Elisa Carbone

Elisa Carbone Pagina a scopo informativo sull'attività amministrativa del sindaco Elisa Carbone, della Giunta e del gruppo di maggioranza del Consiglio Comunale.

Inizia la Festa dell’Unità della Federazione del PD di Caltanissetta! 📍Oggi e domani a San Cataldo, il 4 e il 5 settembr...
29/08/2026

Inizia la Festa dell’Unità della Federazione del PD di Caltanissetta!

📍Oggi e domani a San Cataldo, il 4 e il 5 settembre a Butera.

Vi aspettiamo!

Il 29 e 30 agosto a San Cataldo!
19/08/2026

Il 29 e 30 agosto a San Cataldo!

Si avvicina il primo momento della Festa dell’Unità. Il 29 e 30 agosto a San Cataldo ci ritroveremo a San Cataldo per discutere di Europa, aree interne e tanti altri temi. A seguire momenti di musica e intrattenimento per fare fare festa insieme!

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19/08/2026

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Torna la Festa dell’Unità della Federazione provinciale del PD di Caltanissetta!
Quest’anno vi diamo appuntamento in due Comuni del nostro territorio.

Ci vediamo a:
📍San Cataldo il 29 e 30 agosto
📍Butera il 4 e 5 settembre

Torneremo a breve per darvi informazioni sul programma delle singole giornate, ricche di confronti, proposte e divertimento.

Le parole non descrivono soltanto la realtà, la costruiscono. Per questo il linguaggio è uno dei primi luoghi in cui si ...
15/07/2026

Le parole non descrivono soltanto la realtà, la costruiscono. Per questo il linguaggio è uno dei primi luoghi in cui si affermano o negano diritti, libertà, rapporti di potere. L’appropriatezza e la qualità delle parole che pronunciamo danno forma al mondo che ci circonda e alla qualità della nostra democrazia.
Con questo spirito vi invitiamo a partecipare al seminario online “Glossario femminista”, promosso dal Tavolo Intersezionalità, Intercultura e Convivenza della Conferenza nazionale delle Donne Democratiche.

Sarà un’occasione preziosa per approfondire insieme i significati, confrontare punti di vista, affinare strumenti culturali e politici che ci aiutino a leggere il presente e a costruire il futuro.

Vi aspettiamo per un momento di formazione aperto, partecipato e stimolante, curato da Giulia Blasi, Marielisa Serone D’Alò e Caterina Romeo, con l’introduzione di Marwa Mahmoud.

Più il nostro linguaggio sarà consapevole, più forte sarà la nostra capacità di trasformare la società. Vi aspettiamo, perché la formazione condivisa è uno degli strumenti più potenti della nostra comunità politica.

16/06/2026

Femminicidio: che cos'è e perché si chiama così

Quando si discute se il femminicidio "esista", si rischia di trasformare in opinione un fenomeno che la ricerca studia da cinquant'anni. Come psicologhe e psicologi sentiamo la responsabilità di riportare il discorso su quello che gli studi, i dati e l’esperienza clinica hanno già documentato, perché comprendere questo fenomeno fa parte del nostro lavoro di ogni giorno.

La parola ha una storia precisa. La criminologa Diana Russell usa il termine femicide nel 1976, parlando al Tribunale internazionale sui crimini contro le donne, e ne mette a fuoco il significato nel volume del 1992, quando lo definisce come l'uccisione di una donna in quanto donna, cioè per ragioni che hanno a che fare con il genere. Negli stessi anni l'antropologa messicana Marcela Lagarde conia in spagnolo feminicidio, poi reso in italiano con femminicidio, allargando il concetto fino a comprendere le forme di sopraffazione e di violenza che spesso preparano il terreno all'omicidio. Serviva una parola nuova proprio perché "omicidio", termine neutro, finiva per cancellare l'informazione che più conta, e cioè il movente.

Prima ancora delle teorie, sono i numeri a raccontarlo. Nel 2025, secondo il report del Servizio analisi criminale del Ministero dell'Interno, in Italia sono state uccise 97 donne, di cui 85 in ambito familiare o affettivo e 62 per mano del partner o dell'ex. C'è un dato che colpisce più di tutti: mentre gli omicidi complessivi calano fino al minimo degli ultimi dieci anni, gli omicidi di donne dentro la coppia restano fermi, con le stesse 62 vittime sia nel 2024 sia nel 2025, tanto che le donne arrivano a rappresentare la quota più alta mai registrata sul totale delle persone uccise. Gli uomini vengono uccisi in contesti molto diversi e quasi mai da chi dicono di amare, e questa asimmetria si ripete identica anno dopo anno, segno di un fenomeno strutturale che ha una sua grammatica riconoscibile.

Quella grammatica la conosciamo bene, perché è materia clinica prima ancora che statistica. Il femminicidio arriva raramente all'improvviso, dal momento che di solito è l'ultimo gradino di una lunga escalation. Già nel 1979 la psicologa Lenore Walker, nel suo studio sulle donne maltrattate, descriveva il ciclo della violenza, in cui si alternano una fase di accumulo della tensione, l'esplosione vera e propria e una fase di riconciliazione che illude e trattiene la vittima, mentre la spirale a ogni giro si stringe un po' di più. Anni dopo il sociologo Evan Stark ha aggiunto un tassello che ai clinici dice molto, quello del controllo coercitivo, una forma di dominio fatta di svalutazione, isolamento, sorveglianza, controllo del denaro e delle relazioni, capace di non lasciare lividi e di restare per questo invisibile a chi osserva da fuori. È dentro dinamiche come queste, segnate dal possesso e dall'incapacità di accettare un rifiuto o una separazione, che si misura la distanza tra il femminicidio e gli altri omicidi.

Riconoscere questa specificità produce conseguenze molto concrete. Permette di prevenire, perché aiuta a valutare il rischio nei passaggi più pericolosi, a cominciare dalla fine di una relazione. Permette di proteggere chi è in pericolo e di prendere in carico, nei programmi dedicati, gli uomini che usano violenza, con l'obiettivo di interrompere le aggressioni e ridurre il rischio che si ripetano, tenendo sempre al primo posto la sicurezza delle donne. Permette, a chi resta, di dare un nome al proprio dolore e di sentirsi finalmente creduta. Una parola precisa diventa così uno strumento di lavoro, perché dove manca il nome si fatica perfino a vedere il problema.

Su questo terreno la legge 181 del 2025, che ha introdotto nel Codice penale il reato di femminicidio all'articolo 577-bis, ha recepito quanto la comunità scientifica andava dicendo da tempo. Nella stessa direzione si muove l'Unione europea, visto che la direttiva 2024/1385 nomina espressamente sia il femminicidio sia il controllo coercitivo tra le forme della violenza contro le donne. Quelle norme riconoscono un movente specifico, fatto di odio, dominio e possesso esercitati sulla donna in quanto donna e radicati in una cultura precisa, e gli danno un nome perché senza nome non lo si può contrastare. La dignità di ogni vittima resta identica davanti alla legge, e proprio per questo distinguere il movente aiuta a capire e a prevenire.

Come psicologhe e psicologi mettiamo a disposizione le nostre competenze, dai centri antiviolenza alla valutazione del rischio, dal lavoro con le vittime a quello con gli autori, fino alla formazione di chi accoglie le donne nei servizi. La parola femminicidio è il primo di questi strumenti, e rinunciarvi vorrebbe dire tornare a non vedere, come società intera, ciò che con fatica abbiamo imparato a riconoscere.

𝐶𝑜𝑛𝑡𝑟𝑖𝑏𝑢𝑡𝑜 𝑑𝑖 𝐹𝑟𝑎𝑛𝑐𝑒𝑠𝑐𝑎 𝑆𝑐ℎ𝑖𝑟 𝑆𝑒𝑔𝑟𝑒𝑡𝑎𝑟𝑖𝑎 𝑑𝑒𝑙 𝐶𝑜𝑛𝑠𝑖𝑔𝑙𝑖𝑜 𝑁𝑎𝑧𝑖𝑜𝑛𝑎𝑙𝑒 𝑒 𝑑𝑒𝑙 𝐶𝑜𝑚𝑖𝑡𝑎𝑡𝑜 𝑃𝑎𝑟𝑖 𝑂𝑝𝑝𝑜𝑟𝑡𝑢𝑛𝑖𝑡𝑎̀ 𝑑𝑒𝑙 𝐶𝑁𝑂𝑃, 𝑑𝑖 𝑐𝑢𝑖 𝑒̀ 𝑐𝑜𝑜𝑟𝑑𝑖𝑛𝑎𝑡𝑟𝑖𝑐𝑒

Per approfondire 👇
https://www.psy.it/femminicidio-che-cos-e-perche-si-chiama-cosi/

22/05/2026
Viva la libertà!
25/04/2026

Viva la libertà!

Celebrare il 25 aprile oggi significa continuare a sentire il peso di ogni ingiustizia nel mondo, non voltandosi dall’altra parte.

Vuol dire difendere la memoria, praticando ogni giorno i valori della Costituzione: uguaglianza, giustizia sociale, diritti.

In questa giornata rinnoviamo il nostro impegno contro ogni fascismo e contro l’indifferenza.

Viva la libertà!

23/03/2026

Ha vinto il NO.
Ha vinto la partecipazione democratica.
Ha vinto la consapevolezza rispetto a una riforma ingiusta.

Il dato provinciale e quello siciliano nel complesso ci consegnano un messaggio per il futuro: anche la nostra terra è pronta a dire no a un sistema che ha come unico fine quello di accrescere il proprio potere.

La strada è quella giusta.

17/03/2026

“Da donna e da femminista, condivido questo appello. Il potere assoluto, l’assenza di senso del limite, così come il sentirsi al di sopra della legge, insieme a una giustizia piegata o sottomessa al potere politico — in ogni caso meno autonoma e indipendente — non solo contrastano i migliori insegnamenti della tradizione e della pratica femminista, ma rischiano di indebolire ed esporre di più le donne nei percorsi giudiziari e in quelli di contrasto alla violenza.” - Valeria Valente

12/02/2026

L’Assemblea Regionale Siciliana si é finalmente espressa su una norma storica che introduce la soglia del 40% di rappresentanza di genere nelle giunte dei Comuni con popolazione superiore ai tremila abitanti.

Una norma che allinea l’Autonomia siciliana alla normativa nazionale vigente e che punta a favorire una rappresentanza più equa delle donne nelle istituzioni locali.

Si tratta di un passo avanti verso una democrazia più moderna e giusta, perché contribuisce a colmare un divario di rappresentanza di genere ancora forte nella politica locale. Per anni la Sicilia è rimasta indietro rispetto ad altre regioni italiane nell’applicazione del principio di parità nelle istituzioni e questa norma intende rimediare a quella lacuna.

Il Partito Democratico ha voluto fortemente questo intervento, nella convinzione che la piena parità non sia una concessione, ma un obiettivo necessario per rendere le istituzioni davvero rappresentative della società.

Adesso si attende l’ultimo passaggio: il voto finale dell’Assemblea Regionale Siciliana sul DDL Enti Locali. Sarà quello il momento decisivo per rendere questa conquista pienamente operativa.
Ci aspettiamo un’assunzione di responsabilità chiara e definitiva, perché sulla parità di genere non sono più accettabili rinvii o tentennamenti.

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93019

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