Partito Democratico Spirano

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27/08/2026

Rispetto alle dichiarazioni roboanti che leggo in questi giorni sull'AUTONOMIA DIFFERENZIATA in Lombardia, la realtà è ben diversa.
Era stato promesso che i nostri territori avrebbero avuto a breve maggiori risorse e maggiore autonomia nello stabilire alcune scelte politiche strategiche oggi troppo vincolate a livello statale, mentre ciò che oggi ci viene proposto nel documento di preintesa (che dovrà essere approvato anche in Consiglio Regionale della Lombardia il prossimo 10 settembre) è il trasferimento di pochissime competenze in ambiti in larga parte marginali e soprattutto senza l’ombra di un quattrino.

Dopo quasi dieci anni dal referendum regionale sull’autonomia del 2017 e dall’apertura delle trattative con lo Stato, ci aspettavamo una vera prospettiva di autonomia per la Lombardia.

Addirittura, nel 2017 in Lombardia si tenne un referendum consultivo, il primo con voto elettronico (vi ricordate i famosi tablet?), dove a Bergamo ben il 47,37% (a livello regionale il 38,21%) degli elettori si recò alle urne e il SI ottenne il 96,30% (a livello lombardo il 96,02%)!
Anche io, in veste di Sindaco di Scanzorosciate, sostenni la campagna per il SI, insieme alla stragrande maggioranza degli amministratori locali, perché credo (ancora oggi) fortemente nell’importanza delle autonomie locali.

Il quesito era molto semplice e recitava: “Volete voi che la Regione Lombardia, in considerazione della sua specialità, nel quadro dell'unità nazionale, intraprenda le iniziative istituzionali necessarie per richiedere allo Stato l'attribuzione di ulteriori forme e condizioni particolari di autonomia, con le relative risorse, ai sensi e per gli effetti di cui all'articolo 116, terzo comma, della Costituzione e con riferimento a ogni materia legislativa per cui tale procedimento sia ammesso in base all'articolo richiamato?”.

All’epoca dichiarai una cosa molto chiara però annunciando la mia intenzione di voto: il SI avrà un suo senso se le normative nazionali e poi le intese con le Regioni affronteranno seriamente il tema del “federalismo fiscale” senza il quale non esiste un nesso di responsabilità tra le risorse chieste ai cittadini e la propria azione di governo. Bisogna infatti modificare l’attuale assetto di “finanza derivata” (oggi la prevalenza delle entrate locali sono di derivazione statale e quindi è lo Stato che decide quanto chiedere e quanto restituire agli enti territoriali) riformando il sistema fiscale prevedendo tributi locali (e meno tributi statali) che rimangono nel territorio e applicando così quel concetto molto semplice e molto importante “pago, vedo, voto”.

Altra considerazione che feci: stiamo attenti a non determinare un nuovo centralismo regionale non garantendo ai Comuni le nuove funzioni delegate, lasciandole alla totale discrezionalità delle singole Regioni.

E oggi a che punto siamo? Cosa è stato portato in Commissione e cosa approderà nell’aula del Consiglio Regionale a inizio settembre?

Tralasciando il metodo - pochi giorni di tempo prima dell’arrivo in aula, nessun tipo di vero confronto e coinvolgimento degli enti locali - nel merito la proposta non può che lasciare perplessi.
Le competenze individuate riguardano la protezione civile, le professioni e la previdenza complementare e integrativa: rispetto alla situazione attuale, nella quale la regione ha già poteri in questi ambiti, si tratta di modifiche talmente circoscritte da rendere difficile persino parlare di un vero percorso di autonomia differenziata.
Dopo quasi dieci anni, è un risultato incredibilmente modesto rispetto alle necessità di una regione come la nostra.
C’è poi un quarto ambito che riguarda la tutela della salute e del coordinamento della finanza pubblica, su cui viene prospettata la possibilità di definire tariffe differenziate per alcune prestazioni sanitarie. Un intervento che non ha la forza di incidere su nessuno dei problemi più grossi che affliggono il sistema sanitario.

Il dato politico, infine, è evidente: la Lega ha governato per anni a livello nazionale e regionale promettendo l’autonomia differenziata, il federalismo fiscale, maggiori risorse e oggi, dopo quasi un decennio, presenta un documento molto lontano dalle aspettative che aveva alimentato. Nessuna delle promesse, infatti, è stata mantenuta: non c’è traccia della quota di residuo fiscale che si prometteva di trattenere in Lombardia, né tantomeno di risorse aggiuntive per le competenze che verranno devolute alla Regione.

Per i lombardi, dunque, crediamo non cambierà proprio nulla.

15/08/2026

A tutti gli auguri per un Buon Ferragosto!

05/08/2026

Venerdì scorso 31 luglio si è svolto un Consiglio Comunale con risvolti assai critici espressi dal nostro gruppo consigliare e rivolti all’Amministrazione Comunale. Diversi gli argomenti all’ordine del giorno:
due variazioni di bilancio,
il piano economico finanziario della TARI,
gli equilibri di bilancio e
due nostre interpellanze.
Questi i punti principali che hanno acceso il dibattito.
Sulle due variazioni ci siamo limitati ad esprimere un voto negativo entrando poi nel merito sugli equilibri di bilancio. Abbiamo fatto notare all’Amministrazione le valutazioni negative espresse dal Revisore dei Conti in merito alle criticità presenti nel Bilancio del Comune di Spirano. Criticità riguardanti l’indebitamento nei confronti degli Istituti bancari per anticipazione di liquidità, nei confronti dei debiti con i fornitori, per il ritardo nei pagamenti degli stessi fornitori che superano di 63 giorni i tempi previsti dalle normative vigenti. Queste due voci ammontano ad un debito, mutui a parte, che supera il 1.300.000 euro. Il tutto ha portato il Revisore ad esprimere si un parere non negativo sotto l’aspetto tecnico, ma lo ha anche indotto a chiedere, in modo inusuale, una nuova verifica del permanere degli equilibri già fra due mesi. Ci siamo detti preoccupati della situazione finanziaria del Comune.
Nella variazione presente negli equilibri, infatti, sono stata effettuate riduzioni, non di poco conto, nel settore dei servizi.
Meno stanziamento per i servizi sociali, per lo sport, per le politiche giovanili.
Ridotti i finanziamenti al CRE, agli interventi in ambito culturale e alla conservazione del patrimonio fino ad azzerare le manutenzioni ordinarie delle strade.
Sono stati tagliati in precedenza servizi di qualità quali in Bibliofestival e lo Spazio Giochi.
A fronte dell’ottimismo che invade l’Amministrazione, rimangono le nostre perplessità e quelle del Revisore che suggerirebbero rinnovato impegno per una prospettiva concreta per il futuro del comune di Spirano.
Nel piano economico della TARI abbiamo mosso critiche per i sistematici aumenti che anche in questa occasione sono stati approvati con la nostra contrarietà. Aumenti non giustificati e non sostenuti da un’adeguata valutazione della tariffa puntuale e per i quali abbiamo ribadito serva un esame tempestivo dell’andamento e dei costi del servizio.
Per nostre interpellanze relative alla chiusura del servizio Spazio Giochi e alla convenzione con la Farmacia Comunale, delle quali potete trovare i testi integrali sulla pagina Facebook “Spirano in Movimento” ci siamo dichiarati insoddisfatti perché le risposte fornite tendevano a giustificare l’operato dell’Amministrazione e ad eludere gli argomenti da noi sollevati.

02/08/2026

2 agosto 1980
Strage alla stazione di Bologna
2 agosto 2026 il Presidente Mattarella:
“Dolore infinito, data incisa nella memoria dell’Italia”

27/07/2026

No, senatore La Russa: Giorgia Meloni al Quirinale non sarebbe “un bene per l’Italia”, come ci dice stamani.

Io capisco che lei non abbia alcun senso delle istituzioni. Lo ha ben dimostrato nel corso di questi anni (ma anche nei precedenti non si è fatto parlar dietro, eh). Però c’è un limite a tutto.

Usare come elementi il fatto che Meloni sia donna e di destra, quindi adatta al nuovo momento storico (e che momento…), è proprio ridicolo. Innanzitutto, come le è già stato detto presidenti di destra ce ne sono stati, a meno che non si voglia considerare Cossiga un progressista, tanto per dirne uno. E poi Giorgia Meloni ha passato gli ultimi vent’anni a fare tutto ciò che era in suo potere per rendersi il quanto più divisiva possibile. Rabbiosamente divisiva, specifichiamo. Urla e strilli fino a diventare color rosso pompeiano; diffusione di fake news senza alcun tipo di ritegno al fine di destabilizzare il Paese; attacchi feroci – anche qui urlati, ovviamente – alle opposizioni; altri attacchi altrettanto feroci – e altrettanto urlati – a interi pezzi dello Stato, come assistenti sociali, magistrati, funzionari del fisco, contro cui ha aizzato parte della cittadinanza.

Ma dico io, come si fa anche solo ad immaginare che una persona che ha definito le tasse “pizzo di Stato” possa essere adatta a ricoprire l’incarico di capo di quello Stato? Una persona che ha impostato la sua linea politica sull’urlare contro il prossimo, fomentare la rabbia e dividere? Ma lei ha chiaro il ruolo del Presidente della Repubblica con annesse funzioni?

Davvero si rimane allibiti di fronte a certe considerazioni.

11/06/2026

"Alle 12:45 l'Onorevole è mancato di vivere..."

L'11 giugno di 42 anni fa si spegneva il più grande politico della Storia d'Italia, i cui funerali sono stati i più grandi della Storia d'Italia. Negli anni qualche suo presunto erede ha provato a cancellarlo dalla Storia di questo Paese, lanciando il motto "Dimenticare ".

Non ci sono riusciti. Enrico, da morto, è molto più vivo di loro.

Oggi ricordiamolo tutti con una frase, un pensiero, una foto. Usate il nostro gruppo Facebook "IO RICORDO ENRICO BERLINGUER" o taggateci su Instagram!

07/06/2026
Buon 2 giugno
02/06/2026

Buon 2 giugno

01/06/2026

Matteo Salvini deve restituire 12 milioni di euro all'Europa per la progettazione del ponte. Il bilancio della Stretto di Messina racconta molto meglio della propaganda di Salvini cosa sia oggi il Ponte sullo Stretto: non una risposta ai problemi del Sud, ma una macchina societaria costosa, costruita attorno a un’opera inutile e dannosa.

Il dato è assurdo: su 116 dipendenti, 89 sono dirigenti o quadri e solo 27 sono impiegati. In un solo anno il personale aumenta di 32 unità, ma la crescita riguarda soprattutto le figure apicali. Questa non è una normale struttura operativa: è una piramide rovesciata pagata con soldi pubblici.

A rendere il quadro ancora più grave c’è la deroga al tetto dei 240mila euro previsto per gli stipendi nelle società pubbliche, introdotta dalla maggioranza. Una deroga fatta su misura, che consente ad alcuni dirigenti della Stretto di Messina di superare quel limite, mentre il costo del personale continua a crescere.

Intanto, la stessa società dovrà restituire 12,375 milioni di euro all’Unione europea perché i ritardi nell’iter approvativo non hanno consentito di rispettare i tempi previsti per le attività finanziate sulla progettazione esecutiva della parte ferroviaria dell’opera. È il conto salato che pagano gli italiani per un progetto portato avanti a colpi di propaganda, forzature e annunci.

17/05/2026

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24050

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