo dominare completamente con la ragione. È piuttosto un testo inesauribile, che ogni generazione interpreta senza mai esaurirne il significato. Per questo il paradiso non è il luogo delle risposte definitive. È una biblioteca. Non perché contenga tutti i libri, ma perché contiene tutte le domande. E forse la lezione più attuale di Borges è proprio questa, ossessionati come siamo dalle informazioni, la saggezza non consiste nel sapere sempre di più, ma nel riconoscere che la realtà resta più grande delle nostre spiegazioni.✨