18/09/2023
PONTIDA (BG) - “Rimango al di qua delle transenne mica per caso, questa non è più la mia Pontida”, dice Roberto Castelli sul bordo della statale, caschetto in testa, polo verde e piedi sui pedali. Nel giorno dell’abbraccio tra Matteo Salvini e Marine Le Pen, al pratone del raduno di sempre l’ex ministro leghista è arrivato in bicicletta, dalla sua Cisano Bergamasco saranno si e no dieci minuti di strada.
“Come se fosse casa”, taglia corto l’ex Guardasigilli dell’era berlusconiana, una vita nel Carroccio e ormai da anni coscienza critica della Lega salviniana. Eppure l’intervento del governatore veneto Luca Zaia lo ascolta a distanza, scuote la testa quando un militante gli fa notare i (tanti) spazi rimasti vuoti sul prato, non si spinge oltre il marciapiede che costeggia la fila dei gazebo dell’organizzazione, lontanissimo dal palco. “La tessera di questa Lega ce l’ho ancora, - dice - ma ho deciso, è l’ultima che faccio, l’anno prossimo la restituisco”.
Lei era uno dei pochi ad avere ancora due tessere, quella della Lega Nord e quella della Lega Salvini premier. Cosa vuol dire, se non le rinnova neanche lei?
“Vuol dire che questa dirigenza ha definitivamente tradito il Nord, che questa è un’altra Lega, non è il nostro partito e non è più la Pontida che abbiamo vissuto negli anni. C’è un’incoerenza profondissima tra il significato storico e politico con cui è nato questo raduno, e lo spirito con cui ormai si celebra da qualche tempo. La Lega Salvini premier si raduna qui legittimamente, ovviamente, ci mancherebbe, ma è altra cosa, altri presupposti politici”.
Perché pensa non rinnoverà la tessera del partito, l’anno prossimo?
“Mi sento lontanissimo da tutto. Mettiamola così, quantomeno non sarò complice del tradimento del Nord. La dirigenza del partito ha fatto un’inversione a 180 gradi, ha abbandonato il programma federalista e autonomista, è passato dal verde al blu, dal “Prima il Nord” a "Prima gli Italiani”. A Radio Padania, che ora si chiama Radio Libertà, è stata pure bandita la parola Padania. E io che dovrei fare?”.
Avrebbe mai pensato, un giorno, di ritrovare una figura come quella di Le Pen sul palco di Pontida? Una centralista, nazionalista, proprio dove nasce il mito dell’autonomia?
“Vederla lì sul palco mi fa effetto, certo, ma dovrebbe far pensare più che altro tutti quelli che stanno sotto il palco e sventolano ancora le bandiere della Lega Nord e dell’autonomia. Dalle mie parti si dice “Dopo tre fète èl gha capìt che l'era polenta”, “Dopo tre fette ha capito che era polenta”: ma come si fa a non capire che ormai in quella battaglia lì questa Lega può fare poco, che la Lega ormai è un partito centralista? L’unico coerente, alla fine, è Salvini”.
E detto da lei..
“Salvini ha scelto il proprio progetto personale e puntato nella direzione del centralismo, pure con una deriva vagamente meridionalista, a forza di promuovere il Ponte sullo Stretto di Messina, ed è ovvio che inviti la Le Pen a Pontida. Le Europee si vincono con le alleanze in Europa, giusto che cerchi la sua sponda contro un centralismo ancora più pericoloso, quello europeo. Però sì, vedere le bandiere con scritto autonomia, qui, sapendo in che direzione va il partito..”.
Ma scusi, e l’autonomia di Calderoli? Che fine fa, in tutto questo?
“A vedere come è stata scritta la legge, speriamo non vada troppo avanti perché finirebbe per diventare un’altra fregatura per il Nord. Porterà i miliardi al Sud, e al Nord un quarto delle risorse. Un affarone per i centralisti romani e il Sud. Diciamo che non ce n’era bisogno, ma serviva qualcosa da sbandierare in campagna elettorale”.
A proposito di campagna elettorale: alla luce di tutto questo, come si aspetta da quella delle Europee?
“È la prima grande occasione in 70 anni di ba***re la coalizione socialista in Europa, che è una rovina per l’Italia. Prima l’Europarlamento era un posto per trombati illustri, ora ci si è accorti che il 60 per cento delle norme che ci complicano la vita vengono da Bruxelles”.
Il 34 per cento alle Europee del 2019 rimane il punto più alto della storia della Lega, quelle del 2023 quanto rischiano di farla sprofondare, ancora più sotto l’8 per cento delle Politiche?
“Allora aiutò il miracolo di Salvini, che riuscì davvero a bloccare gli sbarchi e fermare l’immigrazione clandestina, e gli italiani lo premiarono. È da quel momento, però, che è cambiato tutto. È sulla base di quel 34 per cento, che Salvini ha deciso di voler puntare a prendere i voti di tutto il Paese, e abbandonare la causa della Lega. A questo giro penso il partito reggerà, e la segreteria Salvini pure. Solo se dovesse scendere sotto il 7, allora sì, sarebbe un problema”.
Oggi invece gli sbarchi si moltiplicano. Non si può più dare la colpa alla Lamorgese, però. Al governo c’è Giorgia Meloni e c’è la Lega. Sarà più difficile, urlare all’immigrato, dai banchi della maggioranza?
“Il problema è che all’Interno c’è il ministro Piantedosi, che si è rivelato totalmente incapace di gestire il fenomeno. Meloni è passata da voler affondare le navi a fare la politicamente corretta, si è democristianizzata, draghizzata, ma sbaglia. Però attenzione perché la preoccupazione sull’invasione è reale, non è strumentale. In questo Paese quando si denuncia qualcosa a destra, si racconta come demagogia, mentre quando lo si fa a sinistra è politica. Non è così. E lo dice uno di destra vera, e un leghista critico, ma vero. Anche se non scendo sul pratone di Pontida”.
Prova nostalgia, a guardare i militanti del suo (quasi) ex partito dalla statale, così lontano dal palco?
“Quando abbiamo fatto la prima Pontida siamo partiti in corteo da Caprino, qua vicino, e io spingevo mio figlio nel passeggino. Era 30 anni fa, c’era Bossi e come palco c’era un rimorchio di un camion. Cadere nella nostalgia vuol dire essere politicamente morti, però, e io sinceramente eviterei di andare oltre”.