Kalibreria

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19/04/2026
09/04/2026

𝐈𝐥 𝐜𝐞𝐧𝐭𝐫𝐨𝐬𝐢𝐧𝐢𝐬𝐭𝐫𝐚 𝐧𝐨𝐧 𝐩𝐮𝐨̀ 𝐩𝐞𝐫𝐦𝐞𝐭𝐭𝐞𝐫𝐬𝐢 𝐢 𝐟𝐢𝐚𝐧𝐜𝐡𝐞𝐠𝐠𝐢𝐚𝐭𝐨𝐫𝐢 𝐝𝐢 𝐍𝐞𝐭𝐚𝐧𝐲𝐚𝐡𝐮

il buongiorno di Giulio Cavalli

Mentre scrivo non c’è una cifra considerata credibile dei morti e dei feriti che Israele ha provocato in Libano. Qualcuno dice che i feriti sarebbero almeno settecento, altri scrivono che sarebbero almeno trecento i morti mentre altri ancora sono sepolti sotto le macerie delle loro case da cui non sono riusciti a fuggire. Una notizia certa e verificata è che gli ospedali libanesi hanno terminato il sangue. Un Paese dissanguato mentre il funesto Donald Trump ballava per una tregua di carta che già gocciola sangue, appunto.

Attaccando obiettivi civili con la furia sterminatrice che abbiamo già visto a Gaza ancora oggi Israele dimostra, per l’ennesima volta**, di essere** uno Stato canaglia con un’irrefrenabile indole assassina. Netanyahu e il suo clan sono la perfetta incarnazione del terrorismo che mortificano addossandolo agli altri. Oggi Israele è la negazione del diritto internazionale, della libertà, del rispetto delle vite umane: è il nemico numero uno dell’Occidente.

La coalizione che si presenterà alle prossime elezioni per rappresentare l’elettorato del centrosinistra non può esimersi da una scelta netta. Qui non è questione di imbarcare o meno il leaderino narciso di qualche partituncolo in perenne decadenza. Scegliere inequivocabilmente di costruire una coalizione senza fiancheggiatori di questo Stato di Israele è il primo punto per provare ad essere credibili. Chiunque appoggi, anche di sponda, il governo israeliano ha le mani (e spesso la bocca) sporche di sangue.

Buon giovedì.

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Appuntamento da non perdere!Un film di Luca Calvetta con Ascanio Celestini Unica data in CALABRIA Dopo l’emozionante inc...
08/04/2026

Appuntamento da non perdere!

Un film di Luca Calvetta con Ascanio Celestini
Unica data in CALABRIA

Dopo l’emozionante incontro con Dacia Maraini, che lo ha definito “un poema”, dopo i sold out di Napoli e Roma, Il mare nascosto torna in Calabria, la terra dove è stato girato, nei luoghi e tra i volti che ha catturato, per un appuntamento unico.

Il film pluripremiato (al Magna Graecia Film Festival e al Tropea Film Festival, tra i tanti in tutta Italia) arriva a Catanzaro per una proiezione speciale. A seguire il regista Luca Calvetta dialogherà con

VITO TETI
10 aprile 2026, ore 20.30
Cineteatro Comunale, CATANZARO

Modera ROSITA MERCATANTE

Dialogo intorno al film Il mare nascosto e ai libri La Restanza(Einaudi) e Razza maledetta (Meltemi) di Vito Teti

In collaborazione con Libreria UBIK

ACQUISTA qui il BIGLIETTO:
https://www.comunalecatanzaro.18tickets.it/film/51682

IL MARE NASCOSTO
Un film di Luca Calvetta interpretato da Ascanio Celestini

Il mare nascosto è un’opera poetica e politica, un film corale che supera i confini tra cinema, teatro e documentario, tra realtà e immaginazione. Liberamente ispirato al Piccolo principe, la favola di Antoine de Saint-Exupéry, Il mare nascosto è un viaggio interiore e fisico attraverso luoghi misteriosi, personaggi inattesi, volti e lingue, è una ricerca sul potere salvifico dell’arte e sulla libertà di essere sé stessi. Un’ode al nostro Sud e a tutti i Sud del mondo.

Il mare nascosto è un film indipendente, libero, fuori dagli schemi. Una vera sfida produttiva e artistica, un’esperienza visiva inedita.

Presentato in anteprima nella serata di apertura dell’Ischia Film Festival 2024, ha ricevuto numerosi premi come miglior film, miglior documentario, miglior regia in diversi festival italiani.

Scritto e diretto da Luca Calvetta, il testo originale si intreccia alle parole di Antoine de Saint-Exupéry, Pier Paolo Pasolini, Romain Gary e ai versi del poeta palestinese Mahmoud Darwish.

Guarda il TRAILER: https://vimeo.com/954445660

Il mare nascosto unisce cinema, teatro e documentario. Liberamente ispirato alla favola di Saint-Exupéry, Il piccolo principe, questo film racconta il viaggio di un giovane immigrato attraverso i volti e le ferite del Sud Italia. Un tentativo di riappropriarsi della propria storia e forse del propr...

02/04/2026

Con 62 voti contro 48 Israele approva la morte obbligatoria per i “terroristi” palestinesi, mentre i coloni restano sotto la protezione della legge civile

02/04/2026

Il ministro della Difesa israeliano Israel Katz ha dichiarato ieri che Israele distruggerà tutte le case nei villaggi libanesi vicino al confine, con l’obiettivo di istituire una zona cuscinetto nel Libano meridionale, sulla quale manterrà il controllo una volta cessate le operazioni di guerra. ...

Il problema non è Trump, sono gli americaniC’è un editoriale, sul New York Times, che in queste ore di guerra e di crisi...
01/04/2026

Il problema non è Trump, sono gli americani

C’è un editoriale, sul New York Times, che in queste ore di guerra e di crisi internazionale sta facendo discutere l’America. Perché il suo autore, il premio Pulitzer David Brooks, non si limita a criticare il presidente. Va oltre. E dice una cosa che molti pensano ma pochi hanno il coraggio di pronunciare: il problema non è Trump, sono gli americani. “Trump è il compimento di ciò che l’America è sempre stata”, scrive Brooks. “Una nazione autorizzata dai propri miti sull’eccezionalismo a fare ciò che vuole. Trump non è spuntato dal nulla. Le sue due vittorie sono il risultato delle scelte compiute dagli americani e dai leader che hanno eletto”. Parole pesanti, che in un paese abituato a celebrare se stesso suonano come un anatema. Ma che forse, in questo momento di crisi, meritano di essere ascoltate.

La tesi di Brooks è provocatoria, ma non infondata. L’eccezionalismo americano, quella convinzione che gli Stati Uniti siano una nazione diversa dalle altre, chiamata a guidare il mondo verso la libertà e la democrazia, è stato per decenni il fondamento della politica estera americana. Ma è stato anche l’alibi per guerre discusse, interventi militari non autorizzati, violazioni del diritto internazionale. E Trump, secondo Brooks, non ha fatto altro che portare alle estreme conseguenze questa logica. “Trump è un’anomalia della storia o il suo compimento? La risposta è entrambe le cose”, scrive. “Ma nel corso della sua presidenza, Trump ha rivelato una malattia più antica: la fede incrollabile dell’America nella propria capacità di modellare il mondo a suo piacimento, indifferente a ciò che gli altri potrebbero volere e convinta che il proprio piano sia quello giusto”.

La guerra in Iran, per Brooks, è l’esempio più evidente di questa malattia. L’America ha deciso di attaccare l’Iran perché ritiene di avere il diritto di imporre il proprio ordine in Medio Oriente. Non importa se questo significa violare la sovranità di un paese, ignorare le regole del diritto internazionale, rischiare una guerra regionale. L’America è l’America, e l’America fa ciò che vuole. “È una convinzione che affonda le radici nella nostra storia”, scrive Brooks. “Dai padri pellegrini che credevano di essere il popolo eletto, alla dottrina Monroe che dichiarava l’America fuori dal gioco delle potenze europee, fino alla missione di diffondere la democrazia nel mondo. Trump non ha inventato nulla. Ha solo tolto le maschere”.

L’editoriale del New York Times ha scatenato un dibattito acceso. C’è chi lo ha definito “antiamericano” e ha accusato Brooks di tradire i valori del paese. C’è chi lo ha apprezzato come un atto di coraggio intellettuale, raro in un giornalismo spesso schierato. Ma al di là delle polemiche, la domanda che Brooks solleva è profonda: l’America è davvero diversa dalle altre nazioni? O è solo più potente, e quindi più libera di fare ciò che vuole? E se è così, quale diritto ha di imporre la sua volontà sugli altri?

La risposta, per Brooks, è che l’America non è diversa. È solo convinta di esserlo. E questa convinzione, alimentata per secoli, ha portato a guerre ingiuste, a interventi disastrosi, a un’arroganza che il resto del mondo ha imparato a temere. “Trump è il prodotto di questa arroganza”, scrive. “Ma anche i suoi avversari, quelli che lo combattono in nome dei valori democratici, condividono spesso la stessa presunzione. Credono che l’America abbia il diritto di dettare la linea, che i suoi valori siano universali, che chi non li accetta sia dalla parte del male. È un’illusione, e l’illusione sta crollando”.

La guerra in Iran, per Brooks, è il crollo di quell’illusione. L’America ha bombardato, ha ucciso, ha rischiato di scatenare un conflitto mondiale. E per cosa? Per imporre il proprio ordine in una regione che non lo vuole, per difendere interessi petroliferi, per non perdere la faccia di fronte a un nemico che non si arrende. “I missili che cadono su Teheran sono il frutto di una presunzione”, scrive Brooks. “Quella di credere che l’America possa fare a meno di ascoltare il resto del mondo. Quella di pensare che la forza possa sostituire la diplomazia. Quella di ritenere che i propri valori siano gli unici valori possibili”.

L’editoriale si chiude con un monito: “L’America deve imparare a essere normale. Deve accettare di essere una nazione tra le nazioni, non la nazione guida. Deve smettere di credere di avere il diritto di imporre la propria volontà sugli altri. Deve ascoltare, negoziare, compromettersi. O continuerà a fare la guerra, e a perderla. Perché la guerra, quando si combatte da soli, non si vince mai”. Parole che, in questo momento di fuoco, suonano come una profezia. E che forse, prima o poi, l’America dovrà ascoltare.

Indirizzo

Via Zumpano, 9
Soverato Marina
88068

Orario di apertura

Lunedì 17:00 - 20:00
Martedì 17:00 - 20:00
Mercoledì 17:00 - 20:00
Giovedì 17:00 - 20:00
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